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Santa Chiara d’Assisi


La Benedizione di Santa Chiara.

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.

Il Signore vi benedica e vi custodisca.
Vi mostri la sua faccia e abbia misericordia di voi.
Volga verso di voi il suo volto e vi dia pace,sorelle e figlie mie,

e a tutte le altre che verranno e rimarranno 

nella vostra comunità, e alle altre ancora, tanto presenti che venture, 
che persevereranno fino alla fine negli altri monasteri delle povere dame.

Io Chiara, ancella di Cristo, pianticella del beatissimo padre nostro san Francesco, 

sorella e madre vostra e delle altre sorelle povere, benché indegna, 
prego il Signore nostro Gesù Cristo, per la sua misericordia e per l’intercessione 
della santissima sua genitrice, santa Maria, e del beato Michele arcangelo 
e di tutti i santi angeli di Dio, del beato Francesco padre nostro e di tutti i santi e le sante, 
che lo stesso Padre celeste vi dia e vi confermi questa santissima benedizione
sua in cielo e in terra: in terra, moltiplicandovi nella grazia e nelle sue virtù 
fra i servi e le ancelle sue nella Chiesa sua militante; e in cielo, esaltandovi 
e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i santi e le sante sue.
Vi benedico nella mia vita e dopo la mia morte, come posso, 
con tutte le benedizioni, con le quali il Padre delle misericordie 
ha benedetto e benedirà i suoi figli e le sue figlie in cielo e sulla terra, 
e con le quali il padre e la madre spirituale ha benedetto e benedirà 
i figli suoi e le figlie spirituali. Amen.
Siate sempre amanti delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, 
e siate sempre sollecite nell’osservare quelle cose che avete promesso al Signore.
Il Signore sia sempre con voi e voglia il Cielo che voi siate sempre con lui. 
Amen.


Santa Chiara d’Assisi
Assisi, 1193/1194 – Assisi, 11 agosto 1253
di Domenico Agasso
Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall’esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il Santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243. (Avvenire)
Patronato: Televisione
Etimologia: Chiara = trasparente, illustre, dal latino
Emblema: Giglio, Ostia
Martirologio Romano: Memoria di Santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell’Ordine dei Minori, seguì San Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell’estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.
La sera della domenica delle Palme del 1212 una bella ragazza diciottenne fugge dalla sua casa in Assisi e corre alla Porziuncola, dove l’attendono Frate Francesco e il gruppo dei suoi Frati minori. Le fanno indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e poi la ospitano in due successivi monasteri benedettini, a Bastia e a Sant’Angelo.
Infine Chiara prende dimora nel piccolo fabbricato annesso alla Chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Frate Francesco. Qui Chiara è stata raggiunta dalla sorella Agnese; poi dall’altra, Beatrice, e da gruppi di ragazze e donne: saranno presto una cinquantina.
Così incomincia, sotto la spinta di Frate Francesco d’Assisi, l’avventura di Chiara, figlia di nobili che si oppongono anche con la forza alla sua scelta di vita, ma invano. Anzi, dopo alcuni anni andrà con lei anche sua madre, Ortolana. Chiara però non è fuggita “per andare dalle monache”, ossia per entrare in una comunità nota e stabilita. Affascinata dalla predicazione e dall’esempio di Frate Francesco, la ragazza vuole dare vita a una famiglia di claustrali radicalmente povere, come singole e come monastero, viventi del loro lavoro e di qualche aiuto dei Frati minori, immerse nella preghiera per sé e per gli altri, al servizio di tutti, preoccupate per tutti.
Chiamate popolarmente “Damianite” e da Frate Francesco “Povere Dame”, saranno poi per sempre note come “Clarisse”.  
Da Frate Francesco, lei ottiene una prima Regola fondata sulla povertà. Frate Francesco consiglia, Frate Francesco ispira sempre, fino alla morte (1226), ma lei è per parte sua una protagonista, anche se sarà faticoso farle accettare l’incarico di abbadessa. In un certo modo essa preannuncia la forte iniziativa femminile che il suo secolo e il successivo vedranno svilupparsi nella Chiesa.
Il Cardinale Ugolino, Vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le dà una nuova Regola che attenua la povertà, ma lei non accetta sconti: così Ugolino, diventato Papa Gregorio IX (1227-41) le concede il “privilegio della povertà”, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte.
Austerità sempre. Però “non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito”. Così dice una delle lettere (qui in traduzione moderna) ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia, severa badessa di un monastero ispirato all’ideale francescano.
Chiara le manda consigli affettuosi ed espliciti: “Ti supplico di moderarti con saggia discrezione nell’austerità quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata”.
Agnese dovrebbe vedere come Chiara sa rendere alle consorelle malate i servizi anche più umili e sgradevoli, senza perdere il sorriso e senza farlo perdere. A soli due anni dalla morte, Papa Alessandro IV la proclama Santa.
Santa Chiara si distinse per il culto verso l’Eucarestia. Per due volte Assisi venne minacciata dall’esercito dell’imperatore Federico II che contava, tra i suoi soldati, anche saraceni. Suor Chiara, in quel tempo malata, fu portata alle mura della città con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento: i suoi biografi raccontano che l’esercito, a quella vista, si dette alla fuga.

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