Archivio mensile:novembre 2012

La semplicità, segreto della pace

La semplicità è una virtù esclusivamente cristiana, tanto che l’avremmo ignorata se nostro Signore non fosse sceso dal cielo per farcela conoscere. Essa è inseparabile dalla carità, anzi è un atto di carità puro e semplice che ha un fine solo, quello di raggiungere l’amore di Dio.
La nostra anima è semplice quando in tutto ciò che facciamo non abbiamo altro di mira che di amare Dio e di piacere a Lui.
La semplicità ci libera dall’inquietudine e dalle eccessive preoccupazioni perché cerca solo di fare contento Dio e le creature nella misura in cui lo richiede l’amore divino. Non si preoccupa perciò di ciò che gli altri possono dire o pensare, ma segue serenamente il proprio cammino. La vera semplicità che nostro Signore ci ha indicato e che tanto ci raccomanda ci porta a lasciarci guidare e condurre dallo Spirito di Dio senza riserva.
“Siate semplici come la colomba”, ci dice Gesù, ma non si ferma lì e aggiunge: “Se non vi rendete semplici come un bambino non entrerete nel regno del Padre mio”. Un bambino, finché è molto piccolo, vive in una grande semplicità : non conosce nessuno al di fuori della mamma, ha un amore soltanto ed è per la mamma, e in quell’amore ha una sola aspirazione, il seno della mamma: quando è lì, adagiato, non cerca altro.
Chi possiede la perfetta semplicità ha un amore soltanto, quello per Dio, e in quell’amore ha  una sola aspirazione: riposare sul petto del Padre celeste e lì, come un figlio d’amore, fissare la propria dimora, lasciando tutta la cura di se stesso al suo buon Padre, senza mai più mettersi in ansia per nessuna cosa, attento solo a mantenersi in quella santa fiducia.
Chi vive così, sollecito a piacere per amore all’Amante divino, non ha più né cuore né tempo per tornare su se stesso in ripiegamenti e riflessioni inutili, perché il suo spirito tende in continuazione dalla parte verso cui lo attira l’amore.
La semplicità ci rende così conformi al Signore Gesù che sull’albero della croce canta il suo più alto canto d’amore: “Padre nelle tue mani affido il mio spirito”. Infatti, mediante la semplicità gettiamo tutto il nostro cuore, le nostre aspirazioni, le nostre preoccupazioni e i nostri affetti nel seno paterno di Dio, nella certezza che Egli ci guiderà, anzi ci porterà dove ci vuole il suo amore.
Allora finisce ogni inquietudine e l’anima conosce la pace, allora ogni evento che ci può capitare viene accettato con quiete e dolcezza. Infatti, chi mai può scuotere o turbare chi si è posto nelle mani di Dio e riposa sul suo cuore, interamente affidato al suo amore?
Sii dunque costante nella determinazione di rimanere nella santa semplicità davanti a Dio mediante una intera e fiduciosa consegna di tutto te stesso a Lui e resta così, in quiete e serenità, senza volgere mai più lo sguardo su te stesso né su quanto può accaderti, acconsentendo semplicemente a ogni sua volontà. Questo amore semplice di confidenza e di affidamento di noi stessi a Dio comprende tutto ciò che possiamo desiderare per unirci a Dio.
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Cf. Trattenimenti spirituali, XII,l.2.15.16.18.19
C
onsigli spirituali diversi a Madre di Chantal, 1616 
Tratto da:
Sr. M. Franceschini, Monaca della Visitazione di Salò.
Breve guida spirituale secondo San Francesco di Sales
ELLEDICI 2009

Importante richiesta di don Amorth (da diffondere! )

Conoscete Giovanna? di don Gabriele Amorth

(Quando Dio vuole che il demonio si faccia vedere per quello che è, a dispetto di quanti lo vogliono ignorare)
Vescovi ed esorcisti l’hanno definito il caso più sconvolgente di possessione diabolica di cui si sia avuta mai conoscenza. Eppure si tratta di una persona particolarmente gradita a Dio e che svolge una missione del tutto speciale, dotata di doni straordinari, fin dalla più giovane età.

Fu colpita fin dal seno materno, per cui non ha conosciuto un solo giorno che non fosse di sofferenza. In che modo fu colpita? Attraverso tutta una serie di malefici, operati da una donna perversa. Non ha avuto nè fanciullezza nè giovinezza. All’età di 13 anni, un giovedì santo, Giovanna si sentì crocefissa. Si seppe poi che 12 spretati avevano celebrato una messa nera contro di lei, offrendola a Satana e inchiodando al muro ostie consacrate per profanarle. Si susseguirono malattie inspiegabili, fenomeni strani, senza più tregua. Ad esempio, si vedevano demoni che, in forma di serpenti, le entravano in bocca e le scendevano nello stomaco, causandole dolori atroci.

Per 15 anni Giovanna non ha potuto nè mangiare nè bere: vomitava tutto. Peggiori ancora i mali interiori, come le volte in cui i demoni le trasmettevano la loro disperazione o la facevano sentire avvolta da fiamme infernali. Spesso hanno tentato di ucciderla, ma il Signore lo ha impedito. Un giorno un vescovo, esorcizzandola nel 1985, impose al demonio di dire chi era Giovanna e si sentì rispondere: “E’ una vittima per i sacerdoti, è una martire, è la nostra disperazione. Per questo la nostra vendetta su di lei non ha tregua”. Anche i familiari che l’assistono, specie il fratello sacerdote, ne hanno subite di tutti i colori.

Ne parliamo su queste colonne con uno scopo preciso. Molte volte la Madonna ha chiesto di pregare per la liberazione di Giovanna; ha detto che il Signore vuole liberarla, ma che deve essere il frutto di tante preghiere; e ha promesso di proteggere in modo particolarissimo coloro che piegheranno a tale scopo. Sono stati interessati in particolare i monasteri di clausura, con la richiesta di recitare il Rosario intero, davanti al SS.Sacramento. Noi, creature umane, vorremmo vedere subito i risultati e ci stanchiamo presto; è una difficoltà che può colpire anche le monache di clausura.., almeno in parte.

Occorre trovare nuovi aiuti. Ho pensato, con D.Angelo: perchè non interessare i lettori di Eco? Vi assicuro che Giovanna, la quale nei momenti in cui è in sè parla con una voce dolcissima, segue molto i fatti di Medjugorje e tutto i] mondo di Medjugoqe è particolarmente sensibile alle richieste della Vergine. Questa è una richiesta precisa. Perciò invitiamo tutti a co”aborare alla liberazione di Giovanna, soprattutto con la recita del Rosario. Informeremo poi quando la grazia tanto attesa sarà stata concessa e fin d’ora comunico la gratitudine di Giovanna e dei suoi cari.


D.Gabriele Amorth

Messaggio di Medjugorje, 25 novembre 2012




Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti a rinnovare la preghiera. Apritevi alla Santa confessione perchè ognuno di voi accetti col cuore la mia chiamata. Io sono con voi e vi proteggo dall’ abisso del peccato e voi dovete aprirvi alla via della conversione e della santità perchè il vostro cuore arda d’amore per Dio. DateGli il tempo e Lui si donerà a voi, e così nella volontà di Dio scoprirete l’amore e la gioia della vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.



Fonte: http://www.medjugorje.ws/

L’AMICIZIA

L’AMICIZIA

1) immagini di solitudine – compagnia

a) cielo buio di notte con una sola stella e poi una nuvola si sposta e appaino altre stelle a formare una costellazione

b) albero spoglio d’autunno e poi con la primavera grande chioma di foglie

c) fiocco di neve solitario che cade e sta per sciogliersi, poi ne cadono tanti e si forma un bel manto di neve

2) queste immagini ci danno la tristezza della solitudine e la bellezza della compagnia
3) nel cuore dell’uomo c’è il desiderio innato di stare in compagnia. Perché?
4) Dio è Trinità. Da sempre, da prima che creasse l’uomo. E da sempre vive della bellezza dello scambio d’amore tra due persone (Padre e Figlio). Dio ci ha creati a sua immagine, cioè con questo desiderio nel cuore di essere una cosa sola con l’altro.

L’amicizia deriva dalla TRINITÀ

Il desiderio di essere in COMPAGNIA è presente nel cuore dell’uomo perché il cuore dell’uomo deriva da quello di Dio. Anche Dio è Compagnia, perché è tre persone in una.

5) ciascun bambino ha i tratti somatici del padre e della madre… anche il nostro cuore è a immagine del Padre (Dio). Noi che assomigliamo al nostro Padre celeste, abbiamo nel cuore l’immagine della Trinità e quindi il desiderio di non essere soli, ma piuttosto di amare l’altro.
6) una delle espressioni più belle dell’amore per il fratello è l’AMICIZIA. Come si vive bene un’amicizia? L’amicizia è come una piantina che va innaffiata. Se la nutri cresce, dura e metter fiori; se no, per quanto bella sia, si appassisce.
7) come si nutre l’amicizia? Innanzitutto con la condivisione (vivendo le cose insieme – passando del tempo insieme). Poi con il dialogo (conoscersi, aprirsi all’altro, mostrargli ciò che siamo dentro). E il dialogo necessità di verità. Se raccontiamo bugie, agli altri mostriamo ciò che non siamo. Che amico è se non posso dire con lui la verità, senza paura che si offenda o mi giudichi? Impariamo a essere sinceri e ad ascoltare chi si apre con noi senza giudicarlo o metterlo in imbarazzo.
8) fondamentale nutrimento per l’amicizia è l’Unità con Dio. Cioè avere una fede comune, pregare insieme, pregare l’uno per l’altro.
9) si può essere amici per sempre. Dobbiamo desiderare di essere amici per sempre. Pensare al futuro insieme. Altrimenti siamo solo un’ “allegra compagnia” che prima o poi si dividerà.
10) Gesù santifica l’amicizia: anche lui infatti ha degli amici e degli amici del cuore. Con loro dialoga nella verità (in verità vi dico) e condivide esperienza. Prega per loro e li porta nel cuore.
11) voler bene un amico vuol dire “volere il suo bene”, cioè prodigarsi affinché egli riceva cose positive.
12) l’amicizia è anche sacrificio. Per l’amico si fanno sacrifici. E non bisogna mai farglieli pesare. “all’amico zoppo non si chiede di ballare”. 

Il Papa all’udienza generale del "12 Gennaio 2011" parla di Santa Caterina da Genova: il Purgatorio non è un luogo ma un fuoco interiore


◊   Santa Caterina da Genova, una laica vissuta a cavallo tra la metà del 15.mo secolo e il primo decennio del 16.mo, è stata questa mattina al centro dell’udienza generale di Benedetto XVI in Aula Paolo VI. Il Papa si è soffermato in particolare sulla descrizione che la Santa fece del Purgatorio, da lei indicato come una condizione interiore dell’anima che risale gradualmente all’originaria purezza divina. Al termine dell’udienza, Benedetto XVI ha ribadito che l’epoca attuale mette in luce per i cristiani “l’urgenza” di annunciare il Vangelo “con la loro vita”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Non un luogo di tormenti sottoterra, ma un fuoco interiore che purifica l’anima. Cinquecento anni fa, così una donna genovese – che di mestiere faceva la direttrice del più grande ospedale cittadino dell’epoca – descrisse il Purgatorio. Nessuna scena apocalittica, come sarebbe stata più in tono con la sensibilità del tempo, ma l’immagine semplice e moderna di una fiamma che, consumando il peccato, riporta l’interiorità di un essere umano alla primitiva lucentezza. Ai novemila fedeli assiepati in Aula Paolo VI, Benedetto XVI ha riproposto la visione per cui la Santa di Genova passò alla storia, inquadrandola all’interno della sua vita di moglie e persona socialmente in vista, tentata da un decennio di mondanità che produce solo “vuoto” e “amarezza”, fino ad approdare all’incontro cruciale con Gesù, il 20 marzo 1473, durante una confessione bruscamente interrotta:


“Inginocchiatasi davanti al sacerdote, ‘ricevette – come ella stessa scrive – una ferita al cuore, d’un immenso amor de Dio’, con una visione così chiara delle sue miserie e dei suoi difetti e, allo stesso tempo, della bontà di Dio, che quasi ne svenne. Fu toccata nel cuore da questa conoscenza di se stessa, della vita vuota che conduceva e della bontà di Dio. Da questa esperienza nacque la decisione che orientò tutta la sua vita, espressa nelle parole: ‘Non più mondo, non più peccati’”.


Parte da qui, ha proseguito il Papa, la “vita di purificazione” di Caterina, segnata da un “costante dolore” per il peso del peccato, da un profondo contatto con Cristo nella preghiera e dall’acuta percezione della bontà di Dio. In questa esperienza di progressiva “unione mistica” – più tardi raccolta e descritta in un libro dal suo confessore – la futura Santa matura la sua percezione del Purgatorio. Una visione “originale”, ha riconosciuto il Pontefice, che pure non si configura come una vera e propria “rivelazione”:


“Il primo tratto originale riguarda il ‘luogo’ della purificazione delle anime. Nel suo tempo lo si raffigurava principalmente con il ricorso ad immagini legate allo spazio: si pensava a un certo spazio, dove si troverebbe il Purgatorio. In Caterina, invece, il Purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Questo è il Purgatorio, un fuoco interiore”.


In questa immagine e nei pensieri con i quali Caterina l’accompagna si condensa, ha considerato Benedetto XVI, il raffronto tra il “profondo dolore” patito per le sue personali miserie e l’“infinito amore di Dio” che l’ha perdonata. Anche questo influisce sull’immagine che la Santa genovese ha del Purgatorio:


“Non si parte, infatti, dall’aldilà per raccontare i tormenti del Purgatorio – come era in uso a quel tempo e forse ancora oggi – e poi indicare la via per la purificazione o la conversione, ma la nostra Santa parte dall’esperienza propria interiore della sua vita in cammino verso l’eternità (…) L’anima è consapevole dell’immenso amore e della perfetta giustizia di Dio e, di conseguenza, soffre per non aver risposto in modo corretto e perfetto a tale amore, e proprio l’amore stesso a Dio diventa fiamma, l’amore stesso la purifica dalle sue scorie di peccato”.


La spiritualità dei Caterina da Genova, ha osservato il Papa, si nutre di fonti teologiche antiche, come spesso accade nei Santi che sviluppano un intenso rapporto con il soprannaturale attraverso le letture sacre. Una costante che ha fatto soggiungere al Pontefice:


“I Santi, nella loro esperienza di unione con Dio, raggiungono un sapere’ così profondo dei misteri divini, nel quale amore e conoscenza si compenetrano, da essere di aiuto agli stessi teologi nel loro impegno di studio, di intelligentia fidei, diintelligentia dei misteri della fede, di approfondimento reale dei misteri, per esempio di che cosa è il Purgatorio”.


Attorno alla donna, immersa con grande disponibilità nei suoi doveri di responsabile d’ospedale, si coagulano negli anni entusiasmo e seguaci. Dio e il nosocomio, ha affermato il Papa, diventano i “poli” che riempiono totalmente la sua vita. Ma una vita tutt’altro che persa dietro e dentro fantasticherie interiori:


“Cari amici, non dobbiamo mai dimenticare che quanto più amiamo Dio e siamo costanti nella preghiera, tanto più riusciremo ad amare veramente chi ci sta intorno, chi ci sta vicino, perché saremo capaci di vedere in ogni persona il volto del Signore, che ama senza limiti e distinzioni. La mistica non crea distanza dall’altro, non crea una vita astratta, ma piuttosto avvicina all’altro, perché si inizia a vedere e ad agire con gli occhi, con il cuore di Dio”.


Proprio la particolare dedizione della Santa genovese verso gli ammalati ha suggerito al Papa un pensiero conclusivo:


“Il servizio umile, fedele e generoso, che la Santa prestò per tutta la sua vita nell’ospedale di Pammatone, poi, è un luminoso esempio di carità per tutti e un incoraggiamento specialmente per le donne che danno un contributo fondamentale alla società e alla Chiesa con la loro preziosa opera, arricchita dalla loro sensibilità e dall’attenzione verso i più poveri e i più bisognosi”.


E ai malati, così come ai giovani e ai nuovi sposi, Benedetto XVI ha poi affidato una sua premura al termine dell’udienza generale e dei saluti nelle altre lingue. “Le vicende di questa nostra epoca – ha detto – mettono ben in luce quanto sia urgente per i cristiani annunciare il Vangelo con la vita”. Siate dunque, ha concluso…


“…seminatori di speranza e di gioia (…) a beneficio della Chiesa e del mondo”.


Ama di più

Quando pensi di aver fatto abbastanza nell’esercizio della carità, spingiti ancora più avanti: ama di più.

Quando sei tentato di arrestarti di fronte alle difficoltà nell’esercizio della carità, sforzati di superare gli ostacoli: ama di più.

Quando il tuo egoismo vuol farti rinchiudere in te stesso, esci dal tuo ripiegamento: ama di più.

Quando per riconciliarti aspetti che l’altro faccia il primo passo, prendi tu l’iniziativa, ama di più.

Quando ti senti spinto a protestare contro ogni ingiustizia di cui sei stato vittima, sforzati di mantenere il silenzio: ama di più.

(San Pio da Pietrelcina)