Archivi categoria: Immacolata

Immacolata "figlia del tuo Figlio", preservata dal peccato da colui che porti tra le braccia.

immacolata
Immacolata, dell’artista barocco Carlo Maratta
Nelle immagini che vedete in questo post, presento un modo di rappresentare la Madonna Immacolata che si differenzia dall’immagine della donna vestita di sole, solitaria, con i colori degli abiti bianchi e azzurri, tipica dell’arte spagnola e poi francese dal XVII sec. in poi, pensiamo a Velasquez, Tiepolo, Murillo, Zurbaràn …(e impostasi poi ovunque dalla seconda metà dell’Ottocento a seguito delle apparizioni di Rue du Bac e poi Lourdes). E’ una rappresentazione che definirei più teologicamente profonda e più in linea con la formulazione del dogma dell’Immacolata concezione, nel senso di redenzione che preserva dal peccato in previsione della nascita e dei meriti di Gesù.
Il “tipo”, come potete osservare, prevede la Madre di Dio con Gesù in braccio: Maria è stata preservata dal peccato “in previsione della venuta e dei meriti del Figlio suo”. La luna sotto i suoi piedi e il serpente, insieme alla corona di stelle, sono il segno classico dell’Immacolata, come ci vengono dai racconti biblici dell’Apocalisse e del protovangelo della Genesi.

In queste rappresentazioni Maria, pur tenendo il piede sul serpente, non è lei a schiacciarlo. Ci pensa il Bambino Gesù, che lei sorregge, a trafiggere il serpente con una lunga lancia che ha la forma della croce.

Il Serpente antico non ha morso Maria perché Gesù l’ha sconfitto. Anche se la cronologia a noi pare incoerente, perché prima Gesù redime sulla croce l’umanità, e poi tutta l’umanità è liberata; per Maria, invece, vale il contrario nell’onnipotenza di Dio: lei che doveva essere la collaboratrice di Gesù, lei che doveva diventare la Madre di Dio, il quale non può entrare dove c’è traccia di peccato, proprio lei è redenta preventivamente, perché Cristo potesse trovare sulla terra almeno “un fazzoletto di terra pulita dove posare il piede” – secondo l’espressione di sant’Antonio. 
Maria non è redenta solamente in anticipo rispetto alla sua nascita. E’ preservata da ogni contatto con la colpa. Come insegna il beato Duns Scoto in Maria vediamo rifulgere la perfetta redenzione: quella che impedisce di far cadere nella colpa, piuttosto che far risalire dal baratro chi vi è già caduto. Non è stata “smacchiata” dal peccato prima di nascere: non l’ha mai incontrato, perché Dio – nel suo disegno d’amore eterno per il Figlio suo incarnato – ha voluto impedire questo incontro.

Per questo la Vergine Santa, può ben proclamare nel Magnificat: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore”. Se Maria non avesse avuto necessità alcuna di nessun genere di redenzione, non avrebbe bisogno di un Salvatore, ma visto che Maria è stata salvata, addirittura prima ancora di essere concepita, allora sì che Dio è suo Salvatore. Quel Dio che bambino lei darà alla luce!

Infatti è Cristo, per mezzo della sua nascita da Maria, che trafigge il Diavolo, causa scatenante del peccato nell’uomo. E questo ci viene rappresentato dalle belle immagini che vi espongo.

Come Maria è preservata dal contagio della colpa, seppur redenta, così l’umanità redenta dalla morte del Salvatore viene liberata dalla stessa colpa. Quindi il risultato dell’amore di Dio, potremmo dire, è lo stesso: anche noi battezzati siamo chiamati ad essere “santi e immacolati” di fronte all’Altissimo, per vocazione. Non dobbiamo mai dimenticarlo. L’ordine è diverso per la storia della salvezza che doveva compiersi. Ma il risultato è identico (anche se poi, a differenza della Tuttasanta, dopo il battesimo siamo tornati a peccare). Maria è allora la primizia che anticipa e preannuncia il completarsi del raccolto. Tutti quanti strappati (o mai posseduti, nel caso della Vergine) dal peccato in virtù dell’Incarnazione, Nascita, Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, non per altri meriti: ecco la lancia che trafigge il demonio, arma segreta resa possibile dalla disponibilità di Maria al progetto della salvezza universale.

Immacolata e santi di Carlo Maratta

Da: http://www.cantualeantonianum.com/2012/12/immacolata-figlia-del-tuo-figlio.html

RIFLESSIONI SU MARIA IMMACOLATA

Immacolata
Se si acquista uno splendido gioiello e lo si vuole esporre al pubblico oppure lo si vuole custodire gelosamente, certamente non lo si collocherà in un luogo qualsiasi, ma in un posto proporzionato alla bellezza e all’importanza dell’oggetto medesimo, quale potrebbe essere una vetrina luminosa o una cassaforte adeguata.
Analogamente, per entrare nella storia e dimorare con noi, il Verbo di Dio non poteva scegliere se non un seno carnale proporzionato alla sua grandezza, vale a dire perfetto e limpido sia pure nelle sue limitazioni; di conseguenza è cosa logica che Egli abbia dovuto predisporre per sé una donna assolutamente priva di tutte quelle carenze e peccaminosità che concernono la realtà umana, ivi compreso il peccato originale. Il corpo di Maria doveva essere assolutamente immacolato, ossia puro e limpido per poter ospitare il Dio delle assolute perfezioni che voleva farsi uomo.

E’ vero infatti che Dio fatto uomo (Gesù Cristo) condivide in tutto e per tutto la precarietà e la nullità degli uomini, ma a questo si deve eccettuare il peccato, e quindi anche la possibilità che potesse nascere carnalmente in un grembo corrotto dalla macchia originale che ci interessa tutti. Ciò è sufficiente a spiegare la motivazione della solennità di oggi: Maria è Immacolata, ossia esente dal peccato originale. Fra l’altro, per implicito, lo rivelano le parole dell’angelo: “Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù”; le quali affermano la benedizione speciale attribuita a Maria in vista della sua missione di essere Madre di Dio. Se Maria è benedetta fra tutte le donne, si deve necessariamente concludere che tale benedizione la “dispensa dal peccato originale.
La prima donna (Eva) avrebbe potuto fronteggiare senza riserve e con piena possibilità di successo le maligne insinuazioni del serpente quando questi la tentava a raccogliere il frutto proibito. Lo dimostra il fatto che ella sulle prime pone al medesimo delle obiezioni dal tono perentorio e categorico: “Di tutti gli alberi del giardino noi (Adamo ed Eva) possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non ne dovete toccare, altrimenti morirete.” (Gen 3, 2-3); nelle sue affermazioni si palesa la chiara consapevolezza del malessere morale al quale sarebbero stati assoggettati lei stessa e il suo uomo nella disobbedienza al divino volere, e pertanto anche la convinzione fondata per cui non conveniva contravvenire a tale ordine. Il serpente nondimeno riesce a dissuaderla (“Non morirete”); e il peccato è fatto.
Si conclude allora che se la colpa maggiore di tale mancanza è da attribuirsi al perfido animale strisciante –che infatti Dio maledirà per primo- (Gen 3, 14), una grossa parte di torto sarà da attribuirsi ad Eva che si è lasciata da questo sedurre, appunto perché lei, lungi dall’essere una donna stupida e sprovveduta, possedeva tutte le carte in tavola per poter uscire a testa alta da quella situazione adoperando al meglio la razionalità e la libertà responsabile.
Prima ancora che la raccolta del frutto, il peccato di Eva è consistito pertanto nella sua negligenza nel far fronte alle tentazioni diaboliche, nonché nel prescindere dalle prerogative di cui sopra.
La tradizione della Chiesa vede in Maria una “Nuova Eva”. Non soltanto perché in questa umile fanciulla si affermerà la nuova donna che collabora alla storia della salvezza in contrasto con la prima donna causa di perdizione, ma anche per il fatto che a differenza della prima donna ha saputo reagire prontamente alla propria debolezza compiendo un atto di coraggio, in una determinata situazione nella quale avrebbe potuto anche tirarsi indietro.
Alle parole dell’Angelo Gabriele, infatti, Maria afferma “Eccomi, sono la serva del Signore. Avvenga di me quello che hai detto.”;ciò tuttavia non prima di avere attentamente valutato la proposta che le veniva rivolta e considerato i pro e i contro.
Nella vicissitudine di quel colloquio si trova nelle condizioni per le quali avrebbe potuto benissimo anche vacillare nella fede e addirittura opporre resistenza ai disegni dell’Altissimo giacchè è comprensibile che, specie se rivolteci a bruciapelo, simili proposte di improvvisa maternità possono dare luogo a reazioni istintive e non ponderate. Così avvenne in un certo qual modo a Zaccaria- a cui Dio per punizione tolse la parola- nell’analoga situazione della profezia sulla nascita di Giovanni Battista.
Eppure questa giovane fanciulla manifesta padronanza e sicurezza di sé, e al contempo si mostra intraprendente e razionale nel condurre la conversazione con l’angelo: non reagisce all’invito attraverso un diniego, né esternando una mancanza di fede; semplicemente rivolge all’angelo un’osservazione: “COME avverrà che io sarò madre, dal momento che NON CONOSCO UOMO?” Sempre secondo la Tradizione infatti Maria aveva emesso un voto di verginità per il quale si era predisposta a non avere rapporti con l’altro sesso in senso carnale, ragion per cui se lo spirito critico è legittimo in tutte le situazioni di obbedienza, nel caso di Maria è giustificato maggiormente: “Come avverrà?”
In secondo luogo Maria accetta l’improvvisa maternità ben soppesando quello che essa avrebbe comportato nella dimensione sociale dell’epoca: è vero che per lei vi era la garanzia di una gravidanza voluta dalla sola forza dello Spirito Santo, tuttavia era cosa certa che le giovani donne che si fossero trovate gravide prima dell’unione sponsale erano destinate alla lapidazione, e pertanto non poteva Maria non considerare la consistenza del pericolo che avrebbe dovuto affrontare. Tanto più che la Legge di Mosè a tal proposito era draconiale fino al paradosso,al punto che noi oggi potremmo definirla assurda e inaudita: se una donna veniva violentata sessualmente, si aprivano automaticamente due possibilità: 1) qualora fosse stata violentata in aperta campagna, non era colpevole di adulterio e oggetto di condanna era il solo aggressore; 2) qualora fosse stata violentata in città o in un centro abitato, allora era anch’essa colpevole di adulterio e andava punita con la lapidazione assieme al suo violentatore.
Nel primo caso, infatti, anche invocando aiuto ad alta voce, nessuno l’avrebbe sentita e il soccorso da parte di altri sarebbe stato impossibile; nel secondo caso, svolgendosi la violenza in città, avrebbe potuto gridare e qualcuno l’avrebbe soccorsa. Ecco perché in tal caso era colpevole di adulterio.
E in un villaggio ristretto di poche centinaia di abitanti quale era quello di Betlemme, chi non avrebbe potuto accorgersi della violenza che Maria stava subendo? Si comprende dunque la gravità del rischio, che, senza sua colpa, la nostra fanciulla stava per affrontare.
Anche se i Vangeli non mensionano specificamente questo assunto, è cosa evidente che Maria potesse essere stata sottoposta alla “prova dell’acqua amara” in uso presso il tempio e operata dal sacerdote ai fini di scoprire la colpevolezza o meno di adulterio da parte di una giovane donna.
In terzo luogo occorre anche considerare che Maria nel pronunciare quel “sì” famosissimo e oggi tanto venerato, era ben conscia che avrebbe rinunciato allo splendore e alla spensieratezza della vita adolescenziale per andare incontro a non pochi imprevisti.
Questo suppone anche per noi la necessità della rinuncia in vista di progetti a vasto raggio orientativi alla missione e al bene per il prossimo: qualsiasi scelta comporta una rinuncia da eleggersi deliberatamente, e se ogni deliberazione suppone che si abbandoni un progetto da noi stessi impiantato, ciò vale ancora di più per tutte quelle scelte che imporranno fermezza, categoricità e determinazione nell’essere svolte e portate a compimento per il semplice fatto che la loro provenienza è “divina” e che è l’Altissimo ad eseguire un programma su di noi. E’ il caso della vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa, che suppone l’abbandono di molteplici sicurezze personali in vista della causa del Regno di Dio, come anche la chiamata alle missioni fuori porta, che impongono l’abbandono della propria terra per nuovi orizzonti sconosciuti e situazioni impreviste da affrontare. Maria si ritrova in quest’ultima tipologia di scelta/rinuncia, se è vero che abbandonerà perfino la sua terra di origine per recarsi in un paese sconosciuto come l’Egitto dalle fattezze culturali estranee, nel quale le comodità saranno solo un sogno, al fine di proteggere il piccolo Gesù dall’ira imminente di Erode. Ma già adesso nelle rinunce appena descritte si muove su questa linea; e lo fa’ con estrema sicumera e spirito di interesse per l’umanità, conscia che il progetto divino su di lei sarebbe stato volto a suo beneficio.
Una volta che si è sicuri di essere stati chiamati ad un determinato stile di vita o a un certo ministero non compatibile con le nostre condizioni attuali, si deve agire senza tentennamenti e senza riserve e adoperarsi in questo secondo uno spirito di critica partecipazione.
Infatti, come accennato in precedenza, Maria non si mostra soltanto sottomessa e disposta, ma mostra anche spirito di partecipazione nell’esporre opinioni e nell’obiettare, ovviamente ferma restando l’autorità indiscutibile di Dio: la frase “Com’è possibile? Non conosco uomo!” ci rivela in questa donna un sentire e un atteggiamento che sono ben lungi dall’obbedienza acritica ma che nell’obbedienza esternano capacità di intraprendenza.
Esaminiamoci allora nel contesto delle nostre situazioni di sottomissione in campo lavorativo, professionale sponsale e (nel mio caso) religioso. Con quale spirito accettiamo quello che ci viene proposto dall’autorità che ci compete? Con paura e frustrato timore reverenziale nonché malcelato dissapore e malcontento nei confronti di chi sta al di sopra di noi, oppure con spirito di fiducia reciproca e reciproca collaborazione nell’esporre opinioni e fare rilievi?
Qual è il nostro atteggiamento da cittadini nella convivenza civica e nell’ordine e disciplina pubbliche? Quello che suppone la ragione necessaria e sufficiente per evitare le riprovazioni da parte dei tutori della legge, oppure quello della responsabilità di coscienza, ossia della consapevolezza che il senso civico di ciascuno contribuisce al benessere dell’intera collettività?
Tornando alla Nuova Eva, se nella prima donna si riscontra dunque il pessimo orientamento da parte sua di quelle che in lei erano le caratteristiche di razionalità e temperanza, in Maria si nota invece lo spirito della donna libera, determinata, incondizionata e padrona del carattere che delibera della sua vita riscontrando la convenienza dei progetti del Signore, e preferendo questi alle proprie progettazioni.. Il che non mancherà di procurarle in futuro il riconoscimento di tanti meriti legati a sofferenze e privazioni: già lei stessa a casa di Elisabetta lo affermava: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno Beata”. Perché? “Non perché io sia una donna eccezionale o altolocata rispetto alle altre, ma perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e tutto quello che in me si è verificato risponde al disegno da parte Sua di salvare l’umanità e io in questo progetto salvifico rientro!” Inoltre perché Maria ha volontariamente fronteggiato le prove di cui sopra e se è vero che ad ogni prova succede un’adeguata ricompensa, le sue ricompense sono state proporzionate ai suoi affanni.
Come sarebbe opportuno che ce ne ricordassimo anche noi (io per primo) tutte le volte che ci si chiedono frustrazioni, umiliazioni e che ci si trovi sottomessi alle ingiustizie, molte volte senza la possibilità di reagire nella replica e nelle rimostranze… La giustizia vera e propria deriva dal Signore e nessun tribunale umano potrà mai equipararla.
Ecco perché noi la si può vedere quale modello di donna emancipata che la cultura odierna più volte rivendica: oggigiorno si auspica, specialmente nelle culture differenti da quelle europee, l’affermazione della donna in ruoli e attività particolari, nonché la pari opportunità e la pari dignità con l’altro sesso. Soprattutto, si tende a voler rivalutare l’ideale della donna moderna partecipe, intraprendente e libera…. A volte la legittima pretesa di affermazione e autonomia della donna da’ luogo a fraintendimenti ingiustificati come la legittimazione della scelta dell’aborto “in nome della libertà del sesso femminile”; ma Maria non si è forse mostrata piena di riserve proprio difendendo la vita umana con coraggio, non soltanto accettando un parto ignobile nella rudezza dello speco, ma anche fuggendo all’ira di Erode?
Quante volte poi si intravede nella propaganda una situazione di sfruttamento del corpo femminile, reso oggetto di vituperio al solo fine commerciale e affaristico, e quante sono le donne che accettano volentieri tale condizione di mancato rispetto alla propria dignità corporale? Per non parlare poi della nefandezza del fenomeno della prostituzione, allusivo ad una cultura pressocchè edonistica che sottomette il corpo femminile ai piaceri altrui…. Non ha forse manifestato Maria la propria realizzazione sociale nel mantenimento della castità, e non ha forse manifestato tranquillità in tutti i sensi nel vivere questa sua situazione?
Non si può che guardare a Maria, che nella sua coraggiosa decisione offre a tutti un modello di autoaffermazione libera e spontanea, che non contrasta –anzi collima in pieno- con la volontà di Dio: nel rispondere al divino progetto, Maria non si mostra affatto sottomessa acriticamente, ma rivela se stessa come compartecipe nello spirito del dialogo e della collaborazione, con i disegni del Signore.
Nel titolo di Immacolata ci viene suggerito inoltre che non è affatto impossibile la realizzazione in questo mondo attraverso la continua appartenenza a Dio e la fuga dal peccato: se è vero che la santità richiede eroismo, fatica, vessazioni e determinazione, ciò non vuol dire che esse non siano ricompensate, mentre la sequela del Vangelo nelle comuni circostanze della vita piuttosto che dal mostrarsi inutile contribuisce a rendere migliore il presente in cui stiamo vivendo. La santità vissuta secondo varie caratteristiche specifiche è infatti garanzia di trasformazione del mondo.
Ben venga dunque il titolo di Maria Immacolata!

Solenne Consacrazione all’Immacolata – scritta da san Massimiliano Kolbe

Solenne Consacrazione all’Immacolatascritta da san Massimiliano Kolbe
O Immacolata,
Regina del cielo e della Terra, rifugio dei peccatori e madre nostra amorosissima, cui Dio volle affidare l’intera economia della misericordia, io, indegno peccatore, mi prostro ai tuoi piedi, supplicandoti umilmente di volermi accettare tutto e completamente come cosa e proprietà tua e di fare ciò che ti piace di me e di tutte le facoltà della mia anima e del mio corpo, di tutta la mia vita, morte ed eternità.
Disponi pure, se vuoi, di tutto me stesso, senza alcuna riserva, per compiere ciò che è stato detto di te: “Ella ti schiaccerà il capo” (Gn 3,15)  come pure: “Tu sola hai distrutto tutte le eresie del mondo intero”, affinché nelle tue mani immacolate e misericordiosissime io divenga uno strumento utile per innestare e incrementare il più fortemente possibile la tua gloria in tante anime smarrite e indifferenti e per estendere in tal modo, quanto più possibile, il benedetto Regno del ss.Cuore di Gesù.
Dove tu entri, infatti, ottieni la grazia della conversione e santificazione, poiché ogni grazia scorre, attraverso le tue mani, dal cuore dolcissimo di Gesù fino a noi.
Concedimi di lodarti o Vergine Santissima. Dammi forza contro i tuoi nemici.
Amen

Novena all’Immacolata (dal 29 Novembre al 7 dicembre)

  

Novena all’Immacolata

(dal 29 Novembre al 7 dicembre)

1° Giorno:
INVOCAZIONE DI AIUTO A MARIA
O Vergine Immacolata, primo e soave frutto di salvezza, noi ti ammiriamo e con Te celebriamo le grandezze del Signore che ha fatto in Te mirabili prodigi.
Guardando Te, noi possiamo capire ed apprezzare l’opera sublime della Redenzione e possiamo vedere nel loro risultato esemplare le ricchezze infinite che Cristo, con il Suo Sangue, ci ha donato.
Aiutaci, o Maria, ad essere, come Te, salvatori insieme con Gesù di tutti i nostri fratelli. Aiutaci a portare agli altri il dono ricevuto, ad essere “segni” di Cristo sulle strade di questo nostro mondo assetato di verità e di gloria, bisognoso di redenzione e di salvezza. Amen.

3 Ave Maria

 2° GIORNO:
TI SALUTO, O MARIA.

Ti saluto, O Maria, tutta pura, tutta irreprensibile e degna di lode.
Tu sei la corredentrice, la rugiada del mio arido cuore, la serena luce della mia mente confusa, la riparatrice di tutti i miei mali.
Compatisci, o purissima, l’infermità dell’anima mia.
Tu puoi ogni cosa perché sei la Madre di Dio; a Te nulla si nega, perché sei la Regina. Non disprezzare la mia preghiera e il mio pianto, non deludere la mia attesa. Piega il Figlio tuo in mio favore e, finchè durerà questa vita, difendimi, proteggimi, custodiscimi.
 3 Ave Maria

3° GIORNO:

OTIENIMI UN CUORE FEDELE.

Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente. Ottienimi un cuore semplice che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze: un cuore magnanimo nel donarsi, facile alla compassione; un cuore fedele e generoso, che non dimentichi alcun bene e non serbi rancore di alcun male.
Formami un cuore dolce e umile che ami senza esigere di essere riamato; un cuore grande e indomabile così che nessuna ingratitudine lo possa chiudere e nessuna indifferenza lo possa stancare; un cuore tormentato dalla gloria di Gesù Cristo, ferito dal suo grande amore con una piaga che non rimargini se non in Cielo.

3 Ave Maria

4° GIORNO:AIUTACI, O MADRE.

Regina nostra, inclita Madre di Dio, ti preghiamo: fa’ che i nostri cuori siano ricolmi di grazia e risplendano di sapienza. Rendili forti con la tua forza e ricchi di virtù. Su noi effondi il dono della misericordia, perché otteniamo il perdono dei nostri peccati. Aiutaci a vivere così da meritare la gloria e la beatitudine del Cielo.
Questo ci conceda Gesù Cristo, tuo Figlio, che ti ha esaltata al di sopra degli Angeli, ti ha incoronata Regina, e ti ha fatto assidere in eterno sul fulgido trono. A Lui onore e gloria nei secoli. Amen. S. Antonio di Padova

3 Ave Maria

5° GIORNO:
SALVACI, O MARIA!

O Vergine, bella come la luna, delizia del Cielo, nel cui volto guardano i beati e si specchiano gli Angeli, fa’ che noi, tuoi figli, ti assomigliamo, e che le nostre anime ricevano un raggio della tua bellezza che non tramonta con gli anni, ma che rifulge nell’eternità.
O Maria, Sole del Cielo, risveglia la vita dovunque è la morte e rischiara gli spiriti dove sono le tenebre. Rispecchiandoti nel volto dei tuoi figli, concedi a noi un riflesso del tuo lume e del tuo fervore.
Salvaci, o Maria, bella come la luna, fulgida come il sole, forte come un esercito schierato, sorretto non dall’odio, ma dalla fiamma dell’amore. Amen.

3 Ave Maria

6° GIORNO:

TU, O MARIA.

Ave Maria! Piena di grazia, più Santa dei Santi, più elevata dei cieli, più gloriosa degli Angeli, più venerabile di ogni creatura. Ave, celeste Paradiso! Tutto fragranza, giglio che olezza soave, rosa profumata che si schiude alla salute dei mortali.
Ave, tempio immacolato di Dio costruito santamente, adorno di divina magnificenza, aperto a tutti, oasi di mistiche delizie.
Ave purissima! Vergine Madre!
Degna di lode e di venerazione, fonte d’acque zampillanti, tesoro d’innocenza, splendore di santità. Tu, o Maria, guidaci al porto della pace e della salvezza, a gloria di cristo che vive in eterno con il Padre e con lo Spirito Santo. Amen.

San Germano

3 Ave Maria

7° GIORNO:

RICORDATI DEI TUOI FIGLI.

O Vergine Maria, Madre della Chiesa, a Te raccomandiamo la Chiesa tutta. Tu che sei chiamata “aiuto dei Pastori”, proteggi e assisti i vescovi nella loro missione apostolica, e quanti, sacerdoti e religiosi, laici, li aiutano nella loro ardua fatica.
Ricordati di tutti i tuoi figli; avvalora presso Dio le loro preghiere; conserva salda la loro fede; fortifica la loro speranza; aumenta la carità.
Ricordati di coloro che versano nelle tribolazioni, nelle necessità, nei pericoli; ricordati di coloro soprattutto che soffrono persecuzioni e si trovano in carcere per la fede. A costoro, o Vergine, concedi la forza e affretta il sospirato giorno della giusta libertà.

3 Ave Maria

8° GIORNO:O PADRE MISERICORDIOSO

O Padre di misericordia, datore di ogni bene, noi ti ringraziamo perché dalla nostra stirpe umana hai eletto la beata Vergine Maria ad essere Madre del Figlio tuo fatto Uomo. Ti ringraziamo perché l’hai preservata da ogni peccato, l’hai riempita di ogni dono di grazia, l’hai congiunta all’opera di redenzione del tuo Figlio e l’hai assunta in anima e corpo al Cielo.
Ti preghiamo, per sua intercessione, di poter realizzare la nostra vocazione cristiana, di crescere ogni giorno nel tuo amore e di venire con Lei a godere per sempre nel tuo regno beato. Amen,

3 Ave Maria

9° GIORNO:

CHINATI SU DI NOI.

Ascolta, o prediletta da Dio, l’ardente grido che ogni cuore fede innalza verso di Te. Chinati sulle nostre piaghe doloranti. Muta le menti dei malvagi, asciuga le lacrime degli afflitti e degli oppressi, custodisci il fiore della purezza nei giovani, proteggi la Chiesa santa, fa’ che gli uomini tutti sentano il fascino della cristiana bontà…
Accogli, o Madre dolcissima, le nostre umili suppliche e ottienici soprattutto che possiamo un giorno ripetere dinanzi al tuo trono l’inno che si leva oggi sulla terra intorno ai tuoi altari: tutta bella sei, o Maria! Tu gloria, Tu letizia, Tu onore del nostro popolo. Amen.

3 Ave Maria