Archivio mensile:marzo 2012

Dalla Mia Croce Alla Tua Solitudine

 
 
Ti parlo dalla Mia Croce per giungere alla tua solitudine,a te,che
tante volte Mi hai guardato senza vederMi,e che Mi hai ascoltato senza sentirMi.

A te,che tante volte hai promesso di seguirMi da vicino e poi,
senza sapere perchè,ti sei allontanato dalle impronte che ho lasciato nel mondo perchè non ti perdessi

.
A te,che non credi che Io sono sempre con te;a te,che Mi
cerchi senza incontrarMi e pensi che non Mi incontrerai più; 
          

a te,che talvolta pensi che Io sia stato un ricordo e non capisci che invece sono vivo.

Io sono il Principio e la Fine,sono il Cammino per non farti
deviare,la Verità per non farti errare nell’equivoco,e sono la Vita
perchè tu non muoia per sempre.

Il Mio tema preferito è l’amore,quell’amore che è stato la Mia
ragione di vita e di morte.

Sono stato libero fino alla fine,ho avuto un chiaro ideale che
ho difeso con il Mio Sangue per salvarti.

Sono stato Maestro e Servo,sono sensibile all’amicizia e da tempo
aspetto che Mi regali la tua.

Nessuno come Me conosce la tua anima,i tuoi pensieri,il tuo
andare, e per questo, sò molto bene quanto vali!

Sò che forse la tua vita ti sembra povera agli occhi del mondo,
ma Io sò che hai molte cose da dare,e sono sicuro che dentro il tuo
cuore c’è un tesoro nascosto;conosci te stesso e farai spazio a Me.

Se sapessi da quanto tempo busso alla porta del tuo cuore,e
non ricevo risposta!

Mi fà male sapere che Mi ignori e talvolta Mi condanni come Pilato;o Mi rinneghi come Pietro; e, tante volte, Mi tradisci come Giuda.

Oggi ti chiedo pazienza con i tuoi genitori,amore per il proprio
coniuge,responsabilità verso i tuoi figli,tolleranza con gli anziani,
comprensione per tutti i tuoi fratelli,compassione per chi soffre,
servizio verso tutti.

Non vorrei vederti egoista,orgoglioso,ribelle,sfiduciato o pessimista.
Vorrei che la tua vita fosse allegra,sempre gioiosa e cristiana.
Ogni volta che ti senti vicino, cercaMi e Mi troverai;
ogni volta che ti senti stanca, parlaMi, raccontaMi…
Ogni volta che credi di non servire a niente, non ti deprimere,non ti
credere poca cosa, non dimenticare che Io ho avuto bisogno di un asino per entrare a Gerusalemme, ed ho bisogno della tua piccolezza per entrare nell’anima del tuo prossimo.
Ogni volta che ti senti solo, nel cammino, non dimenticare che Io sono con te.
Non ti stancare di chiedere, perchè Io non Mi stancherò di darti, non ti stancare di seguirMi perchè Io non Mi stancherò di accompagnarti e mai ti lascerò solo!

Qui Io Sono,al tuo fianco,e sono qui per aiutarti.
Ti amo molto,il tuo amico:
Gesù

La passione di Gesù descritta da un medico


Alcuni anni fa un dottore francese, Barbet, si trovava in Vaticano insieme con un suo amico, il dottor Pasteau.
Nel circolo di ascoltatori c’era anche il cardinal Pacelli. Pasteau raccontava che, in seguito alle ricerche del dottor Barbet,
si poteva ormai essere certi che la morte di Gesù in croce era avvenuta per contrazione tetanica di tutti i muscoli e per asfissia.
Il cardinal Pacelli impallidì. Poi mormorò piano:- Noi non ne sapevamo nulla; nessuno ce ne aveva fatto parola.
In seguito a quella osservazione Barbet stese per iscritto una allucinante ricostruzione, dal punto di vista medico,
della passione di Gesù.

Premise un’avvertenza:«Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per 13 anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; ».
durante la mia carriera ho studiato a fondo l’anatomia.

Posso dunque scrivere senza presunzione«Gesù entrato in agonia nell’orto del Getsemani – scrive l’evangelista Luca – pregava più intensamente. ».

E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra

Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico.
Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali:
a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta,
causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento,
l’angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiacciato Gesù.
Questa tensione estrema produce la rottura delle finissime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudoripare…
Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra.
Conosciamo la farsa di processo imbastito dal Sinedrio ebraico, l’invio di Gesù a Pilato e il ballottaggio della vittima
fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell’atrio. La flagellazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli;
la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto.
I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla.
A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un soprassalto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una vertigine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena.
Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue.
Poi lo scherno dell’incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell’acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo.
Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto).
Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell’ala cartilaginea.
Pilato, dopo aver mostrato quello straccio d’uomo alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione.
Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzontale della croce; pesa una cinquantina di chili.
Il palo verticale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare cosparso di cottoli.
I soldati lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri.
Gesù a fatica mette un piede dopo l’altro; spesso cade sulle ginocchia. E sempre quella trave sulla spalla.
Ma la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando cade a terra la trave gli sfugge e gli scortica il dorso.
Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici spogliano il condannato; ma la sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è semplicemente atroce. Non avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa?
Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l’anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta. Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva; a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto nelle piaghe.
I carnefici dànno uno strappo violento.
Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope?
Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene steso sul dorso. Le sue piaghe s’incrostano di polvere e di ghiaietta.
Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi e l’orribile supplizio ha inizio. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù; con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno.
Gesù deve avere spaventosamente contratto il viso. Nello stesso istante il suo pollice,
con un movimento violento, si è messo in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso.
Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo che si è diffuso nelle sue dita, è zampillato, come una lingua di fuoco, nella spalla, gli ha folgorato il cervello il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quello dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto!
 Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è stato distrutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo di Gesù sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino tesa sul ponticello. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando il dolore straziante.
Un supplizio che durerà tre ore.
Anche per l’altro braccio si ripetono gli stessi gesti, gli stessi dolori.
Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; facendolo camminare all’indietro, lo addossano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il braccio orizzontale
della croce sul palo verticale.
Le spalle di Gesù hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido.
Le punte taglienti della grande corona di spine hanno lacerato il cranio.
La povera testa di Gesù è inclinata in avanti,
poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di riposare sul legno.
Ogni volta che Gesù solleva la testa, riprendono le fitte acutissime.
Gli inchiodano i piedi. È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto nulla
né mangiato dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue.
La bocca è semiaperta e il labbro inferiore già comincia a pendere.
 La gola è secca e gli brucia, ma Gesù non può deglutire. Ha sete.
Un soldato gli tende, sulla punta di una canna, una spugna imbevuta di una bevanda acidula in uso tra i militari.Ma questo non è che l’inizio di una tortura atroce.
Uno strano fenomeno si produce nel corpo di Gesù.
I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi,
i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si tratta di crampi. Alle cosce e alle gambe gli stessi mostruosi rilievi rigidi; le dita dei piedi si incurvano.
 Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono dimenticare.
È ciò che i medici chiamano tetanìa, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell’addome si irrigidiscono in onde immobili;
poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto a poco a poco più corto. L’aria entra con un sibilo ma non riesce quasi più a uscire.
Gesù respira con l’apice dei polmoni. la sete di aria: come un asmatico in piena crisi,
il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico.
Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d’arìa non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore,
gli occhi gli escono fuori dall’orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il suo cranio!
Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovrumano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi.
Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su, alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono.
La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo.
Perché tutto questo sforzo? Perché Gesù vuole parlare: « Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno ».
Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l’asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi di Gesù dette in croce: ogni volta che vuol parlare, Gesù dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi… Inimmaginabile!

Uno sciame di mosche (grosse mosche verdi e blu come se ne vedono nei mattatoi e nei carnai), ronza attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma egli non puo scacciarle.
Fortunatamente, dopo un po’, il cielo si oscura, il sole si nasconde: d’un tratto la temperatura si abbassa.
Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre; di quando in quando si risolleva per respirare.
È l’asfissia periodica dell’infelice che viene strozzato e a cui si lascia riprendere fiato per soffocarlo più volte.
Una tortura che dura tre ore.
Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l’asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani, non gli hanno strappato un lamento.
Ma il Padre (ed é l’ultima prova) sembra averlo abbandonato: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Ai piedi della croce stava la madre di Gesù. Potete immaginare lo strazio di quella donna?
Gesù dà un grido: « È finito ».
E a gran voce dice ancora: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito ».

E muore.

Il cristiano di oggi, o è un mistico, o non è un cristiano.

VIVERE TESTIMONIANDO

(Ger 20, 10-13; Sal 17; Gv 10,31-42)

Il cristiano di oggi, o è un mistico, o non è un cristiano: la fede è tenuta viva dalla testimonianza di persone che hanno una profonda esperienza di Dio, più che dalla dimostrazione della sua plausibilità razionale. Quando l’apostolo Pietro raccomandava ai cristiani di essere pronti a “dar ragione della loro speranza” (1 Pt 3,15) intendeva riferirsi alla loro esperienza di Cristo. Il card. Newman ripeteva che: “Al cuore della gente arriva solo ciò che parte dal cuore dell’annunciatore”. E Paolo VI affermava: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. Ora noi credenti, per primi, abbiamo bisogno di questa profonda esperienza di Dio perché corriamo il pericolo di ridurre la fede a una sequenza di riti e di formule, ripetute magari anche con scrupolo, ma meccanicamente e senza intima partecipazione di tutto l’essere. “Questo popolo si avvicina a me solo con la bocca – si lamenta Dio in Isaia – e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani” (Is 29, 13). Questo tempo liturgico, che ci sta conducendo alla Pasqua, dovrebbe essere per ciascuno di noi un’occasione privilegiata per avere un “soprassalto di fede”. Perché questo si compia, dobbiamo trovare spazi di silenzio. “Fermatevi e sappiate che io sono Dio” (Sal 46,10).
(padre Raniero Cantalamessa) .
Don Orione:
Vogliamo essere bollenti di fede e carità. Ogni nostra parola deve essere un soffio cieli aperti: tutti vi devono sentire la fiamma che arde il nostro cuore e la luce del nostro incendio interiore; trovarvi Dio e Cristo.
Preghiamo:
Padre, nel nome di Gesù, donaci una fede viva, rinnovata e traboccante che propaghi contagi di speranza e di amore. Amen!

Come scegliere la guida spirituale?

Come scegliere la guida spirituale?  da Vocazione

Una giovane ragazza che segue il blog dall’estero, mi ha chiesto qualche consiglio su come procedere circa la scelta del sacerdote da cui farsi guidare nella direzione spirituale…
Carissima in Cristo,                              per quanto riguarda il direttore spirituale puoi fare così: quando vai a confessarti, se vedi che il sacerdote è dotto, caritatevole e prudente, allora, dopo aver….

Continua..: http://vocazione-religiosa.blogspot.it/2012/01/come-scegliere-la-guida-spirituale.html

Tutto a rovescio

 

 


 

 

Tutto a rovescio

Con Te Signore, è sempre tutto a rovescio!

Il più grande non è chi comanda,

il più grande non è chi conosce tutte le risposte,

il più grande non è quello che tutti salutano per strada,

il più grande non è chi possiede tanto denaro,

il più grande non è chi è forte, chi alza la voce

ed è temuto da tutti.

Per Te, Signore Gesù,

è grande chi si mette al servizio degli altri

con un po’ di semplice amore.

Servire non è facile.

Per questo vengo da Te per imparare a servire:

il perdono invece della vendetta,

il sorriso invece della collera,

l’amicizia invece dell’egoismo,

l’allegria invece del cattivo umore.

Per questo cerco di imparare da Te, Signore Gesù,

che hai dato tutto al servizio della gioia del mondo.

C. Singer

 

 

 

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Euforia serale

Felice d’avere tutta una vita alle spalle
Felice di sorprendermi in vita ogni mattina
Felice di poter respirare, essere saggio e sereno
Felice finora di non esser troppo ammalato
Felice di aver tempo di pregare Dio
Felice di non esser attaccato a grandi cose
Felice di vedere tanta gente che mi vuol bene e mi cura
Felice di aver vissuto un’epoca straordinaria
Felice di vedere una Chiesa trasformata
Felice di sapere che ci sarà un seguito
Felice di arrivare alla fine e dire:…si avvicina
Felice di rientrare al porto dopo una lunga traversata
Felice di non aver che una preoccupazione, morire bene
Felice di non essere solo a condividere.
 
(fonte non specificata)