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Vivere cristianamente

Riporto alcuni brani di una lettera che ho scritto tempo fa a una signora attratta dalla vita devota.
Carissima sorella in Cristo,
                                          sono molto contento di sapere che cerchi di fare una vita “eremitica” pur vivendo nel mondo. Per vita eremitica intendo dire vita ritirata, cioè lontana dalle vanità del mondo. Chissà quante tue coetanee perdono tempo nel leggere rotocalchi scandalistici nei quali si spettegola della vita privata dei personaggi famosi. Queste sono cose vane che spesso inducono al peccato. Continua pure a fare una vita ritirata, ma non parlare di ciò con persone che non ti capiscono. Puoi parlarne solo con persone spirituali e fedeli alla Dottrina Cattolica. La Madonna non visse nel deserto, visse nel mondo, ma condusse una vita ritirata, semplice e umile.

Gesù è tanto buono e ci vuole bene assai. Se non ci avesse amato, non si sarebbe fatto crocifiggere per noi. Però vedo che Gesù ha un amore speciale per te. Sì, per te! Da cosa lo capisco? Adesso ti spiego. Nulla capita per puro caso, poiché non cade foglia che Dio non voglia. Chissà quante tue ex amiche di scuola vivono lontano da Dio, e apparentemente sembrano allegre, felici e senza problemi. In realtà la nostra vera felicità è Dio. I beni del mondo non possono saziare il cuore e non possono salvare la nostra anima. Da cosa capisco che tu sei una prediletta di Gesù buono? Dal fatto che stai soffrendo molto. Le anime nobili soffrono più per i patimenti spirituali che per i patimenti materiali. In tutte le tue lettere, non ti ho mai sentito parlare di problemi materiali, ma solo di problemi spirituali, i quali sono i più tormentosi. Vedo che hai il bel desiderio di vivere un cristianesimo di “stretta osservanza”, come l’eroico San Francesco d’Assisi, ciononostante ti trovi sotto il peso della croce. Questo è un buon segno, significa che Gesù ti ama assai assai. I santi dicevano che Dio castiga quelli che ama. Pensiamo al Santo Giobbe che pur essendo un uomo buono, Dio permise che fosse tribolato da lutti, sciagure, povertà, malattie e solitudine, ma ciò che lo fece soffrire di più fu l’incomprensione del prossimo. Alcuni amici erano andati a trovarlo, ma invece di consolarlo lo accusavano di colpe che non aveva commesso. Le pene spirituali lo fecero soffrire di più delle pene materiali. Ma Dio è infinitamente buono e giusto, e vedendo che il Santo Giobbe gli rimase fedele, lo premiò ridonandogli la prosperità, ma soprattutto dandogli un maggior grado di gloria in Cielo. Una cosa del genere sta avvenendo con te. Dio sta provando la tua fedeltà, e se tu resterai fedele sino alla fine, ti darà un grande premio quando lascerai questa valle di lacrime. Lascia perdere quello che ti suggerisce il diavolo. La bestia infernale ti dice: “Non vedi che la Chiesa Cattolica è infestata dai modernisti? Abbandonala! Non pensare più alla vita di San Francesco e degli altri santi, fai quello che fanno molte tue coetanee, divertiti, vai in discoteca, cerca di accumulare più soldi che puoi, organizza feste mondane, banchetti e viaggi. Tu non sei una suora, quelle sono matte che hanno rinunciato ai piaceri della vita per recludersi nella clausura. Tu sei una laica, sei una persona libera, puoi fare tutto quello che vuoi, non devi più pensare a Dio! Non vedi che tanta gente considera te e quei quattro gatti come te, alla stregua dei pazzi? Abbandona Gesù e io ti farò felice!”

Satana vorrebbe staccarti per sempre da Gesù, ma vedo che tu sei un soldato che ha voglia di continuare la buona battaglia della fede. È vero che nel corso del 2010 ti sei staccata un paio di volte dalla pratica religiosa, ma poi ti sei fatta forza e sei tornata alla sequela di Gesù crocifisso. Lo so che la tua croce è pesante, ma con l’aiuto dello Spirito Santo, il dolce Consolatore delle nostre anime, ce la puoi fare.

Forse a volte ti domandi se ti salverai, anche se non sei più entrata in convento. Ascolta quello che ti dico. Quell’attrazione che sentivi per la vita monastica prima del matrimonio, forse era vocazione, ma forse no. C’è tanta gente che entra in monastero con entusiasmo, ma poi si accorge che non ha una vera vocazione, e se torna a casa. Anche i genitori di Santa Teresa di Lisieux volevano entrare in monastero, ma sono stati respinti e si sono fatti santi nello stato matrimoniale. Del resto io vedo che tu vuoi tanto bene a Gesù buono, e se potessi tornare indietro cercheresti di vagliare meglio la tua attrazione per il monastero. Ormai il passato è passato. Anche se per ipotesi Dio non avesse voluto che tu ti sposassi, comunque lo ha permesso con la speranza di trarne un bene maggiore. Ogni tanto sul mio blog vocazionale riporto qualche esempio di persone che per non aver eseguito la vocazione, hanno condotto nel mondo una vita pessima e sono morte lontano dai sacramenti. Ma io riporto quei fatti per poter svegliare quelle persone che pur avendo la vocazione e la possibilità di entrare in monastero, si illudono di poter vivere cristianamente anche facendo la propria volontà. Ma tu non devi tener in conto quelle cose, perché il tuo caso è diverso. Anche se la tua fosse stata vera vocazione, adesso sei una donna sposata. Dio vede che tu sei pentita di non aver fatto un’esperienza vocazionale, ma vede anche che adesso vuoi amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue forze. Il Signore è incapace di discacciare da sé un’anima che supplica il suo aiuto col cuore contrito. Coloro che che si son dannati dopo aver rifiutato la vocazione religiosa, sono andati all’inferno perché non si sono rivolti con fiducia a Gesù e a Maria. Tu invece vuoi tanto bene al Redentore e alla Mediatrice di tutte le grazie, e adesso loro vogliono aiutarti a farti diventare santa nello stato matrimoniale. Lo so che non è facile, ma puoi farcela come ce la fecero Zelia Guérin e Luigi Martin. Solo per il fatto che hai insegnato alla tua bambina il mistero della Presenza Reale, adesso Gesù ti è “debitore” e vuole sdebitarsi per questa opera buona che hai fatto. Oggi molti bambini vivono come pagani, senza conoscere Gesù buono, perché i loro genitori non gli parlano mai delle cose celesti.

Se tu hai il desiderio di essere sposa di Gesù, io ti rispondo con le parole di Sant’Antonio di Padova: “Omnes animae sponsae sunt Christi”, ossia tutte le anime che amano sinceramente Cristo sono sue spose. Anche tu sei sposa di Gesù se lo ami con tutto il cuore. Certo le suore hanno il vantaggio di consacrargli la propria verginità, mentre le persone sposate non possono vivere in castità senza il consenso del proprio coniuge (tranne in casi particolari), tuttavia possono sempre consacragli il proprio cuore, e popolare il Cielo di nuovi cittadini. Io non solo voglio che tu ti salvi l’anima, ma voglio che tu ti faccia santa per dare gusto a Dio. Inoltre voglio che diventino santi anche tuo marito, la tua bambina, i tuoi parenti e tutti coloro che conosci, soprattutto quelli che ti hanno fatto soffrire.

Spero tanto di esserti stato di qualche utilità. Continua pure a scrivermi ogni volta che vuoi, soprattutto quando ti senti tentata ad abbandonare il Corpo Mistico di Cristo per aderire al paganesimo che dilaga nel mondo. Coraggio, combatti con ardore la buona battaglia, e non dimenticarti mai quel che diceva San Francesco: “Tanto è quel che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”.

Chiediamo alla Regina del Cielo di darci la forza di restare fedeli a Gesù buono fino alla morte. Così sia.

Cordialiter
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Distacco dagli affetti

Quando il Signore ha un disegno speciale su di un’anima, la distacca prima di tutto dall’ambiente nel quale essa vive. Non è infatti possibile seguire i divini disegni rimanendo inceppati negli affetti umani e nelle umane vedute. Le persone familiari che ci hanno visto nascere e che conoscono tutta la nostra vita, ci considerano sempre come fanciulli, e credendo assurdo un disegno di Dio in noi, vi si oppongono con tutte le loro forze. Noi stessi ci sentiamo sempre adolescenti nella casa che ci vide nascere, e stentiamo a credere al disegno che Dio ha sopra di noi. Il primo fondamento dunque di un’anima eletta dal Signore, è il distacco dal proprio ambiente, affinché essa senta la sua personalità, e si dia a Lui senza ostacoli e più liberamente. Non sempre Dio distacca le anime materialmente dal loro ambiente; il più delle volte le distacca spiritualmente, rendendole come estranee nella loro stessa casa. Egli permette le contraddizioni per costringerle al silenzio su tutto quello che Egli opera. Poiché le vie del Signore sono misteriose, e le può intendere solo chi ne ha familiarità, l’ambiente della propria casa diventa un ambiente di svalutazione di tutto quello che viene da Dio, perciò nessuno è Profeta nella sua patria.

(Padre Dolindo)

Preghiera a Sant’Antonio, Abate

Antonio (Alto Egitto, c. 250 – 356) si sentì chiamato a seguire il Signore nel deserto udendo nella liturgia il vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi e dallo ai poveri» (Mt 19, 21); «Non affannatevi per il domani» (Mt 6, 34). Il suo esempio ebbe vasta risonanza e fu segnalato a tutta la Chiesa da sant’Atanasio. E’ considerato il padre di tutti i monaci e di ogni forma di vita religiosa. Sensibile ai problemi del suo tempo, collaborò per il bene comune con i responsabili della vita ecclesiastica e civile. I Copti, i Siri e i Bizantini ricordano il suo «giorno natalizio» il 17 gennaio.
 Per saperne di piu:  S. ANTONIO –  ABATE

Preghiera 
O glorioso Sant’Antonio, abate, 
che per seguire fedelmente Gesù
rinunciasti a tutte le ricchezze umane
e abbracciasti volontariamente
la povertà evangelica,
insegnaci a distaccare il nostro cuore
dai beni terreni
per non divenirne schiavi.
Tu che vivesti nell’ardente amore
di Dio e del prossimo,
superando ogni egoismo, ottienici
di praticare la vera carità e di avere
il cuore aperto a tutte le necessità
dei nostri fratelli.
Ottienici dal Signore la grazia
di essere sempre vittoriosi nel duro
scontro con il potere delle tenebre
e la forza contro le insidie del maligno.
Fa’ che, liberi da ogni compromesso
con il male, diventiamo ricchi  di Dio.
Amen
  

Voi siete una lettera di Cristo.


Voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.

Anche noi infatti siamo una lettera che Gesù stesso scrive attraverso gli insegnamenti sacri del Nuovo Testamento che non da uomo, ma dallo stesso “Spirito del Dio vivente” prende forma e significato. Dove? “Non su tavole di pietra” ma su quelle dei nostri cuori. Questa è la fiducia che, per mezzo di Gesù, Paolo ha davanti a Dio. E questa è pure la nostra. Sì, perché ? come dice l’apostolo ? “la nostra capacità viene da Dio”. Noi possiamo fare della nostra vita un lieto proclamare l’Amore che Dio ha per ogni uomo per ogni donna di tutta la terra. Diventiamo una lettera di Cristo, un suo messaggio. Non tanto per quello che diciamo quanto piuttosto per quello che testimoniamo. Soprattutto la pace, la gioia, una coraggiosa e serena voglia di essere e di dirci cristiani con quelle scelte che come tali ci distinguono: rispettosi di tutti ma assolutamente non omologati alla banalità, al vuoto, all’agnosticismo pratico imperante.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, invoco lo Spirito Santo perché faccia veramente del mio cuore una tavola vivente in cui Gesù scrive, giorno dietro giorno, la Parola di vita, perché in pensieri parole scelte e azioni, io sia sale, lievito e luce di vangelo in mezzo alla stoltezza di un nuovo paganesimo.
Che io proclami il tuo vangelo, sia una tua lettera scritta dallo Spirito Santo ai miei contemporanei.

La voce di un teologo e mistico del nostro tempo

I libri, i documenti, i ragionamenti non ci potranno mai convincere e convertire. Ciò di cui c’è bisogno è la luce di una vita, l’irradiamento di un volto, il battito di un cuore: è il dono di tutta una vita.

Maurice Zundel



La predica è efficace quando parlano le opere


Dai «Discorsi» di sant’Antonio di Padova, sacerdote (I, 226)


Chi è pieno di Spirito Santo parla in diverse lingue. Le diverse lingue sono le varie testimonianze su Cristo: così parliamo agli altri di umiltà, di povertà, di pazienza e obbedienza, quando le mostriamo presenti in noi stessi. La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere. Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie. «Una legge, dice Gregorio, si imponga al predicatore: metta in atto ciò che predica». Inutilmente vanta la conoscenza della legge colui che con le opere distrugge la sua dottrina…


Parliamo quindi secondo quanto ci è dato dallo Spirito Santo, e supplichiamolo umilmente che ci infonda la sua grazia per realizzare di nuovo il giorno di Pentecoste nella perfezione dei cinque sensi e nell’osservanza del decalogo. Preghiamolo che ci ricolmi di un potente spirito di contrizione e che accenda in noi le lingue di fuoco per la professione della fede, perché, ardenti e illuminati negli splendori dei santi, meritiamo di vedere Dio uno e trino.









La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve

Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola e ricevono vita l’una dall’altra.
Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.
Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. È un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé.
O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te.
Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica difesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti.
Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno. Immoliamo le nostre anime col digiuno perché non c’è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando dice: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 50, 19).
O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l’oblazione del digiuno, perché sia pura l’ostia, santo il sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. Chi non dà questo a Dio non sarà scusato, perché non può non avere se stesso da offrire. Ma perché tutto ciò sia accetto, sia accompagnato dalla misericordia. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sràdichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.
O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. Pertanto, o uomo, perché tu non abbia a perdere col voler tenere per te, elargisci agli altri e allora raccoglierai. Da’ a te stesso, dando al povero, perché ciò che avrai lasciato in eredità ad un altro, tu non lo avrai.

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo

(Disc. 43; PL 52, 320 e 322)