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Qual è la differenza tra un talento ed un dono spirituale?

 I doni spirituali sono benedizioni o capacità date tramite Dio ai Suoi figli mediante il potere dello Spirito Santo. I doni dello Spirito sono dati per benedire e dare giovamento a coloro che amano il Signore e cercano di osservare i Suoi comandamenti. 

Domanda: “Qual è la differenza tra un talento ed un dono spirituale?”

Risposta: Ci sono somiglianze e differenze tra talenti e doni spirituali. Entrambe sono doni da Dio. Entrambe crescono nella loro efficacia quando li utilizziamo. Entrambe sono intesi come strumenti da usare per gli altri e non per scopi egoistici. 1 Corinzi 12:7 afferma che i doni spirituali sono dati per il beneficio di altri e non per noi stessi. Alla luce del fatto che i due grandi comandamenti hanno a che fare con amare Dio ed il prossimo, ne consegue che dobbiamo usare i nostri talenti per questi due scopi. Ci sono tuttavia differenze tra chi riceve doni spirituali e talenti e tra quando vengono ricevuti. Una persona (a prescindere se crede in Dio o in Cristo) riceve dei talenti naturali come risultato di una combinazione genetica (c’è chi ha abilità musicali, artistiche o matematiche naturali) e del suo ambiente (chi cresce in una famiglia musicale sarà incoraggiato a sviluppare un talento musicale), oppure perché Dio ha scelto di dotare certi individui con determinati talenti (per esempio Besaleel in Esodo 31:1-6). I doni spirituali sono dati a tutti i credenti attraverso lo Spirito Santo (Romani 12:3,6) al momento in cui mettono la loro fede in Cristo per il perdono dei propri peccati. In quel momento lo Spirito Santo conferisce la nuovo credente uno o più doni spirituali in base a ciò che Lui desidera per quella persona.

Romani 12:3-8 elenca i seguenti doni spirituali: profezia, ministero, insegnamento, esortazione, dare, presiedere, fare opere di misericordia. 1 Corinzi 12:8-11 elenca i seguenti doni: parola di sapienza (saper comunicare sapienza spirituale), parola di conoscenza (capacità di comunicare verità pratiche), fede (fiducia insolita in Dio), potenza di operare miracoli, profezia, discernimento degli spiriti, lingue (capacità di parlare una lingua che non è mai studiata), e interpretazione delle lingue. Una terza lista si trova in Efesini 4:10-12 che dice che Dio ha dato alla Chiesa apostoli, profeti, evangelisti e pastori-dottori. C’è anche una domanda su quanti doni spirituali esistono, dato che nessuna di queste liste è identica. E’ possibile che le liste bibliche non siano esaurienti, e che esistano doni spirituali aggiuntivi oltre quelli menzionati dalla Bibbia.

Mentre, nel caso dei talenti, è possibile svilupparli e dirigere i propri hobby o la propria professione in accordo con essi, nel caso dei doni spirituali essi sono dati dallo Spirito Santo per l’edificazione della chiesa di Cristo e tutti i Cristiani devono svolgere un ruolo attivo nel far progredire il vangelo di Cristo. Tutti sono chiamati ed equipaggiati ad essere coinvolti “nell’opera del ministero” (Efesini 4:12). Tutti hanno doni tali da poter contribuire alla causa di Cristo come segno di gratitudine per tutto ciò che Egli ha fatto per loro. Nel farlo, trovano anche una realizzazione nella vita attraverso il loro impegno per Cristo. Le guide della chiesa devono aiutare ad edificare i santi in modo che essi possano essere meglio equipaggiati per il ministero al quale Dio li ha chiamati. Il risultato voluto da Dio dei doni spirituali è che la chiesa nel suo insieme cresce ed è fortificata da ciò che ogni membro del corpo di Cristo contribuisce.

Per riassumere, ecco le differenze tra i doni spirituali e i talenti: 1) Un talento è il risultato di genetica e/o di addestramento, mentre i doni spirituali risultano dal potere dello Spirito Santo. 2) Chiunque potenzialmente può avere un talento, che sia Cristiano o non, mentre i doni spirituali sono solo per i Cristiani. 3) Sia talenti e doni spirituali vanno usati per la gloria di Dio e per il servizio del prossimo, ma i doni spirituali sono esclusivamente dedicati a questo scopo, mentre i talenti possono essere anche usati per scopi non-spirituali.

 http://www.gotquestions.org/Italiano/chi-siamo.html

IL DISCERNIMENTO DEGLI SPIRITI


La parola “spirito” fa riferimento a due diversi tipi di forze motivazionali. Lo spirito di un individuo si esprime nella sua inclinazione interiore a compiere il bene o il male, e si manifesta con una regolarità tale che deve essere considerato una caratteristica propria della persona. D’altro canto è possibile che un individuo cada sotto l’influenza di uno spirito estrinseco alla sua personalità, che può venire sia da Dio che dal Diavolo. Il “discernimento degli spiriti” ha appunto il compito di giudicare se un determinato atto o serie di atti siano originati dallo Spirito Santo, dallo spirito diabolico o dallo spirito umano.

Esistono due tipi di discernimento degli spiriti (DS): quello acquisito e quello infuso.

Il DS acquisito è complementare alla direzione spirituale ordinaria e può essere approfondito da chiunque lo voglia esercitare servendosi di strumenti appropriati.

Il DS infuso è invece un dono carismatico che viene concesso da Dio solo a determinate persone.

Il DS acquisito è assolutamente indispensabile per un direttore spirituale o per il responsabile di un gruppo di preghiera, poiché esso è fondamentale per capire quali sono gli spiriti che allontanano da Dio e quando invece interviene lo Spirito Santo che conduce l’uomo a Dio.

I mezzi attraverso i quali si acquisisce l’arte de DS sono:

La preghiera , che è il mezzo più importante.

Lo Studio .

I responsabili dovrebbero acquistare familiarità con i principi generali della teologia spirituale contenuti nella Bibbia, negli scritti dei maestri di vita spirituale e nelle vite dei santi. È necessario inoltre che abbiano una comprensione profonda e diffusda delle diverse “scuole” di spiritualità.

L’esperienza personale .

Se da un lato è vero che ogni persona ha dei tratti e delle caratteristiche uniche, è altrettanto vero che esiste anche un cammino comune a tutti, e che chi non ha una approfondita conoscenza di se stesso difficilmente comprenderà gli altri. Inoltre, se un responsabile non ha raggiunto un certo grado di virtù e di dominio di sé, sicuramente non sarà capace di capire la condizione dei fratelli che deve guidare.

Tipi di spiriti

Esistono tre principali tipi di spiriti: lo Spirito Santo , lo spirito diabolico e lo spirito umano .

Lo Spirito di Dio ci rende sempre inclini al bene e opera in noi direttamente o attraverso cause secondarie; il diavolo ci porta sempre verso il male usando i suoi poteri o esercitando su di noi l’attrattiva per le cose del mondo; lo spirito umano può condurci sia verso il bene che verso il male, a seconda dell’intenzione della persona a seguire la retta ragione o i desideri egoistici .

Poiché le diverse inclinazioni naturali sono moralmente indifferenti, esse possono essere indirizzate sia verso il bene che verso il male, e la grazia non solo non distrugge la natura ma anzi la perfeziona e la rende soprannaturale, mentre il diavolo si serve della debolezza umana e degli effetti del peccato originale per raggiungere i suoi obiettivi malvagi.

Vi sono poi dei casi in cui, in una determinata azione, interagiscono in noi diversi tipi di spiriti, e, anche quando su un atto predomina lo Spirito Santo, non ne consegue necessariamente che i movimenti anteriori e posteriori ad esso siano altrettanto soprannaturali.

Movimenti puramente naturali, coscienti o inconsci, possono rendere l’azione meno pura.

Lo Spirito di Dio potrebbe, ad esempio, ispirarmi a digiunare regolarmente, ma il mio spirito potrebbe indurmi a digiunare in modo simbolico così da perdere ogni beneficio spirituale del digiuno; il diavolo potrebbe invece influenzarmi a strafare o a prolungare il mio digiuno per diversi giorni a danno della mia stessa salute.

Lo spirito divino

Alcune caratteristiche generali sono:

Verità.

Se una persona continua a sostenere opinioni dichiaratamente contrarie alla verità rivelata, all’insegnamento infallibile della Chiesa o alla teologia comprovata, alla filosofia o alla scienza, bisogna dedurne che essa è ingannata dal diavolo o vittima di un’immaginazione eccessiva o di un ragionamento fallace.

Docilità.

Chi è guidato dallo Spirito Santo accetta con pace profonda il consiglio e il parere dei fratelli che esercitano un’autorità su di lui, manifestando sentimenti di umiltà e di nascondimento.

Discrezione .

Lo Spirito Santo rende la persona discreta, prudente e attenta in tutto ciò che intraprende. Nulla è precipitoso, frivolo, esagerato o impetuoso; tutto è ben equilibrato, edificante, calmo e pacifico.

Pace.

La persona sperimenta una serenità profonda e stabile nella profondità del proprio spirito.

Purezza delle intenzioni.

Cerca solo la volontà e la gloria di Dio in tutto ciò che vive e non nutre alcun interesse umano né motivazione dettata dall’amor proprio.

Pazienza nella sofferenza.

Sopporta con animo sereno qualsiasi sofferenza senza curarsi di trovarne la causa o di comprendere se sia giusta o meno.

Semplicità.

Assieme alla veridicità e alla sincerità, la semplicità non manca mai in chi è mosso dallo Spirito. Non vi è in lui alcuna duplicità, arroganza, ipocrisia o vanità, attegiamenti questi suscitati dal diavolo.

Librtà di spirito.

Innanzitutto la persona non è attaccata a nessuna cosa creata, neanche ai doni di Dio, e riceve tutto dalle mani di Dio come dono, con gratitudine e umiltà, nella consolazione come nella prova. Chi invece dimostra una ostinata inflessibilità è animato solo dall’amor proprio e assume un atteggiamento contrario a quello appena esposto.

Lo spirito umano

Esiste un combattimento costante tra la grazia e lo spirito umano, il quale, ferito dal peccato, è fortemente incline all’amor proprio.

Lo spirito umano tende sempre a soddisfare il piacere personale, è amico del piacere e nemico della sofferenza.

Cerca sempre tutto quello che è compatibile con il suo temperamento, i suoi gusti, i suoi capricci personali o la soddisfazione del suo amor proprio.

Non vuole sentire parlare di umiliazioni, pentenza e rinuncia, anzi, vuole solo successi, onori, applausi e svaghi.

Lo spirito diabolico

In genere l’influenza diablica è limitata alla semplice tentazione, sebbene talvolta il diavolo concentri il suo potere su un individuo attraverso l’ossesione diabolica o addirittura la possesione (uno studio dettagliato in materia esulerebbe dall’argomento trattato in questa sede).

I segni che la contraddistinguono sono:

Spirito di falsità.

Il diavolo è il padre della menzagna, ma nasconde astutamente l’inganno velandolo con false verità, fenomeni pseudo-mistci, ipocrisia, simulazione e doppiezza.

Curiosità morbosa.

Caratterizza chi cerca avidamente gli aspetti esoterici dei fenomeni mistici o è affascinato dall’occulto o dal soprannaturale.

Confusione.

Ansia profonda depressione, disperazione, mancanza di fiducia e scoraggiamento sono caratteristiche croniche che si alternano alla presunzione, alla vana sicurezza e ad un ottimismo infondato.

Ostinazione.

Disobbedienza e durezza di cuore.

Costante indiscrezione.

E spirito di irrequietezza.

Questi stati d’animo caratterizzano chi tende agli eccessi nel praticare esercizi di penitenza o attività apostoliche e trascura i propri obblighi primari prediligendo altri tipi di lavori.

Spirito di orgoglio e di vanità.

Queste persone sono molte ansiose di pubblicizzare i doni ricevuti da Dio e le loro esperienze mistiche.

Impazienza nella sofferenza.

E risentimento ostinato.

Passioni incontrollate.

E forte inclinazione alla sensualità, attaccamento eccessivo alle consolazioni sensibili, particolarmente nella preghiera.

Le regole del discernimento secondo San’Ignazio da Loyola

S. Ignazio ha indubbiamente ricevuto da Dio un particolare carisma di discernimento. Alla fine del suo libro sugli esercizi spirituali, aggiunge alcune pagine estremamente preziose sui criteri da adottare nel discernimento degli spiriti. Qui riprenderemo solo le più importanti che verranno esposte in forma molto sintetica.

1. “Alle persone che vanno di peccato in peccato, il nemico propone sempre nuovi piaceri e godimenti, perché essi persistano e crescano nei loro vizi “. S. Ignazio intende dire che lo spirito del Male agisce in un determinato modo con quelli che gli appartengono e in un altro con coloro che non gli appartengono. Se quelli che gli appartengono lui li conferma nel male mediante nuove proposte di peccato, quelli che appartengono a Cristo lui li porta fuori strada proponendo il bene, ma, come abbiamo detto, un bene non richiesto da Dio e quindi falsificato.

2. ” E’ proprio del cattivo spirito rimordere, rattristare, creare impedimenti, turbando con false ragioni affinché non si vada avanti “. Fin dall’inizio delle regole, siamo messi in guardia da un inganno tremendo: tutti i pensieri che vengono in mente, e che possono essere anche credibili o persuasivi, non devono essere accettati come veri se producono gli effetti che sono propri dello spirito del Male: senso di colpa, tristezza, impedimenti, turbamenti.

3. “E’ proprio dello spirito buono dare coraggio, forza, consolazioni, lacrime, ispirazioni e pace, rendendo facili le cose e togliendo ogni impedimento, affinché si vada avanti nel bene operare “. Se i pensieri sono accompagnati da questi fenomeni, allora si può essere tranquilli di non cadere nell’inganno del diavolo.
Anzi, S. Ignazio raccomanda anche vivamente di non prendere mai decisioni quando il proprio animo non ha le caratteristiche dell’opera dello Spirito, perché il rischio che la decisione sia ispirata dal male è in agguato. Al contrario, prima di prendere una decisione importante occorre attendere che nell’animo passi ogni forma di turbamento e ritornino la pace e la consolazione dello Spirito.

4. S. Ignazio specifica anche che i fenomeni interiori generati dallo Spirito di Dio lui li racchiude in una sola parola: “consolazione”. Con questo termine S. Ignazio intende lo stato di calma e di pacificazione interiore e, di conseguenza, l’assenza di ogni ombra o turbamento, che vengono solo dal Maligno. Inoltre, specifica che le lacrime che provengono dallo Spirito non sono lacrime di tristezza ma lacrime che danno un senso di liberazione e accendono la persona a nuove decisioni di servizio a Dio, al Vangelo e all’uomo. La “consolazione” comporta anche un senso di elevazione verso Dio, un gusto delle cose spirituali e l’aumento intensivo delle virtù teologali.

5. Il contrario della consolazione è la “desolazione”. Con questa parola Ignazio sintetizza tutti i fenomeni che la vicinanza del Maligno produce nell’animo umano, e li elenca così: oscurità dell’anima, turbamento, inclinazione alle cose terrene, sfiducia, mancanza di speranza e di amore, tiepidezza, pigrizia e tristezza.

6. ” In tempo di desolazione non si facciano mai mutamenti, ma si resti saldi e costanti nei propositi e nelle decisioni che si avevano nel tempo della consolazione “. Questa regola è la diretta conseguenza di quanto è stato affermato prima: se l’anima è in stato di turbamento, ciò significa che non è sotto l’influsso dello Spirito di Dio ma sotto il suo contrario, e se non è sotto l’influsso dello Spirito di Dio, tutti i pensieri che nascono in quello stato, per quanto possano essere convincenti nelle loro argomentazioni, sono tuttavia illuminati dalla luce menzognera e dalla suggestione di Satana, E QUINDI NON AFFIDABILI. Per questo, solo al ritorno della consolazione interiore, si potrà tornare ad avere fiducia nei propri pensieri.

7. Cosa fare nel tempo della “desolazione”? S. Ignazio vi dedica la regola 319: ” Gioverà molto reagire intensamente contro la stessa desolazione, restando per esempio più tempo nella preghiera e nella meditazione, soffermandosi nell’esame di coscienza e protraendo, secondo che sarà meglio, qualche tipo di penitenza “. Ci sembra molto chiaro il principio di fondo: S. Ignazio intende dire che, nello stato di desolazione, la cosa peggiore che si possa fare è quella di credere ai contenuti che Satana suggerisce nelle sue potenti suggestioni e non reagire coi mezzi che la Chiesa ha messo a nostra disposizione: la preghiera, la meditazione della Parola, la penitenza.

8. ATre sono le cause del perché ci troviamo desolati: la prima è la nostra lentezza nella crescita spirituale, la seconda è dovuta al fatto che Dio vuole mostrarci praticamente quello che siamo senza la sua Grazia, la terza perché una medicina contro l’orgoglio e la superbia spirituale lla regola 322 S. Ignazio risponde alla domanda circa la motivazione per la quale Dio lascia per qualche tempo un battezzato in balìa della desolazione: ” “.

9. Ignazio dedica anche alcune considerazioni alla strategia tenuta da Satana nel tentare l’uomo, e lo fa con paragoni tratti dalla vita quotidiana. Innanzitutto dice che il Maligno somiglia a coloro che fanno la voce grossa coi deboli, ma si indeboliscono dinanzi ai forti: ” E’ proprio del nemico indebolirsi, perdersi d’animo e indietreggiare con le sue tentazioni quando la persona che si esercita nelle cose spirituali si oppone con fermezza alle sue tentazioni. Ma se, al contrario, la persona comincia ad avere timore o a perdersi d’animo nel fronteggiare le tentazioni, non c’è sulla faccia della terra bestia più feroce di lui “. Molto spesso, quindi, Satana gioca le sue carte da bravo illusionista per ingenerare nel nostro animo lo scoraggiamento. Non c’è niente che gli torni più utile, visto che lui può aumentare la sua forza nella misura in cui diminuisce la resistenza del battezzato nel combattimento spirituale. Quando ci fa credere di avere la situazione in pugno è invece il segno della sua debolezza: appunto perché percepisce il suo indebolimento, fa in modo che la persona si perda d’animo, così da recuperare il terreno perduto precedentemente nella lotta.

10. E ancora nella regola 326: ” Il nemico si comporta come un falso amante che vuole restare nascosto; infatti, come il falso amante desidera che le sue parole e i suoi progetti restino segreti, mentre al contrario gli dispiace molto se vengono portati alla luce, così agisce lui. Quando il nemico della natura umana esercita la sua suggestione, e suggerisce le sue menzogne a un’anima retta, vuole e desidera che siano accolte e tenute in segreto, mentre gli dispiace molto se questa le scopre al suo confessore o ad altra persona spirituale “. Qui siamo certamente a un punto cruciale del discernimento. La chiusura nei confronti del confessore, o la tendenza a nascondere determinati pensieri che pure hanno un peso, è un “segno” preoccupante che la persona deve leggere nella valutazione di se stessa. Di solito, alla suggestione che afferra il pensiero, si accompagna anche una strana ripugnanza ad aprirsi col pastore. Spesso, basta aprirsi, superando se stessi anche con fatica, per constatare subito che la suggestione svanisce rapidamente nel nulla appena si comincia ad aprire bocca.

11. Regola 327: ” Come il capitano di un esercito, dopo avere piantato la tenda di comando e osservato le postazioni o la posizione di un castello, lo attacca dalla parte più debole, così il nemico della natura umana, circondandoci, esamina tutte le nostre virtù e ci attacca dove ci trova più deboli “. Altra regola di importanza somma. Occorre conoscere i propri lati deboli nel cammino di fede, perché è lì che Satana ci attacca. Quindi è lì che dobbiamo vigilare. Se lasciamo sprovviste di difese le zone più deboli del nostro castello interiore, ci troveremo ben presto il nemico in casa

Di Padre Fio Mascarenhas, SJ

IL MINISTERO PASTORALE

UN MINISTERO D’AMORE E DI COMUNIONE 

Giovannella Giummarra


AGAPE = Amore, quale Amore?

Fra i diversi significati ( accezioni ) del termine amore la chiesa delle origini ha scelto il termine Agape, in latino Caritas per esprimere l’amore stesso di Dio, partecipando a noi – il che significa “amare col cuore di Gesù.
In Gv. 15,9 -“Come il Padre ha amato me così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”
Attraverso la fede e la bontà.

In Rm.5,5 – ” La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio ( che parte da Dio Padre ) è stato effuso ( riversato ) nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. “

Si ha la certezza di avere lo Spirito Santo quando si ama con affetto, cioè con Caritas e Agape, quando vedo nell’altro il volto di Gesù che va restaurato, ma non buttato fuori, maltrattato.

Dobbiamo diventare portatori di vita e di amore agapico, con quali mezzi?
Come possiamo riflettere, imitare e testimoniare questa vita divina, per poi comunicare, per poi vivere una vita comunitaria?

Ci facciamo aiutare dal testo di Atti 2,42: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”

Il R.n.S. ci ha resi amici, fratelli. L’amore di dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato donato.
Gesù ha detto non vi chiamo più servi, ma amici, perché vi ho aperto il cuore e vi ho rivelato quello che il Padre mi ha detto.
L’amicizia è un dono di Dio, necessario al nostro perfezionamento, perché, non si cresce senza gli altri, senza confronto.
L’Agape, poi, è la condizione indispensabile per farci sviluppare con armonia.
Gesù ci chiama ad amare tutti anche gli amici.
E’ il progetto basato sull’Agape.

Per alcuni l’amicizia è un fatto spontaneo, ma per noi non è un fatto casuale, punto di partenza è Gesù il Suo progetto, è Gesù, la comunione nella fede e nella speranza.

Non c’è amicizia se non cerchiamo di lavorare insieme, ma non basterà scambiarci le idee, progetti, preoccupazioni, condivisioni etc…. se non partiamo dalla dimensione di fede alimentata dalla Parola di Dio, ——–> dalle preghiere ————> dall’Eucaristia.-

Questa visione comporta: distacco da noi stessi;
Attenzione sincera agli altri;
Disponibilità;
Umiltà;
Spirito di povertà, per accogliere e capire insieme:
La conversione nel R.n.S. è collegiale, tanto più, che è stato un movimento senza fondatore.
·         Collegialità: significa sapere ascoltare per poi, discernere e portare avanti il progetto.
·         L’incontro esige la reciprocità, il dono dell’altro: richiama = accoglienza;
·         Al bando i pregiudizi;
·         La diffidenza e la distrazione perché la loro presenza esclude l’amicizia.
Rom. 15,7 ci dà la misura della reciprocità: “Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi per la gloria di Dio”

L’amicizia esige rispetto e proclamare il Signore a viso aperto.
Noi dobbiamo gridare che abbiamo incontrato Gesù nella nostra vita, e ci ha donato la gioia e la Pace, parole che nessuno può donarci, se non Gesù il nostro Signore, il nostro vero amico che non ci tradisce mai.
Abbiamo avuto la grazia di conoscere Gesù e la Gioia di essere fratelli. I chiamati sono i diletti di Dio.

Se vogliamo ritrovare l’entusiasmo dobbiamo cogliere lo stupore che si presenta a noi quando lo Spirito Santo agisce per rinnovare la Chiesa secondo un progetto di amore e di sapienza: ha scelto il R.n.S., quindi noi, perché, si sappia quanto Dio ci ama.
Il R.n.S. è questo atto d’amore e di comunione, “Dobbiamo entrare nella verità di questa chiamata avvenuta dalla Croce di Cristo, abbiamo bisogna di fare un discepolato di amore e di comunione, per essere testimoni dell’amore.

E’ necessario che la Chiesa sia la casa e la scuola di comunione, così anche i nostri comitati regionali e diocesani, i gruppi, potranno diventare casa e scuola di comunione, ncessari per farci passare dall’uomo psichico a quello spirituale.
La pastoralità dei Comitati diocesani e regionali consiste nel promuovere e garantire la spiritualità del R.n.S. secondo le linee regionali e nazionali.
Infatti, è importante che ci sia sinergia tra il livello diocesano e quello regionale per una visione pastorale sia dei contenuti formativi, sia della visione pastorale condivisa e realizzata a livello regionale.

Possiamo dire a questo punto che: il Comitato regionale e i Comitati diocesani sono organi pastorali a servizio della crescita spirituale, carismatica ed ecclesiale dei gruppi.
Ma se i comitati si ripiegano in se stessi, se diventano semplici organizzatori o ripetitori di iniziative regionali e nazionale; se non si preoccupano di vigilare paternamente nei confronti dei gruppi, sicuramente vengono meno al compito a loro affidato.

Pastoralità vuol dire avere tempo per:
·         Condividere insieme;
·         Pregare e intercedere;
·         Ascoltare;
·         Condividere la Parola di Dio;
·         Conoscere i bisogni dei fratelli;
·         Partecipare agli appuntamenti formativi specifici;
·         Meditare e riflettere sulla esperienza carismatica;
·         Incontrare i Gruppi;
·         Esercitare collegialmente, il discernimento spirituale.

S. Paolo ci aiuta con la 2 Cor.6,6-7 definendo i ministri di Dio coloro che vivono il mandato ricevuto con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero, con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama.”

E’ determinante, poi, all’interno dei Comitati la comunicazione fraterna da cui dipende l’impronta che diamo ai nostri gruppi – l’identità e la visione pastorale.
Ma un buon comunicatore deve essere un buon ascoltatore.
Un membro di Comitato diocesano non può essere mai un semplice riferitore di ciò che è stato deliberato a livello regionale, ma, si fa garante della visione regionale, secondo le modalità che si richiedono.

·         Ascoltare vuol dire comprendere, prendere-con, cioè fare proprio ciò che si ascolta, senza, però, snaturare il significato oggettivo di ciò che si è ascoltato.
A questo punto, possiamo dire che “Condizione necessaria” per un ascolto autentico è la “comunione.”

1Cor. 1,10 – “Siate unanimi nel parlare, in perfetta unione di pensiero e di intenti”
Fil.2,2 seg.- “Rendete piena la mia gioia ( la nostra e di tutto il Comitato ) con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.”

Comunque la comunione non può derivare
·         Dal non ascolto, da compromessi che condizionano la nostra pastoralità;
·         Dalla mancanza di formazione e informazione;
·         Dall’arroganza con cui esprimiamo l’autorità carismatica;
·         Dalle preferenze che abbiamo per alcuni fratelli emarginando altri.

Anche quando non dialoghiamo, non condividiamo con i fratellli e non accettiamo alcuna verifica o un altro modo di intendere.

La vera comunicazione si esprime quando ci riconosciamo umili e consapevoli che senza l’aiuto, la presenza, la saggezza, il carisma, l’amore verso l’altro, non possiamo esercitare alcun ruolo nella comunità.

Comunicare vuol dire crescere nella reciprocità del dare e del ricevere e nel “gareggiare nello stimarsi a vicenda” Rm.12,10; certamente non esercitando autorità e potere verso gli altri.
L’autorità carismatica ed evangelica è per la crescita degli altri e mai per la propria affermazione.

Un esempio è ciò che Giovanni Battista dice in Gv.3,30 “Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire”

·         Esercita autorità vera chi è capace di chinarsi a lavare i piedi ai fratelli (Gv.13);
·         Ogni forma di autorità che diventa potere contro l’altro, non è opera di Dio;
·         Evangelicamente vissuta l’autorità invece promuove la comunicazione, la condivisione fraterna, non teme il dialogo, o, il confronto leale con i fratelli soprattutto per ciò che riguarda con i fratelli soprattutto per ciò che riguarda la vita e il bene della comunità.

La sola cosa necessaria è: Cercare Cristo; – Amare Cristo; – Vivere Cristo; – Obbedire a Cristo;
La sola cosa che conta è essere in comunione con Gesù, una comunione viva vivificante.
Noi siamo sua proprietà, tralci inseriti nella vite.

Grazie Signore Gesù perché ci hai dato una comunità da servire e con cui camminare. E se questa comunità è povera ed ha difficoltà a decollare, se ci sono anche problemi di relazione fra noi ed è proprio qui che bisogna rimanere; è qui che dobbiamo esprimere l’obbedienza a Dio è qui che dobbiamo realizzare con l’aiuto dello Spirito il Corpo di Cristo.
Così si costruisce l’amore fraterno, siamo poveri, ma a questi poveri Gesù si è rivolto, di cui si fida; questi poveri Gesù vuole salvare e li vuole salvare tutti insieme e ci riuscira!!!
Da una relazione alla 3 Giorni formazione animatori 2001 Sicilia – Capaci 30 marzo- 1aprile

IL PIU’ GRANDE CARISMATICO DEL MONDO IRONI SPULDARO

IL GIORNO 15 E 16 GIUGNO 2013 IRONI SPULDARO E STATO ‘ AL PALA-SANPIETRO A CASNATE(COMO)PER UN INCONTRO DI PREGHIERA PER INFORMAZIONI CHIAMARE ANDREA 3395096858.SITO http://cms.oneminutesite.it/protected… Ironì Spuldaro, brasiliano, esponente di punta in Sudamerica del Rinnovamento nello Spirito Santo, rappresenta uno dei più grandi carismatici nel mondo. Nel 2009 ha predetto a Paolo Brosio di avere due tumori, senza che se ne fosse accorto, e grazie ad una invocazione di preghiera erano stati guariti. Paolo successivamente ha voluto accertarsi di ciò sottoponendosi a radiografie ed esami accurati riscontrando incredibilmente quanto predetto da Ironì. Tutta questa vicenda personale Paolo Brosio l’ha descrittta con dovizia di particolari nel suo nuovo libro “Profumo di lavanda”. Spuldaro, invitato recentemente in Italia da Paolo Brosio, ha creato molto scalpore per le moltissime guarigioni avvenute durante alcuni raduni di preghiera.

Carismi veri o falsi? Come distinguere i carismi dai poteri medianici?

Carismi veri o falsi? Come distinguere i carismi dai poteri medianici?

La tecnica si sostituisce molto facilmente allo spirito per cui la figura del padre spirituale va scomparendo. Cosa si intende per carisma? Dal greco “charis”, significa “grazia”, favore, dono, per cui da una parte c’è un donatore che vuole gratuitamente donarli e dall’altra uno che poi li riceve. Quindi:
  • nel nostro caso, nei carismi veri, Dio dona direttamente o per mezzo dei suoi collaboratori e l’uomo riceve = carismi veri portano sempre del bene.
  • il demonio direttamente o per mezzo dei suoi aiutanti dona e l’uomo che riceve = carismi falsi; il demonio fa conoscere, fa vedere, fa sentire ma per fare sempre del male e mai del bene anche quando sembra che faccia del bene.
  • da una parte l’uomo malato di testa (questo è il campo degli psicologi, psichiatri e neuropsichiatri) che dona il prodotto della sua malattia a chi ha rapporto con lui = carismi falsi, si crede che sentano e vedano e invece non è vero.
Il carisma che viene da Dio anche è sempre carisma vero. Il “carisma” che viene dal demonio è falso ed è un “potere medianico luciferino” che incatena sempre più al peccato lo sfortunato che l’ha ricevuto e lo coltiva. Può un mezzo cattivo (magia, new age, divinazione, yoga, reiki, … ) donare un carisma buono? Assolutamente no! (cfr. CCC.2117).
Il carisma che viene dal demonio o dalla persona malata di mente è carisma falso anche se apparentemente sembra vero. Non intendo parlare dei carismi costitutivi della natura (es. ciò che è costitutivo dell’angelo e ciò che lo è dell’uomo) e nemmeno dei doni divini che sono rimasti nell’uomo e nell’angelo, sebbene depauperati, dopo la loro iniziale ribellione a Dio. Dopo il peccato originale cosa è rimasto nell’uomo decaduto? Un po’ di fede, un po’ di speranza ma non la carità. Non eravamo più figli di Dio se non veniva Gesù. Non voglio neanche parlare dei carismi propri che appartengono solo a chi è stato redento e fatto figlio di Dio e che l’aiutano a vivere da figlio adottivo di Dio, a santificarsi con la grazia santificante attuale e abituale, doni di fede, speranza e carità e doni dello Spirito Santo. Intendo invece riferirmi a quei doni e carismi straordinari e gratuiti che il Signore nostro Dio nella sua bontà e misericordia infinita continua a dare a certe persone per il bene degli altri. Quali sono questi carismi? San Paolo in 1 Cor 12, 4-11 e 14, 1-5 elenca nove doni dello Spirito Santo: scienza, sapienza, fede, guarire ammalati, fare miracoli, fare profezie vere, discernimento, parlare in lingue, interpretare le lingue. Sui primi 3 e sul settimo ci sono diverse interpretazioni teologiche, bibliche, patristiche e carismatiche. Se il dono è carisma straordinario come fare i miracoli, allora il dono della scienza è avere in se la vera conoscenza di Dio nel suo essere, nel suo vivere ed avere anche la capacità di trasmettere questa scienza all’ignorante e trasmetterla effettivamente come per miracolo (è un dono divino, con una semplice parola si capisce tutto). Così la sapienza è fare l’esperienza della presenza e dell’azione di Dio su di me e non conoscerla teologicamente. Facciamo l’esempio degli apostoli che nel cenacolo prima di ricevere lo Spirito Santo erano ignoranti e paurosi e poi improvvisamente diventano come Gesù pieni della sua sapienza e della sua fortezza. Anche il carisma della fede, che non è solo l’aderire alle verità rivelate, ma in particolare quando questo nostra adesione diventa eroica davanti alle prove dolorose e incomprensibili che Dio permette nella mia vita, è Dio il mio tutto, il mio unico bene, io dico con tutto il mio essere e non per teoria che io capisca o non capisca mi piaccia o non mi piaccia, ce la faccia o non ce o non ce la faccia, è giusto o non è giusto, è modo questo o non è modo questo, mi va o non mi va, se tutto ciò può dare gloria a te o mio Dio e portare un po’ di bene ai miei fratelli, ben venga perché tu mi sei papà. Io non capisco niente e non voglio capire niente. Tu sei il mio tutto e vuoi sempre il mio bene. Mi affido a te, mi fido di te, basta che non ti offenda. Dammi solo forza e amore, neanche luce. Dono della fede è avere e trasmettere agli altri questo modo di ragionare, questo modo di comportarsi eroico.Tutti i santi e i martiri sono stati sostenuti da questa fede. Allo stesso modo il dono del discernimento è capire e giudicare le cose nostre umane e le nostre nei riguardi suoi così come le conosce e le giudica Dio a cui nulla sfugge ed è verità indefettibile. Qual è il frutto di questi doni: tanta pace, serenità, gaudio, forza vittoriosa contro il peccato, sicurezza e desiderio grande di migliorare sempre di più e di comunicare il bene ricevuto. Questi che lo ricevano padroni, dominatori di se stessi, del mondo e del demonio. Per gli altri 5 carismi comunicati da San Paolo il contenuto è più facile a capirsi. Ci sono poi altri carismi che lo Spirito dona:
  • le apparizioni (es Lourdes, Fatima, Medjugorie);
  • visioni (es. Bernadetta);
  • locuzioni interne (es. Don Stefano Gobbi, padre spirituale di diversi vescovi);
  • rivelazioni private e pubbliche e cioè la manifestazione di una cosa vera fatta da Dio o per il bene personale di chi la riceve (es. segreti di Fatima);
  • introspezione (es. Don Bosco, Filippo Neri che sentiva la puzza dei peccati);
  • le vere stigmate;
  • l’astinenza dal cibo prolungato con la sola comunione e l’avere una energia inspiegabile;
  • la vera levitazione (es. San Leopoldo Mandich che era alto 1 e 35 e durante la Messa saliva). In un esorcismo a cui ho assistito una donna, mamma di famiglia, che con il capo sulla sedia e orizzontale fluttuava. Per tre quarti d’ora è stata così. Ho provato a benedire come le altre volte ma non scendeva. Ad un certo punto satana mi dice. “stupido che sei non è benedetta”. Effettivamente era acqua che era stata messa per errore tra l’acqua benedetta. Poi ho preso l’acqua benedetta e la donna è scesa. Questo per dirvi che la levitazione la fa anche il diavolo.
Quando un “mezzo” da cui si ottiene un sedicente carisma è “buono”?
Questi carismi che non sono un abito stabile e permanete come la grazia santificante ma sono ricevuti alla maniera di mozione transeunte, un movimento che ti spinge e poi ti lascia e non ti accompagna sempre e ti resta addosso e quindi richiedono un intervento diretto di Dio e quindi miracoloso, questi doni mirati al profitto degli altri e alla edificazione del Regno di Dio, queste grazie per essere vere dovrebbero avere fondamentalmente le seguenti qualità:
  • non si manifestino mai durante l’esorcismo sotto l’azione malefica (il demonio si camuffa sempre e scimmiotta Dio, inganna e fa teatro);
  • non devono contenere nulla contro la Rivelazione Divina data da Gesù alla Sua Chiesa (la dottrina di fede morale della Chiesa Cattolica insegnata dal Papa e dalla costante tradizione della Chiesa) introducendo, ad esempio, filosofie umane o relativiste oppure opponendosi ai 10 comandamenti, infatti i carismi possono aiutare a capire meglio il dogma e la morale ma non cambiarli;
  • non si evocano i “carismi” con la tecnica magico-esoterica ma si invocano nella preghiera cristocentrica a Dio-Trinità, con “timore filiale”, sapendo che il “carisma” non vissuto nelle autentiche virtù cristiane (umiltà, obbedienza, ecc.) può diventare ostacolo alla salvezza eterna in Cristo – l’unica possibile! – incrementando l’orgoglio e la superbia;
  • devono sottoporsi al giudizio dei legittimi pastori della Chiesa (CCC.801; Lc.10,16) perchè lo scopo del carisma è di edificare la Chiesa non il Sè. L’obbedienza alla Chiesa è la caratteristica fondamentale del vero carismatico!
  • devono portare frutti buoni nel tempo (Mt 7, 16) di amore ai sacramenti, di conversione, di preghiera, di perdono, di guarigione, di liberazione, ecc., a Cristo e alla Sua Chiesa;
  • i sedicenti veri carismatici devono vivere eroicamente nella virtù cristiane: sincerità, umiltà, obbedienza, sani di mente, equilibrate, di buon senso pratico, non esibizioniste, non smaniosi di rendersi interessanti, temono di ingannare e non vorrebbero segni visibili sul corpo (seguendo la stigmatizzata Teresa Musco per alcuni anni, ha “fatto saltare fuori” 2 vocazioni al sacerdozio in poco tempo ed ha detto ad una ragazza senza sapere nulla di lei che non doveva farsi suora ma che doveva sposarsi con un giovane che io le avrei indicato. All’inizio non ci credetti ma poi quando un giovane venne a dirmi che aveva messo gli occhi su di lei capii. In Teresa ho visto le stigmate ma voleva tenerle nascoste); dalla santità di vita si ipotizza la veridicità del carisma non il contrario. Un carisma autentico se inquinato dalla superbia diventa POTERE MEDIANICO luciferino che devasta chi lo millanta e chi lo subisce. Il vero carismatico ama il Dio dei carismi non i carismi di Dio. Tutto reputa spazzatura davanti a Gesù, vero Dio e vero uomo, che si è spogliato delle manifestazioni più ecclatanti della sua onnipotenza per farsi “Servo della Redenzione”.
  • controllare se quanto visto, detto, rivelato si compie davvero; ci sono profezie fatte solo per quella persona perché quella persona paghi per gli altri. Qualche volta sarebbe opportuno mettere alla prova i veri carismatici in particolare quando rischiano di insuperbirsi e di appoggiarsi a qualcosa di umano. Il prete è qui perché ogni anima che Dio gli fa incontrare cresca nell’amore di Dio. Se, ad esempio, non c’è reazione nella persona “carismatica” offesa e finisce lì senza spiegazioni e discussioni allora siamo sulla strada giusta e il carisma può essere buono;
  • il lavoro di queste anime è un affiancarle perché si perfezionino in tutte le virtù e siano soprattutto vuote di se e pieni di Dio. E’ un lavoro che certi macellai spirituali non fanno perché sono solo curiosi di svelare i carismi di queste anime. Sono sì, strumenti di Dio, queste care creature, che mi rivelano Dio ma sono soprattutto suoi stupendi capolavori in cui egli nostro vero papà vuole vivere con tutti i suoi diritti rispettati di padrone sovrano. Questo lo fanno al posto nostro e per tutti noi (ecco i carismi!). Vanno aiutate anche con nostro santo distacco e anche con dalle prove. Anche in noi ci deve essere santo distacco perché il primo a cui dobbiamo essere attaccati è a Dio e non a una creatura anche se è una santa creatura.
Inizialmente i carismi possono destare impressione, vedi gli apostoli nel cenacolo, ma riempiono subito l’anima di amore, umiltà, soavità, pace, pace, pace, sicurezza, forza, gioia negli altri. Chi si trova di fronte a veri carismatici si sente come davanti all’ostensorio, come se facesse esperienza di Dio vivo e la gustasse. Sono creature e anime meravigliose che hanno da Dio la vocazione e la missione di lottare e vincere con il demonio al posto di coloro che non riescono a lottare e a vincerlo. Per vocazione dal Signore hanno ottenuto il carisma della lotta contro satana. Ci sono anime che hanno altri carismi: illuminare, catechizzare, profetizzare, fare opere di carità e di espiare dei peccati.
Come procedere se sono presenti “carismi” del demonio o meglio i “poteri medianici di caduta”?
  • Esame del sacerdote esorcista con il mandato del Vescovo diocesano della persona che sembrerebbe avere manifestazioni straordinarie che vengono dal demonio.
  • Se è necessario la si porta alla Confessione perché è l’esorcismo degli esorcismi, con una buona penitenza. Alcuni psicologi dicono che la cura che fanno loro vale tanto quanto è pagata.
  • Se l’esorcista vede che nulla c’è di malefico invoca l’aiuto della Madonna, degli angeli, dei santi che portano il loro nome, rassicura, incoraggia alla fiducia in Dio che non va mai in pensione, esorta alla pratica cristiana e benedice come protezione e difesa e poi segno la fronte con l’olio esorcizzato. Ci vogliono anche i segni perché la gente è teorica e razionalista e i segni rimangono più di tutto, più scolpiti delle parole.
  • Se l’esorcista vede che c’è qualcosa che viene dal Maligno incomincia subito la preghiera e si ripete questo atto fede anche più volte. E’ importantissimo l’atto di fede perché il primo falso carisma o potere medianico che dona il demonio è distruggere sistematicamente la fede, poi la speranza e la carità. La prima ad essere colpita è il fondamento del nostro rapporto con Dio. La seconda è la speranza con la disperazione. La terza la carità con l’odio. Le reazioni cominciamo subito anche violentissime. Al demonio tutto quello che è sacro da fastidio.
  • Se si capisce che è presente satana o qualche altro spirito lo si incatena, spezzando i legami con i maghi, con la New Age, con le pratiche esoteriche alternative e si rinnova i patti con gesù del battesimo-cresima-matrimonio. Il maligno viene allo scoperto sempre di più e man mano viene allo scoperto, man mano perde potere e più presto se ne va e la persona colpita si sente meglio. Il demonio si camuffa sempre; scimmiotta Dio per le profezie, le rivelazioni, e minaccia di castighi per ingannare. Scimmiotta anche noi e le persone che conosciamo (vedi la pratica abominevole dello spiritismo o del channeling). Può fare assumere alla persona colpita atteggiamenti di crocefissa, di estatica, di catechista che sa tutto, di perfetta orante, di censore contro il comportamento dei buoni, di creare confusione mentale in chi esorcizza e in chi prega. I frutti del demonio sono: paura, preoccupazione, agitazione, disperazioni, contrasti, crea confusione e mai virtù e genera la convinzione che il male è l’unico bene. Mai serenità, pace e contentezza e capacità di portare questi frutti agli altri. L’anima colpita ed esorcizzata che riceve anche una “liberazione parziale e temporanea” si sente sollevata anche se stanca nel corpo e se sa che il demonio tornerà. In qualche momento l’anima riesce a reagire con la preghiera in qualche altro non vi riusce.
Quanto ai carismi di coloro che hanno la testa malata bisogna farsi aiutare da un neuropsichiatra che crede sul serio in Dio e conoscere i limiti della sua “scienza”.

Il Canto e la Preghiera in Lingue



LA PREGHIERA DI LODE A DIO, LA PREGHIERA SPONTANEA, IL CANTO DEGLI ANGELI

“Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili” (Rm 8, 26).

L’esperienza degli esorcisti e dei gruppi che praticano abitualmente preghiere di liberazione, ci ha fornito delle indicazioni precise su quale sia una delle forse di preghiera più efficaci nel liberare dal Maligno: la preghiera di lode.

La preghiera di lode è una preghiera che si fa sotto l’azione dello Spirito Santo immergendosi nella pienezza dell’amore di Dio. Nella preghiera di lode, tutto è luce, tutto è amore, tutto è gioia. Lodare Dio significa elevarsi al di sopra delle nostre miserie umane e inneggiare alla Sua gloria con tutto il nostro essere.

La preghiera di lode è la preghiera degli Angeli – il canto degli Angeli – che sono al cospetto di Dio. La preghiera di lode è un immergersi nello sconfinato amore di Dio abbandonandosi sotto la giuda dello Spirito.

I demoni risentono fortemente della preghiera di lode, non solo perché è una preghiera potente, ma anche perché con essa rivivono ciò che di più prezioso hanno perso: la possibilità di abbandonarsi con fiducia tra le braccia amorose del Creatore in una lode gioiosa.

Qui, però, c’è da specificare è un passaggio importante. La preghiera di lode si può fare in diverse maniere: si possono usare i salmi o altre espressioni della Bibbia, o anche preghiere già codificate dalla Chiesa… Ma una delle forme più “efficaci” è quella spontanea. E a questo riguardo spicca su tutti il “canto in lingue”.

Molto praticato dai gruppi del Rinnovamento nello Spirito, il canto in lingue esprime una forma di preghiera spontanea per monosillabi. Mi spiego. Cantare in lingue non significa parlare lingue sconosciute: sotto l’azione dello Spirito ci si lascia andare ad una preghiera di lode che non si articola con parole e frasi di senso compiuto, ma, al contrario, con “gemiti” ed espressioni apparentemente senza senso che richiamano in un certo senso quelli che sono i monosillabi pronunciati da una mamma quando si stringe al seno il figlio.

Sant’Agostino chiamava questo tipo di preghiera: preghiera in jubilo.

“Chi è nella gioia non dica parole; la sua gioia si fa capire senza che egli vi aggiunga parole: è il canto di un’anima che la gioia inonda e che può esternare dei sentimenti senza arrivare a formare delle frasi. L’uomo che è nella gioia, cominciando dalle parole che non possono né dirsi né comprendersi, giunge a una specie di grido in cui la felicità scaturisce senza parole” (Sant’Agostino, Commento al Salmo 90).

Concludo riportando la testimonianza di due tra i più noti esorcisti italiani riguardo a questo argomento.

“In sostanza si tratta di preghiere di adorazione a Dio, parole senza un significato compiuto. La prima volta che mi è accaduto di sentire queste preghiere mi dissi: ma qui sono una gabbia di matti! Poi ci ho preso gusto… Personalmente non ho il dono della preghiera in lingue, ma la ascolto volentieri. E poi funzionano!” (Padre Amorth intervistato da Marco Tosatti, Memorie di un esorcista, Ed. Piemme, Milano 2010, pag.186).

E ancora, l’esorcista siciliano padre Matteo La Grua.

«La preghiera in lingue è una preghiera nello Spirito. L’esperienza ci insegna che i demoni sono molto sensibili alla preghiera in lingue. Nel corso di una liberazione, quando già parecchi demoni erano usciti ma altri resistevano tenacemente, domandammo per telefono alla comunità riunita in preghiera a parecchi chilometri di distanza di venirci in aiuto. Ci aiutarono pregando in lingue: “Chi sono questi che cantano lontano, che sono queste lingue che io sento?” disse lo spirito che teneva legata la ragazza, e, dopo averla rotolata a terra per parecchi metri, fuggì ruggendo».

(Matteo La Grua, La preghiera di Liberazione, Ed. Herbita, Palermo 1985, pag. 89).

Che fai dei tuoi talenti?

Ognuno è un dono per gli altri.


 Ma questo è ancora più vero se i talenti che abbiamo li mettiamo in gioco



Che fai dei tuoi talenti?

L’intelligenza,
la salute,
il tempo,
la volontà,

le capacità manuali,
le abilità artistiche,

Sono doni che Dio ti ha dato, che devono essere identificati e fatti fruttificare, valorizzati per il bene della tua vita e per quella degli altri.
 Dice il Signore a colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne presentò altri cinque: “Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Dice il Signore a colui che, avendo ricevuto un solo talento per paura lo andò a nascondere sottoterra: “Servo malvagio e infingardo, avresti dovuto affidare il tuo denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglieteli dunque il talento e gettatelo fuori nelle tenebre”.        ( Cfr. Mt 25,20-30)

Il Papa:

far fruttare i talenti significa condividerli


 
CITTA’ DEL VATICANO, dall’ angelus di  domenica, 16 novembre 2008
Nel commentare il brano evangelico Benedetto XVI ha spiegato  che far fruttare i talenti che Dio ci ha donato significa condividerli.

I talenti (l’antica moneta romana), ha spiegato, parlando dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico, “oltre alle qualità naturali, rappresentano le ricchezze che il Signore Gesù ci ha lasciato in eredità, perché le facciamo fruttificare”.
Il Vescovo di Roma ha quindi parlato dei doni spirituali: “la sua Parola, depositata nel santo Vangelo; il Battesimo, che ci rinnova nello Spirito Santo; la preghiera – il ‘Padre nostro’ – che eleviamo a Dio come figli uniti nel Figlio; il suo perdono, che ha comandato di portare a tutti; il sacramento del suo Corpo immolato e del suo Sangue versato”.
La parabola evangelica, ha detto, presenta “l’atteggiamento interiore con cui accogliere e valorizzare questo dono”.
“L’atteggiamento sbagliato è quello della paura: il servo che ha paura del suo padrone e ne teme il ritorno, nasconde la moneta sotto terra ed essa non produce alcun frutto”, ha continuato.
“Questo accade, per esempio, a chi avendo ricevuto il Battesimo, la Comunione, la Cresima seppellisce poi tali doni sotto una coltre di pregiudizi, sotto una falsa immagine di Dio che paralizza la fede e le opere, così da tradire le attese del Signore”.
“Ma la parabola mette in maggior risalto i buoni frutti portati dai discepoli che, felici per il dono ricevuto, non l’hanno tenuto nascosto con timore e gelosia, ma l’hanno fatto fruttificare, condividendolo, partecipandolo”.
“Sì, ciò che Cristo ci ha donato si moltiplica donandolo! – ha esclamato il Papa -. E’ un tesoro fatto per essere speso, investito, condiviso con tutti, come ci insegna quel grande amministratore dei talenti di Gesù che è l’apostolo Paolo”.
Il Pontefice ha quindi constatato che questo insegnamento evangelico “ha inciso anche sul piano storico-sociale, promuovendo nelle popolazioni cristiane una mentalità attiva e intraprendente”.
“Ma il messaggio centrale riguarda lo spirito di responsabilità con cui accogliere il Regno di Dio: responsabilità verso Dio e verso l’umanità”, ha concluso, invitando ad essere “servi buoni e fedeli”, “perché possiamo prendere parte un giorno ‘alla gioia del nostro Signore'”.
Puoi pregare così:

O Signore, ti ringrazio per i talenti
che mi hai dato.
Ti chiedo perdono se fino ad oggi non 
ho saputo impiegarli bene.
Aiutami a riconoscerli e a valorizzarli
nella mia vita. 
Rendimi attento a non utilizzarli in
maniera egoistica, ma sappia trarne
del bene anche per il mio prossimo.
Fa’ che non mi appropri di ciò che è
tuo e sappia renderti gloria nella mia
vita.
Grazie Signore!
By Gabriella di “Innamorati della lode