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" LODI ALL’ ALTISSIMO " Marco Frisina

Come pregava San Francesco d’Assisi

Lode e rendimento di grazie al Creatore
Onnipotente, altissimo, santissimo e sommo Dio, Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, per te stesso ti rendiamo grazie, poiché per la tua santa volontà e per l’unico tuo Figlio nello Spirito Santo, hai creato tutte le cose spirituali e corporali, e noi fatti a immagine tua e a tua somiglianza hai posto in Paradiso; e noi per colpa nostra siamo caduti.
E ti rendiamo grazie, perché, come tu ci hai creato, per mezzo del tuo Figlio, così per il vero e santo tuo amore, col quale ci hai amato, hai fatto nascere lo stesso vero Dio e vero uomo dalla gloriosa sempre vergine beatissima Santa Maria, e per la croce, il sangue e la morte di Lui ci hai voluti liberare e redimere.

E poiché tutti noi miseri e peccatori non siamo degni di nominarti supplici preghiamo che il Signore nostro Gesù Cristo Figlio tuo diletto nel quale ti sei compiaciuto, insieme con lo Spirito Santo Paraclito ti renda grazie, così come a te e a essi piace, per ogni cosa Lui che ti basta sempre in tutto e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.
E per il tuo amore umilmente preghiamo la gloriosa e beatissima Madre sempre vergine Maria, il beato Michele, Gabriele, Raffaele e tutti i cori degli spiriti celesti: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Principati, e Potestà, Virtù, Angeli e Arcangeli; il beato Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Pietro, Paolo, e i beati Patriarchi e profeti, i santi innocenti, gli apostoli e gli evangelisti, i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini, i beati Elia e Enoch e tutti i santi che furono e saranno e sono, affinché rendano grazie a Te sommo e vero Dio, eterno e vivo con il Figlio tuo carissimo Signore nostro Gesù Cristo e con lo Spirito Santo Paraclito nei secoli dei secoli Amen. Alleluia.
Lodi al Creatore

Signore Iddio, che tutti ti possiamo amare con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la forza con tutto l’intelletto e con tutte le potenze, con tutta l’intensità, con tutto l’affetto, con tutto il nostro intimo, con tutto il desiderio e la volontà: perché tu, o Signore, a noi hai dato e ancora dai tutto il tuo corpo e tutta l’anima tua e la tua vita intera!
Tu che ci hai creati, ci hai redenti e per sola tua misericordia ci salverai; tu che hai fatto e fai ogni bene a noi, miserabili e miseri come siamo, putridi e fetidi, ingrati e cattivi.
Che null’altro, dunque, possiamo noi sapere, null’altro desiderio, null’altro volere, in null’altro trovare piacere o diletto, se non in te, che sei Creatore e Redentore e Salvatore nostro: in te che sei solo vero Dio, pienezza di bene, ogni bene, tutto il bene, vero e sommo bene, che solo sei buono, pio e mite, soave e dolce; che solo sei santo e giusto, vero e retto; che solo sei benigno, innocente e puro.
Da te, per te e in te è tutto il perdono, tutta la grazia, tutta la gloria di tutti i penitenti e giusti e di tutti i beati che insieme godono nel cielo.
Nulla, dunque, o Signore, ci separi, nulla ci divida, nulla ci impedisca dall’amarti ovunque e in ogni tempo, ogni giorno e di continuo, in verità e con umiltà e di portare sempre in cuore te, vero Dio.
Che sempre ti possiamo amare ed onorare, adorare e servire, lodare e benedire e glorificare, sempre magnificare ed esaltare.
E grazie, Signore! grazie a te, altissimo e sommo Iddio Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutto.
Salvatore di quanti credono e sperano in te e te amano; che sei senza principio e senza fine, ammirabile, invisibile, inenarrabile, ineffabile, incomprensibile, imperscrutabile, benedetto, lodevole, glorioso e superesaltato, sublime, eccelso, amabile, soave, dilettevole tutto sempre sopra ogni cosa desiderabile nei secoli dei secoli. Amen.
Lodi di Dio altissimo

Tu sei santo, Signore Iddio unico, che fai cose stupende.
Tu sei forte Tu sei grande Tu sei l’Altissimo Tu sei il Re onnipotente, Tu sei il Padre santo, Re del cielo e della terra.
Tu sei trino e uno, Signore Iddio degli dei, Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene, Signore Iddio vivo e vero.
Tu sei amore, carità, Tu sei sapienza, Tu sei umiltà, Tu sei pazienza, Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza.
Tu sei la pace, Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia, Tu sei temperanza, Tu sei ogni nostra ricchezza.
Tu sei bellezza, Tu sei mitezza, Tu sei il protettore, Tu sei il custode e il difensore nostro, Tu sei fortezza Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza.
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
Meditazione del Pater Noster

Santissimo Padre nostro: Creatore, Redentore, Consolatore e Salvatore nostro.
Che sei nei cieli: negli Angeli e nei santi, illuminandoli a conoscere che tu, Signore, sei luce; infiammandoli ad amare, perché tu, Signore, sei amore inabitando in essi, pienezza della loro gioia, poiché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale viene ogni bene, senza il quale non vi è alcun bene.
Sia santificato il tuo nome: si faccia più chiara in noi la conoscenza di te, per poter vedere l’ampiezza dei tuoi benefici, l’estensione delle tue promesse, i vertici della tua maestà, le profondità dei tuoi giudizi.
Venga il tuo regno: affinché tu regni in noi per mezzo della grazia e tu ci faccia giungere al tuo regno ove v’è di te una visione senza ombre, un amore perfetto, un’unione felice, un godimento senza fine.
Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore. E con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché amiamo il nostro prossimo come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e compatendoli nei malie non recando offesa a nessuno.
Dacci il nostro pane quotidiano: il tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: a ricordo e a riverente comprensione di quell’amore che ebbe per noi, e di tutto ciò che per noi disse, fece, e patì.
E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, in virtù della passione del Figlio tuo e per l’intercessione ­e i meriti della beatissima Vergine Maria e di tutti i tuoi santi.
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che noi non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa che pienamente perdoniamo, sì che, per amor tuo, si possa veramente amare i nostri nemici e si possa per essi, presso di te, devotamente intercedere, e a nessuno si renda male per male, e si cerchi di giovare a tutti in te.
E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.
E liberaci dal male: passato, presente e futuro. Amen.
Gloria al padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
Santo è il Signore
Santo, santo, santo il Signore Iddio onnipotente, che è, che era e che verrà. Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno. Degno è il Signore Dio nostro di ricevere la lode, la gloria e l’onore e la benedizione. Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.
Degno è l’Agnello, che è stato ucciso, di ricevere la potenza e la divinità e la sapienza e la fortezza l’onore e la gloria e la benedizione. Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo. Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.
Benedite il Signore, opere tutte del Signore. Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.
Date lode a Dio, voi tutti, suoi servi e voi che temete Iddio, piccoli e grandi, Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.
Lodino Lui glorioso i cieli e la terra e ogni creatura che è nel cielo e sulla terra, il mare e le creature che sono in esso. Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno. Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.
Ogni lode e onore a Dio
Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio, che sei il sommo bene, tutto il bene, ogni bene, che solo sei buono, fa che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria, ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione, e tutti i beni. Fiat. Fiat. Amen.
Onnipotente eterno
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio, concedi a noi miseri di fare, per tua grazia, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che ti piace, affinché purificati nell’anima, affinché interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del Figlio tuo, il Signore nostro Gesù Cristo, e a Te, o Altissimo, giungere con l’aiuto della tua sola grazia.
Tu che vivi e regni glorioso nella Trinità perfetta e nella semplice Unità, Dio Onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Creature tutte, benedite il Signore
Temete Dio e dategli gloria. Il Signore è degno di ricevere la lode e l’onore. Lodate il Signore tutti voi che lo temete. Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Cielo e terra date a Lui la lode. Fiumi tutti lodate il Signore. 
Benedite, Figli di Dio il Signore. Questo è il giorno che ha fatto il Signore, rallegriamoci ed esultiamo. Alleluia. Alleluia. Alleluia! O Re d’Israele!
Ogni vivente dia lode al Signore. Lodate il Signore, perché è buono; tutti voi che leggete queste cose, benedite il Signore.
Creature tutte, benedite il Signore. Uccelli tutti del cielo, lodate il Signore.
Fanciulli tutti lodate il Signore. Giovani e fanciulle lodate il Signore.
L’Agnello che è stato immolato è degno di ricevere lode, gloria e onore.
Sia benedetta la santa Trinità e l’indivisa Unità.
San Michele Arcangelo, difendici nella lotta.
Mio Dio e mio tutto
Mio Dio e mio tutto! Chi siete voi, mio dolcissimo Signore Iddio, e chi sono io, io povero vermiciattolo, vostro servo?…
Signore santissimo io vorrei amarvi… Signore mio Dio, io vi dono tutto il cuor mio e lo desidero ardentemente fare sempre di più, se almeno lo potessi compiere.
Ch’io non mi separi da te!
Signore mio Iddio, io sono degno di questo e di troppo peggio.
Signore mio Gesù Cristo, pastore buono, il quale a noi peccatori hai posta la tua misericordia; in diverse pene e angosce corporali, Concedi grazia e virtù tu a me, tua pecorella, che per nessuna infermità, né angoscia o dolore io mi separi da te.
Signore mio
Signore mio, del cielo e della terra, io ho commesso contro a te tante iniquità e tanti peccati, che al tutto io son degno d’esser da te maladetto.
Ringraziamento per le consolazioni
Tu, o Signore, hai mandato dal cielo questa dolce consolazione a me indegno peccatore: io te la restituisco, affinché tu me la metta in serbo, perché io sono un ladro del tuo tesoro.
Signore, toglimi il tuo bene in questo mondo e conservamelo per il futuro.
Consolazione nel dolore
Ti ringrazio, Signore Iddio, tutti questi miei dolori; prego, o Signore mio, di darmene cento volte di più, se così ti piace. 
Io sarò contentissimo, se tu mi affliggerai e non mi risparmierai il dolore, perché adempiere alla tua volontà, è per me consolazione sovrappiena.
Non ho che Te
Signor mio, io sono tutto tuo, tu sai bene che io non ho altro che la tonaca e la corda e li panni di gamba, e anche queste tre cose sono tue.
Che posso dunque io offrire o donare alla tua maestà?
Tutto al Signore
Benediciamo il Signore Iddio vivo e vero, e rendiamo a Lui la lode, la gloria, l’onore e ogni bene per sempre.
Amen. Amen. Fiat. Fiat.
Invocazioni
Signore Dio, Padre della gloria, ti supplichiamo che, nella tua misericordia, tu ci riveli quello che dobbiamo fare!
Signore, Vieni in mio aiuto guarda alle mie infermità, affinché io sappia sopportare pazientemente!
Signore, che vuoi ch’io faccia?
Tanto è quel bene ch’io aspetto, che ogni pena m’è diletto.
Il Signore vi dia la pace!
Dio mio! Dio mio!
Oh Dio, sii propizio a me peccatore.
Chi sei tu, o dolcissimo Iddio mio? Che sono io, vilissimo vermine e disutile servo tuo?
Lodi delle virtù
O regina Sapienza, il Signore ti salvi con tua sorella, la pura e santa Semplicità.
Signora santa Povertà, il Signore ti salvi con tua sorella, la santa Umiltà.
Signora santa Carità, il Signore ti salvi con tua sorella la santa Obbedienza.
Santissime virtù tutte, il Signore vi salvi, dal quale procedete e venite.
Quasi non c’è uomo al mondo che possa avere per sé una sola di voi se prima non muore.
Chi ne ha una e le altre non offende, le ha tutte e chi ne offende una non ne ha alcuna e le offende tutte; e ciascuna confonde i vizi e i peccati.
La santa Sapienza confonde satana tutte le sue insidie.
La pura e santa Semplicità confonde ogni sapienza di questo mondo e la sapienza della carne la santa Povertà confonde ogni cupidigia e avarizia e le preoccupazioni di questo mondo.
La santa Umiltà confonde la superbia e tutti gli uomini di questo mondo e tutte le cose di questo mondo.
La santa Carità confonde tutte le diaboliche e mondane tentazioni e tutti i timori umani.
La santa Obbedienza confonde tutte le volontà carnali e corporali e tiene il suo corpo mortificato, in obbedienza allo spirito e in obbedienza al proprio fratello, e rende l’uomo soggetto a tutti gli uomini di questo mondo e non soltanto agli uomini, ma anche agli animali, alle fiere, così che possono fare di lui quello che vogliono in quanto sarà loro permesso dal Signore.
A Te Signore Iddio io raccomando

A te, Signore Iddio mio, te raccomando la famiglia tua la quale infino ad ora tu mi hai commessa, e ora per le infermità mie, le quali tu sai, dolcissimo Signor mio, io non ne posso più avere cura.
Anche la raccomando a’ Ministri provinciali; siano tenuti eglino a rendertene ragione il di del giudicio, se veruno frate, per loro negligenza o per loro male esempio o per loro troppo aspra correzione, perirà.
Santifica Signore

Ti ringrazio, Signore, che santifichi e guidi i poveri, perché mi hai riempito di gioia con queste notizie!
Benedici, ti prego, con la più ampia benedizione e santifica con una grazia particolare tutti quelli che rendono odorosa di buoni esempi la loro professione religiosa.
Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore benedica te, frate Leone
Signore Gesù Cristo

Signore Gesù Cristo, tu che hai scelto i dodici Apostoli, dei quali anche se uno venne meno, gli altri però rimasero fedeli ed hanno predicato il Santo Vangelo animati dall’unico Spirito, tu, o Signore, in questa ultima ora, memore dell’antica misericordia, hai fondato l’Ordine dei Frati a sostegno della Tua fede e perché per loro mezzo si adempisse il mistero del tuo Vangelo.
Chi dunque ti darà soddisfazione per loro, quelli che hai mandato a questo scopo, non solo non mostrano a tutti esempi di luce, ma piuttosto le opere delle tenebre?
Da Te, o Signore santissimo, e da tutta la curia celeste e da me tuo piccolo, siano maledetti quelli che col loro cattivo esempio confondono e distruggono ciò che un tempo tu hai edificato per mezzo dei santi frati di quest’Ordine e non cessi di edificare.
Ti adoriamo

Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero, e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Davanti al Crocifisso

O alto e glorioso Dio, illumina el core mio. Dame fede diricta, speranza certa, carità perfecta, humiltà profonda, senno e cognoscemento, che io servi li toi comandamenti. Amen.
Rapisca

Rapisca, ti prego, o Signore, l’adente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che’ sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato morire per amore dell’amore mio.
Per li miei peccati

Signore mio Gesù Cristo, io ti ringrazio di tanto amore e carità quanto tu mostri verso di me; ché è segno di grande amore, quando il Signore punisce bene il servo di tutti i suoi difetti in questo mondo, acciò che non ne sia punito nell’altro.
E io son apparecchiato a sostenere allegramente ogni pena e ogni avversità che tu, Iddio mio mi vuogli mandare per li miei peccati.
Fammi strumento della tua pace

Signore, fammi strumento della tua Pace: Dove è odio, fa che io porti l’Amore.
Dove è offesa, che io porti il Perdono.
Dove è discordia, che io porti l’Unione.
Dove è errore, che io porti la Verità.
Dove è disperazione, che io porti la Speranza.
Dove è tristezza, che io porti la Gioia.
Dove sono le tenebre, che io porti la Luce.
Signore, fa che io non cerchi tanto: di essere consolato, quanto di consolare; di essere compreso, quanto di comprendere; di essere amato, quanto di amare.
Poiché è: donandosi, che si riceve, dimenticando se stessi, che ci si ritrova, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita a Vita Eterna.
Sono pronto a morire

Signore Gesù Cristo, non ti avevo detto forse che non mi avrebbero creduto?
Perché dunque mi fai lavorare inutilmente?
Io per te sono pronto a morire e a sostenere il carcere: ma se gli altri non ti vogliono seguire, lasciali andare.
Le grazie

Signore mio Gesù Cristo, due grazie ti priego che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la prima che in vita mia io senta nell’anima e nel corpo mio, quanto è possibile, quel dolore che tu, dolce Gesù, sostenesti nell’ora della tua acerbissima passione; la seconda si è che io senta nel cuore mio, quanto è possibile, quello eccessivo amore del quale tu, Figliuolo di Dio eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori.
Saluti alla Vergine

Ti saluto Signora, santa Regina, Santissima Madre di Dio, Maria, che sempre sei Vergine.
Eletta dal santissimo Padre celeste, e da Lui, col santissimo Figlio diletto, e con lo Spirito Santo Paraclito, consacrata.
Tu, in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ti saluto, suo Palazzo; Ti saluto, sua tenda; Ti saluto, sua Casa; Ti saluto, suo Vestimento; Ti saluto, sua Ancella; Ti saluto, sua Madre.
E saluto, voi tutte sante Virtù, che per grazia e lume, dello Spirito Santo, siete infuse nei cuori dei fedeli, affinché li rendiate, da infedeli, fedeli a Dio.
Santa Madre di Dio

Santa Madre di Dio, dolce e bella, prega per noi il Re, votatosi alla morte, il tuo dolcissimo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, di accordarci, per sua bontà, e per i meriti, della sua santissima incarnazione, e della sua dolorosissima morte, il perdono dei nostri peccati. Amen.

Santa Maria Vergine

Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a Te, nata nel mondo, fra le donne; Figlia e Ancella dell’altissimo Re, il Padre Celeste; Madre del Santissimo Signore nostro Gesù Cristo; Sposa dello Spirito Santo. 
Prega per noi con San Michele Arcangelo, e con tutte le Virtù dei cieli e con tutti i Santi, presso il tuo santissimo Figlio diletto, nostro Signore e Maestro.
Benedizione di Assisi

Signore, credo che questa città sia stata anticamente rifugio e dimora di malvagi iniqui uomini, malfamati in tutte queste regioni. Ma per la tua copiosa misericordia, nel tempo che piacque a te, vedo che hai mostrato la sovrabbondanza della tua bontà, così che la città è diventata rifugio e soggiorno di quelli che ti conoscono e danno gloria al tuo nome e spandono profumo di vita santa, diretta dottrina e buona fama in tutto il popolo cristiano. 
Io ti prego dunque, o Signore Gesù Cristo, padre della misericordia, di non guardare alla nostra ingratitudine, ma di ricordare solo l’abbondanza della tua bontà, che le hai dimostrato. 
Sia sempre questa città, terra e abitazione di quelli che ti conoscono e glorificano il tuo nome benedetto e glorioso nei secoli dei secoli. Amen.

Cantico di Frate Sole

AItissimo, onnnipotente, bon Signore, tue so le laude, la gloria e l’onore e onne benedizione. 
A te solo, Altissimo, se confano e nullo omo è digno te mentovare. 
Laudato sie, mi Signore, cun tutte le tue creature, spezialmente messer lo frate Sole, lo quale è iorno e allumini noi per lui. 
Ed elIo è bello e radiante cun grande splendore: de te, Altissimo, porta significazione. 
Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle: in cielo l’hai formate dante e preziose e belle. 
Laudato si, mi Signore, per frate Vento, e per Aere e Nubilo e Sereno e onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento. 
Laudato si mi Signore, per sora Aqua, quale molto utile e umile e preziosa e casta. 
Laudato si, mi Signore., per frate Foco, per lo quale enn’allumini la nocte: ed elIo è bello e iocondo e robustoso e forte. 
Laudato si, mi Signore, per sora nostra terra la quale ne sostenta e governa, e produce diversi fructi con coloriti fiori ed erba. 
Laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore e sostengo infirmitate e tribulazione. 
Beati quelli che’l sosterranno in pace, da te, Altissimo, sirano incoronati. 
Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po’ scampare. 
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali! 
Beati quelli che troverà ne le tue sanctissime voluntati, ca la morte seconda no li farrà male. 
Laudate e benedicite, mi Signore, rengraziate e serviteli cun grande umiltate.

Fonte: http://orantidistrada.blogspot.it/

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La semplicità di San Francesco

 

“Il Signore mi ha chiamato per la via della semplicità e dell’umiltà”. Con queste parole Francesco sintetizza la sua vocazione, la sua via personalissima di vivere il Vangelo.

Semplice si definisce in più occasioni lo stesso Francesco. Semplice la sua predicazione, persino davanti al Papa, e alla via della semplicità invita tutti i suoi frati. Forse oggi siamo tentati di considerare la semplicità solo come espressione di ingenuità, per non dire di ignoranza.
Possono sorprenderci allora le parole di Tommaso da Celano nel Memoriale, la sua seconda biografi a: “Il Santo praticava personalmente con cura particolare e amava negli altri la santa semplicità, figlia della grazia, vera sorella della sapienza, madre della giustizia. Non che approvasse ogni tipo di semplicità, ma quella soltanto che, contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto”.
La semplicità è figlia della grazia, cioè dono, nasce dal dono – o meglio – da Colui che è dono, ma come può essere sorella della sapienza?
Lascio la parola ancora una volta a Francesco che così scrive in una bellissima preghiera, il Saluto alle virtù: “Ave, regina sapienza; il Signore ti salvi con tua sorella, la santa, pura semplicità”.
 La sapienza e la semplicità sono sorelle, un insegnamento che Francesco ripete più volte ai suoi frati nella Regola e anche nelle Ammonizioni come invito a privilegiare una scienza che si traduce nella concretezza di un agire nel mondo per gli uomini e con gli uomini e che non si accontenta di un sapere che allontana e separa e che vive solo delle sue parole.
La semplicità, in fondo, è la vera sapienza: “La pura, santa semplicità confonde ogni sapienza di questo mondo e la sapienza della carne”. Siamo al cuore del Vangelo, sapienza che confonde ogni nostra presunta sapienza. Così Tommaso può scrivere che la semplicità amata da Francesco è quella che “contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto”. Qui è anche la gioia! “È la semplicità che in tutte le leggi divine lascia le tortuosità delle parole, gli ornamenti e gli orpelli, come pure le ostentazioni e le curiosità a chi vuole perdersi, e cerca non la scorza ma il midollo, non il guscio ma il nocciolo, non molte cose ma il molto, il sommo e stabile Bene”.
Spesso noi ci troviamo a cercare invece molte cose, non il Molto. Per Francesco questa è la vera ricchezza. Nella povertà delle cose impariamo la semplicità. “Tra gli altri doni e carismi che il generoso Datore concesse a Francesco, vi fu un privilegio singolare: quello di crescere nelle ricchezze della semplicità attraverso l’amore per l’altissima povertà” (Bonaventura, Legenda maior).

Cantico delle Creature

Altissimo, Onnipotente Buon Signore, Tue sono la lode,
 la gloria, l’onore ed ogni benedizione.
A Te solo Altissimo, si addicono
e nessun uomo è degno di menzionarti.
Lodato sii mio Signore, insieme a tutte le creature
 specialmente il fratello sole, il quale è la luce del giorno,
e Tu tramite esso ci illumini.
Ed esso è bello e raggiante con un grande splendore:
simboleggia Altissimo la Tua importanza.

Lodato sii o mio Signore, per sorella luna e le stelle:
in cielo le hai formate, chiare preziose e belle.

Lodato sii, mio Signore, per fratello vento,
e per l’aria e per il cielo;
quello nuvoloso e quello sereno, ogni tempo
tramite il quale alle creature dai sostentamento.

Lodato sii mio Signore, per sorella acqua,
 la quale è molto utile e umile, preziosa e pura.
Lodato sii mio Signore, per fratello fuoco,
attraverso il quale illumini la notte.
 E’ bello, giocondo, robusto e forte.

Lodato sii mio Signore, per nostra sorella madre terra,
 la quale ci dà nutrimento e ci mantiene:
 produce diversi frutti variopinti, con fiori ed erba.

Lodato sii mio Signore, per quelli che perdonano
 in nome del Tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze.

Beati quelli che sopporteranno ciò serenamente,
perché saranno premiati.

Lodato sii mio Signore per la nostra morte corporale,
dalla quale nessun essere umano può scappare,
guai a quelli che morranno mentre sono in situazione di peccato mortale.
Beati quelli che la troveranno mentre stanno rispettando le tue volontà.
La seconda morte, non farà loro alcun male.
Lodate e benedicete il mio Signore,
 ringraziatelo e servitelo con grande umiltà. 

San Francesco d’Assisi di Antonio Borrelli

San Francesco d’Assisi

Patrono d’Italia
Assisi, 1182 – Assisi, la sera del 3 ottobre 1226
 di Antonio Borrelli
Francesco nacque ad Assisi nel 1181, nel pieno del fermento dell’età comunale. Figlio di mercante, da giovane aspirava a entrare nella cerchia della piccola nobiltà cittadina. Di qui la partecipazione alla guerra contro Perugia e il tentativo di avviarsi verso la Puglia per partecipare alla crociata. Il suo viaggio, tuttavia, fu interrotto da una voce divina che lo invitò a ricostruire la Chiesa. E Francesco obbedì: abbandonati la famiglia e gli amici, condusse per alcuni anni una vita di penitenza e solitudine in totale povertà. Nel 1209, in seguito a nuova ispirazione, iniziò a predicare il Vangelo nelle città mentre si univano a lui i primi discepoli insieme ai quali si recò a Roma per avere dal Papa l’approvazione della sua scelta di vita. Dal 1210 al 1224 peregrinò per le strade e le piazze d’Italia e dovunque accorrevano a lui folle numerose e schiere di discepoli che egli chiamava frati, fratelli. Accolse poi la giovane Chiara che diede inizio al secondo ordine francescano, e fondò un terzo ordine per quanti desideravano vivere da penitenti, con regole adatte per i laici. Morì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1228. Francesco è una delle grandi figure dell’umanità che parla a ogni generazione. Il suo fascino deriva dal grande amore per Gesù di cui, per primo, ricevette le stimmate, segno dell’amore di Cristo per gli uomini e per l’intera creazione di Dio.
Patronato: Italia, Ecologisti, Animali, Uccelli, Commercianti, Lupetti/Coccin. AGESCI
Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco
Emblema: Lupo, Uccelli
Martirologio Romano: Memoria di san Francesco, che, dopo una spensierata gioventù, ad Assisi in Umbria si convertì ad una vita evangelica, per servire Gesù Cristo che aveva incontrato in particolare nei poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Unì a sé in comunità i Frati Minori. A tutti, itinerando, predicò l’amore di Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come nelle azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla nuda terra.
Nel suo ‘Testamento’ scritto poco prima di morire, Francesco annotò: “Nessuno mi insegnava quel che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo”. Per questo è considerato il più grande santo della fine del Medioevo; egli fu una figura sbocciata completamente dalla grazia e dalla sua interiorità, non spiegabile per niente con l’ambiente spirituale da cui proveniva.
Ma proprio a lui toccò in un modo provvidenziale, di dare la risposta agli interrogativi più profondi del suo tempo.
Avendo messo in chiara luce con la sua vita i principi universali del Vangelo, con una semplicità e amabilità stupefacenti, senza imporre mai nulla a nessuno, ebbe un influsso straordinario, che dura tuttora, non solo nel mondo cristiano ma anche al di fuori di esso.
Origini e gioventù
Francesco, l’apostolo della povertà, in effetti era figlio di ricchi, nacque ad Assisi nei primi del 1182 da Pietro di Bernardone, agiato mercante di panni e dalla nobile Giovanna detta “la Pica”, di origine provenzale. In omaggio alla nascita di Gesù, la religiosissima madonna Pica, volle partorire il bambino in una stalla improvvisata al pianterreno della casa paterna, in seguito detta “la stalletta” o “Oratorio di s. Francesco piccolino”, ubicata presso la piazza principale della città umbra.
La madre in assenza del marito Pietro, impegnato in un viaggio di affari in Provenza, lo battezzò con il nome di Giovanni, in onore del Battista; ma ritornato il padre, questi volle aggiungergli il nome di Francesco che prevarrà poi sul primo.
Questo nome era l’equivalente medioevale di ‘francese’ e fu posto in omaggio alla Francia, meta dei suoi frequenti viaggi e occasioni di mercato; disse s. Bonaventura suo biografo: “per destinarlo a continuare il suo commercio di panni franceschi”; ma forse anche in omaggio alla moglie francese, ciò spiega la familiarità con questa lingua da parte di Francesco, che l’aveva imparata dalla madre.
Crebbe tra gli agi della sua famiglia, che come tutti i ricchi assisiani godeva dei tanti privilegi imperiali, concessi loro dal governatore della città, il duca di Spoleto Corrado di Lützen.
Come istruzione aveva appreso le nozioni essenziali presso la scuola parrocchiale di San Giorgio e le sue cognizioni letterarie erano limitate; ad ogni modo conosceva il provenzale ed era abile nel mercanteggiare le stoffe dietro gli insegnamenti del padre, che vedeva in lui un valido collaboratore e l’erede dell’attività di famiglia.
Non alto di statura, magrolino, i capelli e la barbetta scura, Francesco era estroso ed elegante, primeggiava fra i giovani, amava le allegre brigate, spendendo con una certa prodigalità il denaro paterno, tanto da essere acclamato “rex iuvenum” (re dei conviti) che lo poneva alla direzione delle feste.
Combattente e sua conversione
Con la morte dell’imperatore di Germania Enrico IV (1165-1197) e l’elezione a papa del card. Lotario di Segni, che prese il nome di Innocenzo III (1198-1216), gli scenari politici cambiarono; il nuovo papa sostenitore del potere universale della Chiesa, prese sotto la sua sovranità il ducato di Spoleto compresa Assisi, togliendolo al duca Corrado di Lützen.
Ciò portò ad una rivolta del popolo contro i nobili della città, asserviti all’imperatore e sfruttatori dei loro concittadini, essi furono cacciati dalla rocca di Assisi e si rifugiarono a Perugia; poi con l’aiuto dei perugini mossero guerra ad Assisi (1202-1203).
Francesco, con lo spirito dell’avventura che l’aveva sempre infiammato, si buttò nella lotta fra le due città così vicine e così nemiche.
Dopo la disfatta subita dagli assisiani a Ponte San Giovanni, egli fu fatto prigioniero dai perugini a fine 1203 e restò in carcere per un lungo terribile anno; dopo che i suoi familiari ebbero pagato un consistente riscatto, Francesco ritornò in famiglia con la salute ormai compromessa.
La madre lo curò amorevolmente durante la lunga malattia; ma una volta guarito egli non era più quello di prima, la sofferenza aveva scavato nel suo animo un’indelebile solco, non sentiva più nessuna attrattiva per la vita spensierata e i suoi antichi amici non potevano più stimolarlo.
Come ogni animo nobile del suo tempo, pensò di arruolarsi nella cavalleria del conte Gualtiero di Brenne, che in Puglia combatteva per il papa; ma giunto a Spoleto cadde in preda ad uno strano malessere e la notte ebbe un sogno rivelatore con una voce misteriosa che lo invitava a “servire il padrone invece che il servo” e quindi di ritornare ad Assisi.
Colpito dalla rivelazione, tornò alla sua città, accolto con preoccupazione dal padre e con una certa disapprovazione di buona parte dei concittadini.
Lasciò definitivamente le allegre brigate per dedicarsi ad una vita d’intensa meditazione e pietà, avvertendo nel suo cuore il desiderio di servire il gran Re, ma non sapendo come; andò anche in pellegrinaggio a San Pietro in Roma con la speranza di trovare chiarezza.
Ritornato deluso ad Assisi, continuò nelle opere di carità verso i poveri ed i lebbrosi, ma fu solo nell’autunno 1205 che Dio gli parlò; era assorto in preghiera nella chiesetta campestre di San Damiano e mentre fissava un crocifisso bizantino, udì per tre volte questo invito: “Francesco va’ e ripara la mia chiesa, che come vedi, cade tutta in rovina”.
Pieno di stupore, Francesco interpretò il comando come riferendosi alla cadente chiesetta di San Damiano, pertanto si mise a ripararla con il lavoro delle sue mani, utilizzando anche il denaro paterno.
A questo punto il padre, considerandolo ormai irrecuperabile, anzi pericoloso per sé e per gli altri, lo denunziò al tribunale del vescovo come dilapidatore dei beni di famiglia; notissima è la scena in cui Francesco denudatosi dai vestiti, li restituì al padre mentre il vescovo di Assisi Guido II, lo copriva con il mantello, a significare la sua protezione.
Il giovane fu affidato ai benedettini con la speranza che potesse trovare nel monastero la soddisfazione alle sue esigenze spirituali; i rapporti con i monaci furono buoni, ma non era quella la sua strada e ben presto riprese la sua vita di “araldo di Gesù re”, indossò i panni del penitente e prese a girare per le strade di Assisi e dei paesi vicini, pregando, servendo i più poveri, consolando i lebbrosi e ricostruendo oltre San Damiano, le chiesette diroccate di San Pietro alla Spira e della Porziuncola.
La vocazione alla povertà e l’inizio della sua missione
Nell’aprile del 1208, durante la celebrazione della Messa alla Porziuncola, ascoltando dal celebrante la lettura del Vangelo sulla missione degli Apostoli, Francesco comprese che le parole di Gesù riportate da Matteo (10, 9-10) si riferivano a lui: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. E in qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza”.
Era la risposta alle sue preghiere e domande che da tempo attendeva; comprese allora che le parole del Crocifisso a San Damiano non si riferivano alla ricostruzione del piccolo tempio, ma al rinnovamento della Chiesa nei suoi membri; depose allora i panni del penitente e prese la veste “minoritica”, cingendosi i fianchi con una rude corda e coprendosi il capo con il cappuccio in uso presso i contadini del tempo e camminando a piedi scalzi.
Iniziò così la vita e missione apostolica, sposando “madonna Povertà” tanto da essere poi definito “il Poverello di Assisi”, predicando con l’esempio e la parola il Vangelo come i primi apostoli.
Francesco apparve in un momento particolarmente difficile per la vita della Chiesa, travagliata da continue crisi provocate dal sorgere di movimenti di riforma ereticali e lotte di natura politica, in cui il papato era allora uno dei massimi protagonisti.
In un ambiente corrotto da ecclesiastici indegni e dalle violenze della società feudale, egli non prese alcuna posizione critica, né aspirò al ruolo di riformatore dei costumi morali della Chiesa, ma ad essa si rivolse sempre con animo di figlio devoto e obbediente.
Rendendosi interprete di sentimenti diffusi nel suo tempo, prese a predicare la pace, l’uguaglianza fra gli uomini, il distacco dalle ricchezze e la dignità della povertà, l’amore per tutte le creature di Dio e al disopra di ogni cosa, la venuta del regno di Dio.
Inizio dell’Ordine dei Frati Minori
Ben presto attirati dalla sua predicazione, si affiancarono a Francesco, quelli che sarebbero diventati suoi inseparabili compagni nella nuova vita: Bernardo di Quintavalle un ricco mercante, Pietro Cattani dottore in legge, Egidio contadino e poco dopo anche Leone, Rufino, Elia, Ginepro ed altri fino al numero di dodici, proprio come gli Apostoli, formanti una specie di ‘fraternità’ di chierici e laici, che vivevano alla luce di un semplice proposito di ispirazione evangelica.
Il loro era un vivere alla lettera il Vangelo, senza preoccupazioni teologiche e senza ambizioni riformatrici o contestazioni morali, indicando così una nuova vita a chi voleva vivere in carità e povertà all’interno della Chiesa; per la loro obbedienza alla gerarchia ecclesiastica, il vescovo di Assisi Guido prese a proteggerli, seguendoli con interesse e permettendo loro di predicare.
Ai primi del 1209 il gruppo si riuniva in una capanna nella località di Rivotorto, nella pianura sottostante la città di Assisi, presso la Porziuncola, iniziando così la “prima scuola” di formazione, dove durante un intero anno Francesco trasmise ai compagni il suo carisma, alternando alla preghiera, l’assistenza ai lebbrosi, la questua per sostenersi e per riparare le chiese danneggiate.
Giacché ormai essi sconfinavano fuori dalla competenza della diocesi, e ciò poteva procurare problemi, il vescovo Guido consigliò Francesco e il suo gruppo di recarsi a Roma dal papa Innocenzo III per farsi approvare la prima breve Proto-Regola del nuovo Ordine dei Frati Minori.
Regola che fu approvata oralmente dal papa, dopo un suggestivo incontro con il gruppetto, vestito dalla rozza tunica e scalzo, colpito fra l’altro da “quel giovane piccolo dagli occhi ardenti”; nacque così ufficialmente l’Ordine dei Frati Minori, che riceveva la tonsura entrando a far parte del clero; sembra che in quest’occasione Francesco abbia ricevuto il diaconato.
Chiara e le clarisse
Tutta Assisi parlava delle ‘bizzarie’ del giovane Francesco, che viveva in povertà con i compagni laggiù nella pianura e che spesso saliva in città a predicare il Vangelo con il permesso del vescovo, augurando a tutti “pace e bene”; nella primavera del 1209 aveva predicato perfino nella cattedrale di S. Rufino, dove nell’attigua piazza abitava la nobile famiglia degli Affreduccio e sicuramente in quell’occasione, fra i fedeli che ascoltavano, c’era la giovanissima figlia Chiara.
Colpita dalle sue parole, prese ad innamorarsi dei suoi ideali di povertà evangelica e cominciò a contattarlo, accompagnata dall’amica Bona di Guelfuccio e inviandogli spesso un poco di denaro.
Nella notte seguente la Domenica delle Palme del 1211, abbandonò di nascosto il suo palazzo e correndo al buio attraverso i campi, giunse fino alla Porziuncola dove chiese a Francesco di dargli Dio, quel Dio che lui aveva trovato e col quale conviveva.
Francesco, davanti all’altare della Vergine, le tagliò la bionda e lunga capigliatura (ancora oggi conservata) consacrandola al Signore.
Poi l’accompagnò al monastero delle benedettine a Bastia, per sottrarla all’ira dei parenti, i quali dopo un colloquio con Chiara che mostrò loro il capo senza capelli, si convinsero a lasciarla andare.
Successivamente Chiara e le compagne che l’avevano raggiunta, si spostò dopo alterne vicende, nel piccolo convento annesso alla chiesetta di San Damiano, dove nel 1215 a 22 anni Chiara fu nominata badessa; Francesco dettò alle “Povere donne recluse di S. Damiano” (il nome ‘Clarisse’ fu preso dopo la morte di s. Chiara) una prima Regola di vita, sostituita più tardi da quella della stessa santa.
Chiara con le compagne, sarà l’incarnazione al femminile dell’ideale francescano, a cui si assoceranno tante successive Congregazioni di religiose.
L’ideale missionario
Francesco non desiderò solo per sé e i suoi frati, l’evangelizzazione del mondo cristiano deviato dagli originari principi evangelici, ma anche raggiungere i non credenti, specie i saraceni, come venivano chiamati allora i musulmani.
Se in quell’epoca i rapporti fra il mondo cristiano e quello musulmano erano tipicamente di lotta, Francesco volle capovolgere questa mentalità, vedendo per primo in loro dei fratelli a cui annunciare il Vangelo, non con le armi ma offrendolo con amore e se necessario subire anche il martirio.
Mandò per questo i suoi frati prima dai Mori in Spagna, dove vennero condannati a morte e poi graziati dal Sultano e dopo in Marocco, dove il gruppo di frati composti da Berardo, Pietro, Accursio, Adiuto, Ottone, mentre predicavano, furono arrestati, imprigionati, flagellati e infine decapitati il 16 gennaio 1220.
Il ritorno in Portogallo dei corpi dei protomartiri, suscitò la vocazione francescana nell’allora canonico regolare di S. Agostino, il dotto portoghese e futuro santo, Antonio da Padova.
Francesco non si scoraggiò, nel 1219-1220 volle tentare personalmente l’impresa missionaria diretto in Marocco, ma una tempesta spinse la nave sulla costa dalmata, il secondo tentativo lo fece arrivare in Spagna, occupata dai musulmani, ma si ammalò e dovette tornare indietro, infine un terzo tentativo lo fece approdare in Palestina, dove si presentò al sultano egiziano Al-Malik al Kamil nei pressi del fiume Nilo, che lo ricevette con onore, ascoltandolo con interesse; il sultano non si convertì, ma Francesco poté dimostrare che il dialogo dell’amore poteva essere possibile fra le due grandi religioni monoteiste, dalle comuni origini in Abramo.
La seconda Regola
Verso la metà del 1220, Francesco dovette ritornare in Italia per rimettere ordine fra i suoi frati, cresciuti ormai in numero considerevole, per cui l’originaria breve Regola era diventata insufficiente con la sua rigidità.
Il Poverello non aveva inteso fondare conventi ma solo delle ‘fraternità’, piccoli gruppi di fratelli che vivessero in mezzo al mondo, mostrando che la felicità non era nel possedere le cose ma nel vivere in perfetta armonia secondo i comandamenti di Dio.
Ma la folla di frati ormai sparsi per tutta l’Italia, poneva dei problemi di organizzazione, di formazione, di studio, di adattamento alle necessità dell’apostolato in un mondo sempre in evoluzione; quindi il vivere in povertà non poteva condizionare gli altri aspetti del vivere nel mondo.
Nell’affollato “capitolo delle stuoia”, tenutosi ad Assisi nel 1221, Francesco autorizzò il dotto Antonio venuto da Lisbona, d’insegnare ai frati la sacra teologia a Bologna, specie a quelli addetti alla predicazione e alle confessioni.
La nuova Regola fu dettata da Francesco a frate Leone, accolta con soddisfazione dal cardinale protettore dell’Ordine, Ugolino de’ Conti, futuro papa Gregorio IX e da tutti i frati; venne approvata il 29 novembre 1223 da papa Onorio III.
In essa si ribadiva la povertà, il lavoro manuale, la predicazione, la missione tra gl’infedeli e l’equilibrio tra azione e contemplazione; si permetteva ai frati di avere delle Case di formazione per i novizi, si stemperò un poco il concetto di divieto della proprietà.
Il presepe vivente di Greccio
La notte del 24 dicembre 1223, Francesco si sentì invadere il cuore di tenerezza e di slancio volle rivivere nella selva di Greccio, vicino Rieti, l’umile nascita di Gesù Bambino con figure viventi.
Nacque così la bella e suggestiva tradizione del Presepio nel mondo cristiano, che sarà ripresa dall’arte e dalla devozione popolare lungo i secoli successivi, con l’apporto dell’opera di grandi artisti, tale da costituire un filone dell’arte a sé stante, comprendenti orafi, scenografi, pittori, scultori, costumisti, architetti; il cui apice per magnificenza, realismo, suggestività, si ammira nel Presepe settecentesco napoletano.
Il suo Calvario personale
Ormai minato nel fisico per le malattie, per le fatiche, i continui spostamenti e digiuni, Francesco fu costretto a distaccarsi dal mondo e dal governo dell’Ordine, che aveva creato pur non avendone l’intenzione.
Nell’estate del 1224 si ritirò sul Monte della Verna (Alverna) nel Casentino, insieme ad alcuni dei suoi primi compagni, per celebrare con il digiuno e intensa partecipazione alla Passione di Cristo, la “Quaresima di San Michele Arcangelo”.
La mattina del 14 settembre, festa della Esaltazione della Santa Croce, mentre pregava su un fianco del monte, vide scendere dal cielo un serafino con sei ali di fiamma e di luce, che gli si avvicinò in volo rimanendo sospeso nell’aria.
Fra le ali del serafino, Francesco vide lampeggiare la figura di un uomo con mani e piedi distesi e inchiodati ad una croce; quando la visione scomparve lasciò nel cuore di Francesco un ammirabile ardore e nella carne i segni della crocifissione; per la prima volta nella storia della santità cattolica, si era verificato il miracolo delle stimmate.
Disceso dalla Verna, visibilmente dolorante e trasformato, volle ritornare ad Assisi; era anche prostrato da varie malattie, allo stomaco, alla milza e al fegato, con frequenti emottisi, inoltre la vista lo stava lasciando, a causa di un tracoma contratto durante il suo viaggio in Oriente.
Il lungo declino fisico, il “Cantico delle creature”, la morte
Dopo le ultime prediche all’inizio del 1225, Francesco si rifugiò a San Damiano, nel piccolo convento annesso alla chiesetta da lui restaurata tanti anni prima e dove viveva Chiara e le sue suore.
E in questo suggestivo e spirituale luogo di preghiera, egli compose il famoso “Cantico di frate Sole” o “Cantico delle Creature”, sublime poesia, ove si comprende quanto Francesco fosse penetrato nella più intima realtà della natura, contemplando sotto ogni creatura l’adorabile presenza di Dio.
Se la fede gli aveva fatto riscoprire la fratellanza universale degli uomini, tutti figli dello stesso Padre, nel ‘Cantico’ egli coglieva il legame d’amore che lega tutte le creature, animate ed inanimate, tra loro e con l’uomo, in un abbraccio planetario di fratelli e sorelle che hanno un solo scopo, dare gloria a Dio.
In questo periodo, ospite per un certo tempo nel palazzo vescovile, dettò anche il suo famoso ‘Testamento’, l’ultimo messaggio d’amore del Poverello ai suoi figli, affinché rimanessero fedeli a madonna Povertà.
Poi per l’interessamento del cardinale Ugolino e di frate Elia, Francesco accettò di sottoporsi alle cure dei medici della corte papale a Rieti; poi ancora a Fabriano, Siena e Cortona, ma nell’estate del 1226 non solo non era migliorato, ma si fece sempre più evidente il sorgere di un’altra grave malattia, l’idropisia.
Dopo un’altra sosta a Bagnara sulle montagne vicino a Nocera Umbra, perché potesse avere un po’ di refrigerio, i frati visto l’aggravarsi delle sue condizioni, decisero di trasportarlo ad Assisi e su sua richiesta all’amata Porziuncola, dove a tarda sera del 3 ottobre 1226, Francesco morì recitando il salmo 141, adagiato sulla nuda terra, aveva circa 45 anni.
Le allodole, amanti della luce e timorose del buio, nonostante che fosse già sera, vennero a roteare sul tetto dell’infermeria, a salutare con gioia il santo, che un giorno (fra Camara e Bevagna), aveva invitato gli uccelli a cantare lodando il Signore; e in altra occasione in un campo verso Montefalco aveva tenuto loro una predica, che gli uccelli immobili ascoltarono, esplodendo poi in cinguetii e voli di gioia.
La mattina del 4 ottobre, il suo corpo fu traslato con una solenne processione dalla Porziuncola alla chiesa parrocchiale di S. Giorgio ad Assisi, dove era stato battezzato e dove aveva cominciato nel 1208 la predicazione.
Lungo il percorso il corteo si fermò a San Damiano, dove la cassa fu aperta, affinché santa Chiara e le sue “povere donne” potessero baciargli le stimmate.
Nella chiesa di San Giorgio rimase tumulato fino al 1230, quando venne portato nella Basilica inferiore, costruita da frate Elia, diventato Ministro Generale dell’Ordine.
Intanto il 16 luglio 1228, papa Gregorio IX a meno di due anni dalla morte, proclamò Santo il Poverello d’Assisi, alla presenza della madre madonna Pica, del fratello Angelo e altri parenti, del Vescovo Guido di Assisi, di numerosi cardinali e vescovi e di una folla di popolo mai vista, fissandone la festa al 4 ottobre.

Preghiera semplice attribuita a S. Francesco

Preghiera semplice attribuita a S. Francesco
(sarebbe bene recitarla tutti i giorni)
Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace:
Dove c’è odio, io porti l’amore
.

Dove c’è offesa, io porti il perdono.
Dove c’è discordia,io porti l’unione.
Dove c’è l’errore, io porti la verità.
Dove c’è dubbio, io porti la fede.
Dove c’è disperazione, io porti la speranza.
Dove ci sono le tenebre, io porti la luce.
Dove c’è tristezza, io porti la gioia.
Oh divino Maestro, che io non cerchi tanto
Di essere consolato,
quanto di consolare.
Di essere compreso,
quanto di comprendere.
Di essere amato, quanto di amare.
Infatti:
Dando, si riceve
Dimenticandosi, si trova comprensione.
Perdonando, si è perdonati.
Morendo, si risuscita alla Vita.

PREGHIERA A SAN FRANCESCO PATRONO D’ ITALIA

O Serafico San Francesco, Patrono d’Italia,
tu che rinnovasti il mondo nello spirito di Gesù Cristo, ascoltaci!
L’avidità delle ricchezze, l’insidia dei piaceri,
la follia del disordine tornano ad offuscare le menti e ad agghiacciare i cuori.
Tu che fosti segnato dalle stimmate della Passione,
fa che il Sangue di Cristo infiammi tutti i popoli e ci comunichi la tua luce,
il tuo amore, il tuo spirito.
Tu conosci le anime, le opere,
le ansie e le speranze nostre: benedicile!
Proteggi la Chiesa, proteggi l’Italia di cui sei Patrono, proteggi il mondo intero,
suscita sul cammino di tutti gli uomini un desiderio fecondo di Pace e Bene,
nel quale soltanto è perfetta letizia.


Così sia.

 

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NOVENA A SAN FRANCESCO D’ASSISI- dal 25 settembre al 3 ottobre

 
PRIMO GIORNO


Chiediamo a Dio, con la preghiera, che ci illumini sulle scelte della nostra vita e cerchiamo di imitare la prontezza e l’entusiasmo di Francesco nell’adempiere alla volontà di Dio.

SECONDO GIORNO

Imitiamo san Francesco nel contemplare la creazione come lo specchio del Creatore; ringraziamo Dio per il dono della creazione; cerchiamo di avere sempre rispetto per ogni creatura, perché espressione dell’amore del Creatore; riconosciamo in ogni essere creato un nostro fratello.

Padre, Ave, Gloria
 

TERZO GIORNO

Francesco, con la sua umiltà, ci esorta a non esaltarci né di fronte agli uomini né di fronte a Dio; a dare onore e gloria a Dio per quanto Egli opera per nostro mezzo.

QUARTO GIORNO

San Francesco e santa Chiara ci ricordano che è necessario trovare il tempo per la preghiera, alimento spirituale della nostra anima. La castità perfetta non c’impone di evitare le creature di sesso diverso dal nostro, ma ci chiede di amarle solo di un amore che anticipa su questa terra quell’amore che potremo esprimere pienamente in Cielo dove saremo “simili agli angeli” (Mc 12,25).

QUINTO GIORNO

San Francesco sosteneva che “si sale prima in Cielo da un tugurio che da un palazzo”. Ricercava sempre la santa semplicità e non permetteva che la strettezza del luogo trattenesse le espansioni del cuore. San Francesco, il “poverello di Assisi”, con il suo distacco dalle cose di questo mondo nell’imitazione di Cristo, ci ricorda che Gesù volle scegliere per sé e per sua Madre la povertà: è bene essere distaccati dalle cose della terra per essere sempre più protesi verso le realtà del Cielo.

SESTO GIORNO

L’esempio di san Francesco deve farci riflettere sulla necessità di mortificare i desideri del corpo affinché siano sempre subordinati alle esigenze dello spirito.

SETTIMO GIORNO

an Francesco riuscì a superare le difficoltà con umiltà e letizia. Il suo esempio ci esorta a saper accettare anche le opposizioni dei piu vicini e dei più cari quando Dio ci invita per una via che essi non condividono, e a saper accettare anche con umiltà i contrasti nell’ambiente in cui quotidianamente viviamo, ma difendendo con fermezza quanto ci sembra utile per il bene nostro e di coloro che ci stanno vicino, soprattutto per la gloria di Dio.

OTTAVO GIORNO

Chiediamo a san Francesco la sua gioia e serenità nelle malattie, pensando che la sofferenza è un grande dono di Dio e va offerta al Padre pura, senza essere rovinata dai nostri lamenti. Seguendo l’esempio di Francesco sopportiamo le malattie con pazienza senza far pesare il nostro dolore agli altri. Cerchiamo di ringraziare il Signore non solo quando ci dona la gioia ma anche quando permette le malattie.

NONO GIORNO

rancesco, con il suo esempio di accettazione gioiosa di “sorella morte”, ci invita a vivere ogni istante della nostra vita terrena come mezzo per conseguire la gioia eterna che sarà premio dei beati.

San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria Padre, Ave, Gloria

San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

San Francesco e Santa Chiara, pregate per noi.
Padre, Ave, Gloria


San Francesco, prega per noi.
Padre, Ave, Gloria

San Francesco, prega per noi.