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Antologia di brani di lettere di amicizia spirituale di S. FRANCESCO DI SALES a S. GIOVANNA FRANCESCA DI CHANTAL

Antologia di brani di lettere di amicizia spirituale di S. FRANCESCO DI SALES a S. GIOVANNA FRANCESCA DI CHANTAL

L. 76 – «Dio, mi pare, mi abbia dato a voi. Ne sono più che sicuro a ogni ora. È tutto quello che vi posso dire». 

L. 77– «Quanto più mi allontano da voi esteriormente, tanto più mi sento legato a voi interiormente» 

L. 79 – «Quale importanza può avere per voi sapere se mi potete considerare come il vostro direttore spirituale, quando sapete che la mia anima è in voi e io so che la vostra è in me? Io so che avete una piena e perfetta fiducia nel mio affetto: di questo non dubito assolutamente, e ne ricevo consolazione. Sappiate anche, ve ne prego, e credete fermamente che io ho una viva e straordinaria volontà di servire il vostro spirito con tutta la capacità delle mie forze, non saprei spiegarvi la qualità né la grandezza di questo desiderio che sento del vostro servizio spirituale; ma vi dirò decisamente che io penso che venga da Dio e, quindi, lo coltiverò con grande amore e, ogni giorno, lo vedo crescere e di latarsi visibilmente. Se lo stimassi conveniente, vi direi ancora qualcosa di più, e direi la verità, ma bisogna che mi fermi qui. Ora, mia buona Signora, potete vedere assai bene la misura con cui vi potete servire di me e quanta fiducia potete riporre in me. Mettete a profitto il mio affetto e usate di tutto quello che Dio mi ha dato per il servizio del vostro spirito. Eccomi qui tutto vostro; e non pensate più sotto qual nome o in quale misura io lo sia. Dio mi ha dato a voi; consideratemi come vostro in Lui e chiamatemi come meglio vi piacerà: questo non ha importanza. Per tagliare la strada a tutte le obiezioni che potrebbero sorgere nel vostro spirito, è necessario che vi dica ancora di non aver mai inteso che, fra noi, vi fosse un legame che non compo rtasse qualche obbligo, se non quello della carità e della perfetta amicizia cristiana. […] Ecco, mia buona sorella (e permettetemi di chiamarvi con questo nome che è quello con cui gli Apostoli e i primi cristiani usavano esprimere il loro amore vicendevo le); ecco il nostro legame, ecco le nostre catene che, quanto più ci stringeranno, tanta maggior gioia e libertà ci daranno; nulla è più flessibile e nulla è più tenace che queste catene. Tenetemi dunque molto strettamente legato a voi, e non datevi pensiero di saper altro, se non che questo legame non è contrario a nessun altro, sia di voto che di matrimonio. Sotto questo aspetto, state dunque perfettamente in pace». 

L. 80 – «In secondo luogo, carissima Sorella, sappiate che, come vi ho detto, fin dalla prima volta che mi manifestaste la vostra anima, Dio mi diede un grande amore al vostro spirito; e quando mi vi manifestaste in un modo più particolare, si creò, fra la mia anima e la vostra, un legame d’affetto molto più stretto, che m’indusse a scrivervi che Dio mi aveva dato a voi, pensando che non si potesse più aggiungere nulla all’affetto che sentivo nel mio spirito, specialmente quando pregavo per voi. Ma ora, carissima Figlia, si è aggiunto a quello un affetto nuovo d’un genere che, mi pare, non si può definire, ma ha come effetto una grande soavità interiore che provo quando vi auguro la perfezione dell’amore di Dio e le altre benedizioni spirituali. No, non aggiungo nessun fronzolo alla verità: parlo della presenza del Dio del mio cuore e del vostro. Ogni affetto è diverso da tutti gli altri. Quello che provo per voi mi consola immensamente, e, per dir tutto in una parola, mi è immensamente benefico. Tenete tutto questo come pura verità e non dubitatene più. Non volevo dire tanto, ma una parola tir a l’altra; e spero che prenderete tutto in bene. È una cosa meravigliosa, mi pare, Figlia mia: la santa Chiesa di Dio, a imitazione del suo Sposo, non ci insegna a pregare per noi individualmente, ma sempre per noi e per i nostri fratelli cristiani. «Dacci », dice, «Concedici», usando sempre il plurale. non mi era mai accaduto di sentire il mio spirito legato a una persona particolare quando usavo certe espressioni; però, da quando sono partito da Digione, se dico noi , mi vengono in mente parecchie persone p articolari che mi sono raccomandate, e, quasi sempre, voi siete la prima. e se, qualche volta, ma raramente, non venite per prima, venite per ultima per rimanere più a lungo. Si può dire di più? Ma per amore di Dio, che queste cose non vengano confidate a nessuno, perché ho veramente detto troppo, sebbene abbia parlato con assoluta verità e sincerità […] Se dessi retta a me stesso non metterei mai fine a questa lettera, scritta col solo intento di rispondervi. Voglio però terminarla chiedendovi una grande a ssistenza delle vostre preghiere. Io non prego mai senza avervi come partecipe delle mie suppliche, e non saluto i miei Angeli senza salutare anche il vostro. Ricambiatemi il favore e così faccia anche Celso Benigno [figlio della Chantal]

 L. 82 – «Prego questo santo benedetto è [Sainte – Claude] , testimone della sincerità e dell’integrità del cuore col quale vi amo nel nostro Signore e nostro comune Maestro, a impetrarvi dalla sua santa bontà l’assistenza dello Spirito Santo che ci è necessaria per entrare davvero nel riposo del tabernacolo della Chiesa. Sia detto una volta per sempre: sì, Dio mi ha dato a voi; voglio dire che mi ha dato in un modo unico, intero, irrevocabile». 

L. 83 – «Sono d’accordo che facciate vedere i miei consigli che si riferiscono alla vostra coscienza al vostro confessore, ma non le mie lettere, che sono un po’ troppo semplici e cordiali per essere vedute da altri occhi che non siano altrettanto semplici e pienamente corrispondenti alla mia intenzione tutta franca e leale nei vost ri confronti».

 L. 89 – «in quattro parole vi dirò ora qualcosa di me. Vorrei che poteste vedere perfettamente tutto il mio intimo, se le mie imperfezioni non vi scandalizzassero…… non vi dirò nulla della grandezza del mio cuore nei vostri riguardi: vi dirò solo che è molto superiore a tutto quello che si può immaginare. E il mio affetto per voi è candido come la neve e più puro del sole. Per questo durante questa lontananza, gli ho lasciato le briglie sul collo, permettendogli di correre a suo piacimento. Oh, Signore Dio! come si potrebbe dire quale consolazione debba essere, in Cielo, amarsi in un pieno mare di carità, quando i piccoli ruscelli di quaggiù ne possono procurare tanta?». 

L. 101– «… Che Dio mi renda davvero bambino nell’innocenza e nella semplicità! Ma non sono veramente semplice quando vi dico queste cose? Non c’è rimedio voglio farvi vedere il mio cuore così come è in tutta la varietà dei suoi movimenti, perché, come dice l’Apostolo [2Cor 12,6] , voi non pensate di me più di quello che è in me». 

L. 102 – «Coraggio, coraggio! Gesù è nostro: che i nostri cuori siano sempre i suoi. Egli mi ha reso, mia cara Figlia, e mi rende ogni giorno più, mi pare, o almeno, mi rende sempre più sensibilmente, sempre più soavemente del tutto, in tutto e senza riserve, unicamente, inviolabilmente vostro in Lui e per Lui, al quale sia onore e gloria per tutti secoli dei secoli insieme con la sua santa Madre». 

L. 103 – «Non potreste credere quanto il cuore si conferma sempre più nelle nostre risoluzioni e come tutto concorre a confermarlo maggiormente. Io provo una soavità straordinaria per tali risoluzioni, come anche per l’amore che vi porto, e amo questo amore in un modo incomparabile. Esso è forte, ampio, senza misura né riserva, ma dolce, facile, purissimo e tranquillissimo; in una parola, se non m’inganno, è un amore che vive solo di Dio, perché dunque non lo dovrei amare? ma dove vado io? non intendo più tornare su queste parole, che sono troppo vere e prive d’ogni pericolo. Dio che vede tutte le pieghe del mio cuore, sa che, in questo, non vi è nulla che non sia per Lui e secondo Lui, senza il quale non intendo essere nulla per nessuno, con non intendo che nessuno sia qualcosa per me, ma in Lui, intendo non solo conservare, ma nutrire, e molto teneramen te, questo affetto unico. Ma lo confesso, il mio spirito non aveva il permesso di effondersi in questo modo, è sfuggito al mio controllo, e bisogna perdonarlo per questa volta, a condizione che non ne faccia più parola». 

L. 106 – «E poiché il mio cuore mi spinge a comunicarvi ogni piccola consolazione che mi capita (cosa che non farei con nessun altra creatura), vi dico che, negli ultimi tre giorni, ho sperimentato un piacere incomparabile pensando al grande onore che ha un cuore che può parlare da solo a solo al suo Dio…» 

L. 111 – «Gesù, nelle viscere del quale la mia anima ama la vostra in un modo unico, sia sempre la nostra consolazione, Figlia mia». 

L. 117 – «…E quando io parlo della mia anima, intendo parlare della mia anima tutta intera compren – dendo, quindi, anche quella che Dio mi ha unita inseparabilmente…… […] Oh Dio! perché mai vi dico tutto questo, se non perché il mio cuore si apre e si spalanca senza riserve quando è a contatto col vostro?… […] Credete che la prima parola che vi scrissi, cio è che Dio mi aveva dato a voi, esprimeva la verità; e i sentimenti che ne derivano sono ogni giorno più forti nella mia anima». 

L. 120 – «Perché mai pensiamo che Egli abbia voluto fare dei due un cuore solo, se non perché questo cuore sia straordinariamente audace, valoroso, coraggioso, costante e innamorato del suo Creatore e del suo Salvatore nel quale e per il quale io sono tutto vostro?» . J . M . J .

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PREGHIERA PER GLI AMICI – S. Anselmo

Signore, tu ci hai comandato di amare tutti gli uomini in te e per te: per tutti imploro la Tua clemenza.   Ci sono però molti per i quali Tu hai impresso nel mio cuore un affetto più intimo e familiare: a loro voglio bene con più ardore, per loro voglio pregare con più intensità.
Abbracciali nel Tuo amore, Tu che sei la fonte dell’amore, Tu che mi comandi di amarli e insieme me ne dai la capacità. Se la mia preghiera non vale ad ottenere per loro dei vantaggi perché ti è offerta da un peccatore, valga almeno perché nasce in risposta ad un Tuo comando.
Per te, dunque, che sei l’autore e la fonte dell’amore, per Te, e non per me, continua ad amarli, e fa’ che essi pure Ti amino con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, così che possano volere, dire e fare solo quanto piace a Te e giova al loro bene.
La mia preghiera è troppo tiepida, poiché debole è la fiamma del mio amore, ma Tu, che sei ricco di misericordia, non misurare i doni che Ti chiedo per gli amici sul torpore delle mie invocazioni, ma come la Tua benignità supera ogni amore umano, così la Tua risposta trascenda lo scarso fervore della mia supplica.

Fa’ per loro e con loro, Signore, quanto li aiuta a procedere nel cammino che hai tracciato per loro, così che siano sempre e ovunque guidati e protetti da Te, fino a che raggiungano la sicurezza gloriosa del cielo. (S.  Anselmo)

Le vere amicizie

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 – 1932).

 
L’amicizia può essere mezzo di santificazione o serio ostacolo alla perfezione, secondo che è soprannaturale o naturale e sensibile. […]


1° DELLE VERE AMICIZIE.

Ne diremo la natura e i vantaggi.

595.   A) Natura. — a) Essendo l’amicizia una mutua comunicazione tra due persone, si specifica innanzi tutto secondo la varietà delle comunicazioni e la qualità dei beni che si comunicano. Il che viene molto bene spiegato da S. Francesco di Sales: “Quanto più squisite saranno le virtù in cui comunicate, tanto più perfetta sarà l’amicizia. Se comunicate in scienze, l’amicizia è certamente assai lodevole; più lodevole ancora se comunicate in virtù, nella prudenza, nella moderazione, nella fortezza, nella giustizia. Se poi la vostra mutua comunicazione riguarda la carità, la devozione, la perfezione cristiana, oh Dio! quanto preziosa sarà l’amicizia! Sarà eccellente perchè viene da Dio, eccellente perchè tende a Dio, eccellente perchè ne è vincolo Dio, eccellente perchè durerà eternamente in Dio! Oh! che buona cosa è amare sulla terra come si ama in cielo e imparare ad averci in questo mondo quella reciproca tenerezza che ci avremo eternamente nell’altro!”

La vera amicizia è dunque in generale un’intima corrispondenza tra due anime per farsi scambievolmente del bene. Può restare semplicemente onesta, se i beni che si comunicano sono di ordine naturale. Ma l’amicizia soprannaturale è di ordine assai superiore. È un’intima corrispondenza tra due anime che si amano in Dio e per Dio, a fine di scambievolmente aiutarsi a perfezionar la vita divina che possedono. Fine ultimo ne è la gloria di Dio, fine immediato il progresso spirituale, e Gesù il vincolo di unione tra i due amici. Tal è il pensiero del Beato Etelredo […] che il Lacordaire traduce così: “Non posso più amar persona senza che l’anima prenda posto dietro il cuore e che Gesù Cristo venga a fare il terzo in mezzo a noi”.

596.   b) Perciò quest’amicizia, [invece] di essere appassionata, predominante, esclusiva come l’amicizia sensibile, ha per doti la calma, il riserbo e la mutua confidenza. È affetto calmo e moderato, appunto perchè fondato sull’amor di Dio ne partecipa la virtù; onde è pure affetto costante, che va crescendo, al rovescio dell’amore passionale che tende ad affievolirsi. Ed è accompagnata da savio riserbo: [invece] di cercar familiarità e carezze come l’amicizia sensibile, è piena di rispetto e di riservatezza, perchè non desidera altro che comunicazioni spirituali. Questa riservatezza non impedisce però la confidenza; mutuamente stimandosi e vedendo nella persona amata un riflesso delle divine perfezioni, si prova per lei confidenza grandissima, che è del resto reciproca; il che porta intime comunicazioni, perchè si brama di partecipare alle soprannaturali doti dell’amico. Si comunicano quindi i pensieri, i disegni, i desideri di perfezione. E bramando di scambievolmente perfezionarsi, non si peritano di avvertirsi dei difetti e di aiutarsi a correggerli. La mutua confidenza che regna tra i due amici impedisce all’amicizia di diventare inquieta, affannosa, esclusiva; non si ha per male che l’amico abbia altri amici, anzi se ne gode pel bene suo e per quello del prossimo.

597.   B) È chiaro che tale amicizia presenta grandi vantaggi. a) La S. Scrittura ne fa frequenti elogi: “Un amico fedele è tetto robusto, e chi lo trova ha trovato un tesoro… l’amico fedele è balsamo vitale […]. Nostro Signore ce ne diede l’esempio nell’amicizia che ebbe per Giovanni, il quale era conosciuto per “l’amato da Gesù, quem diligebat Jesus”. S. Paolo ha amici a cui porta profondo affetto; soffre della loro assenza e la sua più dolce consolazione è di rivederli; così è inconsolabile perchè non trova Tito al luogo convenuto […]; si rallegra appena lo ritrova […]. Si vede pure quale affetto nutriva per Timoteo e quanto bene gli faceva la sua presenza e che aiuto gli dava a farne anche agli altri; lo chiama quindi suo collaboratore, suo figlio, suo carissimo figlio, suo fratello […].

Anche l’antichità cristiana ci porge illustri esempi di amicizia: uno dei più celebri è quello di S. Basilio e di S. Gregorio Nazianzeno.

598.   b) Da questi esempi si deducono tre ragioni a mostrare quanto utile sia l’amicizia cristiana, specialmente per il sacerdote di ministero.

1) Un amico è una tutela rispetto alla virtù, protectio fortis. Noi sentiamo il bisogno d’aprire il cuore a un intimo confidente; il direttore risponde talora a questo bisogno, ma non sempre: la sua amicizia paterna è diversa dall’amicizia fraterna che cerchiamo noi. Abbiamo bisogno d’un nostro pari con cui poter discorrere con tutta libertà. Se non lo troviamo, correremo pericolo di far confidenze biasimevoli a persone che non sempre riusciranno innocue per noi e per loro.

2) È pure un intimo consigliere a cui apriamo volontieri i dubbi e le difficoltà e che ci aiuta a risolverli; è un monitore savio e affettuoso, che, vedendoci all’opera e sapendo ciò che si dice di noi, ci dirà la verità, facendoci così schivar talora molte imprudenze.

3) È finalmente un consolatore, che ascolterà amorevolmente il racconto delle nostre pene, e troverà nel suo cuore le parole necessarie per addolcirle e confortarci.

599.   Si può chiedere se queste amicizie siano da approvarsi nelle comunità, potendosi infatti temere che portino danno all’affetto che deve unire tutti i membri e che generino gelosie. Bisogna certamente badare che tali amicizie non rechino nocumento alla carità comune, e che siano non solo soprannaturali ma tenute entro i giusti limiti fissati dai superiori. Con queste riserve, anche coteste amicizie hanno i loro vantaggi, perchè i religiosi hanno essi pure bisogno d’un consigliere, d’un consolatore e d’un monitore che sia insieme un amico. Tuttavia anche nelle comunità, anzi più che altrove, bisogna premurosamente evitare tutto ciò che può aver colore di falsa amicizia.

[Brano tratto da “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica”, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 – 1932), trad. P. Filippo Trucco e Can.co Luigi Giunta, Società di S. Giovanni evangelista – Imprimatur Sarzanæ, die 18 Novembris 1927, Can. A. Accorsi, Vic. Gen. – Desclée & Co., 1928]

Parentele Spirituali

 

La Chiesa è edificio, è albero, è corpo, è popolo, è città, è famiglia!

La Chiesa non è folla anonima, non è massa di gente, non è una piazza! Tra i vari membri della Chiesa c’è un rapporto vivo, un rapporto che li unisce perché li rende dono di Dio gli uni per gli altri. In particolare descriviamo i rapporti di vita che sussistono tra noi con termini desunti dall’esperienza familiare, perché sono questi i rapporti gratuiti, immutabili, che non sono nati per nostra scelta, ma sono donati e ricevuti indipendentemente dalla nostra volontà! Io non ho scelto i miei genitori, né ho scelto i miei fratelli e le mie sorelle o i cugini. Queste relazioni mi sono state donate, ed io non le posso rompere, nemmeno quando non sono capace di viverle pienamente in pace e in armonia!

I rapporti tra i vari membri della Chiesa assomigliano a queste relazioni: sono donati da Dio! Io sono stato consegnato agli altri cristiani per essere amato come un fratello e come un figlio. Ed io mi trovo accanto qualcuno che dovrò amare come amerei un fratello o una sorella o un figlio! La nostra parentela è spirituale, dipende dallo Spirito Santo che ci ha uniti a Gesù e al Padre! Sono essi la causa e il fondamento del nostro amore e del nostro servizio reciproco.

Noi non scegliamo i nostri rapporti reciproci, eppure li viviamo nella massima libertà. Liberamente abbiamo scelto di aderire a Gesù, di essere figli di Dio con lui e, fatte le debite distinzioni, come lui.
Chi non vuol vivere i rapporti di figliolanza, fraternità e paternità reciproche decide sostanzialmente di rompere la propria adesione a Gesù: lo rifiuta! E inoltre chi rifiuta lui rifiuta automaticamente la comunione che si vive nella Chiesa!

La libertà che noi viviamo nella Chiesa non è data dalla possibilità di scegliere chi vogliamo, chi ci piace, come nostri fratelli, di scegliere la parrocchia o il gruppo che vogliamo. Questa non è esperienza di libertà o perlomeno della libertà di cui stiamo parlando. La nostra libertà più bella è quella che sperimentiamo nel scegliere Gesù e nell’accogliere poi quelli che egli ci dà come padri, madri, fratelli e sorelle!

 http://www.cinquepani.it/pagine/dettaglio/opuscoli,31/cercati_un_uomo_di_fiducia,103.html#parent

Diventiamo amici di Gesù

 

Voglio farti una proposta che può trasformare la tua vita: Diventa amico di Gesù
Tutti sentiamo il bisogno e desideriamo un amico, abbiamo bisogno di dialogare con lui, ci può aiutare a dare nuovi stimoli alla nostra esistenza.

Un amico è indispensabile.

Gesù si è chiamato nostro amico, Giovanni 15:15: Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.

Adesso cerchiamo di scoprire nei vangeli le caratteristiche dell’amicizia di Gesù, i primi discepoli:
Marco 1:16 Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”.E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

È lui che ci sceglie e che bussa per primo alle porte del nostro cuore. A volte pensiamo di essere stati noi ad amare per primi, ma non è così: Gesù ci ha amati per primo Questo significa che la sua amicizia è un dono …è un regalo… e…un regalo va ricevuto con gioia , con gratitudine… un regalo è sempre molto di più di ciò che materialmente è…
un regalo va oltre l’apparenza… un regalo parla di fedeltà ,costanza…di ricerca dell’altro…di futuro… futuro vuol dire che tutto sta per essere costruito…niente viene dato per scontato.

Futuro vuole dire essere aperti all’altro …senza pregiudizi e con grande tenerezza.
L’amicizia con Gesù ci apre orizzonti nuovi.
Noi non riusciremo mai a capire totalmente la portata, le dimensioni, di questo dono immenso che è l’amicizia di Gesù… ci saranno sempre cose nuove da scoprire e da trovare: Marco 1:29 E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.
Gesù non diventa solo amico della persona, ma di tutto il mondo di quella persona. e… questo include l’ambito familiare e tutte le relazioni interpersonali.

Noi tutti siamo, un parte, ciò che abbiamo ricevuto nelle nostre famiglie. Anche lì arriva Gesù…ed è chiaro che il suo arrivo porta purificazione e salvezza.
Forse Pietro non si aspettava la visita di Gesù, ed ancora meno la guarigione di sua suocera. Ma Gesù ci vuole dimostrare che, quando uno accetta la sua amicizia, Lui si occupa di tutto ciò che lo circonda…anche se tu non te lo aspetti o non lo hai chiesto. L’amicizia di Gesù libera dalle convenzioni:
Marco 2:23 In giorno di sabato Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe.I farisei gli dissero: “Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?”.Ma egli rispose loro: “Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?”.E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”.

Gesù vuole i suoi amici liberi da ogni sorta di condizionamento.
Molte volte, la società volendo fare il bene, compie il male…
Nel cercare di aiutare, complica le cose…
L’amico di Gesù non bada a quello che dicono gli altri.
L’amicizia con Gesù spalanca nuovi orizzonti e nuove relazioni, ti libera dalla schiavitù delle idee.
Gesù ti purifica interiormente, ti insegna a basare la tua vita non su ciò che è superfluo e passeggero, ma su ciò che è veramente importante.

Un’amicizia in continua crescita:
Marco 4:26 Diceva: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”.

Essere amici di Gesù significa essere in un processo di crescita.
A Gesù non interessa essere amico di qualcuno solo per dirgli “ti voglio bene” ma soprattutto per dirgli:
“in che cosa ci possiamo aiutare?”
“che cosa possiamo fare perché la nostra amicizia cresca ogni giorno di più?”
Perciò, vedete, non è un’amicizia statica e passiva… è un’amicizia che si rinnova tutti i giorni…perché le persone cambiano tutti i giorni.
E cambiano perché affrontano nuove situazioni…nessuno è uguale ogni giorno che passa…abbiamo sempre qualcosa da condividere con il nostro amico…
Questa amicizia cresce grazie all’opera che Gesù fa nei nostri cuori…Gesù sta costruendo il suo regno (il regno di Dio) all’interno dei suoi amici. Un’amicizia che esige
Marco 4:35 In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: “Passiamo all’altra riva”.E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?”.Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”.

L’amicizia di Gesù richiede fiducia …anche nei momenti più critici ed angosciosi. Ma Gesù sa che, a volte, gli amici si tirano indietro…dubitano…
Questo lo capisce…però li corregge…quando succede.
Gesù ci chiede fiducia e abbandono
Questo ci fa capire che ogni tipo di amicizia, compresa quella di Gesù, può essere rinnovata strada facendo.

L’amicizia che non va mai in crisi, potrebbe essere un’amicizia un po’ superficiale…che non raggiunge mai la profondità.
Gesù non rompe un’amicizia alla prima difficoltà…a volte può essere rattristato …ma non dimentica mai il cammino già percorso.
Gli amici di Gesù si lasciano rimproverare da Lui per migliorare continuamente
Molto spesso l’amico ti accompagna da lontano e in silenzio…
Noi dobbiamo avere il desiderio di cercarlo… di trovarlo …
Perché abbiamo fiducia nella sua azione…siamo sicuri che lo farà …senz’altro…è nostro amico…
Tutto questo presuppone: fiducia…confidenza… abbandono…

Un’amicizia attenta a tutto:
Marco 6:41 Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono e si sfamarono ,e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
A volte limitiamo l’esperienza dell’amicizia con Gesù alla sola sfera spirituale. Gesù non la pensa così. Gesù non vuole che i suoi amici si trovino in difficoltà…vuole che abbiano tutto il necessario per stare bene… Non desidera che i suoi amici abbiano problemi materiali…e provvede per le loro necessità…

Ricordiamolo sempre:
il nostro amico Gesù non ha una visione solo spiritualista o solo materialista dei suoi amici.
Gesù vuole la mia crescita totale…il tuo arricchimento completo…e… non solo il mio …o il tuo …o quello di pochi altri…Gesù vuole il bene di tutti. Gesù desidera un’amicizia basata su ciò che Lui è e non solo su quello che Lui fa.
Molti lo cercano per i suoi miracoli …ma poi lo dimenticano…

Gesù vuole un’amicizia basata sulla fedeltà…gratuita e disinteressata…non fatta di momenti di esaltazione e di momenti di delusione…Lui ti offre e desidera fedeltà

Gesù chiede, dunque, un’amicizia che non si basi sullo straordinario…ma sulla fedeltà. Se uno cerca lo straordinario, senza ciò che è fondamentale nella fede, e cioè il rapporto personale, intimo, con il Signore
Anziché attirare Gesù lo allontanerà.

Ermanno Ugoletti

Tratto :  http://www.ugoletti.com/gesutichiama/index.php?it/11/diventiamo-amici-di-ges

Abbracciarsi.




Abbracciarsi.
Hai mai provato a soffermarti
sulle emozioni e sulle sensazioni
che è in grado di trasmetterti
un abbraccio?
Quando abbracci qualcuno,
non avverti forse
uno straordinario calore umano,
un intenso conforto
e un profondo senso di pace?

Ritengo che l’abbraccio
sia uno dei modi più delicati,
intimi e poetici

con cui possiamo trasmettere
al prossimo la nostra vicinanza,
il nostro affetto
e la nostra più profonda umanità.

L’abbraccio è emozione pura,
un flusso di energia libero e dirompente

in grado di sigillare l’intima connessione
che lega fisicamente e spiritualmente
due individui.

L’abbraccio è in grado di consolare e perdonare,

è capace di esprimere
attraverso il silenzio profondo
amore e solenne amicizia ,
sostituendosi a mille parole
con eleganza e semplicità.

Non risparmiare i tuoi abbracci,
sono un dono prezioso
che puoi elargire in qualunque istante.

Ogni volta che puoi,
abbraccia senza esitazioni
i tuoi genitori e i tuoi fratelli,
abbraccia i tuoi preziosi amici,
stringi a te i tuoi adorati figli,

 apri le tue braccia
e trasmetti senza freni
tutto il tuo affetto
e il tuo calore a chi è intorno a te.
Fai dei tuo abbracci
un oceano di energia,
un flusso intenso e dirompente
da trasmettere a chi
accogli tra le tue braccia.

In una realtà
nella quale i contatti fisici
sono spesso del tutto assenti o superficiali,
violenti e distruttivi,
l’abbraccio rappresenta la via più pura,
semplice e intima

per connetterci al livello più profondo
e segreto con il prossimo.

Abbracciamoci.

È così straordinariamente semplice
e così meravigliosamente magico.

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L’AMICIZIA

L’AMICIZIA

1) immagini di solitudine – compagnia

a) cielo buio di notte con una sola stella e poi una nuvola si sposta e appaino altre stelle a formare una costellazione

b) albero spoglio d’autunno e poi con la primavera grande chioma di foglie

c) fiocco di neve solitario che cade e sta per sciogliersi, poi ne cadono tanti e si forma un bel manto di neve

2) queste immagini ci danno la tristezza della solitudine e la bellezza della compagnia
3) nel cuore dell’uomo c’è il desiderio innato di stare in compagnia. Perché?
4) Dio è Trinità. Da sempre, da prima che creasse l’uomo. E da sempre vive della bellezza dello scambio d’amore tra due persone (Padre e Figlio). Dio ci ha creati a sua immagine, cioè con questo desiderio nel cuore di essere una cosa sola con l’altro.

L’amicizia deriva dalla TRINITÀ

Il desiderio di essere in COMPAGNIA è presente nel cuore dell’uomo perché il cuore dell’uomo deriva da quello di Dio. Anche Dio è Compagnia, perché è tre persone in una.

5) ciascun bambino ha i tratti somatici del padre e della madre… anche il nostro cuore è a immagine del Padre (Dio). Noi che assomigliamo al nostro Padre celeste, abbiamo nel cuore l’immagine della Trinità e quindi il desiderio di non essere soli, ma piuttosto di amare l’altro.
6) una delle espressioni più belle dell’amore per il fratello è l’AMICIZIA. Come si vive bene un’amicizia? L’amicizia è come una piantina che va innaffiata. Se la nutri cresce, dura e metter fiori; se no, per quanto bella sia, si appassisce.
7) come si nutre l’amicizia? Innanzitutto con la condivisione (vivendo le cose insieme – passando del tempo insieme). Poi con il dialogo (conoscersi, aprirsi all’altro, mostrargli ciò che siamo dentro). E il dialogo necessità di verità. Se raccontiamo bugie, agli altri mostriamo ciò che non siamo. Che amico è se non posso dire con lui la verità, senza paura che si offenda o mi giudichi? Impariamo a essere sinceri e ad ascoltare chi si apre con noi senza giudicarlo o metterlo in imbarazzo.
8) fondamentale nutrimento per l’amicizia è l’Unità con Dio. Cioè avere una fede comune, pregare insieme, pregare l’uno per l’altro.
9) si può essere amici per sempre. Dobbiamo desiderare di essere amici per sempre. Pensare al futuro insieme. Altrimenti siamo solo un’ “allegra compagnia” che prima o poi si dividerà.
10) Gesù santifica l’amicizia: anche lui infatti ha degli amici e degli amici del cuore. Con loro dialoga nella verità (in verità vi dico) e condivide esperienza. Prega per loro e li porta nel cuore.
11) voler bene un amico vuol dire “volere il suo bene”, cioè prodigarsi affinché egli riceva cose positive.
12) l’amicizia è anche sacrificio. Per l’amico si fanno sacrifici. E non bisogna mai farglieli pesare. “all’amico zoppo non si chiede di ballare”.