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Lavanda dei piedi, scuola dell’amore.

 
 
 
Giovedì Santo: la lavanda dei piedi;
 è la scuola dell’Amore;
è il vangelo più eucaristico,
perché l’Eucaristia è il massimo dell’abbassamento di Dio;
la lavanda dei piedi è un atteggiamento talmente impossibile
che solo Dio poteva inventarlo.
Non credere di poterci riuscire da solo.
Tutto si gioca su un’umiliazione;
le umiliazioni sono le cose più preziose che abbiamo; s
tiamo parlando un linguaggio incomprensibile al mondo, siamo al Giovedì Santo.
 
Qui non si parla di servizi da vetrina, ma di servizi non gratificanti.
Un servizio che si venga a sapere, con il rischio che qualcuno ti lodi,
perde i connotati della lavanda dei piedi.
Non credere di lavare i piedi quando servi i poveri,
ma quando fai, senza farti accorgere,
un lavoro noioso che toccherebbe a un altro, senza brontolare o farlo pesare.
Quando fai un servizio a uno che soffre molto,
non credere di lavargli i piedi, è lui che lava i piedi a te.

Lavi i piedi quando sei umiliato ingiustamente,
o quando qualcuno ti butta in faccia un difetto in malo modo e tu non ti ribelli,
ma accogli con umiltà la verità da qualunque parte venga,
anche se detta senza carità.
Lavi i piedi quando sopporti con pazienza una persona indigesta.
Lavi i piedi quando per amore del Signore non ti risparmi,
accettando qualsiasi lavoro, senza che qualcuno si accorga,
senza ricevere approvazioni o ringraziamenti.
Colui che lava i piedi è uno schiavo, e dunque uno senza diritti;
per cui tutto quello che riceve, lo riempie di stupore e di gioia.
Lavare i piedi è schiavitù per amore.
Per questo senza la grazia divina è un atteggiamento impossibile all’uomo.
Il lavare i piedi se è autentico, non è episodico, ma dura tutta la vita.
Lavare i piedi è morire ogni giorno e non da eroe.

 

Domenico Machetta e i giovani della comunità di Nazareth

Gesù lava i piedi ai suoi discepoli.

Gesù lava i piedi ai suoi discepoli. Prova a immaginare la scena. Questi uomini grandi che hanno camminato a piedi nudi nella polvere si vedono il Maestro mettersi attorno alla vita un asciugamano e prendere un catino con dell’acqua, chinarsi e fare ciò che spettava agli schiavi. Che significato c’è dietro questo gesto? Lo dice alla fine: Come ho fatto io, fate anche voi. Cioè: di fronte agli altri dovete stare non come padroni, ma come schiavi, come persone capaci di perdonare con l’amore tutte le “polveri” che giorno per giorno si accumulano sulle membra de fratelli. Non ha paura Gesù di perdere qualcosa, perché essere Signore significa amare i figli e servirli. Anche le mamme fanno tutto ai loro bambini, ma non per questo si pensa che siano schiave. In questo giorno santo in cui Gesù si offre come pane per restare sempre con noi, impariamo ad essere dono per tutti. Quello che riceviamo da Dio non è per noi, è per i nostri fratelli. Non facciamo i ladri, tenendoci tutto per noi!

Fonte: http://www.lachiesa.it/calendario/omelie/pages/Detailed/3269.html

LA PREGHIERA DELLA RANA

LA PREGHIERA DELLA RANA

Una sera fratel Bruno 
era assorto in preghiera

quando fu disturbato 
dal gracidare di una rana.

Per quanti sforzi facesse, 
non gli riuscì di ignorare quel rumore 
e allora si sporse dalla finestra e urlò:
“Silenzio! Sto pregando”.
 

Poiché egli era un santo, 
tutti obbedirono al suo ordine immediatamente. 
Ogni creatura vivente si zittì 
in modo da creare il silenzio necessario 
alla preghiera.
Ma ecco che Bruno fu di nuovo interrotto, 
questa volta da una voce dentro di lui che diceva:
“Forse a Dio il gracidare di quella rana 
era altrettanto gradito 
dei salmi che tu stati recitando”.
 

“Che cosa possono trovare di bello 
le <orecchie> di Dio nel verso di una rana?”, 
replicò Bruno sprezzante.
Ma la voce proseguì:

“Perché mai allora Dio avrebbe inventato 
un simile suono?”.
 
Bruno decise di scoprirlo da sé.
Si sporse dalla finestra e ordinò: “Canta!”, 
e l’ aria fu piena del gracidare ritmato della rana, 
con l’accompagnamento di tutte le raganelle 
del vicinato.

 
Bruno si pose in ascolto con attenzione 
e subito non udì più alcun frastuono, 
ma scoprì che, se smetteva di irritarsi, 
quelle voci in realtà rendevano più ricco 
il silenzio della notte.
 

Grazie a quella scoperta, 
il cuore di Bruno entrò in armonia 
con l’universo intero e, 
per la prima volta nella sua vita, 
egli capì che cosa significa pregare.


(La preghiera della rana, pagine 15-16, Edizioni Paoline 1989)
Grazie ad Emilio e Valentina

>Lavanda dei piedi.

>

Lavando i piedi dei suoi discepoli Gesù intende mostrare ad essi il suo amore, che è un tutt’uno con quello del Padre (10,30.38). Gesù con il suo gesto intende mostrare che qualsiasi dominio o tentativo di sopravvento sull’uomo è contrario all’atteggiamento di Dio che, invece, serve l’uomo per elevarlo a sé.

Inoltre non ha più senso le pretese di superiorità di un uomo sull’altro, perché la comunità fondata da Gesù non ha caratteristiche piramidali, ma dimensioni orizzontali, in cui ciascuno è a servizio degli altri, sull’esempio di Dio e di Gesù.


In sintesi, il gesto che Gesù compie esprime i seguenti valori:
l’amore versi i fratelli chiede di tradursi in accoglienza fraterna,
ospitalità, cioè in servizio permanente.


 Preghiere:
Affascinato dal modo con cui Gesù esprime il suo amore verso i suoi Origene così prega:

Gesù, vieni, ho i piedi sporchi.
Per me fatti servo, versa l’acqua nel bacile;
vieni, lavami i piedi.
Lo so, è temerario quel che ti dico,
ma temo la minaccia delle tue parole:
«Se non ti laverò,
non avrai parte con me».
Lavami dunque i piedi,
perché abbia parte con te.

(Omelia 5 su Isaia)
E San Ambrogio preso da un desiderio ardente di corrispondere all’amore di Gesù, così si esprime:
O mio signore Gesù,
lasciami lavare i tuoi sacri piedi;
te li sei sporcati da quando cammini nella mia anima…
Ma dove prenderò l’acqua della fonte
per lavarti i piedi?
In mancanza di essa
mi restano gli occhi per piangere:
bagnando i tuoi piedi con le mie lacrime,
fa’ che io stesso rimanga purificato.
(Trattato sulla penitenza)