Archivio mensile:gennaio 2013

Santa comunicazione

 Storia della comunicazione vaticana: dalla pittura al web
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Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione



47ª GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 

12 Maggio 2013 
Messaggio del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle, 

in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013, desidero proporvi alcune riflessioni su una realtà sempre più importante che riguarda il modo in cui le persone oggi comunicano tra di loro. Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.

Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione. 


Se inetwork sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi. 

Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo.

La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. “Costatata la diversità culturale, bisogna fa sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello” (Discorso nell’Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010). 

La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove. I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I networksociali sono il frutto dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso.

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. Nell’ambiente digitale la parola scritta si trova spesso accompagnata da immagini e suoni. Una comunicazione efficace, come le parabole di Gesù, richiede il coinvolgimento dell’immaginazione e della sensibilità affettiva di coloro che vogliamo invitare a un incontro col mistero dell’amore di Dio. Del resto sappiamo che la tradizione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli: penso, ad esempio, alla croce, alle icone, alle immagini della Vergine Maria, al presepe, alle vetrate e ai dipinti delle chiese. Una parte consistente del patrimonio artistico dell’umanità è stato realizzato da artisti e musicisti che hanno cercato di esprimere le verità della fede. 

L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede nel Dio ricco di misericordia e di amore rivelato in Cristo Gesù. Tale condivisione consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2011). Un modo particolarmente significativo di rendere testimonianza sarà la volontà di donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana. L’emergere nelle reti sociali del dialogo circa la fede e il credere conferma l’importanza e la rilevanza della religione nel dibattito pubblico e sociale. 

Per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell’uomo circa l’amore, la verità e il significato della vita – questioni che non sono affatto assenti nei social network – si trova nella persona di Gesù Cristo. E’ naturale che chi ha la fede desideri, con rispetto e sensibilità, condividerla con coloro che incontra nell’ambiente digitale. In definitiva, però, se la nostra condivisione del Vangelo è capace di dare buoni frutti, è sempre grazie alla forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo. La fiducia nella potenza dell’azione di Dio deve superare sempre ogni sicurezza posta sull’utilizzo dei mezzi umani. Anche nell’ambiente digitale, dove è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali, e dove a volte il sensazionalismo rischia di prevalere, siamo chiamati a un attento discernimento. E ricordiamo, a questo proposito, che Elia riconobbe la voce di Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto o nel fuoco, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,11-12). Dobbiamo confidare nel fatto che i fondamentali desideri dell’uomo di amare e di essere amato, di trovare significato e verità – che Dio stesso ha messo nel cuore dell’essere umano – mantengono anche le donne e gli uomini del nostro tempo sempre e comunque aperti a ciò che il beato Cardinale Newman chiamava la “luce gentile” della fede. 

social network, oltre che strumento di evangelizzazione, possono essere un fattore di sviluppo umano. Ad esempio, in alcuni contesti geografici e culturali dove i cristiani si sentono isolati, le reti sociali possono rafforzare il senso della loro effettiva unità con la comunità universale dei credenti. Le reti facilitano la condivisione delle risorse spirituali e liturgiche, rendendo le persone in grado di pregare con un rinvigorito senso di prossimità a coloro che professano la loro stessa fede. Il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede, ci deve far sentire la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio, come pure la nostra carità operosa: “se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita” (1 Cor 13,1). 

Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede. Cercando di rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale, noi possiamo invitare le persone a vivere incontri di preghiera o celebrazioni liturgiche in luoghi concreti quali chiese o cappelle. Non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell’espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, in qualunque modo, noi siamo chiamati a far conoscere l’amore di Dio sino agli estremi confini della terra. 

Prego che lo Spirito di Dio vi accompagni e vi illumini sempre, mentre benedico di cuore tutti voi, così che possiate essere davvero araldi e testimoni del Vangelo. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc16, 15).
Dal Vaticano, 24 gennaio 2013, Festa di san Francesco di Sales
BENEDICTUS XVI

"L’EDUCAZIONE E’ COSA DEL CUORE – Dalle "Lettere" di san Giovanni Bosco

don bosco

Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, ed obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappre­sentate i genitori di questa cara gioventù che fu, sem­pre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forze e per compiere un dovere.

Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande ve­rità! È certo più facile irritarsi che pazientare: mi­nacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla no­stra superbia castigare quelli che resistono, che cor­reggerli col sopportarli con fermezza e con beni­gnità. La carità che vi raccomando è quella che ado­perava San Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno do­cili e corrispondenti al suo zelo.

Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfo­gare la propria passione.

Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali ab­biamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci qua­si al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potes­se aver l’aria in noi di dominatori; e non dominia­moli che per servirli con maggior piacere. Così face­va Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familia­rità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11,29).

Dal momento che sono i nostri figli, allontania­mo ogni collera quando dobbiamo reprimere i lo­ro falli, o almeno moderiamola in maniera che sem­bri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la spe­ranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.

In certi momenti molto gravi, giova più una rac­comandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.

Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è padrone, e noi non potremo riu­scire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.

Studiamoci di farci amare, di insinuare il sen­timento del dovere del santo timore di Dio, e ve­dremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedi­zioni di Colui, che volle farsi nostro modello, no­stra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmen­te nell’educazione della gioventù.

“Caro Amico,

io ti voglio bene con tutto il mio cuore.

Mi basta sapere che sei giovane perché ti voglia molto bene.

Nel tuo cuore porti il tesoro dell’amicizia con il Si­gnore.

Se lo conservi, sei ricchissimo.

Se lo perdi, diventi una delle persone più infelici e più povere del mondo.

Il Signore sia sempre con te, e ti aiuti a vivere come un suo amico.

Se ti comporti così, ti assicuro che Dio sarà conten­to di te, e salverai la tua anima:

la cosa più impor­tante della tua vita. Dio ti regali una vita lunga e fe­lice.

L’amicizia del Signore sia sempre la tua grande ric­chezza nella vita terrena e nell’eternità”. Sono il tuo amico Don Giovanni Bosco

PENSIERI DI DON BOSCO

1. Iddio vi benedica tutti e a tutti conceda la gra­zia di ben vivere e di ben morire.

2. Essere amico di Don Bosco vuol dire che tu mi devi aiutare a salvare l’anima tua.

3. Niente ti turbi: chi ha Dio, ha tutto.

4. La prima carità è quella che viene usata all’anima propria.

5. Non tramandate a domani il bene che potete ­fare oggi.

6. In punto di morte raccoglieremo quanto avre­mo seminato nella vita.

7. Sopporta volentieri i difetti altrui se vuoi che gli altri sopportino i tuoi.

8. Un’ora di pazienza vale più di un giorno di di­giuno.

9. Fa’ ogni cosa come fosse l’ultima della tua vita.

10. Amate i vostri doveri se desiderate adempierli bene.

11. Quando avete delle spine, mettetele con quelle della corona di Gesù.

12. Tutto io darei per guadagnare il cuore dei gio­vani e così poterli regalare al Signore.

13. Amatevi, aiutatevi e sopportatevi a vicenda.

14. In ogni pericolo invocate Maria e vi assicuro che sarete esauditi.

15. Un pezzo di Paradiso aggiusta tutto.

(Dalle Memorie Biografiche di S. Giovanni Bosco)

L’Ausiliatrice di don Bosco

Molte sono le espressioni con le quali i cristiani invocano Maria. “Maria, Aiuto dei cristiani” è una di queste e, come le altre, mette in luce un aspetto della sua identità. D. Bosco, in modo particolare, ha contribuito alla diffusione di questo titolo, indicandola come “Madre e Maestra” ai suoi giovani ed a tutta la famiglia salesiana che l’ha fatta, poi, conoscere in tutto il mondo.

D. Bosco è stato uno dei più grandi devoti di Maria e lo è stato in forma caratteristica, con una sua specifica modalità: egli non inventa la devozione all’Ausiliatrice, ma si inserisce in una tradizione già antica e specifica, sapendole dare un volto ed uno stile così particolari che da lui in poi l’Ausiliatrice è stata chiamata familiarmente “la Madonna di d. Bosco”. Nel suo cuore si è consolidato un tipo di devozione mariana che non è settoriale o unilaterale, ma comprensiva e totale, centrata direttamente sull’aspetto vivo e reale della persona di Maria, ed ha cercato di rispondere alla bontà materna della Vergine spendendo tutta la sua vita per il trionfo del culto e della devozione verso Maria Ausiliatrice, così che il Papa Pio XI ha affermato: «E’ questo il titolo della Madre di Dio (Auxilium Christianorum) che d. Bosco ha preferito a tutti gli altri».

D. Bosco è contemporaneamente pieno di Dio e pieno di Maria: tutto nella sua vita ruota attorno al Signore ed in dipendenza da Lui, ma un ruolo molto importante lo riveste anche Maria. Ella ha preso possesso del cuore di Giovanni molto presto, è presenza viva nella sua esistenza grazie alla fede, agli insegnamenti ed alla testimonianza di sua mamma, ma soprattutto grazie all’irrompere della stessa Madonna nella sua vita: non è Giovannino a scegliere Maria, è Maria che prende l’iniziativa nella scelta; Lei, su richiesta del suo Figlio, è l’Ispiratrice e la Maestra della vocazione di Giovanni Bosco.

La devozione del santo verso Maria è stata, per un decimo, la manifestazione di un cuore spontaneamente sensibile ed il frutto di una prima educazione intensamente mariana e, per nove decimi, la risposta a delle iniziative impreviste di Maria, che ha fatto irruzione nella sua esistenza sotto diverse forme: egli percepisce con lucidità crescente l’iniziativa di Dio nella sua vita di fondatore, ma ha anche la certezza di essere condotto e guidato in tutto, come ha visto nel “sogno dei nove anni”, dalla mano di Maria: «Maria Santissima è la fondatrice e sarà la sostenitrice della nostra opera. (…) Maria è la Madre e il sostegno della Congregazione».

In d. Bosco è caratteristico l’atteggiamento di relazione personale con Maria: la sua devozione mariana si dirige a considerare direttamente la persona viva di Maria ed in Essa contempla ed ammira la grandezza, la missione salvifica in unione a Cristo suo Figlio, la sua maternità che la fa essere vicina ed attenta a tutti i suoi figli. Risulta evidente, perciò, che l’attenzione di d. Bosco si rivolge al ruolo che Maria ha in ordine alla salvezza personale di ciascuno: egli ha guardato a Maria come a Colei che, nell’economia salvifica, coopera con Cristo, suo Figlio, al raggiungimento della vita eterna.

La Madre di Dio viene quindi presentata da d. Bosco come Avvocata efficace e Mediatrice potente presso Dio: pressante è allora l’invito che egli fa a gettarsi fiduciosamente nelle braccia di questa Madre. Onorare Maria, per don Bosco, era essere fedele a quella particolare missione a cui egli era stato chiamato a consacrarsi per la salvezza dei giovani e Maria, in tale missione, occupa un posto insostituibile, proprio di aiuto, accanto a Cristo, nella realizzazione del mistero della salvezza nei confronti di ogni giovane.



“O Maria, Vergine potente,
Tu grande presidio della Chiesa;
o Maria, aiuto dei cristiani!
Tu terribile esercito schierato;
Tu doni il Sole che vince ogni tenebra;
Tu nelle angosce e lotte della vita;
Tu nei pericoli difendici dal nemico.
Tu nell’ora della morte
accogli l’anima in Paradiso.”
Amen.

GIORNO DELLA MEMORIA: la tazzina di Sylva e i custodi della memoria

“Erano ricchi e poveri, uomini e donne,
sani e malati.
C’erano bambini fra noi, molti,
e c’erano vecchi alle soglie della morte,
ma tutti siamo stati caricati
come merci sui vagoni,
e la nostra sorte,
la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz,
è stata la stessa per tutti”

di Primo Michele Levi:

deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Scampato
al lager, tornò avventurosamente in Italia, dove si dedicò al compito di raccontare
le atrocità viste o subite. Il suo romanzo più famoso, che è anche la sua opera d’esordio,
Se questo è un uomo, racconta le sue terribili esperienze nel campo di sterminio nazista,
ed è considerato un classico della letteratura mondiale, inserendosi nel filone
della memorialistica autobiografica e nel cosiddetto neorealismo.

Messaggio del 25 Gennaio 2013

“Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. La vostra preghiera sia forte come pietra viva affinché con le vostre vite diventiate i  testimoni. Testimoniate la bellezza della vostra fede. Io sono con voi e intercedo presso il mio Figlio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.