Archivi categoria: Maggio con Maria

Alcuni Messaggi sulla Potenza del Santo Rosario:

Messaggio del 8 agosto 1985: Cari figli, oggi vi invito ad entrare in lotta contro satana per mezzo della Preghiera, particolarmente in questo periodo (Novena dell’Assunta). Adesso satana vuole agire di più, dato che voi siete a conoscenza della sua attività. Cari figli, rivestitevi dell’armatura contro satana e vincetelo con il Rosario in mano. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 giugno 1985 – 4° anniversario delle Apparizioni – Alla domanda di Marija Pavlovic: “Che cosa vuoi dire ai Sacerdoti?”, la Madonna ha risposto così:
“Cari figli, vi esorto ad invitare tutti alla preghiera del Rosario. Col Rosario vincerete tutti gli ostacoli che satana in questo momento vuole procurare alla Chiesa cattolica. Voi tutti sacerdoti, recitate il Rosario, date spazio al Rosario. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”.

Messaggio del 12 giugno 1986: Cari figli, oggi vi invito a cominciare a dire il Rosario con fede viva, così io potrò aiutarvi. Voi, cari figli, desiderate ricevere grazie, ma non pregate, io non vi posso aiutare dato che voi non desiderate muovervi. Cari figli, vi invito a pregare il Rosario; il Rosario sia per voi un impegno da eseguire con gioia, così comprenderete perché sono da così tanto tempo con voi: desidero insegnarvi a pregare. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 febbraio 1988: Cari figli, anche oggi desidero invitarvi alla preghiera e all’abbandono totale a Dio. Sapete che vi amo e per amore vengo qua per mostrarvi la strada della pace e della salvezza delle vostre anime. Desidero che mi obbediate e non permettiate a satana di sedurvi. Cari figli, satana è forte, e per questo chiedo le vostre preghiere e che me le offriate per quelli che stanno sotto il suo influsso, perché si salvino. Testimoniate con la vostra vita e sacrificate le vostre vite per la salvezza del mondo. Io sono con voi e vi ringrazio. Poi nel cielo riceverete dal padre la ricompensa che vi ha promesso. Perciò, figlioli, non preoccupatevi. Se pregate, satana non può intralciarvi minimamente, perché voi siete figli di Dio e Lui tiene il suo sguardo su di voi. Pregate! La corona del Rosario sia sempre nelle vostre mani, come segno per satana che appartenete a me. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 gennaio 1991: Cari figli, oggi come mai prima vi invito alla preghiera. Che la vostra preghiera sia preghiera per la pace. Satana é forte e desidera distruggere non solo la vita umana ma anche la natura e il pianeta su cui vivete. Perciò, cari figli, pregate per poter essere protetti attraverso la preghiera con la benedizione della pace di Dio. Dio mi ha mandato tra voi per aiutarvi. Se volete, afferrate il Rosario; già solo il Rosario può fare i miracoli nel mondo e nella vostra vita. Io vi benedico e rimango con voi finché Dio lo vuole. Grazie perché non tradirete la mia presenza qui. Grazie perché la vostra risposta serve al bene e alla pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 agosto 1997: Cari figli, Dio mi concede questo tempo quale dono per voi, affinché possa istruirvi e condurvi sulla strada della salvezza. Ora, cari figli, non comprendete questa grazia, ma presto verrà il momento in cui rimpiangerete tali messaggi. Per questo, figlioli, vivete tutte le parole che vi ho donato in questo periodo di grazia e rinnovate la preghiera, fino a quando questa non diventerà gioia per voi. Invito in modo particolare quanti si sono consacrati al mio cuore Immacolato ad essere di esempio per gli altri. Invito tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose a recitare il Rosario e ad insegnare agli altri a pregare. Figlioli, il Rosario mi è particolarmente caro. Per mezzo del rosario apritemi il vostro cuore ed io posso aiutarvi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 aprile 2001: Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Figlioli, la preghiera opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il rosario e pregate; pregate affinché la preghiera diventi un’incontro gioioso con il vostro Salvatore. Sono con voi e intercedo e prego per voi, figlioli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 gennaio 1982: Mi commuovono molto le vostre preghiere, specialmente il vostro Rosario quotidiano.

Messaggio del 8 agosto 1982: Meditate ogni giorno sulla vita di Gesu’ e sulla mia vita pregando il Rosario.

11. MARIA, MADRE DELLA CHIESA

«Nella Scrittura, quanto si riferisce in modo universale alla Vergine Madre Chiesa, lo si riferisce in modo speciale alla Vergine Madre Maria».Isacco della Stella
La venuta del Cristo è un evento soprannaturale, che propone la vita divina a tutti gli uomini.
Il Figlio di Dio è il capo di tutta l’umanità e perciò ne esprime
anche la vocazione. La sua Incarnazione è dunque una chiamata effettiva, spirituale e soprannaturale, rivolta da Dio a tutti gli uomini. Nella sua Opera di Redenzione, Cristo, come rappresentante di tutta l’umanità, è Egli stesso Chiesa.
In tal senso si potrebbe anche affermare che il sacrificio della
Croce è il sacrificio di tutta l’umanità e che la Chiesa scaturisce sul Calvario dal Cuore di Cristo squarciato. Maria, a sua volta, avendo liberamente aderito a divenire Madre del Cristo Redentore, diventa, di conseguenza, Madre della vocazione di tutti i redenti nella realizzazione dei loro destini finali. La Chiesa è nata sul Calvario; l’unione dei fedeli nel Sangue di Cristo, donatoci per mezzo di Maria, forma un solo Corpo, che ha per Capo Cristo, senza più distinzioni tra le sue membra. Non v’è giudeo, né greco, né barbaro, né sciita, ma un solo Cristo che è in tutti noi. S. Paolo dice anche che Cristo amò la Chiesa, sacrificò per lei se stesso, per renderla santa e la purificò allo scopo di presentarla al Padre ed a Se stesso senza macchia e senza ruga. Ella doveva essere «del suo Sangue incorruttibile la conservatrice eterna».
La Chiesa è definita dai Padri, nella sua missione, col dolce nome di Madre, perché attraverso il battesimo, ci genera a Cristo; la sua maternità si ispira alla maternità di Maria. In lei, ai piedi della croce, era presente la Chiesa, in lei la Chiesa realizzava in anticipo il Mistero della sua completa comunione mistica col Salvatore, perché, durante la Passione, Maria aveva nel suo cuore la Chiesa, anzi era lei stessa la Chiesa, come prima redenta, membro eminente del popolo che Cristo aveva acquistato col suo Sangue.
Maria è il vero Tipo della Chiesa, perché in lei si trova in anticipo tutto ciò che lo Spirito andrà poi riversando nella Chiesa. In lei la Chiesa attinge l’autentica forma della perfetta imitazione di Cristo. Maria è il Tipo della Chiesa, cioè esempio, sostanza e compendio di tutto ciò che nella Chiesa si deve sviluppare per la sua essenza: condurre i suoi figli alla salvezza. Ai primi cristiani era caro il motto «Vedere la Chiesa in Maria e Maria nella Chiesa». In essi era profondissima la spiritualità mariana ed assurdo sarebbe stato per loro, e lo sarebbe oggi per noi, separare il Mistero della Chiesa dagli abissali misteri di Maria. Essi ci hanno insegnato che Maria è lo splendore e la Madre della Chiesa e che, nella misura in cui la Chiesa è mariana, è più Chiesa. Maria e la Chiesa, entrambe madri e vergini, mantengono unite queste due realtà, perché l’una e
l’altra sono di Cristo e, con Lui, tutt’e due al servizio dell’uomo. Sante, immacolate, fedeli alla Parola, forti e fedeli nella prova per trasfigurarsi in Cristo.
Maria ha già visibilmente concretizzato in sé la vocazione della comunità umana nella realizzazione dei suoi destini. La vita della Chiesa attraverso i secoli non dev’ essere che un’ascesa, una crescita verso il suo Tipo, la Madre Divina. In Maria si è intanto già
verificata anche nel corpo l’unione gloriosa col Cristo, che solo un giorno si verificherà anche per la Chiesa. S. Tommaso ci dice che la vera Chiesa, Maria, Madre nostra, è in Cielo e tutta la realtà della Chiesa militante sta nella sua conformità alla Chiesa celeste e che la Chiesa terrestre è veramente Chiesa soltanto in lei. Se ne deduce che Maria non è soltanto modello da imitare nella vita, ma una vera e propria forza salvifica.

Ella è nel vero senso della parola la Madre dei viventi, che ha tenuto a battesimo sotto la croce la nascita della Chiesa dal Cuore di Cristo, l’ha ricevuta in custodia ed, in unione con lo Spirito, la nutre della grazia, di cui è ripiena. Ella ha avuto sotto la croce la missione di collaborare attivamente e maternamente all’edificazione della Chiesa intrapresa da Cristo. Solo in questo senso – dicono i teologi – Maria può essere chiamata «Madre della Chiesa» in quanto a lei la Chiesa deve il suo carattere materno.
Anche se Maria non ha avuto una missione sacerdotale, è, nella Chiesa, il culmine della comunione di Grazia col Cristo e perciò, se è Madre di tutti i popoli, lo è in modo
particolarissimo dei cristiani che si nutrono coi Sacramenti della Chiesa.
La maternità della Chiesa si esprime attraverso la paternità sacerdotale e la sollecitudine pastorale del Papa, dei vescovi e dei sacerdoti.

Vi è una tendenza, a volte troppo accentuata, a considerare la Chiesa gerarchica come una istituzione amministrativa
inquadrata da leggi e canoni. Alla luce della Maternità di Maria potremo, invece, scoprire nella Gerarchia della Chiesa la paternità di Dio e l’amorosa premura per la salvezza delle nostre anime. Non guardiamo a qualche deviazione nella Chiesa, ma alle figure fulgide dei suoi Santi, che per essa hanno dato anche il sangue e che, nella carità, hanno consumato la vita per il popolo di Dio.
Riflettiamo sulle belle ed autorevoli parole che Paolo VI pronunciò alla chiusura del III periodo del Concilio Vaticano 11, il 21 novembre del 1964: «A gloria della Vergine e nostro conforto, noi proclamiamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il
popolo di Dio, tanto dei fedeli che dei pastori. In lei tutta la Chiesa, nella sua incomparabile varietà di vita e di opere, attinge la più autentica forma della perfetta imitazione di Cristo.

Vogliamo con questo soavissimo titolo che la Vergine venga d’ora innanzi ancor più onorata ed invocata da tutto il popolo cristiano».Come tu, Maria, sei divenuta Madre di Dio unicamente per l’efficacia del Sangue originato dalla tua maternità, così anche la Chiesa è madre del genere umano perché ha ricevuto il Sangue preparato da te. Noi ti acclamiamo, o Vergine, Madre della Chiesa

10. MARIA, MADRE DI DIO O E MADRE NOSTRA

«Con la sua materna carità,Maria si prende cura dei fratelli del Figlio suo». Conc. Vaticano II

La sublime e singolare redenzione della Vergine avvenuta ad opera del
Sangue di Cristo è intimamente connessa alla missione della sua duplice maternità, quella divina nei confronti del Cristo, Dio ed Uomo, e quella spirituale nei nostri confronti. Maria è vera Madre di Dio e vera Madre nostra! È stato scoperto di recente un papiro del III secolo dal quale risulta che le prime Comunità cristiane invocavano la Vergine con il bel titolo di Santa Genitrice di Dio.

Fu però nel 431 che il Concilio di Efeso proclamò con fermezza contro Nestorio, la divina Maternità di Maria e questa solenne definizione non riguardava soltanto Maria, ma lo stesso Cristo, perché, se Maria non fosse vera Madre di Dio, Cristo sarebbe solo uomo e non Dio. Il più grande titolo della Madonna, la caratteristica della sua personalità, è l’essere Madre di Dio. Alla base di questa sua missione sta il Mistero del Cristo. La realtà della Maternità Divina di Maria ci dà la certezza che il Verbo di Dio si è fatto carne, rimanendo vero Dio e divenendo vero Uomo. Pio X afferma: «Se il Figlio della Beatissima Vergine è Dio, per certo colei che lo generò dev’ essere chiamata a pieno diritto Madre di Dio».
Il Vangelo è esplicito in quest’affermazione. Luca scrive «Egli sarà chiamato Figlio dell’Altissimo… Il Figlio che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio». Tutti gli Evangelisti erano fermamente convinti della divinità del Cristo, perché scrissero gli Evangeli
dopo la resurrezione, della quale furono testimoni oculari. È fortissima l’espressione di Giovanni: «Ogni spirito, che riconosce Gesù Cristo, venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù non è da Dio». Ovviamente non è da Dio anche colui che non confessa che Maria è Madre di Dio. Non poteva esserci maggiore esaltazione per la donna, che essere associata alla fecondità del Padre, tanto da avere per Figlio lo stesso suo Figlio. Questo dimostra che Dio ha voluto fare di questa Donna la
sua prima alleata nell’Opera della Redenzione. Il Creatore, infatti, ha preso un’anima e un corpo nel seno della Vergine per donarci la sua divinità: la Vergine è divenuta Madre di Dio perché noi ricevessimo l’adozione di figli di Dio. Cristo ha voluto nascere da Maria come nostro fratello. San Paolo ci dice che Gesù doveva rendersi in tutto simile a noi, tranne che nel peccato, per poter esplicare per noi tutta la sua misericordia. Da tutto ciò si deduce che Maria è anche veramente nostra Madre. Se da una parte la divina Maternità di Maria esprime il limite estremo dell’Amore Divino, che si è voluto
umilmente ed intimamente unire ad un essere da lui creato, è per-ché una creatura uil miracolo delle Nozze di Cana, col quale Gesù tramutando l’acqua in vino, simbolo del suo Sangue, elevò il matrimonio a sacramento, ci giunge un altro messaggio da Maria. Sono le ultime sue parole che troviamo scritte nel libro santo: «Fate quello che egli vi dice!» A tutte le famiglie d’oggi, la Vergine dice: «Non scacciate Gesù dalla vostra casa, fate quello ch’Egli vi dice e sarete felici».
Con il Sangue Prezioso che il Figlio tuo ha preso da te, o Madre, aspergi la nostra famiglia; con le gocce del suo Costato trafitto segna le nostre case. perché la nostra vita familiare sia ricca di virtù a imitazione della santa Famiglia di Nazareth.

9. MARIA, DOLCEZZA DELLA REDENZIONE

Nuova Eva vicino al Nuovo Adamo, «Maria consacrò totalmente se stessa alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della Redenzione sotto di Lui e con Lui».Vaticano II
Gesù è l’uomo nel quale si manifesta la
perfezione di Dio in un volto maschile. Era però necessario che essa si manifestasse anche in un volto femminile: Maria.

Dopo aver conosciuto l’associazione di Maria al Cristo  nell’Opera redentrice e come ella abbia ricevuto da Lui, in comunione con lo Spirito ed il Padre, tutta la perfezione di Grazia, ci viene senz’altro di chiedere qual è stato l’apporto specifico che lei ha dato all’Opera del Salvatore nell’esercizio della sua missione femminile. Il Concilio Vaticano II afferma che è un apporto di complementarietà, un apporto specificamente femminile, che rivela il ruolo insopprimibile della donna nell’Opera della salvezza. Come nella creazione l’uomo e la donna, l’una complementare all’altro, riflettevano la stessa immagine di Dio, così nell’Incarnazione la donna non poteva essere lasciata nell’ombra; era dunque necessario che Maria avesse un ruolo complementare a quello di Cristo.
Cristo, appartenendo al sesso maschile, benché la sua missione redentrice riguardasse tanto l’uomo, quanto la donna, non avrebbe potuto offrire alla donna, alla sposa, alla madre, alla consacrata il modulo corrispondente a tutte le sfumature della loro condizione.
Per questo, da sempre, è istintivo nel pensiero cristiano contrapporre al primo uomo e alla prima donna Cristo e Maria. Tale confronto si ispira al sentimento vivo e naturale dell’essere umano, pur nella diversità dei sessi, di rendere omaggio alla Donna associata, conformemente alla sua natura, alla Redenzione. Senza il volto femminile, afferma ancora il Concilio, la profonda realtà di Dio – perfezione, santità, bontà, bellezza non potrebbe rivelarsi sotto la forma uma-na in tutti i suoi aspetti. La donna è insostituibile
nell’Opera salvifica per rivelarci, col suo stesso essere di donna, ciò che vi è di più profondo in Dio. Dalla Vergine, associata all’Opera della Redenzione, il cristiano impara, oltre che la generosità senza limite in ogni sacrificio, fino a quello cruento della croce, come la sua presenza ci renda più dolce e soave il già dolce e soave giogo di Cristo, riuscendo a fare anche della nostra partecipazione al dolore, un filiale abbandono nelle braccia di Dio nostro Padre.
Dio conosce il cuore umano e sa che noi non avremmo mai potuto comprendere in pieno ed accettare la dolcezza della croce senza unire a Cristo la sua Madre Santissima.
Solo con lei accanto al Cristo si esprime pienamente il carattere umano della Redenzione; questa umanità si manifesta non solo perché sofferta da Dio fatto Uomo, ma
anche da quanto di femminile, verginale e materno vi fu aggiunto dalla sua Madre.
Cristo in quanto uomo, come ogni altro uomo, porta in Sé i tratti salienti della Madre sua. Egli accetta, anzi necessita della sua materna sollecitudine. L’intervento di Maria non si limita all’atto iniziale della incarnazione e nascita di Gesù, ma lo circonda con la
tenerezza in ogni istante della sua vita, dall’infanzia alla morte. Nel contempo conserva nel suo cuore tutte le ricchezze dei Misteri del Cristo per trasmetterli a noi dal momento in cui, ai piedi della croce, ci è data per madre. Essendo noi istintivamente portati ad avere l’idea d’un Dio rigido e giustiziere, affinché l’amore di Dio Padre, ricco di misericordia, non venisse annullato da tali timori, Egli ha voluto mostrarci al suo fianco, in Maria, lo stesso aspetto materno del suo amore, per farsi sentire più a noi vicino.
Non ha forse Cristo stesso trasfuso nel cuore materno di Maria la sua divina bontà, le ricchezze e le dolcezze del suo Cuore squarciato? Solo il Cattolicesimo possiede questa immensa dolcezza!

Lasciando da parte ogni esagerazione e deviazione popolare, chiunque è costretto a riconoscere la bellezza e la tenerezza della pietà cattolica sotto lo sguardo vigile della più tenera tra le madri, la Vergine amabile e sorridente. Ne fanno testimonianza gli innumerevoli episodi tratti dalla vita dei santi e perfino dalla vita di
non credenti che, attratti dalla dolce figura di Maria, hanno ritrovato il Redentore.
Ai piedi della Croce, Maria, tu sei l’immagine mistica delle nozze di Cristo con la Chiesa; a prezzo di Sangue Egli se l’è acquistata come sposa e con l’abito fragrante del suo Sangue l’ha rivestita: uniscici più intimamente a Cristo Signore per collaborare con Lui alla nuova creazione del mondo.

8. LA CORREDENTRICE

«La Beata Vergine se ne stette ai piedi della Croce soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno
al sacrificio di Lui».
Vaticano II
Il sacrificio di Cristo è così perfetto e ricco diGrazia che non ha certo bisogno della cooperazione di alcuna creatura umana, neppure della sua Madre Santissima, per salvarci, arricchirci di meriti ed elevarci alla dignità di figli di Dio e suoi coeredi del Cielo. Gesù è l’unico Salvatore ed il sacrificio della croce è la sola causa necessaria e totale della nostra salvezza.
Anche la più santa ed illibata delle creature, qual è la Vergine, non avrebbe mai potuto, non solo riscattarci, ma neppure aggiungere nulla ai meriti del Cristo, mentre una sola goccia del suo Sangue, perché di valore infinito, essendo Sangue Divino, sarebbe bastata
per una redenzione veramente sovrabbondante. Ma anche se Cristo è Lui solo nostra salvezza, nostro riscatto e dono supremo di Amore, pure Dio ha fatto scaturire proprio dal suo amore di Padre il dono d’una Corredentrice, Maria, Madre di Gesù e dell’umanità. Sappiamo che Maria, perché la più amata da Dio, destinata ad essere la Madre di Dio ed a collaborare col Figlio alla nostra redenzione, è la prima redenta dal Sangue di Cristo, del quale è anche il frutto più dolce. Per questo motivo non solo la Redenzione l’ha preservata dal peccato e colmata di Grazia, ma l’ha investita d’un ruolo eccezionale, avendo ricevuto sul Calvario dal Figlio e nel Cenacolo dallo Spirito la pienezza della maternità spirituale, ella svolge sulla terra la funzione di Corredentrice e nel cielo quella di mediatrice presso il suo Figlio Divino. La sua maternità divina l’associa all’Opera redentrice, perché nell’Incarnazione è insita la futura Redenzione;
Gesù nasce sacerdote e vittima: è l’Agnello che sarà immolato. Dal momento della sua maternità la Vergine ha, per dire, la vocazione al Calvario. Diviene Madre di Dio perché accetta di dare al mondo il Salvatore che sarà crocifisso. La sua singolare cooperazione alla nostra salvezza è nel Mistero stesso della Redenzione. È mediante il suo fiat che Cristo diventa Uomo tra gli uomini, perché solo incarnandosi può salvarci. Maria ha concepito e dato alla luce Gesù non per se stessa, ma per l’umanità, affinché la Chiesa, nata e vivificata dal Sangue che uscì dal Costato del Figlio sulla Croce, potesse realizzare il suo destino eterno nella gloria di Dio. In questo Mistero il Figlio chiama la Madre ad una fede eroicamente priva di ogni elemento umano, ad una abnegazione totale, alla rinuncia di tutto per salire con lui sul Calvario. Se Gesù ci ha dato la prova più
grande del suo amore immolandosi sulla croce, Dio ha condotto Maria fino ai piedi della croce perché, nella sofferenza, anche lei potesse dare all’umanità la sua più grande prova d’amore. L’immolazione del Figlio per la redenzione del mondo consentiva
anche a lei una collaborazione piena e totale, e le faceva sperimentare così nell’intimo del suo cuore la sofferenza redentrice. Cristo incarnandosi ha messo nel cuore purissimo della Madre un fuoco divoratore, al quale ella ha aderito in pieno e dal quale è scaturito anche in lei l’immenso anelito per la nostra salvezza. In Maria l’amore per 1’umanità raggiunge un vertice di fusione e di identificazione con la Volontà Divina, che la eleva alla missione sublime di Corredentrice. In questo senso, affermano i teologi,
l’associazione della Vergine alla Redenzione, pur non aggiungendo nulla ai meriti di Cristo, che secondo l’espressione di Paolo, è l’unico Redentore e Mediatore, contribuisce alla distribuzione della Grazia redentrice, sicché Maria ne diviene parte attiva in quanto,
nell’istante stesso dell’Incarnazione, ci dona la Grazia, di cui ella è ripiena, cioè Cristo.
Se è così evidente il ruolo assolutamente unico di Maria nella nostra salvezza, è anche evidente la mediazione che ella svolge nella comunione dei santi, perché è Dio stesso che l’ha posta al fianco di Cristo ed al fianco dell’umanità. Ella ci guiderà nella via della sofferenza e ci condurrà ai piedi della Croce, dalla quale Cristo farà scendere nelle nostre anime il Sangue dell’amore e del perdono.

Sotto la Croce, Maria, tu stavi come Madre che offriva il Sangue del Cuore del Figlio: donaci la grazia di raccogliere questo stesso Sangue nel calice del nostro cuore, per vivere nel fervore della carità.

7. LA REGINA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE

«Non temere, Maria. Concepirai
un Figlio… Dio gli darà il trono di David… e il suo regno non avrà fine».
Lc. 1,32-33
Il titolo di Regina è stato attribuito alla Vergine fin dai primi secoli dalla tradizione cristiana per indicare la sua preminenza di Grazia e di potenza.
Questo titolo, ed altri appellativi regali, entrarono progressivamente nell’uso del popolo di Dio fino a diventare espressione della Liturgia e della iconografia, che rappresenta la Vergine incoronata dal serto regale.

L’attribuzione della regalità a Maria divenne ufficiale in tutta la Chiesa quando, nel 1954, Pio XII istituì la festa di Maria Regina. Il Pontefice giustifica questo titolo su fondamenti biblici e sul Vangelo di Luca in particolare, sulla dottrina dei Padri e su argomenti teologici, quali: la Maternità divina di Maria e la sua associazione all’Opera della Redenzione.
Maria è Regina perché ha dato la vita ad un Figlio, che nel medesimo istante del suo concepimento, anche come uomo, è Re e Signore di tutte le cose. «Maria è veramente divenuta Signora di tutta la creazione, quindi anche degli angeli e dei santi, nel momento
in cui diede il Corpo e il Sangue al Creatore» afferma S. Giovanni Damasceno.
«Tuttavia – dice ancora Pio XII – la beatissima Vergine si deve proclamare Regina non soltanto per la sua maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell’Opera della nostra salvezza eterna». Con questi motivi noi riteniamo che
sia ampiamente giustificato attribuire a Maria anche il bel titolo di Regina del Preziosissimo Sangue. S. Bernardo ci dice che «la regalità di Maria è stata sigillata dal Sangue Divino». Allorché Pio XI istituì la Festa di Cristo Re ed elevò la Festa del Preziosissimo
Sangue a rito doppio di prima classe, secondo la Liturgia del tempo, scrisse: «Quale pensiero potremmo avere più dolce e più soave di questo, che Cristo è nostro Re, non solo per diritto nativo, ma anche per diritto acquisito e cioè la Redenzione?
Ripensino tutti gli uomini dimentichi quanto costiamo al nostro Salvatore! Non siete stati redenti con oro ed argento, ma col Sangue Prezioso di Cristo! » Orbene, se Maria in quest’Opera meravigliosa fu strettamente associata al Cristo Re dell’universo, merita, per tale motivo, anch’ella il titolo dolcissimo di Regina della Redenzione, Regina di quel Sangue col quale Cristo ci ha riscattati. Ce lo dice anche S. Anselmo, che quel grande Pontefice cita nella sua enciclica: «La Vergine Maria è nostra Signora per il singolare concorso prestato alla nostra Redenzione, somministrando la sua sostanza, cioè il Sangue Prezioso, che Gesù doveva offrire al Padre per riscattarci». Pio XII dice ancora: «Se Maria venne scelta a Madre di Cristo proprio per essere associata a lui nella Redenzione del genere umano, fu lei, esente da ogni colpa, che l’offrì sul Golgota all’Eterno Padre, sacrificando insieme l’amore e i diritti materni. Dalla sua intima unione col Cristo deriva da Lei tale splendida sublimità da superare l’eccellenza di tutte le
cose create, le deriva anche quella regale potenza, per cui può dispensare i tesori del Regno del Divin Redentore, le deriva anche la inesauribile efficacia della sua intercessione materna per noi presso il Figlio e presso il Padre». Ai nostri tempi, per via delle nuove idee sociali, la regalità ha perduto il suo fascino.
Ma non si pensi, parlando di Cristo e della Vergine, ad una regalità mondana, che si esprime nel dominio e nella imposizione egoistica dell’uomo che sta al potere. Il Regno di Cristo e il Regno di Maria non sono di questo mondo; Cristo regna dall’alto della Croce ed è ai piedi della croce che Maria conquista particolarmente il suo titolo regale.
Il Regno di Cristo e di Maria è il regno della fede, il regno dell’amore, il regno che abolisce le divisioni sociali, il regno che porta la pace e che esalta la nostra dignità umana. Non dimentichiamo che il Sangue di Cristo ha suggellato la regalità di Maria e ha fatto anche di noi un popolo regale. Maria Regina proclama sul Calvario il carattere regale di tutti i credenti in Cristo, resi partecipi della regalità del suo Sangue. Questo segno è però effettivo solo in chi lo accoglie, come la Vergine, con fede, povertà di spirito e sincerità di cuore, e, soprattutto, nella sofferenza.
O Regina, nel tuo seno il Cristo Dio indossa, come un principe, l’abito di porpora che il tuo sangue gli ha misticamente tinto, per regnare sull’universo: facci grazia di dominare le forze del male, di vivere la vita come servizio, di collaborare alla realizzazione del Regno.

6 MAGGIO – L’UMILE SERVA DI YAHVÈ

«Maria consacrò totalmente se stessa quale Serva del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo». Conc. Vaticano II

Yahvè, nella concezione del Vecchio Testamento considerato anche Dio-Salvatore, che interviene continuamente nella storia del popolo eletto per salvarlo ed interverrà al compimento dei tempi, per essere Dio con noi. È dunque il Dio Redentore. In questa prospettiva Maria è, nel momento dell’Annunciazione, la più alta espressione dell’attesa dell’Emmanuele. Così ce la presenta Luca nel canto del Magnificat, così la vede la patristica, la vede la teologia contemporanea.
Il Vaticano II dice che Maria «primeggia tra gli umili ed i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono la salvezza». Sia per 1a sua nascita senza macchia, sia per la sua consacrazione verginale a Dio, ella è stata, nella fede, d’una ricettività eccezionalmente squisita e delicata, indicandoci nella sua persona, l’apertura fondamentale sempre più fiduciosa che avrebbe fatto sbocciare l’attesa dell’Antico Testamento. Ella è dunque il prototipo d’una vita di fede veramente cristiana.
Chiamata da Dio come protagonista a partecipare agli eventi terreni della vita umana  di Cristo, s’innalzò fino all’accettazione incondizionata del Mistero dell’umanità di Gesù, lasciandosi penetrare dalla grazia che ne scaturiva come da segno sacramentale.
Così la sua fede solida e la sua fiducia, oltrepassando l’involucro dell’umanità di Gesù arrivò gradualmente alla realtà divina. È qui tutto il Mistero della fedeltà di Maria e della sua speranza, del suo amore. Questo Mistero disvela anche a noi nella risposta all’Angelo:
«Ecco la serva del Signore!». Nell’Antico Testamento questa espressione racchiude in sé la ricchezza di tutta la spiritualità del popolo di Dio e designa la sintesi d’una vita consacrata integralmente a Dio e completamente disponibile alla sua Volontà; essa significava accettazione del beneplacito di Dio, apertura al suo Mistero con la consapevolezza e la determinazione d’essere totalmente «sua proprietà». Il servo di Yahvè era al posto infimo della società, senza alcun prestigio e privilegio, ìl reietto del consorzio umano, colui che temeva Dio, e che, nella sua umiltà, in Lui solo confidava.
Eppure proprio nel servo, nel povero, era la vera ricchezza spirituale del Popolo di Israele.
Il servo di Yahvè è il Santo di Dio, al quale sarebbe un giorno stato rivelato il segreto del Regno. Nel Servo di Yahvè Cristo identifìca se stesso «mite ed umile di cuore » che da «ricco si è fatto povero», «si è annientato», «è divenuto il reietto, l’uomo del dolore, nel cui corpo tutto piaghe e sangue, non vi è parte sana; egli è l’ultimo dei lebbrosi». Cristo stesso è il povero di Yahvè, la realizzazione più profonda dell’umiltà e povertà evangelica. Copia perfetta del Cristo doveva essere e fu Maria, che nel Magnificat canta la grandezza di Dio, che umilia i potenti ed esalta gli umili servi di Yahvè.
A questo canto sublime un giorno, sulla Montagna, farà eco il canto ancor più sublime delle Beatitudini. Esse, secondo alcuni teologi; non sono un’ideologia astratta e chimerica, ma addirittura la canonizzazione fatta da Cristo di Maria e di tutti coloro che la
imitano. Nel discorso della Montagna scorgiamo ben chiaro il ritratto di Cristo e della sua Madre Santissima. «Beati i perseguitati… beati coloro che piangono… beati i misericordiosi… beati i poveri ed umili di cuore… beati i miti… beati coloro che hanno fame e sete di giustizia! ». Chi più mite e dolce di cuore del Cristo? Chi più perseguitato, chi più misericordioso, chi ha sofferto per la Giustizia e chi ha pianto più di lui per i peccatori?
E Maria non è stata co-me lui perseguitata, non ha forse versato lacrime amare, non è stata dolce e misericordiosa, non è stata povera come Gesù?
Se la nostra vita e il nostro cuore non sono completamente consacrati a Dio, non possiamo dirci integralmente cristiani. Dio era con Maria, perché Maria era con Dio. Non fu tanto la verginità a chiamare Cristo nel suo seno, quanto la sua profonda umiltà. Dio
ama l’umile e detesta il superbo e orgoglioso. La grandezza di Maria è sublime, ma da lei vissuta con tanta semplicità che non sgomenta e non opprime, anzi attira ed invita a camminare sulle sue orme.
Se anche noi con l’aiuto della Grazia ed il sostegno, che la Vergine non ci farà mai mancare, ci consacreremo a Dio e lo serviremo con santo timore, amore e letizia, con povertà di spirito, nella coscienza della nostra fragilità, nella carità verso i fratelli, con disponibilità al suo piano per la nostra santificazione, come Maria, attireremo lo sguardo del suo amore sopra di noi e Cristo scenderà dal Cielo per
abitare nel nostro cuore. Saremo anche noi veri servi del Signore!

O Maria, Madre del Servo, tu hai aperto la strada dei «servi» che vivono in servizio d’amore fino al sangue come figli nel Figlio: facci dono di non appartenere a noi stessi.