Archivi categoria: Domenica delle palme

Rimani con noi, Signore, nell’ora della prova.



Il cammino di Quaresima anche quest’anno volge al termine.

È stato così intenso e pieno di avvenimenti e di vicende, soprattutto per la vita della Chiesa, ma anche per la nostra società civile, che ci è passato via quasi inosservato, e la Pasqua ci coglie alla sprovvista. Però il cammino volge al termine, si compie; e si compie anche il nostro grazie al Padre per averci sempre e comunque manifestato la sua misericordia, il suo perdono, la sua vicinanza e la sua fiducia.



Ma ora, Signore, ti preghiamo, e ti chiediamo di non abbandonarci, al termine di questo cammino. Ti chiediamo di rimanere con noi, perché questa è l’ora decisiva. È l’ora della prova.



Rimani con noi, Signore, perché questo cammino che si è concluso non apre direttamente la porta della fede su un destino di gloria, ma sulle tenebrose vicende umane di una settimana di passione.



Rimani con noi, come sei rimasto con noi nel deserto, dove abbiamo sentito fame e sete e abbiamo creduto di poterci sfamare da soli; dove abbiamo creduto che tutto quanto esiste era in nostro possesso; dove ti abbiamo sfidato perché tu facessi quello che noi ti dicevamo di fare.



Rimani con noi, come sei rimasto con noi sul monte della Trasfigurazione, dove i nostri sogni di gloria sono passati subito in secondo piano non appena la nube del mistero ha avvolto la nostra vita.



Rimani con noi, come sei rimasto con noi nel bel mezzo della tua vigna, dove sei venuto a cercare in noi frutti di bontà, di mitezza e di giustizia e non hai trovato che sterili foglie.



Rimani con noi, come sei rimasto con noi mentre, esiliati in un paese lontano, abbiamo sperperato tutto, vivendo di nostalgia per la casa del Padre; oppure, abitanti fedeli della Casa di Dio, non siamo stati capaci di gioire per il ritorno di chi se ne era allontanato.



Rimani con noi, come sei rimasto con noi quando, prostrati nella polvere e spalle contro il muro, stavamo per essere lapidati da chi ci voleva santi e per primo non era capace di esserlo.

Rimani con noi, che ora ti osanniamo e subito dopo metteremo a tacere chi lo fa’, e ti tradiremo, ti consegneremo nelle mani di chi ti farà morire, e magari prima diremo a tutti che noi non ti lasceremo mai, che ti seguiremo sulla croce, e poi negheremo addirittura di conoscerti; e poi ancora ci laveremo le mani dell’ingiustizia commessa nei tuoi confronti, e ti getteremo in mano ai tuoi aguzzini, e preferiremo a te un assassino, e addirittura fino all’ultimo ti insulteremo perché non sei stato un Dio potente, capace di salvarci da morte sicura…


Rimani con noi: e fissa ancora su di noi il tuo sguardo, perché possiamo uscire fuori a piangere amaramente, consapevoli di quanto grande sia la tua tenerezza con noi.



Rimani con noi: e perdonaci in ogni momento, fino all’ultimo, quando – sia pur per interesse – abbiamo la sfrontatezza di chiederti perdono per entrare con te nella tua gloria.



Rimani con noi, anche quando tutto sarò finito e ci metteranno una bella pietra sopra.



Rimani con noi, anche quando i nostri occhi saranno incapaci di riconoscerti e il nostro cuore sarò duro e tardo nel capire le parole dei profeti.



Rimani con noi, perché ci farai ardere il cuore in petto, e i nostri occhi ti riconosceranno quando, come in quell’ultima cena, spezzerai ancora il pane per noi.

don Alberto Brignoli

Sono stato invitato per Venerdì, sul Golgota


 

C’ero anch’io. Una giornata indimenticabile.
Mi sono sgolato e ho perso la voce gridando:
“Viva Gesù! Osanna! E’ il figlio di Davide!”.
Ho raccolto un ramoscello di ulivo
e l’ho portato in casa
come ricordo della festa
e l’ho messo bene in vista.
Io voglio bene a Gesù.
Io sono un suo discepolo!

Se vai Venerdì, se ti rechi sul Golgota,
guarda che tornerai col vestito macchiato.
Di sangue.
Un vestito macchiato di sangue
– meglio se c’è una ferita sulla tua carne –
sarà domenica il luminoso biglietto d’ingresso
per la festa di Pasqua.
Sarai veramente un suo discepolo!

Ho ricevuto un invito.
Gesù mi vuole accanto a lui, Venerdì.
Mi ha scritto: “Non mancare.
Ci tengo. Fammi compagnia.
Sarà una festa imprevedibile!”.

Giuseppe Impastato S.I.

L’asinello che portò Gesù

In un campo pascolavano un’asina con il suo puledro. Era stato svezzato da poco e talvolta, quando si metteva nei guai, cercava ancora il conforto della sua mamma.
Il suo nome era Lollo e aveva grandi orecchie appuntite e occhioni scuri, intelligenti e furbi. Come tutti i cuccioli era birbaccione, chiassoso, prepotente. Appena poteva si allontanava verso i confini del campo cercando di sconfinare e, quando il padrone andava a riprenderlo, puntava le zampe sul terreno e non c’era modo di smuoverlo. Bisognava trascinarlo e quanto erano acuti i suoi ragli di protesta! Il padrone ancora non si decideva a metterlo al lavoro: era talmente giovane e testone!
Una bella mattina di primavera giungono nel campo degli uomini, parlottano un po’ col padrone e poi cominciano a guardare verso Lollo. Erano venuti infatti a fare una richiesta curiosa che riguardava proprio lui. Questi uomini erano servi di un tale, un certo Nazareno e, mandati da questo, volevano in prestito proprio Lollo. Serviva al loro Maestro per entrare in Gerusalemme.
Il padrone era perplesso: “Macché Lollo! Per il vostro Maestro ci vuole un cavallo. Io non ce l’ho, ma il mio vicino è un soldato e certamente sarà contento di prestarvi il suo bel cavallo bianco”.
Ma quelli insistevano, si erano proprio fissati! Volevano un asino che fosse giovane che non avesse mai lavorato. “E’ il Maestro che lo chiede – dicevano – ma non temere te lo restituiremo”.
Il padrone alzava gli occhi al cielo: “Ma allora proprio non capite, quest’asino non è adatto! E’ prepotente, testone e farà fare a me e al vostro Maestro una brutta figura. E’ capace di fermarsi in mezzo alla strada e di non voler più camminare, se gli gira, incomincia a ragliare così forte e non la finisce più, e poi, morde!”.
E i servi a lui: “Così come è, lo vuole il Maestro, e Lui non sbaglia! Se ha chiesto quest’asino avrà i suoi buoni motivi!”. Il padrone allora, avvilito, prende un pezzo di corda, lo butta intorno al collo di Lollo e lo consegna ai servi. Lollo è troppo interessato alla faccenda per pensare a fare i capricci, e docile si lascia legare e condurre fuori del campo.
Fatta poca strada arrivano a un bivio, poco fuori Gerusalemme. Ci sono uomini, donne e anche bambini che attorniano un giovane uomo. I servi dirigono proprio verso di Lui: “Ecco, Maestro, questo è l’asino che avevi chiesto”. Il Maestro si volta, si avvicina a Lollo, allunga una mano, lo accarezza sulla testa e lo guarda. Anche Lollo alza gli occhi verso questo bizzarro Maestro che ha voluto a tutti i costi averlo come cavalcatura, e i suoi occhi si immergono nello sguardo del Maestro: “Mai nessuno mi aveva guardato così” – dirà poi Lollo – “neanche la mia mamma”. E’ come se con un solo sguardo il Maestro mi dicesse: “Non temere, va bene così. Sì sei un po’ un brigante, ma ce la puoi fare. Io mi fido di te e ti voglio bene! Coraggio! Cominciamo questo viaggio, sarai tu a portarmi a Gerusalemme”.
Lollo sente come un fuoco dentro il suo cuore, è contento e un po’ ha voglia di piangere, senza motivo… Mansueto si lascia mettere un mantello rosso sulla groppa, si lascia montare dal Maestro e, lentamente, incominciano il loro viaggio verso Gerusalemme. Via via che si avvicinano alla città la gente diventa più numerosa. Stendono per terra dei mantelli rossi, hanno in mano dei rami di palma e di ulivo, li agitano e gridano: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.
Lollo si sente davvero un asinello importante… Tutti fanno festa alla persona che lui sta portando in groppa, bardato con quel bel manto rosso! Anche i bambini fanno festa e alcune bambine portano dei fiori.
Ad un tratto una voce si leva dalla folla e chiede: “Chi è quest’uomo?”.
Qualcuno risponde: “E’ Gesù, da Nazareth di Galilea!”.
“Che cosa ha fatto?”.
“Io sono vedova, Gesù ha risuscitato il mio unico figlio. Eccolo!”.
“Io ero muto per colpa di un demonio e Gesù mi ha liberato”.
“Io avevo questa mano come morta e lui mi ha detto: Stendila! E la mia mano è tornata come nuova! Ha fatto bene ogni cosa!”.
Lollo ascolta tutto quello che la gente dice sull’uomo che sta accompagnando a Gerusalemme. “Ora capisco perché alcuni chiamano Gesù il Signore!”. La folla è al colmo della gioia e della festa. Gesù è pronto per entrare nel tempio. Prima di allontanarsi, con la mano sfiora lentamente il muso dell’asinello. Gesù e Lollo si guardano per un lungo istante.
Gesù capisce ciò che l’asinello gli vuol dire:
“Grazie Signore di avermi cercato.
Tu hai avuto bisogno di me e hai avuto fiducia in me!
D’ora in poi, anche se non credo che riuscirò ad essere sempre bravo, voglio provare ad essere come tu mi vedi.
Forse scalcerò ancora e certamente raglierò ogni tanto ma non potrò mai dimenticare che hai avuto fiducia in me.
Grazie Gesù, anche io ti voglio bene”.