Archivio mensile:gennaio 2012

5°- OPERA DI MISERICORDIA CORPORALE – Visitare gli infermi

 
VISITARE GLI INFERMI
La quinta Opera di Misericordia Corporale: Visitare gli infermi. C’è sempre qualche malato o anziano nella cerchia dei nostri parenti e amici. Il nostro interessamento per loro è, volere o no, rivolto al Signore nostro Gesù Cristo, perché è lui che ha detto: Ero malato e mi avete visitato. Trascurarli o peggio ancora maltrattarli è sempre una opposizione a Gesù. Il vero amore ci costringe a cambiare radicalmente il nostro modo di pensare e di agire e ci sospinge a costruire la nostra vita sul fondamento della nuova vita in Cristo.
Quando ti avvicini a un infermo o a un anziano incontri sempre Gesù.
Ero malato e mi avete visitato.
– “Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ero malato e mi avete visitato.
– “Signore, quando ti abbiamo visto ammalato e siamo venuti a visitarti?
– “In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto questo a uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25).
Caro Gesù, tu vuoi che ci interessiamo degli infermi, di coloro che sono deboli nel corpo e nello spirito, e che andiamo a visitarli. Se vogliamo, dunque, fare cosa gradita a te dobbiamo occuparci in modo concreto e abituale di coloro che si trovano sotto il peso della malferma salute per malattia o vecchiaia.
Tu ci insegni ad avere sempre fiducia in te, caro Gesù, ci dici che dobbiamo seminare fiducia in tutti i cuori e portare consolazione ai più disperati, usando poche parole, ma mostrando molta comprensione e ascolto, senza far pesare la nostra fretta.
Quando visito un infermo visito te, che preghi senza consolazioni, abbandonato da tutti, condannato a portare da solo la tua croce fino al Calvario, affaticato e logoro. Così ti facciamo coraggio, Gesù.
Sono tante le cose che possiamo fare presso un malato: riassettare la casa, fare la spesa, cucinare, lavare e stirare, e tante altre piccole cose.
O buon Gesù, mi sono sempre reso conto che quando mi interesso praticamente dei malati, non sono io colui che dà ma colui che riceve.
L’esempio di Gesù.
Entrato in Cafarnao, venne incontro a Gesù un centurione che lo scongiurava: “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”. Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”. Ma il centurione rispose: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio detto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito” (Mt 8,5-10).
Signore Gesù, durante la tua vita terrena ti sei sempre interessato dei malati. Tu passavi per le strade della Palestina beneficando e risanando tutti e al Centurione che ti supplicava hai detto “Io verrò e lo curerò”. Trascorrendo le pagine del Vangelo mi rendo conto quanto sia grande la tua misericordia e la compassione e addirittura la tenerezza verso i peccatori e i malati.
“I ciechi ricuperavano la vista, gli storpi camminavano, i lebbrosi venivano guariti, ai poveri veniva predicata la buona novella” (Mt 11,3-6).
Caro Gesù, io so che tu continui a passare per le nostre strade, a entrare nelle nostre case, a venire incontro alle nostre necessità, e asciugare le nostre lacrime, e guarire i nostri corpi. E tutto questo lo vuoi operare oggi per mezzo dei tuoi fedeli. E per questo tu ci chiedi una fede viva e così tu potrai operare miracoli.
Quando poi facciamo visita a malati ammalati e moribondi non credenti, tu ci suggerisci di comportarci come Madre Teresa, la quale non cercava di convertirli, ma metteva nel loro cuore un grande amore che li rendeva abili di entrare nel tuo Paradiso.
Il Sacramento dell’Unzione degli infermi.
“Chi è malato, scrive San Giacomo, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc 5,14-15).
Caro Gesù, questo sacramento che tu hai istituito è il segno tangibile del tuo grande amore per noi peccatori quando veniamo a trovarci in stato di malattia. La preghiera fatta con fede salverà il malato, ci ha lasciato scritto il tuo Apostolo Giacomo. Tu stesso ci rialzerai e se abbiamo commesso dei peccati tu ci perdonerai. Nel sacramento dell’Unzione degli infermi si manifesta la potenza e la santità del tuo Santo Spirito. Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di lui, egli è lo Spirito Creatore, e quando lui riversa su di noi la sua rugiada benefica, noi riceviamo vigore e sostegno per far fronte alle esigenze della nostra vita, per compiere bene tutto il nostro dovere di creature umane.
Ti prego, Gesù caro, metti nei mio cuore una grande stima per questo sacramento e un sincero desiderio di riceverlo quando il male mi colpisce. E’ cosa buona e giusta suggerire, ai malati e ai loro parenti, di chiamare il prete quando uno sta molto male e viene ricoverato in ospedale. Non dobbiamo aver paura di farlo. Se abbiamo le idee chiare il malato non si spaventerà. Questo sacramento è stato istituito per venire incontro ai malati, è fatto per la guarigione del corpo e dell’anima.
                                                                           
TIMOTEO MUNARI SDB

Cuore di Gesù

Cuore di Gesù
  
CUORE EUCARISTICO
Il Cuore di Gesù vivo e palpitante è una realtà in mezzo a noi. Se vogliamo stare fisicamente accanto al Cuore di Gesù, basta che ci accostiamo e sostiamo presso il Tabernacolo Eucaristico. Santa Gemma Galgani sentiva così viva questa vicinanza, che a volte, accostandosi troppo all’altare, per l’ardore che provava, le si bruciavano gli indumenti dalla parte del cuore!
Se poi vogliamo avere il Cuore di Gesù presente fisicamente nel nostro stesso cuore, basta che ci accostiamo al Sacramento dell’Eucaristia ricevendo la Comunione. «Nella Santa Comunione – scriveva il beato Contardo Ferrini – Gesù si incarna nel nostro cuore». Nella Comunione avviene la fusione dei due cuori: il Cuore di Gesù nel cuore dell’uomo, e viceversa. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui» (Gv 6,57). Sulla terra non c’è cosa più grande e sublime di questa fusione d’amore fra Gesù e la creatura.
In particolare possiamo dire che l’Eucaristia è tutto il Cuore di Gesù, è solo il Cuore di Gesù. Questa non è un’affermazione esagerata, ma è una meravigliosa scoperta che ci è venuta, recentemente, dalle analisi fatte sull’Ostia trasformata miracolosamente in carne e conservata nel Santuario Eucaristico di Lanciano. I risultati delle analisi ci fanno sapere che quella carne è viva, e appartiene alla carne del cuore!
Eucaristia e Cuore di Gesù: sono una cosa sola.
Per questo il Sacro Cuore appariva a santa Margherita quasi sempre dal Tabernacolo. Per questo, di frequente, sulle porticine dei Tabernacoli, viene disegnato il Cuore di Gesù. Per questo la devozione è inseparabile dall’Eucaristia, e porta alla Comunione, come è richiesto dalla pratica dei nove primi venerdì del mese. Per questo san Carlo da Sezze, fermatosi in una chiesa ad adorare Gesù Eucaristico, ebbe il cuore trafitto da un dardo d’amore che partì dall’Ostia santa durante l’Elevazione nella Santa Messa.
Che meraviglia per noi poveri uomini avere l’Eucaristia! A rifletterci solo poco, parrebbe impossibile e incredibile. Come mai il Verbo Incarnato se ne sta in poco pane, chiuso in una piccola prigione? «Signore – esclamò una volta san Bernardo – questo non conviene alla vostra maestà!». «Non fa niente – rispose Gesù – Basta che convenga al mio amore!». È l’amore che imprigiona Gesù per noi. E san Giovanni Eudes spiega che il Cuore Eucaristico di Gesù, avvolto da otto fiamme, è tenuto fermo in mezzo a noi dalla prima di quelle fiamme.
Cuore Eucaristico di Gesù, quanto dovremmo amarti, fino a impazzire!
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P. Stefano M. Manelli, FI

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Preghiera a Gesù

 

Ricevi, o Gesù ,
ogni battito del cuore,
come atto d’amore;
ogni respiro
come atto di adorazione,
ogni passo
come atto di ringraziamento,
ogni parola
come atto d’intercessione
secondo le intenzioni del Tuo Divin Cuore,
ogni movimento delle mani
come atto di espiazione,
ogni pensiero ed ogni affetto del cuore,
come altrettanti
atti di perfetto abbandono in Te,
ed ogni pena interna od esterna
come intima unione con Te,
o Gesù,
vittima d’Amore per noi nel Santissimo Sacramento.
Amen
Padre Celeste
Ricevi questi miei atti interni ed esterni,
in unione alla vita mistica di Gesù nel SS Sacramento
alla Tua maggior gloria e
per la salute di tutto il mondo.
*
S. Francesco d’Assisi

Edith Stein e Massimiliano Kolbe i martiri della shoah.

Benedetto XVI, Edith Stein e Massimiliano Kolbe

Entrambi hanno concluso con il martirio la loro vicenda terrena nel lager di Auschwitz. Apparentemente le loro esistenze potrebbero essere ritenute una sconfitta, ma proprio nel loro martirio risplende il fulgore dell’Amore che vince le tenebre dell’egoismo e dell’odio. Fonte: Udienza del 13 agosto.

So bene che il primo servizio che posso rendere alla Chiesa e all’umanità è proprio quello della preghiera, perché pregando pongo nelle mani del Signore con fiducia il ministero che Lui stesso mi ha affidato, insieme alle sorti dell’intera comunità ecclesiale e civile.
Chi prega non perde mai la speranza, anche quando venisse a trovarsi in situazioni difficili e persino umanamente disperate. Questo ci insegna la Sacra Scrittura e questo testimonia la storia della Chiesa. Quanti esempi, in effetti, potremmo recare di situazioni in cui è stata proprio la preghiera a sostenere il cammino dei santi e del popolo cristiano! Tra le testimonianze della nostra epoca vorrei citare quella di due santi la : Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein e Massimiliano Maria Kolbe. Entrambi hanno concluso con il martirio la loro vicenda terrena nel lager di Auschwitz. Apparentemente le loro esistenze potrebbero essere ritenute una sconfitta, ma proprio nel loro martirio risplende il fulgore dell’Amore che vince le tenebre dell’egoismo e dell’odio. A san Massimiliano Kolbe vengono attribuite le seguenti parole che egli avrebbe pronunciato nel pieno furore della persecuzione nazista: “L’odio non è una forza creativa: lo è solo l’amore”. E dell’amore fu eroica prova la generosa offerta che egli fece di sé in cambio di un suo compagno di prigionia, offerta culminata nella morte nel bunker della fame, il 14 agosto del 1941.

Edith Stein, il 6 agosto dell’anno successivo, a tre giorni dalla sua drammatica fine, avvicinando alcune consorelle del monastero di Echt, in Olanda, ebbe a dire loro: “Sono pronta a tutto. Gesù è anche qui in mezzo a noi. Finora ho potuto pregare benissimo e ho detto con tutto il cuore: “Ave, Crux, spes unica”. Testimoni che riuscirono a fuggire dall’orribile massacro raccontarono che Teresa Benedetta della Croce, mentre vestita dell’abito carmelitano avanzava cosciente verso la morte, si distingueva per il suo comportamento pieno di pace e per il suo atteggiamento sereno e per il comportamento calmo e attento alle necessità di tutti. La preghiera fu il segreto di questa Santa compatrona d’Europa, che “anche dopo essere approdata alla verità nella pace della vita contemplativa, dovette vivere fino in fondo il mistero della Croce” (Lettera Apostolica Spes aedificandi,: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XX, 2, 1999 pag.511).

“Ave Maria!” : fu l’ultima invocazione sulle labbra di san Massimiliano Maria Kolbe mentre porgeva il braccio a colui che lo uccideva con un’iniezione di acido fenico. È commovente costatare come il ricorso umile e fiducioso alla Madonna, rinnoviamo il nostro affidamento a Colei che dal Cielo veglia con amore materno su di noi in ogni momento. Questo in effetti noi diciamo nella familiare preghiera dell’Ave Maria, chiedendoLe di pregare per noi “adesso e nell’ora della nostra morte”. 

(Benedetto XVI) 2008 autore: papa Benedetto XVI

Messaggio del 25 Gennaio 2012

“Cari figli! Anche oggi vi invito con gioia ad aprire i vostri cuori e ad ascoltare la mia chiamata. Io desidero avvicinarvi di nuovo al mio cuore Immacolato dove troverete  rifugio e  pace. Apritevi alla preghiera affinché  essa  diventi gioia per voi. Attraverso la preghiera l’Altissimo vi darà l’abbondanza di grazia e voi diventerete le mie mani tese in questo mondo inquieto che anela alla pace. Figlioli, testimoniate la fede con le vostre vite e pregate affinché di giorno in giorno la fede cresca nei vostri cuori. Io sono con voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Fonte: Medjugorje.hr 

"Tempo di crisi, tempo di Grazia" – La provvidenza divina


di Emanuele Renzi

Cari amici, vorrei condividere con voi un pensiero riguardante il periodo storico che stiamo vivendo. Guardandoci attorno ci rendiamo conto che la crisi sta colpendo davvero tutti: anche se abbiamo ancora uno stipendio, vediamo subito che il lavoro sta diminuendo, le persone acquistano sempre meno e l’economia sembra ferma, con conseguente aumento dell’imposizione fiscale. In questo scenario, la speranza per il futuro, già carente, sta diminuendo ancora di più. Ma… c’è un MA! Crisi non ha solo un’accezione negativa, anzi! La sua dimensione più bella è proprio quella che sprona al cambiamento, alla scelta, alla decisione (significato etimologico del termine).Cari amici, fiduciosi nella Misericordia e nella Provvidenza di Dio, possiamo vedere davvero questi mesi difficili come una Grazia donataci dal Padre per rimettere in discussione il nostro stile di vita e le nostre relazioni umane. Se le banche non sono più così affidabili per investire i nostri risparmi, ecco alcuni luoghi decisamente più consoni:
-il raccoglimento spirituale nella preghiera: cosa vuoi da me, o Padre?
-la lode e il ringraziamento: Gesù, ti riconosco come Signore di tutta la mia vita
-le relazioni umane: fratello, amico, come ti senti oggi?
-il dono di sé: amare, amare sempre!
Dio farà il resto.
Sia lodato Gesù Cristo e buon anno!

http://www.ricercatoridisperanza.it/

Approfondimento: La provvidenza divina
 

“La provvidenza consiste nella cura esercitata da Dio nei confronti di ciò che esiste. Essa rappresenta, inoltre, quella volontà divina grazie alla quale ogni cosa è retta da un giusto ordinamento. Se dunque la volontà di Dio è provvidenza, tutto quanto avviene per suo dettato si realizza necessariamente in maniera bellissima e sempre diversa, nel migliore dei modi possibile. È logico ritenere, infatti, che Dio stesso sia tanto il creatore delle cose quanto colui che le cura e le preserva: non è conveniente né ragionevole immaginare che uno sia il creatore e un altro protegga l’opera del primo. Se così fosse, infatti, essi sarebbero entrambi assolutamente impotenti: l’uno di fare, l’altro di provvedere. Dio, perciò, è colui che ha creato e colui che provvede; la sua capacità di creare e di conservare e di provvedere altro non è se non la sua stessa benigna volontà: infatti tutto ciò che il Signore volle lo fece nel cielo e sulla terra (Sal 134,6) e nessuno può resistere alla sua volontà (Rm 9,19). Tutto quanto egli volle che esistesse, è stato creato. Egli vuole che il mondo esista ed esiste: tutto ciò che vuole, lo crea.
Giustamente, dunque, si può affermare, senza alcun’ombra di dubbio, che Dio provvede, e provvede opportunamente. Solo Dio è buono e sapiente per natura: in quanto è buono, è provvidente (colui che non provvedesse, infatti, non sarebbe neppure buono: anche gli uomini e gli stessi animali provvedono con l’istinto naturale ai loro figli, ed è riprovevole chi non lo fa) e, in quanto è sapiente, cura nel modo migliore tutto ciò che esiste.
Nel considerare attentamente quanto siamo andati osservando, è dunque necessario che noi ammiriamo tutte le opere della provvidenza, le lodiamo tutte, tutte incondizionatamente le accettiamo, sebbene a molti talune cose appaiano ingiuste. La provvidenza di Dio, infatti, non può essere né conosciuta né compresa; e i nostri pensieri e le nostre azioni, come il nostro futuro, sono noti ad essa soltanto. Infatti le cose soggette alla nostra discrezionalità, non vanno ascritte alla provvidenza, ma al libero arbitrio dell’uomo.
In realtà, delle cose che dipendono dalla provvidenza, alcune avvengono grazie alla sua volontà attiva, altre invece attraverso la sua volontà permissiva. In virtù della prima accadono tutte quelle cose che risultano come incontrovertibilmente buone; molte sono, invece, le forme nelle quali si manifesta la volontà permissiva di Dio. Per esempio, quando egli permette che l’uomo giusto s’imbatta nelle calamità, affinché la virtù nascosta in lui si renda visibile anche per gli altri, come accadde nel caso di Giobbe (Gb 1,12). Talvolta, Dio consente che avvenga qualcosa d’ingiusto affinché, attraverso circostanze apparentemente inique, si compia qualcosa di grande e di mirabile: attraverso la croce, ad esempio, egli ha dato la salvezza agli uomini. Inoltre il Signore permette che l’uomo pio sia afflitto da gravi sventure: perché non si allontani, cioè, dalla retta coscienza ovvero, a causa dell’autorità e della grazia concessegli, non precipiti nella superbia, come avvenne in Paolo (2Cor 12,7).
Perché altri ne traggano insegnamento, qualcuno viene dunque talvolta abbandonato da Dio; gli altri così considerando le sue disgrazie, ne ricavano ammaestramento: si osservi, a tal proposito, il caso di Lazzaro e del ricco (Lc 16,19). Spontaneamente, infatti, nel vedere chi soffre, ci si stringe il cuore. Talvolta, poi, Dio consente che qualcuno soffra, non per punire colpe sue o dei suoi antenati, ma perché si manifesti la gloria di qualcun altro: nel caso del cieco nato (cf. Gv 7,3), ad esempio, si doveva rivelare, attraverso la sua guarigione, la gloria del Figlio dell’uomo.
La sofferenza viene inoltre tollerata da Dio onde suscitare negli animi il desiderio di emulazione degli altri: affinché cioè, incoraggiati dalla gloria toccata a chi ha sofferto, gli altri sopportino piamente le avversità, grazie alla speranza della gloria futura e sollecitati dal desiderio dei beni eterni, come accadde ai martiri.
Infine, il Signore permette persino che qualcuno cada in una azione turpe perché abbia modo di liberarsi di qualche vizio più grave. Ad esempio, se qualcuno s’insuperbisce delle sue virtù e delle sue buone azioni Dio lascia che costui cada nella fornicazione affinché divenendo in tal modo consapevole della propria debolezza, diventi umile e cominci a confidare maggiormente nel Signore.
Si deve poi sapere che la scelta delle azioni da compiere dipende da noi; quando queste sono buone, invece, il loro risultato è da attribuire all’aiuto di Dio che giustamente soccorre, nella sua prescienza, coloro che intraprendono il bene con retta coscienza. L’esito delle azioni cattive, al contrario, si deve al disimpegno di Dio che, grazie sempre alla sua virtù di conoscere in anticipo ogni cosa, opportunamente abbandona l’uomo malvagio.
In particolare esistono, da parte di Dio, due diversi tipi di abbandono: quello pratico, cioè educativo; e l’abbandono assoluto, fonte della disperazione. Il primo comporta, per chi lo subisce, raddrizzamento, salvezza, gloria sia per suscitare negli altri emulazione e imitazione, sia per la gloria di Dio. L’abbandono assoluto, per contro, avviene quando, sebbene Dio abbia compiuto ogni cosa per la salvezza di una persona, costei continua nondimeno a rimanere insensibile e incurante del proprio destino, anzi inguaribile; e viene perciò abbandonata, come Giuda (Mt 26,27), all’estrema rovina. Ci sia dunque propizio il Signore, preservandoci da tale abbandono.
Numerosissimi sono poi i metodi della divina provvidenza: non possono esser spiegati a parole né compresi con la mente. Non si deve ignorare che tutte le calamità recano la salvezza di coloro che le sopportano con rendimento di grazie, risultando in tal modo per essi di grande beneficio. Iddio, infatti, secondo la sua volontà antecedente, vuole che tutti si salvino e divengano membri del suo regno (1Tm 2,4): egli non ci ha creato per punirci, ma, essendo buono, perché fossimo partecipi della sua bontà. D’altronde, essendo anche giusto, il Signore vuole però punire i peccatori.
La prima volontà di Dio, dunque, è detta volontà antecedente o benevolenza, poiché deriva direttamente da lui; la seconda, invece, è la volontà conseguente o permissione, avendo origine per causa nostra. Quest’ultima, a sua volta, è duplice: l’una rientra nel piano di Dio ed è educativa ai fini della salvezza; l’altra, cioè quella concernente la disperazione, porta invece, come abbiamo già ricordato, alla più assoluta dannazione. Tali volontà non riguardano quanto dipende da noi.
Delle cose che dipendono da noi, Dio fin da principio vuole e approva quelle buone. Quelle cattive e veramente malvagie, egli non le desidera né direttamente né indirettamente: le permette in ragione del nostro libero arbitrio. Ciò che avvenisse per forza, infatti, non converrebbe alla ragione né potrebbe considerarsi come virtù.
Dio provvede, dunque, a tutto il creato. Attraverso di esso beneficia e istruisce sovente anche servendosi dei demoni, come nel caso di Giobbe o dei porci (Mt 8,30ss).”
Giovanni Damasceno, Esposizione della fede ortodossa, 2,29
SANTA DIVINA PROVVIDENZA DEL SIGNORE
O Divina Provvidenza!
Nulla è più amabile e adorabile di Te,
che maternamente alimenti l’uccello dell’aria
e il fiore del campo:
i ricchi e i poverelli!
Tu apri le vie di Dio
e compi i grandi disegni di Dio nel mondo!
In Te ogni nostra fiducia,
o Santa Provvidenza del Signore,
perché tu ci ami assai più che noi amiamo noi stessi!
Col divino aiuto, non ti voglio più indagare,
non ti voglio più legare le mani:
non ti voglio più storpiare;
ma solo voglio interamente
abbandonarmi nelle tue braccia, sereno, tranquillo.
Fa’ che ti prenda come sei, con la semplicità del bambino, con quella fede larga che non vede confini! Divina Provvidenza!
Da’ a me povero servo e ciabattino tuo, e alle anime che pregano
e lavorano in silenzio e sacrificio di vita intorno ai poverelli,
da’ ai cari benefattori nostri quella latitudine di cuore, di carità che non misura il bene col metro, né va con umano calcolo: la carità che è soave e dolce, che si fa tutta a tutti:
che ripone la sua felicità
nel poter fare ogni bene agli altri silenziosamente:
la carità che edifica e unifica in Gesù Cristo, con semplicità e candore.
O Santa Divina Provvidenza!
Ispiratrice e madre di quella carità che è la divisa di Cristo e dei suoi discepoli:
anima tu, conforta e largamente ricompensa in terra e in cielo quanti, nel nome di Dio, fanno da padre, da madre, da fratelli, da sorelle agli infelici.

(S. Luigi OrioneBP, 8586)..
Giaculatoria

Dio provvede, Dio provvederà, la sua Misericordia non mancherà.
Amen
!

Innamorati della lode

Questa lista condivide la Spiritualita’del Rinnovamento nello Spirito e del Rinnovamento Carismatico Cattolico.

I’intento del gruppo è quello di condividere la lode per il Signore nel web con altri fratelli, pregare, meditare La Parola, dare testimonianza dell’amore di Dio Padre, Gesu’ e dello Spirito Santo.
Ricordo che la lode sincera: libera, guarisce, rende gioiosi e soprattutto ci rende il favore di Dio.

Il digiuno ha due valori.

 

Il digiuno ha due valori.

 
 

Ha un valore spirituale o mistico, ed ha un valore ordinario o ascetico, che è del tutto sano e comprensibile, ed è appunto l’esercizio adatto a tutti per coltivare il nostro cammino spirituale e giungere, ed arrivare a Cristo nel suo mistero di morte e risurrezione.

Innanzi tutto il digiuno spirituale o mistico che consiste nel digiunare per amore.
L’amore che intercorre tra lo sposo e l’amico dello sposo.
Gesù stesso dirà: “Possono digiunare gli amici dello sposo finché lo sposo è con loro? Non possono digiunare finché lo sposo è con loro. Verranno i giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno”.
Ecco, l’amore che intercorre tra Gesù e i suoi discepoli.

Il digiuno dei cristiani (questo digiuno spirituale o mistico) è sentire la mancanza di Cristo, è sentire il desiderio di Cristo, sia nel suo Regno sia in questa vita.
Il digiuno dei cristiani è quella santa fame di verità, di preghiera, di amore, di giustizia, di esperienza di Dio, che è la caratteristica dello slancio spirituale nella vita dei credenti. È quello che lo distingue dalle altre persone in quanto sente, percepisce la distanza che ancora lo separa da Gesù, ed ha il desiderio di colmare nel più breve tempo possibile questa distanza.

Questo digiuno spirituale o mistico, si comprende anche attraverso il suo opposto, il suo negativo. Come è triste vedere cristiani che, non hanno alcuna fame, alcuna sete di Cristo! Non si sentono digiuni se sono privati della sua parola; … se non si accostano mai all’Eucaristia; … se non lo riconoscono nei fratelli.
Mancando spiritualmente di queste cose dovrebbero (letteralmente) sentirsi morire di fame, e invece sembrano soddisfatti, come se essere privi della Parola, del Corpo di Cristo, della fraternità in Cristo, non fosse la più grande di tutte le povertà, non fosse la perdita fondamentale della vita.

Beati noi, se il nostro digiuno è anzitutto un digiuno spirituale o mistico, se il nostro digiuno è percepire la distanza che ci separa da Gesù Cristo, e quindi è sentire desiderio di Cristo, fame e sete di lui, fame e sete della sua Parola e del suo Corpo sacramentale; fame e sete di trovarlo e di ritrovarlo in tutti coloro nei quali Cristo ci attende.
Beati noi se sentendo la mancanza di Cristo in noi, – lo sposo che non è più con i suoi amici, – si perde la voglia di voler mangiare, e quindi il rifiuto, la rinuncia di qualsiasi piacere corporale.
Questo è il digiuno fatto per amore; questa è l’afflizione gratuita che gli amanti e gli amici di tutti i secoli hanno compreso.
Privati della presenza di Gesù Cristo, di conseguenza rinunciano anche agli alimenti della tavola.
Ma vi è un altro digiuno salutare, che tutti conosciamo, che è il digiuno corporeo, fisico, che è denominato digiuno ascetico, ed ha un valore ordinario, utile per la salute dell’anima e del corpo; a questo digiuno corrispondono diverse motivazioni, a cioè una vasta applicazione e con un po’ di buona volontà possiamo fargli posto nella nostra esperienza quotidiana.
Anzitutto, senza dubbio, lo scopo del digiuno è la carità, è la donazione, che è la pienezza della vita cristiana; quindi l’esercizio della carità è un modo splendido di prepararsi alla Pasqua.
Chiamati a digiunare per i fratelli che hanno fame, perché sottraendo qualcosa a noi, si provveda alle tante e gravi necessità di Nazioni e popoli in povertà. Il motivo caritativo ha, ad esempio, suscitato le grandi collette (raccolte) quaresimali della carità per le missioni, per la fame per i poveri per i terremotati, ecc.
In un mondo segnato dalla miseria, non è giusto esagerare nell’uso del cibo e delle comodità.
Questo digiuno corporale, del cibo o del palato, può riguardare evidentemente i pasti, rinunciando ogni tanto ad un pasto e riducendolo al minimo.
Se però ci pensiamo bene, esso riguarda pure le molte cose voluttuarie cui ci siamo fin troppo abituati da qualche decennio: le tante soste al bar senza un motivo reale, ad esempio; il fumo, i gelati, le riviste, ecc.
I frequenti caffè durante la giornata.
Se in questo campo facciamo qualche rinuncia non ci farà male e ci ricorderemo che stiamo vivendo un cammino con Gesù verso la croce e verso la Pasqua.
Ma questo digiuno corporale, detto ordinario, ascetico, adatto a tutti, è soprattutto un digiuno educativo che porta a frenare i propri impulsi, per metterli in riga e quindi fissare alla natura i suoi giusti limiti.
Chi non sa digiunare, chi non sa negarsi ogni tanto una cosa che si può permettere, non sa neanche negarsi cose proibite. Di conseguenza la sua volontà sarà sempre più debole, fragile, e non essendo rafforzata con le piccole mortificazioni, non avrà la forza di respingere le tentazioni, né di frenare i propri impulsi, né i propri istinti, con il rischio di essere sempre schiavo del peccato.
Chi digiuna, invece, ne riceve i benefici, i frutti.
Il IV Prefazio di Quaresimale mette in evidenza questo: loda Dio per i frutti del digiuno e al tempo stesso ricorda a noi la pedagogia cristiana del digiuno ascetico-corporale:
“Con il digiuno
Tu vinci le nostre passioni,
Elevi lo spirito,
Infondi la forza
E doni il premio.
Con il digiuno l’uomo intuisce che, superando certi propri appetiti, certe proprie inclinazioni o istinti, riesce in qualche modo a strapparsi dal loro condizionamento per arrivare a una vita più profonda, più libera, ad una vita più pura.