Archivi categoria: L’ unzione dello Spirito Santo

Qual è la differenza tra un talento ed un dono spirituale?

 I doni spirituali sono benedizioni o capacità date tramite Dio ai Suoi figli mediante il potere dello Spirito Santo. I doni dello Spirito sono dati per benedire e dare giovamento a coloro che amano il Signore e cercano di osservare i Suoi comandamenti. 

Domanda: “Qual è la differenza tra un talento ed un dono spirituale?”

Risposta: Ci sono somiglianze e differenze tra talenti e doni spirituali. Entrambe sono doni da Dio. Entrambe crescono nella loro efficacia quando li utilizziamo. Entrambe sono intesi come strumenti da usare per gli altri e non per scopi egoistici. 1 Corinzi 12:7 afferma che i doni spirituali sono dati per il beneficio di altri e non per noi stessi. Alla luce del fatto che i due grandi comandamenti hanno a che fare con amare Dio ed il prossimo, ne consegue che dobbiamo usare i nostri talenti per questi due scopi. Ci sono tuttavia differenze tra chi riceve doni spirituali e talenti e tra quando vengono ricevuti. Una persona (a prescindere se crede in Dio o in Cristo) riceve dei talenti naturali come risultato di una combinazione genetica (c’è chi ha abilità musicali, artistiche o matematiche naturali) e del suo ambiente (chi cresce in una famiglia musicale sarà incoraggiato a sviluppare un talento musicale), oppure perché Dio ha scelto di dotare certi individui con determinati talenti (per esempio Besaleel in Esodo 31:1-6). I doni spirituali sono dati a tutti i credenti attraverso lo Spirito Santo (Romani 12:3,6) al momento in cui mettono la loro fede in Cristo per il perdono dei propri peccati. In quel momento lo Spirito Santo conferisce la nuovo credente uno o più doni spirituali in base a ciò che Lui desidera per quella persona.

Romani 12:3-8 elenca i seguenti doni spirituali: profezia, ministero, insegnamento, esortazione, dare, presiedere, fare opere di misericordia. 1 Corinzi 12:8-11 elenca i seguenti doni: parola di sapienza (saper comunicare sapienza spirituale), parola di conoscenza (capacità di comunicare verità pratiche), fede (fiducia insolita in Dio), potenza di operare miracoli, profezia, discernimento degli spiriti, lingue (capacità di parlare una lingua che non è mai studiata), e interpretazione delle lingue. Una terza lista si trova in Efesini 4:10-12 che dice che Dio ha dato alla Chiesa apostoli, profeti, evangelisti e pastori-dottori. C’è anche una domanda su quanti doni spirituali esistono, dato che nessuna di queste liste è identica. E’ possibile che le liste bibliche non siano esaurienti, e che esistano doni spirituali aggiuntivi oltre quelli menzionati dalla Bibbia.

Mentre, nel caso dei talenti, è possibile svilupparli e dirigere i propri hobby o la propria professione in accordo con essi, nel caso dei doni spirituali essi sono dati dallo Spirito Santo per l’edificazione della chiesa di Cristo e tutti i Cristiani devono svolgere un ruolo attivo nel far progredire il vangelo di Cristo. Tutti sono chiamati ed equipaggiati ad essere coinvolti “nell’opera del ministero” (Efesini 4:12). Tutti hanno doni tali da poter contribuire alla causa di Cristo come segno di gratitudine per tutto ciò che Egli ha fatto per loro. Nel farlo, trovano anche una realizzazione nella vita attraverso il loro impegno per Cristo. Le guide della chiesa devono aiutare ad edificare i santi in modo che essi possano essere meglio equipaggiati per il ministero al quale Dio li ha chiamati. Il risultato voluto da Dio dei doni spirituali è che la chiesa nel suo insieme cresce ed è fortificata da ciò che ogni membro del corpo di Cristo contribuisce.

Per riassumere, ecco le differenze tra i doni spirituali e i talenti: 1) Un talento è il risultato di genetica e/o di addestramento, mentre i doni spirituali risultano dal potere dello Spirito Santo. 2) Chiunque potenzialmente può avere un talento, che sia Cristiano o non, mentre i doni spirituali sono solo per i Cristiani. 3) Sia talenti e doni spirituali vanno usati per la gloria di Dio e per il servizio del prossimo, ma i doni spirituali sono esclusivamente dedicati a questo scopo, mentre i talenti possono essere anche usati per scopi non-spirituali.

 http://www.gotquestions.org/Italiano/chi-siamo.html

Annunci

Che cos’è l’effusione dello Spirito Santo? di Padre Raniero Cantalamessa

 

di Padre Raniero Cantalamessa
Padre Raniero CantalamessaL’effusione dello Spirito non è un sacramento, ma si dice in rapporto ad un sacramento, anzi a più sacramenti: ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. L’effusione attualizza e, per così dire, rinnova l’iniziazione cristiana. Il rapporto fondamentale è però, con il sacramento del Battesimo. La designazione «battesimo dello Spirito» con cui l’effusione veniva chiamata fino a poco fa e con cui è ancora chiamata dai nostri fratelli americani, non voleva dire altro che questo, cioè che si tratta di qualcosa che si fonda sul sacramento del battesimo. Noi diciamo che l’effusione dello Spirito attualizza e ravviva il nostro battesimo. Per capire come un sacramento ricevuto tanti anni fa, addirittura agli inizi della vita, possa improvvisamente ritornare a rivivere e a sprigionare tanta energia quanta ne vediamo in occasione dell’effusione, bisogna tenere presente alcuni elementi di teologia sacramentale. La teologia cattolica conosce l’idea di sacramento valido e lecito, ma «legato». Un sacramento si dice legato se il suo frutto rimane vincolato, non usufruito per mancanza di certe condizioni che ne impediscono l’efficacia. Un esempio estremo è il sacramento del matrimonio o dell’ordine sacro ricevuto in stato di peccato mortale. In queste condizioni tali sacramenti non possono conferire nessuna grazia alle persone; rimosso però l’ostacolo del peccato, con la penitenza, si dice che il sacramento «rivivisce» (reviviscit) grazie al carattere indelebile o, detto più biblicamente, grazie alla fedeltà e alla irrevocabilità del dono di Dio: “Dio resta fedele anche se noi siamo infedeli perché egli non può rinnegare se stesso” (2Tm 2,13). Quello del matrimonio o dell’ordine sacro ricevuto in stato di peccato è un caso estremo ma sono possibili altri casi in cui il sacramento, pur non essendo del tutto legato, non è però del tutto sciolto, cioè libero di operare i suoi effetti. Nel caso del battesimo, che cos’è che fa si che il frutto del sacramento resti legato? Bisogna richiamare qui la dottrina classica dei sacramenti. I sacramenti non sono riti magici che agiscono meccanicamente, all’insaputa dell’uomo, o prescindendo da ogni sua collaborazione. La loro efficacia è frutto di una sinergia o collaborazione tra l’onnipotenza divina (in concreto: la grazia di Cristo o lo Spirito Santo) e la libertà umana, perché ha detto S. Agostino: “Chi ti ha creato senza il tuo concorso non ti salva senza il tuo concorso“. Ancora più precisamente, il frutto del sacramento dipende tutto dalla grazia divina; solo che questa grazia divina non agisce senza il «sì», cioè il consenso e l’apporto della creatura, che è più una conditio sine qua non che non una concausa. Dio si comporta come lo sposo che non impone il suo amore per forza, ma attende il «sì» libero della sposa.
L’opera di Dio e l’opera dell’uomo nel Battesimo
Tutto ciò che dipende dalla grazia divina e dalla volontà di Cristo, nel sacramento si chiama Opus Operatum, che possiamo tradurre: opera già realizzata, frutto oggettivo e immancabile del sacramento, quando è amministrato validamente. Tutto ciò che invece dipende dalla libertà e dalle disposizioni del soggetto si chiama Opus Operantis cioè: opera da realizzare, apporto dell’uomo. L’Opus Operantum del battesimo, cioè la parte di Dio o la grazia, è molteplice e ricchissima: remissione dei peccati, dono delle virtù teologali della fede, speranza e carità (queste sono in germe), figliolanza divina; il tutto operato mediante l’efficace azione dello Spirito Santo. “Battezzati, noi siamo illuminati; illuminati, siamo resi perfetti; resi perfetti riceviamo l’immortalità… Questa operazione del battesimo ha nomi diversi: grazia, illuminazione (fotismos), perfezione, bagno. Bagno per cui siamo purificati dai nostri peccati; grazia per la quale i castighi meritati per i nostri peccati sono tolti; illuminazione nella quale noi contempliamo la bella e santa luce della salvezza, cioè per la quale penetriamo con lo sguardo divino; perfezione perché nulla manca“(Clemente Alessandrino, Pedagogo 1,6,26). Il battesimo è davvero un ricchissimo pacco-dono che abbiamo ricevuto al momento della nostra nascita in Dio. Ma è un pacco dono ancora non svolto, sigillato. Noi siamo ricchi perché possediamo quel pacco (e perciò possiamo compiere tutti quegli atti necessari alla vita cristiana), ma non sappiamo cosa possediamo; parafrasando una parola di Giovanni, potremmo dire: “…noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che siamo non è stato ancora rivelato“(1Gv 3,2). Ecco perché diciamo che, nella maggioranza dei cristiani, il battesimo è un sacramento «legato». Fin qui l’Opus Operatum. Ma in che consiste nel battesimo l’Opus Operantis, cioè la parte dell’uomo? Consiste nella «fede!».”Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo“(Mc 16,16). Accanto al battesimo c’è dunque un altro elemento: la fede dell’uomo. Ci ricorda il prologo del Vangelo di Giovanni: “A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome“(Gv 1,12). Possiamo anche ricordare quel bel testo degli Atti degli Apostoli che narra del battesimo di un eunuco, funzionario della regina Candàce: “Proseguendo lungo la strada, giunsero ad un luogo dove c’era acqua e l’eunuco disse:«Ecco qui c’è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?» Filippo dice: «Se credi con tutto il cuore è permesso…»“(At 8,36-37). Il battesimo è come il sigillo divino posto sulla fede dell’uomo: “…dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto (si intende nel battesimo) il suggello dello Spirito Santo“(Ef 1,13). Scrive San Basilio:”In verità la fede e il battesimo, questi due modi della salvezza, sono legati l’uno all’altro e indivisibili, poiché se la fede riceve dal battesimo la sua perfezione, il battesimo si fonda sulla fede“(Sullo Spirito Santo,12,5, C. 17, P. 157). Lo stesso Santo chiama il battesimo: “sigillo della fede“(Contro Eunomio III, 5, P.G. 29,655). L’opera dell’uomo, cioè la fede, non ha la stessa importanza e autonomia dell’opera di Dio, perché nell’atto stesso di fede c’è una parte di Dio; è esso stesso opera della grazia che lo suscita. Tuttavia l’atto di fede comprende come elemento essenziale anche la risposta, il «credo» dell’uomo, e in questo senso noi lo chiamiamo opus operantis, cioè opera dell’uomo.
Il Battesimo alle origini della Chiesa e oggi
Si capisce, adesso, perché nei primi tempi della Chiesa il battesimo era un evento così potente e ricco di grazia e perché non c’era bisogno, normalmente di una nuova effusione dello Spirito, come quella che facciamo oggi. Il battesimo veniva amministrato ad adulti che si convertivano dal paganesimo e che, convenientemente istruiti, erano in grado di fare, in occasione del battesimo, un atto di fede e una scelta esistenziale libera e matura; basta leggere la Catechesi mistagogica sul battesimo, attribuita a Cirillo di Gerusalemme, per rendersi conto della profondità di fede cui erano condotti i battezzandi. Al battesimo insomma si arrivava attraverso una vera e propria conversione: per essi il battesimo era davvero un lavacro di rinnovamento personale, oltreché di “…rigenerazione e rinnovamento nello Spirito Santo“(Tt 3,5b). Mi ha impressionato un testo di San Basilio: a uno che gli aveva chiesto di scrivere un trattato sul battesimo, San Basilio risponde che non può spiegare cosa significa il battesimo senza aver spiegato prima cosa significa essere discepoli di Gesù poiché il comando del Signore dice: “Andate, e fate discepole tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato“(Mt 28,19-20). Perché il battesimo operi in tutta la sua forza bisogna che chi si accosta ad esso sia un discepolo, o sia intenzionato a diventarlo seriamente: “Discepolo è, come apprendiamo dal Signore stesso, chiunque si accosta al Signore per seguirlo, cioè per ascoltare le sue parole, credere e ubbidire a lui come a padrone e re e medico e maestro di verità… ora colui che crede nel Signore e si presenta come pronto al discepolato deve prima allontanarsi da ogni peccato, e poi anche da tutte le cose che distolgono dall’ubbidienza, per molte ragioni dovuta al Signore, anche se sembrino all’apparenza ragionevoli“(San Basilio, Sul battesimo I, 1 p. 121 SG.). La condizione favorevole che permetteva al battesimo, alle origini della Chiesa, di operare con tanta potenza era dunque questa: che l’opera di Dio e l’opera dell’uomo si incontravano contemporaneamente, c’era un sincronismo perfetto; avveniva come quando due poli si toccano e così fanno sprigionare la luce. Ora questo sincronismo si è rotto; ricevendo il battesimo da bambini venne a mancare a poco a poco un atto di fede libero e personale. Esso veniva supplito, ed emesso, per così dire, per interposta persona (genitori, padrini). Di fatto, una volta, quando tutto l’ambiente che circondava il bambino era cristiano e impregnato di fede, questa fede poteva sbocciare anche se più lentamente. Ma ora non è più così; la nostra condizione è venuta ad essere peggiore ancora di quella del Medio Evo: l’ambiente infatti in cui il bambino cresce non è tale da aiutarlo a sbocciare nella fede: non lo è spesso la famiglia, non lo è ancora più spesso la scuola e non lo è, meno che meno, la società e la cultura. Questo non significa affermare che non c’è, in questa situazione, una vita cristiana normale, né che sia mancata la santità e i carismi che l’accompagnano; solo che anziché un fatto normale, ciò è divenuto sempre più, agli occhi dei cristiani, un’eccezione. In questa situazione raramente, o mai, il battezzato arriva a proclamare “in Spirito Santo”: Gesù è il Signore!…e finché non si arriva a questo punto, tutto nella vita cristiana è sfuocato immaturo. Non avvengono più i miracoli; si ripete ciò che avvenne per i nazaretani: “Gesù non poté fare molti miracoli a causa della loro incredulità, della loro mancanza di fede“(Mt 13,58).
Il significato dell’effusione dello Spirito
Ecco allora il senso dell’effusione dello Spirito: Essa è una risposta di Dio alla disfunzione in cui è venuta a trovarsi la vita cristiana. In questi ultimi anni si sa che anche la Chiesa, i Vescovi hanno cominciato a preoccuparsi del fatto che i sacramenti cristiani, specialmente il battesimo, vengono amministrati a persone che poi non ne faranno alcun uso nella vita, e hanno prospettato la possibilità di non dare il battesimo quando manchino le garanzie minime che esso sia coltivato e valorizzato dal bambino. «Non si possono gettare le perle ai porci» come diceva Gesù, e il battesimo è una perla preziosa perché esso è il frutto del sangue di Cristo. Ma si direbbe che il Signore si è preoccupato, prima ancora della Chiesa, di questa disfunzione e ha suscitato qua e la nella Chiesa movimenti tendenti a rinnovare negli adulti l’iniziazione cristiana. Il Rinnovamento nello Spirito è uno di questi movimenti e in esso la grazia principale è senza dubbio legata all’effusione dello Spirito e a ciò che la precede. La sua efficacia nel “riattivare” il battesimo consiste in questo: che finalmente l’uomo reca la sua parte, cioè faccia una scelta di fede, preparata nel pentimento, che permetta all’opera di Dio di «liberarsi» e di sprigionare tutta la sua forza. Come se la mano tesa di Dio finalmente incontrasse quella dell’uomo e, nella stretta, potesse far passare tutta la sua forza creatrice che è lo Spirito Santo. Come se, per usare un’immagine tratta dal mondo fisico, la spina venisse inserita nella presa e la luce finalmente si accendesse. Il dono di Dio viene finalmente «slegato» e lo Spirito si espande come profumo sulla vita cristiana Nell’adulto che ha già alle spalle una lunga vita cristiana, questa scelta di fede ha necessariamente il carattere di una «conversione». Potremmo descrivere l’effusione dello Spirito, per quanto riguarda la parte dell’uomo, sia come un rinnovamento del battesimo, che come una seconda conversione. Possiamo capire qualche cosa di più dell’effusione, vedendola in rapporto anche con la Confermazione (Cresima), almeno nella prassi attuale, in cui questo sacramento è staccato dal battesimo e amministrato in età avanzata. Oltre che un rinnovamento della grazia del battesimo, l’effusione è anche una «conferma» del proprio battesimo, un «sì» cosciente detto ad esso, ai suoi frutti  e ai suoi impegni, e come tale si affianca (almeno per l’aspetto soggettivo di esso) a quello che opera, sul piano oggettivo e sacramentale, la confermazione: questa infatti è vista come un sacramento che sviluppa , conferma e porta a compimento l’opera del battesimo. L’effusione è una confermazione soggettiva e spontanea non sacramentale in cui lo Spirito Santo agisce non in forza dell’istituzione (sacramento), ma in forza della libera iniziativa dello Spirito e della disponibilità del soggetto. Dal riferimento alla confermazione, viene anche quello speciale senso di un maggiore coinvolgimento nella dimensione apostolica e missionaria della Chiesa che di solito si nota  in chi riceve l’effusione dello Spirito. Ci si sente spinti a collaborare di più all’edificazione della Chiesa, al mettersi al sevizio di essa nei vari ministeri sia clericali che laicali, a dare testimonianza a Cristo; tutte cose, queste, che richiamano l’evento della Pentecoste e sono attualizzate nel sacramento della Cresima.
Amore fraterno, preghiera e imposizione delle mani nell’effusione dello Spirito
L’effusione dello Spirito non è l’unica occasione che si conosca nella Chiesa per questa riviviscenza dei sacramenti dell’iniziazione e in particolare dello Spirito Santo nell’anima in occasione del battesimo. C’è, per esempio, il rinnovamento delle promesse battesimali nella veglia pasquale, ci sono gli esercizi spirituali, c’è la professione religiosa, chiamata un “secondo battesimo” e, a livello sacramentale, abbiamo detto la Confermazione. Non è difficile poi scoprire spesso nella vita dei santi la presenza di una effusione spontanea, specialmente in occasione della loro conversione. Ecco per esempio cosa si legge di san Francesco al momento della sua conversione: “Terminato il banchetto, uscirono di casa. Gli amici gli camminavano innanzi; lui, tenendo in mano una specie di scettro, veniva per ultimo; ma invece di cantare, era assorto nelle sue riflessioni. D’improvviso, il Signore lo visitò e ne ebbe il cuore riboccante di tanta dolcezza, che non poteva muoversi né parlare, non percependo se non quella soavità, che lo estraniava da ogni sensazione…Gli amici, voltandosi e scorgendolo rimasto così lontano, lo raggiunsero e restarono trasecolati nel vederlo mutato quasi in un altro uomo. Lo interrogarono: «A cosa stai pensando, che non ci hai seguiti? Almanaccavi forse di prendere moglie?» Rispose con slancio: «E’ vero! Stavo pensando di prendermi in sposa la ragazza più nobile, ricca e bella che mai abbiate visto.» I compagni si misero a ridere. Francesco disse questo non di sua iniziativa, ma ispirato da Dio“(Leggenda dei tre compagni, 3,7). Dicevo che l’effusione dello Spirito non è l’unica occasione di rinnovamento della grazia battesimale. Essa però occupa un posto del tutto particolare per il fatto di essere aperta a tutto il popolo di Dio, piccoli e grandi, e non soltanto ad alcuni privilegiati che fanno gli esercizi spirituali ignaziani o che emettono la professione religiosa. Da dove proviene questa straordinaria forza che abbiamo sperimentato in occasione dell’effusione? Noi infatti non stiamo parlando di una teoria, ma di qualcosa che abbiamo sperimentato noi stessi, per cui possiamo dire come Giovanni: “…ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi,…ciò che le nostre mani hanno toccato,…questo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi“(1Gv 1,1.3). La spiegazione di questa forza è nella volontà di Dio: perché è piaciuto a Dio oggi rinnovare la Chiesa per questo mezzo e basta! Ci sono certamente dei precedenti biblici come quello narrato in Atti 8,14-17, quando Pietro e Giovanni, saputo che la Samaria aveva accolto la parola di Dio, vi discesero, pregarono per loro, e imposero loro le mani perché ricevessero lo Spirito Santo. Ma questi precedenti biblici, per altro rari e non univoci nel significato, non bastano a spiegare la vastità e la profondità del fenomeno odierno legata all’effusione dello Spirito. La spiegazione dunque è nel disegno di Dio. Potremmo dire, parafrasando un detto famoso dell’Apostolo: “Poiché i cristiani, con tutta la loro organizzazione, non hanno saputo trasmettere la potenza dello Spirito, è piaciuto a Dio rinnovare i credenti mediante la stoltezza dell’effusione. I teologi infatti cercano spiegazione e le persone responsabili cercano moderazione, ma i semplici toccano con mano la potenza di Cristo nell’effusione“(cfr 1Cor 1,21-24). Noi uomini e in particolare noi uomini di Chiesa, tendiamo a lesinare a Dio la sua libertà; tendiamo a tracciargli dei percorsi obbligati (i cosiddetti canali della grazia), dimenticando che Dio è un torrente che straripa e si crea da solo il proprio letto e che lo Spirito soffia dove e come vuole. In che consiste l’effusione e come agisce? Nell’effusione c’è una parte segreta, misteriosa di Dio ed è il suo modo di farsi presente, di agire che è diverso per ognuno perché lui solo ci conosce nell’intimo e può agire e valorizzare la nostra inconfondibile personalità; e c’è una parte palese, della comunità, che è uguale per tutti e che costituisce una specie di segno, con una certa analogia rispetto a quello che sono i segni dei sacramenti. La parte visibile o della comunità, consiste soprattutto in tre cose: amore fraterno, imposizione delle mani e preghiera. Sono elementi non sacramentali, ma semplicemente ecclesiali. L’imposizione delle mani può avere due significati: un significato di invocazione e un significato di consacrazione. Vediamo, per esempio, presenti entrambi questi tipi di imposizione delle mani nella Messa: c’è una imposizione delle mani di carattere invocatorio (almeno per noi latini) ed è quella che il sacerdote fa sulle offerte al momento dell’epiclesi, quando prega dicendo: “Lo Spirito Santo santifichi questi doni perché diventino il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo“; e c’è una imposizione delle mani consacratoria ed è quella che fanno i celebranti sulle offerte al momento della consacrazione. Nel rito stesso della cresima, come si svolgono oggigiorno, vi sono due imposizioni delle mani: una di carattere invocatorio e un’altra consacratoria che accompagna il gesto dell’unzione sulla fronte, nella quale si realizza il sacramento vero e proprio. Nell’effusione dello Spirito l’imposizione delle mani ha un carattere soltanto invocatorio (sulla linea di ciò che incontriamo in Gen. 48,14; Lev. 9,22; Mc.10 13-16; Mt.19 13-15). Ha anche un valore altamente simbolico: richiama l’immagine dello “Spirito Santo che copre con la sua ombra“(Lc 1,35); ricorda anche “lo Spirito Santo che aleggiava sulle acque“(Gen 1,2c). Questo simbolismo del gesto dell’imposizione delle mani è messo in luce da Tertulliano quando parla dell’imposizione delle mani sui battezzati: “La carne è adombrata dall’imposizione delle mani perché l’anima sia illuminata dallo Spirito“(Sulla risurrezione dei morti, 8,3). C’è un paradosso, come in tutte le cose di Dio: l’imposizione delle mani illumina adombrando, come la nube che seguiva il popolo eletto nell’Esodo e come la nube che avvolse i discepoli sul Tabor (cfr. Mt 17,5). Gli altri due elementi sono, abbiamo detto, la preghiera e l’amore fraterno; potremo dire: l’amore fraterno che si esprime in preghiera. L’amore fraterno è segno e veicolo dello Spirito Santo; lo Spirito Santo che è l’Amore, trova nell’amore fraterno il suo ambiente naturale, il suo segno per eccellenza. Non si esagera mai abbastanza l’importanza di un clima di vero amore intorno al fratello che deve ricevere l’effusione. Anche la preghiera è messa in rapporto stretto, nel Nuovo Testamento, con l’effusione dello Spirito Santo. Del battesimo di Gesù si dice che: “mentre stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo“(Lc 3,21-22). Fu la preghiera di Gesù, si direbbe, a far aprire i cieli e a far scendere su di lui lo Spirito Santo. Anche l’effusione della Pentecoste avvenne così: “Mentre tutti costoro erano perseveranti nella preghiera, …venne dal cielo un rombo come di tuono e apparvero lingue di fuoco…”(cfr. At 1,14-2,1ss). Del resto Gesù stesso aveva detto: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore“(Gv 14,16). Ogni volta l’effusione dello Spirito è messa in rapporto con la preghiera. Questi segni: l’imposizione delle mani, la preghiera e l’amore fraterno parlano tutti di semplicità, sono strumenti semplici. Proprio in questo essi recano il marchio delle azioni di Dio:”non c’è nulla – scrive Tertulliano a proposito del battesimo – che lascia così attonite le menti degli uomini come la semplicità delle azioni divine che si vedono in atto e la magnificenza degli effetti che vengono conseguiti…le proprietà di Dio sono: semplicità e potenza“(Sul battesimo, 2,1 ss). Il contrario di ciò che fa il mondo: nel mondo più sono grandi gli obbiettivi da conseguire più l’apporto dei mezzi è complicato; quando poi si vuole arrivare sulla luna questo apparato diventa gigantesco. Se la semplicità è il marchio dell’agire divino, bisogna preservare assolutamente questo marchio nel conferire l’effusione dello spirito. Per questo la semplicità deve risplendere in tutto: nella preghiera e nei gesti; niente cose teatrali, gesti eccitati, multiloquio ecc…..La Bibbia fa notare, a proposito del sacrificio del Carmelo, il contrasto stridente tra l’agire dei sacerdoti di Baal che gridano, danzano da scalmanati e si fanno incisioni a sangue, e l’agire di Elia che prega invece semplicemente così: “Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe…rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!“( 1Re 18,25-38). Il fuoco del Signore calò sul sacrificio di Elia e non su quello dei sacerdoti di Baal. Elia stesso, poco dopo, fece l’esperienza che Dio non era nel vento impetuoso, non era nel terremoto, non era nel fuoco, ma era nel mormorio di un vento leggero (cfr.1 Re 19,11-13). Da dove viene la grazia che si sperimenta nell’effusione? Dagli astanti?…No!…Dal soggetto che la riceve?…No!…Viene da Dio!Non ha senso chiedersi se viene da dentro il soggetto o da fuori: Dio è dentro e fuori. Possiamo solo dire che tale grazia ha rapporto con il battesimo perché Dio agisce sempre con coerenza e con fedeltà, non fa e disfà. Egli fa onore all’impegno e all’istituzione di Cristo. Una cosa è certa: non sono i fratelli a conferire lo Spirito Santo; essi non danno lo Spirito Santo al fratello, ma invocano lo Spirito Santo sul fratello. Lo Spirito non può essere dato da nessun uomo, neppure dal Papa o dal vescovo, perché nessun uomo possiede in proprio lo Spirito Santo. Solo Gesù può dare in senso proprio lo Spirito Santo; gli altri non possiedono lo Spirito Santo, ma piuttosto sono posseduti da lui. Quanto al modo di questa grazia possiamo parlare di una nuova venuta dello Spirito Santo, di una nuova missione da parte del Padre attraverso Gesù Cristo o di una nuova unzione corrispondente al nuovo grado di grazia. In questo senso, l’effusione, se non è un sacramento, è però un evento spirituale: questa potrebbe essere la definizione che più si avvicina alla realtà. Un evento, dunque qualcosa che avviene, che lascia il segno, che crea una novità in una vita; ma un «evento spirituale» (non storico). Spirituale perché avviene nello spirito, cioè nell’interiore dell’uomo e gli altri possono benissimo non accorgersi di nulla; spirituale, soprattutto perché esso è opera dello Spirito Santo. Concludo questo insegnamento con un bel testo dell’apostolo Paolo che parla proprio della riviviscenza del dono di Dio, Ascoltiamolo come un invito a ciascuno di noi:

Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te
per l’imposizione delle mani.
Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza,
ma di forza, di amore, di saggezza. (2Tm 1,6-7).

L’ unzione dello Spirito Santo

La Bibbia afferma che tutti i cristiani, in quanto tali, all’atto della nuova nascita, nel momento in cui diventano figli di Dio “con il battesimo” e poi “confermati dalla cresima”, vengono unti, ma quell’unzione non basta, poiché nella vita cristiana di tutti i giorni bisogna imparare a scorrere nell’unzione, ossia nella manifestazione della personalità dello Spirito Santo, nella grazia divina che fornisce le abilità e la forza necessaria per compiere le Sue opere.


La parola ‘unzione’ deriva dall’ebraico mashyach, che indica chi è stato unto per un ufficio o per una funzione speciale. Nella lingua ebraica viene usata la forma ‘Jeshua Machyach’ per indicare che Gesù è il Messia, l’Unto per eccellenza, Colui che avrebbe adempiuto la profezia fatta dal  profeta Isaia. In Luca 14:18 sono riportate le funzioni per le quali Egli fu unto dallo Spirito Santo e per cui viene unto ogni cristiano. 


 «Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi, 19 e per predicare l’anno accettevole del Signore».

Per avere l’idea di cosa sia l’unzione, basta conoscere il suo corrispettivo dell’Antico Testamento. L’unzione veniva fatta con un olio speciale preparato, su espresse istruzioni divine, con cinque ingredienti, uno dei quali era l’olio d’oliva e gli altri quattro erano aromi che avevano significati ben precisi.


 

Esodo 30:23

«Procurati anche i migliori aromi: cinquecento sicli di mirra liquida, duecentocinquanta, cioè la metà, di cinnamomo aromatico e duecentocinquanta di cannella aromatica, 24 cinquecento sicli, in base al siclo del santuario, di cassia e un hin di olio d’oliva. 25 E ne farai un olio per l’unzione sacra, un profumo composto con arte di profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra.


Il numero cinque indica la grazia e i cinque ingredienti con cui veniva preparato l’olio dell’unzione rappresentavano la futura manifestazione della grazia divina, infatti quell’olio descriveva profeticamente ciò che lo Spirito Santo avrebbe fatto nella nostra vita. Quando qualcuno guarisce in seguito alla nostra preghiera, è perché Dio ha agito attraverso di noi, ha messo sulla nostra bocca le parole giuste, ci ha dato la giusta attitudine e la giusta unzione per compiere quel miracolo.

Ma che cos’è l’Unzione dello Spirito Santo?

E’ un dono di Dio, una grazia carismatica.

Potremmo osare dire che è ” il Dono dei doni“.

L’unzione è una libera manifestazione dello Spirito, sta a indicare una forza particolare, che avvolge e ricolma l’unto, in modo che questi possa compiere opere impegnative, sia immune dagli attacchi dei nemici e sia vittorioso e potente.


Tale forza proviene a lui dalla presenza e dall’azione dello Spirito di Dio, per cui l’unto è l’uomo che possiede lo Spirito di Dio, è guidato e illuminato da Lui.
Per questo motivo egli è dotato di sapienza particolare, che gli consente di avere intuizioni e vedute chiare nel governare la propria vita e nell’annunciare con verità e con efficacia la parola di Dio. Tutto questo comporta in lui una relazione con Dio molto intensa, per cui vive in intima unione con Dio ed è “sacro”, cioè appartiene a Dio.

 
Si riconosce un’unzione del tipo della manifestazione che essa produce ; per esempio, un’unzione di guarigione libererà la potenza di operare delle guarigioni, un’unzione di consolazione comunicherà la consolazione nei cuori, ecc.

L’unzione spirituale è data dallo stesso Spirito Creatore, Colui che è dolce e soave e che rende dolci e soavi coloro che lo ricevono.Ma per poterlo ricevere degnamente, bisogna prima “rompere il vasetto di alabastro” cioè rompere la nostra indole umana, in parole povere, morire a se stessi.

Gesù dice nel vangelo di Giovanni : ” Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito ” (Gv 3, 8), quando parla a Nicodemo gli dice che “deve rinascere dall’alto”, riferendosi alla nuova nascita nello Spirito.

Gesù, fonte di Acqua Viva, che purifica, lava, dona nuova vita.

Questa unzione è dunque davvero una libera e gratuita manifestazione dello Spirito Santo. Detto ciò, questa grazia carismatica può riposare su un luogo di grazia, come il Cenacolo (At 4, 31), su una persona unta, come il re David o il profeta Eliseo (1Sam 16, 13 ; 1Re 19, 16), o ancora su un oggetto, che da questo punto di visto sarà anche veicolo d’unzione, come i fazzoletti di Paolo negli Atti degli apostoli (At 19, 11-12). 

Ora, noi sappiamo di aver già ricevuto lo Spirito Santo attraverso i Sacramenti del Battesimo e poi della Cresima detta anche Confermazione, che è il sigillo di Dio, impresso nella nostra anima, qualcosa di indelebile che ci fa appartenere per sempre a Dio.

Ma come dunque ravvivare in noi ciò che già possediamo!

Con la preghiera fiduciosa al Padre, preghiera filiale, perchè non ce lo dimentichiamo, noi siamo figli di Dio.
Se desideriamo avere l’unzione di Dio nella nostra vita dobbiamo innanzitutto vivere nell’ubbidienza di fare la volontà di Dio ed avere perseveranza. Se perseveriamo nella fede anche durante le tentazioni, saremo riconosciuti come figli di Dio. L’unzione di Dio può fluire nella vita di ogni persona che desidera fare la Sua volontà!

Ogni figliolo di Dio ha lo Spirito Santo dentro di sè, ma non tutti hanno lo stesso livello di unzione: ci sono persone battezzate di Spirito Santo, altre ripiene di Spirito Santo, ed altre ancora camminano nella potenza dello Spirito Santo. Ma tutti dovremmo desiderare di avere il massimo livello di unzione di Spirito Santo.

A volte affrontiamo le situazioni con l’attitudine sbagliata, ed è per questo che non camminiamo nella potenza dello Spirito Santo.

L’unzione di Dio deve fluire con potenza nella nostra vita, non per noi, ma per fare del bene agli altri.

Noi, infatti, siamo graziosi agli occhi delle altre persone perchè dentro di noi c’è la presenza di Dio.

Otto verità sull’ unzione


1. È Dio che unge:Come Dio abbia unto…”.
  Nelle chiese c’è chi aspira ad avere un incarico o una posizione, ma questo è il livello più basso di leadership, perché a fare la differenza tra i leaders è l’unzione, che non viene dagli uomini, ma da Dio. Gli uomini possono costituirci in autorità, ma non possono darci l’unzione.
 Saul era re, ma non scorreva nell’unzione di Dio e perdette il regno; Davide non era re, ma aveva l’unzione di Dio e salì al trono.  
Anche noi dobbiamo aspirare alle cose che vengono dall’alto e non a quelle che vengono dagli uomini. Giovanni Battista disse: “L’uomo non può ricevere nulla, se non gli è dato dal cielo”
(Giovanni 3:27), e quando qualcosa ci viene dal cielo risulta evidente a tutti.

   2.     Dio unge persone: “… Gesù di Nazaret…”
Anche se nato a Betlemme di Giuda, Gesù viene indicato come “Gesù di Nazaret” in quanto lì crebbe e lì era conosciuta la sua umanità. Come unse Lui, Dio unge anche noi. Egli rilascia la Sua unzione solo sulle persone, per abilitarle a svolgere un compito, e noi abbiamo bisogno della Sua unzione anche per predicare l’Evangelo. Dio non ha mai unto alcun angelo, quindi gli angeli non possono compiere opere che sono esclusiva prerogativa umana.

 Numeri 18:8 L’Eterno disse ancora ad Aaronne: «Ecco, io vi affido pure la cura delle mie offerte elevate, di tutte le cose consacrate dei Figli d’Israele; le do a te e ai tuoi figli, come uno statuto perpetuo a motivo della vostra unzione.

 Dio dice che l’unzione serve per rappresentarLo. Aronne ricevette l’unzione divina per potere svolgere il ruolo di sommo sacerdote e potere entrare nel luogo santissimo, Gesù di Nazaret fu unto per svolgere il Suo ministero sulla terra e noi abbiamo bisogno dell’unzione divina per potere continuare la Sua opera e predicare il Suo Evangelo. Possiamo farlo solo grazie all’unzione dello Spirito Santo, infatti è Lui che ci dà le parole giuste al momento giusto per aiutare le persone, noi dobbiamo solo avere la sensibilità di cogliere le Sue ispirazioni.

   3.   Dio unge con lo Spirito Santo: “…con lo Spirito Santo
Molte volte non ci accorgiamo della presenza di Dio che ci avvolge come un mantello, che era il simbolo dei profeti. Lo Spirito Santo può venire su di noi come un fuoco, come un vento, come un senso di benessere o una gioia incontenibile. Viene per equipaggiarci, per mettere su di noi il Suo sigillo, per riempirci e pur essendo invisibile ci è indispensabile. È Lui che fa la differenza, perché dove c’è Lui manifesta la Sua presenza, ci parla, fa segni e miracoli, risponde ai nostri bisogni, ci dà rivelazioni.

   4.   Dio unge con potenza: “…e di potenza…”  
Dio manifesta la Sua potenza nella nostra debolezza. Egli può servirsi di noi e fare cose grandi e gloriose solo quando ci sentiamo deboli, mentre se ci sentiamo forti, bravi e capaci, se abbiamo l’attitudine a prendere per noi la gloria di ciò che riusciamo a fare, non può usarci.
Siamo consapevoli che per compiere le cose che sono nella volontà di Dio abbiamo bisogno della Sua potenza? Abbiamo l’umiltà di riconoscerLo? Gli chiediamo di aiutarci? Solo così Dio può rilasciare su di noi la Sua unzione e la Sua grazia, consentirci di dialogare con lo Spirito Santo e di collaborare con Lui nelle situazioni pratiche della vita quotidiana.

   5.   L’unzione abilita le persone a fare il bene: “…il quale andò attorno facendo del bene“.
Anche per fare il bene è necessaria l’unzione, poiché non possiamo farlo senza l’intervento dell’unico che è buono! Per fare il bene abbiamo bisogno di Lui, della Sua ispirazione, ma abbiamo anche bisogno di stare con persone che fanno il bene, poiché stare con chi ha attitudini vendicative, aggressive, astiose, ci influenza a fare tutt’altro che il bene.

      6.   L’unzione permette di portare frutto nella guarigione: “…e sanando tutti coloro…”  
      A guarire i malati non siamo noi, è l’unzione dello Spirito Santo; fu necessaria anche a Gesù per compiere miracoli; da parte nostra però dobbiamo permetterle di fluire attraverso di noi e non bloccarla con riflessioni e ragionamenti che innescano dubbi e ostacolano l’iniziativa di Dio.
Attraverso l’unzione, lo Spirito Santo vuole restituire alle persone quanto il nemico ha loro rubato.

Restituisce la salute del corpo:
Matteo 14:36 e lo pregarono che potessero toccare almeno il lembo della sua veste, e tutti quelli che lo toccarono furono perfettamente guariti.
Restituisce la salute mentale:
Marco 5:15 Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.
  Guarisce dalle ferite dell’anima, ristora dalle violenze subite, dai traumi, dalle angosce.
1Pietro 1:22 Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità mediante lo Spirito, per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione, amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore.

Oltre a guarire il corpo, la mente e l’anima, l’unzione dello Spirito Santo rigenera lo spirito umano dandogli la natura divina.

    7. L’unzione libera dall’oppressione del diavolo: “…tutti coloro che erano oppressi dal diavolo…”.
Opprimere vuol dire fare pressione allo scopo di spingere a compiere ciò che è sbagliato, che si oppone al bene e che fa stare male; vuol dire distruggere ciò che è giusto, buono e santo. Ad opprimere è uno spirito distruttivo e Gesù, grazie all’unzione che era su di Lui, è venuto per distruggere tutte le opere del diavolo.

1Giovanni 3:8 Chiunque commette il peccato è dal diavolo, perché il diavolo pecca dal principio; per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.

L’unzione ci rilassa, distrugge il giogo, ci libera dai pesi che gravano sulle nostre spalle, se solo crediamo e deponiamo ai piedi della croce tutto ciò che ci appesantisce.
Isaia 10:27 In quel giorno avverrà che il suo carico sarà allontanato dalle tue spalle e il suo giogo dal tuo collo; il giogo sarà distrutto dall’unzione dell’olio».
  
   8.  L’unzione è la prova che Dio è con noi: Perché Dio era con lui“.
     Gesù fece tutte le cose di cui abbiamo notizia perché Dio era con Lui. Allo stesso modo quando le persone operano tramite il ministero dello Spirito Santo, abbiamo la prova che Dio è con loro. 
Se  entriamo in una chiesa in cui avvertiamo l’assenza dello Spirito Santo perché non c’è nulla di divino e tutto avviene per iniziativa umana, ci stanchiamo e non vediamo l’ora di andare via, mentre dove c’è la presenza dello Spirito Santo, l’atmosfera è completamente diversa, non ci si accorge del tempo che passa, tutto è bello, interessante e glorioso, c’è l’evidenza che tra noi c’è Dio.
 Da cosa possiamo riconoscere che Dio è con noi? Dalla Sua presenza e dalla Sua unzione!
Nel libro dell’Esodo Mosè chiarisce cosa avrebbe fatto riconoscere il popolo di Dio dagli altri popoli: la presenza di Dio! 

Esodo 33:16 Come si potrà ora conoscere che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi? Non è forse perché tu vieni con noi? Così noi saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra».

Qual è la differenza tra le religioni e il Vangelo, tra lo spirito religioso e la presenza di Dio? 
A fare la differenza e a contraddistinguere il popolo di Dio è la Sua presenza, che si può percepire e che dà sicurezza, è lo Spirito Santo con la Sua unzione. La presenza e l’unzione di Dio sono la testimonianza che si è nella verità. Chi è abituato alla presenza di Dio, alla Sua unzione, alla Sua grazia, ai Suoi doni, alla Sua manifestazione, alle Sue benedizioni, alla Sua pace e alla Sua gioia, avverte subito quando tutto questo manca.

 1Giovanni 3:24 Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio, ed egli in lui; e da questo sappiamo che egli dimora in noi: dallo Spirito che egli ci ha dato.
La presenza e l’unzione di Dio sono la testimonianza che Egli è vicino a noi ed è con noi per riempirci, per benedirci, per parlarci, guarirci e ristorarci.