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IL DONO DELLA SAPIENZA

Il dono della sapienza consiste in una illuminazione dello Spirito Santo in forza della quale noi possiamo contemplare Dio e le verità della nostra fede provandone gioia e gusto. Più c’è luce, quindi, e più si ama. Invece, il dono dell’intelletto (come vedremo in seguito), ci permette di penetrare, come d’intuito, nelle verità rivelate. Tra i due doni non ci sono confini ben marcati, essi si completano. Così il dono della sapienza viene in soccorso al nostro intelletto con una luce straordinaria per farci scoprire Dio, le sue perfezioni, Gesù Cristo e il suo grande mistero, per darcene una conoscenza piena di buon sapore e di calore. “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5,8).
Una vista penetrante, dunque, un occhio limpido, una lente di ingrandimento che ci rende capaci, ma sempre nella pura fede, di una contemplazione amorosa e bella, continua e appassionata di Dio. L’anima rimane come incantata o assopita durante la sua preghiera. Lo Spirito svela al suo cuore cose che uno “capisce”, cioè racchiude entro di sé, ma che non si possono assolutamente descrivere. Il campo del dono della sapienza non sono le visioni né le estasi, ma la certezza di stare familiarmente a tu per tu con il Signore.

Una antifona della festa di Santa Cecilia dice così: “La vergine Cecilia portava nel cuore l’Evangelo di Cristo, e giorno e notte parlava con Dio”.
Il dono della Sapienza ha adombrato la Vergine di Nazaret, quando ricevette l’annuncio dell’Angelo Gabriele. Per opera dello Spirito Santo, Maria concepì prima nel cuore e poi nel grembo immacolato il Figlio di Dio. Per questa altissima conoscenza di Dio e del suo progetto la Vergine, conquistata dall’Amore, non esitò a dire: “Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola” (Lc 1,38).

Scendendo, poi, dalle alte sfere, diciamo che il dono della sapienza illumina la nostra strada e guida i nostri passi nella vita quotidiana, nella ordinaria amministrazione delle nostre faccende domestiche e di comunità. Ci aiuta a discernere e a giudicare l’amore: quando è dono e quando invece è puro egoismo o semplice erotismo. Ci dice se la nostra gioia è superficiale, ingannevole, oppure vera contentezza dei figli di Dio.
Preghiamo con il libro della Sapienza (7,22-26)

Nella Sapienza c’è uno spirito intelligente,
santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante,
senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene,
acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senz’affanni.
Onnipotente, onniveggente
e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi.
È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente,
per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra.
È un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia
dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà.

La sapienza è un dono che oltre a farci conoscere Dio ci procura un gusto spirituale, una dolcezza che non si può esprimere; ci procura una visione piena di sapore, di gioia e di consolazione. Sempre e solo nella fede viva. Raggio di luce, ma anche raggio di calore. La sapienza ha il potere di infiammare mente e cuore: un gusto sperimentale di Dio e delle cose di Dio. “Gustate e vedete quanto è buono il Signore” (Sal 34,9). L’anima è rapita e assapora l’incontro. Si tuffa in lui, perché la conoscenza luminosa di Dio si trasforma in desiderio di possederlo, e il desiderio vivissimo diventa già possesso pieno di gusto. Per questo dice: “Gustate” e poi “vedete”, anche se prima c’è il vedere e poi il gustare, ma sia l’una che l’altra azione vengono riferite alla bontà del Signore. E allora il Salmo 34 prosegue: “Beato l’uomo che in lui si rifugia”.

Preghiamo con San Paolo (cf 1 Cor 1,23-30)

Noi predichiamo Cristo crocifisso,
scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani;
ma per coloro che sono chiamati, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio.
Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto
per confondere i sapienti,
Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti.
Dio ha scelto ciò che nel mondo
è ignobile e disprezzato perché nessun possa gloriarsi davanti a Dio.
Cristo Gesù è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione.

 
Gustare Dio ci conduce al senso del riposo, del silenzio, della pace e favorisce enormemente la lode, il ringraziamento, il canto di gioia, l’amicizia, e, naturalmente, anche l’azione apostolica. Il gusto di Dio ci cambia dal di dentro. Incontrare Gesù in modo forte produce sempre un cambiamento radicale di vita: i santi ne sono la riprova. E il bello è questo: lo Spirito Santo in persona ha l’iniziativa sia della contemplazione come della santificazione e dell’azione.

Questo incontro con il Signore Gesù Cristo lo possiamo avere quando ci fermiamo in adorazione davanti al Tabernacolo o a Gesù esposto. Sono momenti di grande intensità di fede, di intimità, riflessione e propositi. Non c’è bisogno di molte parole: il silenzio è l’ideale. “Io guardo lui e lui guarda me”.

Gli effetti del dono della sapienza

Eccone alcuni. Una sensibilità, che possiamo dire divina, nel giudicare avvenimenti, uomini e cose. Per istinto vediamo tutto secondo il cuore di Dio che è buono, pieno di misericordia e giusto. Nulla ci deve turbare.
La carità viene portata fino all’eroismo: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, non giudicate, non condannate.
Quando uno ama molto è capace di fare mille pazzie. Un esempio è la croce sulla quale Gesù si è lasciato inchiodare per noi. Il Crocifisso ci attira fortemente. Condividiamo con amore i patimenti di Gesù, sostenuti liberamente per i nostri peccati, e gettiamo nel suo cuore turbamenti, dolori e lacrime in abbondanza.
Sintesi tra vita attiva e contemplativa, il dono della sapienza pone decisamente l’anima nello stato di unione con Dio anche in mezzo alle faccende quotidiane, le più disparate.

                                                                                Don Timoteo Munari SdB

 http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Celebrazioni/04-05/04-Doni_Spirito_Santo_Sapienza.html

Sapere e Sapienza

E’ importante distinguere tra sapere e sapienza. Si può essere colti ed eruditi a livello alto, eppure incapaci di spiegare e di comprendere in profondità la verità e l’autenticità delle cose. La sapienza è, invece, una dote che è, sì, frutto di studio, ma è anche dono; è impegno di ricerca intellettuale, ma è anche maturità personale; è nitore di pensiero, ma è anche calore di passione. Non per nulla in latino sàpere significa «aver sapore» e studère è «appassionarsi». Su questo crinale si misura la vera cultura, ma anche la genuina ricchezza interiore di una persona. Ed è solo per questa via che si può diventare maestri, anche senza avere i titoli accademici.

Tratto da : http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Il%20mattutino/SAPERE%20E%20SAPIENZA_20061129.aspx?Rubrica=il%20mattutino

Preghiera per chiedere la sapienza


San Tommaso d’Aquino  (1225-1274), 
teologo domenicano, dottore della Chiesa

« Abbiate sale in voi stessi »

Concedimi, o Dio misericordioso, 
di desiderare con ardore ciò che approvi, 
di ricercarlo con prudenza, 
di riconoscerlo in verità, 
di compierlo perfettamente, 
a lode e gloria del tuo nome.
Metti ordine nella mia vita, o Dio mio, 
e dammi di conoscere ciò che vuoi che io faccia, 
concedimi di compierlo come conviene 
e come è utile alla mia anima.
Dammi, Signore mio Dio,
di venire a te per un cammino sicuro,
diritto, piacevole e che giunga alla meta,
di non smarrirmi in mezzo alla prosperità 
e all’avversità ; 
non lasciare che l’avversità mi deprima, 
né che la prosperità mi esalti.
Che nulla mi rallegri, né mi rattristi 
se non ciò che conduce a te, 
o mi distoglie da te. 
Che io non desideri di piacere 
o tema di dispiacere ad alcuno, 
se non a te. 
Che quanto accade non m’interessi, 
mentre ciò che ti riguarda mi sia caro,
ma soprattutto te, mio Dio, più di ogni altra cosa…
Che non desideri niente al di fuori di te… 
Donami, Signore mio Dio, un’intelligenza che ti conosca,
una premura che ti cerchi, una sapienza che ti trovi,
una vita che ti piaccia, una perseveranza che ti attende con fiducia
ed una fiducia che alla fine ti possiede.
Dammi di condividere le tue pene per penitenza,
di profittare nel cammino dei tuoi benefici per grazia,
di godere le tue gioie nella patria per gloria.
O te che sei Dio e vivi e regni per tutti i secoli!
Amen

Il sale nella vita di un cristiano.

Che cos’è il sale nella vita di un cristiano, quale sale ci ha donato Gesù?[…]Il sale che ci dà il Signore, ha osservato, è il sale della fede, della speranza e della carità.[…]“Il sale ha senso quando si dà per insaporire le cose. Anche penso che il sale conservato nella bottiglietta, con l’umidità, perde forza e non serve.Il sale che noi abbiamo ricevuto è per darlo, è per insaporire, è per offrirlo.”[…]Possiamo far vedere il sale: questo è il mio sale. Ma che bello che è! Questo è il sale che ho ricevuto nel Battesimo, questo è quello che ho ricevuto nella Cresima, questo è quello che ho ricevuto nella catechesi… Ma guardate: cristiani da museo! Un sale senza sapore, un sale che non fa niente!”.

(Papa Francesco)