Archivio mensile:ottobre 2013

IL MINISTERO PASTORALE

UN MINISTERO D’AMORE E DI COMUNIONE 

Giovannella Giummarra


AGAPE = Amore, quale Amore?

Fra i diversi significati ( accezioni ) del termine amore la chiesa delle origini ha scelto il termine Agape, in latino Caritas per esprimere l’amore stesso di Dio, partecipando a noi – il che significa “amare col cuore di Gesù.
In Gv. 15,9 -“Come il Padre ha amato me così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”
Attraverso la fede e la bontà.

In Rm.5,5 – ” La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio ( che parte da Dio Padre ) è stato effuso ( riversato ) nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. “

Si ha la certezza di avere lo Spirito Santo quando si ama con affetto, cioè con Caritas e Agape, quando vedo nell’altro il volto di Gesù che va restaurato, ma non buttato fuori, maltrattato.

Dobbiamo diventare portatori di vita e di amore agapico, con quali mezzi?
Come possiamo riflettere, imitare e testimoniare questa vita divina, per poi comunicare, per poi vivere una vita comunitaria?

Ci facciamo aiutare dal testo di Atti 2,42: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”

Il R.n.S. ci ha resi amici, fratelli. L’amore di dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato donato.
Gesù ha detto non vi chiamo più servi, ma amici, perché vi ho aperto il cuore e vi ho rivelato quello che il Padre mi ha detto.
L’amicizia è un dono di Dio, necessario al nostro perfezionamento, perché, non si cresce senza gli altri, senza confronto.
L’Agape, poi, è la condizione indispensabile per farci sviluppare con armonia.
Gesù ci chiama ad amare tutti anche gli amici.
E’ il progetto basato sull’Agape.

Per alcuni l’amicizia è un fatto spontaneo, ma per noi non è un fatto casuale, punto di partenza è Gesù il Suo progetto, è Gesù, la comunione nella fede e nella speranza.

Non c’è amicizia se non cerchiamo di lavorare insieme, ma non basterà scambiarci le idee, progetti, preoccupazioni, condivisioni etc…. se non partiamo dalla dimensione di fede alimentata dalla Parola di Dio, ——–> dalle preghiere ————> dall’Eucaristia.-

Questa visione comporta: distacco da noi stessi;
Attenzione sincera agli altri;
Disponibilità;
Umiltà;
Spirito di povertà, per accogliere e capire insieme:
La conversione nel R.n.S. è collegiale, tanto più, che è stato un movimento senza fondatore.
·         Collegialità: significa sapere ascoltare per poi, discernere e portare avanti il progetto.
·         L’incontro esige la reciprocità, il dono dell’altro: richiama = accoglienza;
·         Al bando i pregiudizi;
·         La diffidenza e la distrazione perché la loro presenza esclude l’amicizia.
Rom. 15,7 ci dà la misura della reciprocità: “Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi per la gloria di Dio”

L’amicizia esige rispetto e proclamare il Signore a viso aperto.
Noi dobbiamo gridare che abbiamo incontrato Gesù nella nostra vita, e ci ha donato la gioia e la Pace, parole che nessuno può donarci, se non Gesù il nostro Signore, il nostro vero amico che non ci tradisce mai.
Abbiamo avuto la grazia di conoscere Gesù e la Gioia di essere fratelli. I chiamati sono i diletti di Dio.

Se vogliamo ritrovare l’entusiasmo dobbiamo cogliere lo stupore che si presenta a noi quando lo Spirito Santo agisce per rinnovare la Chiesa secondo un progetto di amore e di sapienza: ha scelto il R.n.S., quindi noi, perché, si sappia quanto Dio ci ama.
Il R.n.S. è questo atto d’amore e di comunione, “Dobbiamo entrare nella verità di questa chiamata avvenuta dalla Croce di Cristo, abbiamo bisogna di fare un discepolato di amore e di comunione, per essere testimoni dell’amore.

E’ necessario che la Chiesa sia la casa e la scuola di comunione, così anche i nostri comitati regionali e diocesani, i gruppi, potranno diventare casa e scuola di comunione, ncessari per farci passare dall’uomo psichico a quello spirituale.
La pastoralità dei Comitati diocesani e regionali consiste nel promuovere e garantire la spiritualità del R.n.S. secondo le linee regionali e nazionali.
Infatti, è importante che ci sia sinergia tra il livello diocesano e quello regionale per una visione pastorale sia dei contenuti formativi, sia della visione pastorale condivisa e realizzata a livello regionale.

Possiamo dire a questo punto che: il Comitato regionale e i Comitati diocesani sono organi pastorali a servizio della crescita spirituale, carismatica ed ecclesiale dei gruppi.
Ma se i comitati si ripiegano in se stessi, se diventano semplici organizzatori o ripetitori di iniziative regionali e nazionale; se non si preoccupano di vigilare paternamente nei confronti dei gruppi, sicuramente vengono meno al compito a loro affidato.

Pastoralità vuol dire avere tempo per:
·         Condividere insieme;
·         Pregare e intercedere;
·         Ascoltare;
·         Condividere la Parola di Dio;
·         Conoscere i bisogni dei fratelli;
·         Partecipare agli appuntamenti formativi specifici;
·         Meditare e riflettere sulla esperienza carismatica;
·         Incontrare i Gruppi;
·         Esercitare collegialmente, il discernimento spirituale.

S. Paolo ci aiuta con la 2 Cor.6,6-7 definendo i ministri di Dio coloro che vivono il mandato ricevuto con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero, con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama.”

E’ determinante, poi, all’interno dei Comitati la comunicazione fraterna da cui dipende l’impronta che diamo ai nostri gruppi – l’identità e la visione pastorale.
Ma un buon comunicatore deve essere un buon ascoltatore.
Un membro di Comitato diocesano non può essere mai un semplice riferitore di ciò che è stato deliberato a livello regionale, ma, si fa garante della visione regionale, secondo le modalità che si richiedono.

·         Ascoltare vuol dire comprendere, prendere-con, cioè fare proprio ciò che si ascolta, senza, però, snaturare il significato oggettivo di ciò che si è ascoltato.
A questo punto, possiamo dire che “Condizione necessaria” per un ascolto autentico è la “comunione.”

1Cor. 1,10 – “Siate unanimi nel parlare, in perfetta unione di pensiero e di intenti”
Fil.2,2 seg.- “Rendete piena la mia gioia ( la nostra e di tutto il Comitato ) con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.”

Comunque la comunione non può derivare
·         Dal non ascolto, da compromessi che condizionano la nostra pastoralità;
·         Dalla mancanza di formazione e informazione;
·         Dall’arroganza con cui esprimiamo l’autorità carismatica;
·         Dalle preferenze che abbiamo per alcuni fratelli emarginando altri.

Anche quando non dialoghiamo, non condividiamo con i fratellli e non accettiamo alcuna verifica o un altro modo di intendere.

La vera comunicazione si esprime quando ci riconosciamo umili e consapevoli che senza l’aiuto, la presenza, la saggezza, il carisma, l’amore verso l’altro, non possiamo esercitare alcun ruolo nella comunità.

Comunicare vuol dire crescere nella reciprocità del dare e del ricevere e nel “gareggiare nello stimarsi a vicenda” Rm.12,10; certamente non esercitando autorità e potere verso gli altri.
L’autorità carismatica ed evangelica è per la crescita degli altri e mai per la propria affermazione.

Un esempio è ciò che Giovanni Battista dice in Gv.3,30 “Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire”

·         Esercita autorità vera chi è capace di chinarsi a lavare i piedi ai fratelli (Gv.13);
·         Ogni forma di autorità che diventa potere contro l’altro, non è opera di Dio;
·         Evangelicamente vissuta l’autorità invece promuove la comunicazione, la condivisione fraterna, non teme il dialogo, o, il confronto leale con i fratelli soprattutto per ciò che riguarda con i fratelli soprattutto per ciò che riguarda la vita e il bene della comunità.

La sola cosa necessaria è: Cercare Cristo; – Amare Cristo; – Vivere Cristo; – Obbedire a Cristo;
La sola cosa che conta è essere in comunione con Gesù, una comunione viva vivificante.
Noi siamo sua proprietà, tralci inseriti nella vite.

Grazie Signore Gesù perché ci hai dato una comunità da servire e con cui camminare. E se questa comunità è povera ed ha difficoltà a decollare, se ci sono anche problemi di relazione fra noi ed è proprio qui che bisogna rimanere; è qui che dobbiamo esprimere l’obbedienza a Dio è qui che dobbiamo realizzare con l’aiuto dello Spirito il Corpo di Cristo.
Così si costruisce l’amore fraterno, siamo poveri, ma a questi poveri Gesù si è rivolto, di cui si fida; questi poveri Gesù vuole salvare e li vuole salvare tutti insieme e ci riuscira!!!
Da una relazione alla 3 Giorni formazione animatori 2001 Sicilia – Capaci 30 marzo- 1aprile

Preghiera di Papa Francesco alla Santa Famiglia



Gesù, Maria e Giuseppe
a voi, Santa Famiglia di Nazareth,
oggi, volgiamo lo sguardo
con ammirazione e confidenza;
in voi contempliamo
la bellezza della comunione nell’amore vero;
a voi raccomandiamo tutte le nostre famiglie,
perché si rinnovino in esse le meraviglie della grazia.

Santa Famiglia di Nazareth,
scuola attraente del santo Vangelo:
insegnaci a imitare le tue virtù
con una saggia disciplina spirituale,
donaci lo sguardo limpido
che sa riconoscere l’opera della Provvidenza
nelle realtà quotidiane della vita.

Santa Famiglia di Nazareth,
custode fedele del mistero della salvezza:
fa’ rinascere in noi la stima del silenzio,
rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera
e trasformale in piccole Chiese domestiche,
rinnova il desiderio della santità,
sostieni la nobile fatica del lavoro, dell’educazione,
dell’ascolto, della reciproca comprensione e del perdono.

Santa Famiglia di Nazareth,
ridesta nella nostra società la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
bene inestimabile e insostituibile.
Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace
per i bambini e per gli anziani,
per chi è malato e solo,
per chi è povero e bisognoso.

Gesù, Maria e Giuseppe
voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo.

__,_._,___

Messaggio di Medjugorje del 25 ottobre 2013

Marija during an apparition
Cari figli! Oggi vi invito ad aprirvi alla preghiera. La preghiera opera miracoli in voi e attraverso di voi. Perciò figlioli, nella semplicità del cuore cercate dall’Altissimo che vi dia la forza di essere figli di Dio e che satana non vi agiti come il vento agita i rami. Decidetevi di nuovo, figlioli, per Dio e cercate soltanto la sua volontà e allora in Lui troverete gioia e pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. 

L’umiltà

Una delle virtù che oggi viene maggiormente calpestata dal mondo moderno è senza dubbio l’umiltà. L’orgoglio nelle opere e nel sapere è imperante, ciò non soltanto impedisce un dialogo che sia un vero scambio reciproco tra le persone, ma snatura completamente il rapporto dell’uomo con Dio. La stessa preghiera, se non viene fatta con umiltà è quasi inutile: per abbandonarsi infatti nelle Sante Mani di Gesù è necessario ammettere a se stessi di essere pieni di difetti e di peccati, in opere, pensieri ed omissioni, così da avere il cuore colmo di gioia nel dialogo con un Padre così misericordioso. L’orgoglio rende inutile la preghiera. Anche se poi facciamo qualcosa di buono, lo facciamo perchè Dio opera in noi e non certo con le nostre uniche forze. Chi si appoggia solo su se stesso è destinato a cadere. E’ Dio che ci parla dandoci sublimi rivelazioni, è solo Dio che con la Grazia ci permette di amare il nemico! Perchè Dio elegga alcune persone e non altre, questo non lo sappiamo, ma sappiamo per certo che non è per meriti o bravura. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Spesso infatti mi capita di sentire fra gli stessi cattolici preghiere molto somiglianti a quella del fariseo O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Umiltà di fronte a Dio dunque, perchè tutto viene da Lui e di fronte agli altri, perchè molto abbiamo da imparare, e se crediamo di conoscere ormai tutto e di avere solo da insegnare siamo sulla cattiva strada. 
 Vi propongo ora un messaggio che Gesù Cristo Nostro Signore ha consegnato ad una carismatica in occasione (non casuale) della festa di San Pio, esempio di umiltà per tutti.
“Il raccoglimento è preghiera, l’agire con modestia e discrezione è preghiera, il vestire in modo modesto e decoroso è ancora preghiera. Tutta la vita, se vissuta correttamente e virtuosamente, può diventare preghiera, e il frutto della preghiera fatta con cuore sincero e amore ardente a Dio è l’umiltà.
L’umiltà è la base di tutto l’apostolato, è il condimento di ogni stato di vita, è la virtù essenziale e primaria di ogni cristiano. Senza di essa non c’è buon cattolico. Se manca l’umiltà, tutte le azioni, anche le più valorose e sacre, diventano come cenere al suolo.
Essa ha formato e permesso ai santi di crescere in sapienza e grazia, essa è quella che rende glorioso il cristiano e impedisce a Satana di trascinare seco l’uomo.
Tutti i santi erano umili. Non ci può essere santità senza umiltà, né miracoli, né predicazione, né opere grandiose, perché tutto sarebbe fatto a vano; perché, cari figli, se non si fa ogni azione, anche la minima azione, per la maggior gloria di Dio, la si fa per propria vanagloria, e la superbia, figlia di Satana, pervade l’uomo e lo porta alla perdizione.
L’umile non si attribuisce nessun merito, riconosce che tutto proviene da Dio e che senza il suo aiuto e la sua Grazia l’uomo tornerebbe polvere e non sussisterebbe nessuna opera.
L’umile non giudica, non critica, non si vanta, non disprezza il povero, non manca di carità, non si esalta, non cerca la propria gloria, non si mette in vista, non vuole primeggiare. L’umile parla sommessamente, con modestia, non segue le mode del tempo, non parla in modo volgare e sconcio ma fa silenzio e parla solamente quando il dovere e la carità lo richiedono. Il suo parlare è come il Vangelo, sì sì, no no, perché tutto il resto viene da Satana, fonte di superbia e vanità.

Cara figlia, ti parlo oggi di questa virtù, attributo primario della vita cristiana, perché il grande Santo che oggi celebrate è grande per la sua immensa umiltà. I miracoli vengono da Dio, la luce soprannaturale, la bontà, l’ascolto, tutte le virtù vengono da Dio, e la base di tutte è la santa e preziosa umiltà.
Vedi, cara figlia, il Padre (tuo spirituale) scherzando ha chiesto un trattato sull’umiltà. Non è necessario, questo, ma in questa festa solenne per la santificazione di questo novello Francesco, ho voluto donarvi materia di riflessione su ciò che Tu, caro figlio, avevi chiesto. […]
Oggi religiosi e laici, sacerdoti e teologi credono di fare tanto perché lavorano, corrono, organizzano, parlano, ma non si rendono conto che per la maggior parte di essi non è lo Spirito di Dio che si muove ad azione, ma il loro compiacimento e il desiderio di essere ammirati, applauditi, venerati. Tutto questo perché la modernità, sostenuta dal massonismo, ha spinto l’uomo a calpestare questa rara virtù. Con l’accentramento dell’uomo in primo piano nella storia, l’uomo diviene l’interprete senza Dio di tutte le cose, e i suoi risultati, non  più alimentati dalla mano di Dio, sono conseguenza della sua capacità e della sua bravura. 
Questa è totale mancanza di umiltà. Togliete dall’uomo l’umiltà, e avrete come risultato traditori ed egoisti, fautori del culto idolatrico del proprio io.
Tolta la virtù dell’umiltà decade conseguentemente la carità, la povertà, la castità, che comprende, oltre la purezza del corpo e la modestia dei costumi, anche la purezza dello spirito, e lo spirito è spesso inquinato dalla superbia.
L’umiltà, figli, apre le porte del Cielo e introduce i santi nella gloria del Padre, li eleva allo stato di figli di Dio a sua immagine e somiglianza. 
La superbia deturpa questa immagine di Dio e trascina, di conseguenza, l’uomo nei delitti più atroci, nell’immondezza più nera, […] nell’egoismo più sfrenato e deleterio. Ottiene non più un mondo di santi, ma una creazione di impurità e di sudiciume, dove gli uomini,non più sotto l’azione dello Spirito di Dio, si assoggettano come figliolanza a Satana e rovinano il progetto di Dio sulla umanità e sulla santa Chiesa.
Io voglio da te umiltà profonda, così profonda e tale da sentirti smarrita di fronte alla Potenza divina. Sei ancora lontana, figlia, da questa umiltà. Ma se sarai docile strumento nelle mani della Provvidenza di Dio, che fa bene ogni cosa per ciascuna creatura, anche tu potrai raggiungere questo grado di umiltà e dare gloria a Dio per tutta l’eternità. Ti benedico”.