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Intervista a Nando Bonini, l’ex chitarrista di Vasco “trasformato da Dio”

di Federico Cenci ASI 
 “Liberi liberi siamo noi”, cantava Vasco Rossi. Per poi chiedersi, “ma liberi da che cosa, chissà cos’è?”. A questa domanda che scruta l’intimità più profonda, una risposta l’ha data Nando Bonini. Con Vasco Rossi, lui, chitarrista assai affermato in Italia e nel mondo, ha condiviso la realizzazione di canzoni e tournée per più di dieci anni. Fino al 1995, quando una proposta di lavoro all’inizio accolta con sarcasmo lo induce presto a cambiare radicalmente prospettive. Abbandona la sua “vita spericolata” per “lasciarsi trasformare da Dio”, scende dal palco per intraprendere un percorso di conversione cristiana ancora in atto. Oggi Nando è membro dell’Ordine francescano secolare, continua a suonare e a produrre musica, ma lo fa per annunciare il Vangelo.
Abbiamo ascoltato dalla sua viva voce la testimonianza diretta di un uomo coraggioso; un’ex rockstar capace di sfidare il dileggio di molti, di privarsi degli encomi dei fans e della vanagloria del successo. Tutto questo, per raggiungere la meta più alta. 

LA VIRTU’ DELLA FEDE

Preghiera

 

La fede cristiana consiste in un’affermazione prodigiosa: DIO HA OLTREPASSATO LA SOGLIA DEL CREATO DIVENENDO UNO DI NOI.

Nessun uomo avrebbe potuto mai immaginare un evento così grandioso, quello che Dio si sarebbe fatto conoscere in se stesso, così come Egli è.

Quante volte ciascuno di noi ha pensato, specialmente di fronte alla incredulità del mondo o ogni qual volta siamo stati scossi nella nostra vita da eventi ingiusti e che hanno minato la nostra serenità: SE DIO SI FACESSE VEDERE..MI RISPONDESSE..SE INTERVENISSE….

Il massimo di ciò che Dio può rivelare è l’INFINITO, cioè se stesso ed è questo che Dio ha fatto “personalmente” per mezzo di Gesù Cristo che è la Parola fatta carne.[1]Dio nessuno l’ha mai visto, proprio il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato[2].

  1. LA FEDE E’ DONO

Dio si dona non si vende. E queso dono, grandioso per ogni uomo, è la GRAZIA che ci è stata donata nel Battesimo; la risposta che Gesù dà a Nicodemo è emblematica:”Se uno non rinasce dall’alto non può vedere il Regno di Dio[3]. La fede è quindi Grazia che Dio concede nel Battesimo che diventa la “Chiave” per accedere a Dio e riceverlo in se stessi. Il Battesimo dato ai bambini è amministrato nella fede della Chiesa e della famiglia che lo chiede; il bambino viene assimilato a Cristo e entra nella grande famiglia umana che è la Chiesa e può chiamare Dio col nome di “Abbà” (papà) come dice San Paolo[4]. Gesù riassume tutta la vita del cristiano nell’atto di fede: “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’Unico Vero Dio e Colui che hai mandato, Gesù Cristo[5]. Ogni uomo e cristiano deve abbandonare l’illusione che si possa arrivare alla fede col semplice ragionamento. L’uomo può con il lume della ragione arrivare ad affermare che Dio esiste ma ciò che Egli è solo dono della Rivelazione e non frutto della mente umana.

  1. LA FEDE E’ RISPOSTA

La fede donata nel Battesimo deve progredire con l’accoglienza e la risposta da parte dell’uomo, quindi essa diventa risposta a Dio che parla, è obbedienza alla fede[6]. Obbedienza vuol dire porsi in ascolto e attuare ciò che viene chiesto. La Bibbia ci presenta molte persone chiamate da Dio che hanno saputo abbandonare tutto e mettersi al servizio del Creatore: Abramo, Mosè, Samuele, i profeti. Dio chiama Maria chiedendole di diventare Madre del Verbo. Gli Apostoli, dopo la Pentecoste, interpellano gli uomini annunciando che Cristo è il Signore.

  1. LA FEDE DEVE ESSERE OPERANTE

La fede è il supporto della carità e non ha valore senza di essa ma è morta:”Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa[7]. La maturità di fede si comprende se il cristiano raggiunge il “TU” di Dio attraverso il “TU” del fratello e se riesce a contemplare nel fratello il volto del Cristo sofferente e morente. E’ Gesù stesso che ci invita a fare questo, soltanto in questo modo potremo entrare nella visione beatifica del Dio Uno e Trino e contemplarlo per l’eternità. [8] Da questo si deduce che il dono della fede ricevuto col Battesimo ha bisogno di terreno fertile per dare frutto; Cristo, con la parabola del seminatore [9], vuole che ognuno si confronti con il terreno di cui parla nella parabola, cercando di essere sempre quello fertile per poter accogliere la sua Parola che è Parola di Vita.

  1. LA FEDE NELL’ANTICO TESTAMENTO

Il popolo eletto nasce da un atto di fede gradioso vissuto totalmente per tutta la esistenza; Abramo, Padre di ogni credente, ha fiducia totale in Colui che lo chiama a lasciare la sua terra, suo padre e i suoi affeti, per una nuova avventura pur essendo avanti con gli anni e, questo SI si prolunga fino al punto da non risparmiargli l’unico figlio Isacco come vittima sacrificale[10]. Nel corso dei secoli la fede del popolo vacilla continuamente, ma Dio, che è Padre Buono e misericordioso è sempre pronto a perdonare e a salvare il Suo popolo dalla schiavitù egiziana e babilonese. Essenzialmente nell’Antico Testamento la fede è nel Dio che salva.

  1. LA FEDE NEL NUOVO TESTAMENTO

Nel N. Testamento la fede è principalmente adesione a Cristo e alla Sua Parola. Nei Vangeli sinottici molti miracoli sono compiuti per premiare o esaltare la virtù della fede[11]. La fede serve per la remissione dei peccati[12]; a volte la mancanza di fede rende impossibile il miracolo[13]. Nel Vangelo di Giovanni la fede è “vincolo di unione intima tra il credente e Cristo”[14]. Sia il Padre che il Figlio, inviato del Padre, sono oggetto di un medesimo atto di fede. Nei Vangeli si nota il carattere pratico della fede che è impegnativa per tutto l’uomo. Credere significa principalmente fare la volontà di Dio, convertirsi e vivere secondo i dettami del Vangelo. In San Paolo “credere” è quasi sinonimo di professare il Cristianesimo, essa è unita alle altre virtù teologali (speranza e carità) ed è adesione alle verità rivelate e annunziate dai ministri di Dio. Fede è arrendersi a Dio trasformando la propria vita.

  1. LA FEDE NEL MONDO MODERNO

La fede è sempre la stessa perché Cristo è sempre lo stesso[15]; ci può essere solo una nuova intelligenza delle verità che restano immutate. Con il Concilio Ecumenico Vaticano II ( 1962-1965) molti hanno pensato e si sono illusi che la Chiesa “potesse e dovesse” rinnegare alcune verità “scomode” per tanti uomini o aggiornarle senza aver compreso che ciò non è possibile perché sarebbe voler mutare Dio che è presente di Eternità. Paolo VI, in uno degli ultimi suoi discorsi prima di ritornare alla casa del Padre, citando San Paolo, ringraziava Dio per aver difeso e conservato la fede[16] e Giovanni Paolo I nell’udienza generale del 13 settembre 1978 diceva: “Quando il povero Papa, quando i vescovi, i sacerdoti propongono la dottrina, non fanno altro che aiutare Cristo. Non è una dottrina nostra, è quella di Cristo; dobbiamo solo custodirla, e presentarla. Io ero presente quando Papa Giovanni ha aperto il Concilio l’11 ottobre 1962. Ad un certo punto ha detto: Speriamo che con il Concilio la Chiesa faccia un balzo avanti. Tutti lo abbiamo sperato; però balzo avanti, su quale strada? Lo ha detto subito: sulle verità certe ed immutabili. Non ha neppur sognato Papa Giovanni che fossero le verità a camminare, ad andare avanti, e poi, un po’ alla volta, a cambiare. Le verità sono quelle; noi dobbiamo camminare sulla strada di queste verità, capendo sempre di più, aggiornandoci, proponendole in una forma adatta ai nuovi tempi”[17]. Credere non è mai stato facile, perché implica sempre una rinuncia alla propria mentalità per accettare quella di Dio, che è infinatamente superiore e diversa dalla nostra. Credere significa confrontarsi con una realtà che ci trascende e che invita ognuno di noi a trascenderci. In questi ultimi decenni si notano due atteggiamenti umani:

A. La fede, per molti essere umani, sembra quasi inutile in un’epoca tecnologica e progredita come quella odierna. L’uomo si sente padrone di tutto e si illude di possedere il dominio sulle cose, per conseguenza rinuncia a credere nel Suo Creatore e a tutto ciò che Egli dice, visto che l’uomo moderno si sente autosufficiente e sicuro di poter risolvere da solo tutto ciò che è irrisolvibile e ciò che sembra impossibile da risolvere si rimanda all’uomo del domani, sicuri di riuscire col tempo a trovare risposte a tutte le domande dell’uomo, specialmente a quelle che anelano a trovare la risposta per l’immortalità.

B. D’altra parte l’uomo si sente tormentato dal bisogno di credere, perché tutte le sue realizzazioni ottenute col progresso hanno messo a nudo la povertà e la precarietà dell’essere umano che non riesce a trovare risposte soddisfacenti a rispondere al dramma della sofferenza e della morte. I giovani che avevano creduto nel mito di un benessere senza fine che li aveva portati ad illudersi, facendoli credere appagati per essere riusciti ad esaudire i loro desideri, hanno perso il senso stesso della vita, e da qui derivano i tanti drammi giovanili come il suicidio, la ricerca di un paradiso artificiale come quello della droga e, come spesso siamo costretti a leggere sui quotidiani nel fine settimana, i tanti incidenti stradali che vedono coinvolti quasi sempre dei ragazzi che fanno dell’alcool e della corsa sfrenata i loro idoli. Proprio l’autosufficienza dell’uomo sembra essere nemico della fede che si è rivelata come un boomerang contro l’uomo stesso e da qui il risveglio religioso in tanti giovani anche grazie a figure carismatiche come Giovanni Paolo II.

Che dire al termine di queste breve riflessioni sulla virtù della fede: spetta a noi cristiani ridare al mondo quella fede di cui tutti abbiamo bisogno, come Gesù stesso ci invita a fare chiamandoci “sale e luce del mondo”[18]. Il grande teologo e Vescovo napoletano Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti e Vasto dice: “ Secondo una suggestiva medievale “credere” significa “COR DARE”, dare il cuore, rimetterlo incondizionatamente nelle mani di un Altro….”[19]e ancora, ricordando un grande filosofo S. Kierkegaard dice che lo stesso sosteneva che “Credere significa stare sull’orlo dell’abisso oscuro, e udire una Voce che grida: Gettati, ti prenderò tra le mie braccia!”[20].

L’esempio da cui ognuno di noi dovrebbe attingere per comprendere cosa voglia dire credere è la Vergine Maria, la prima credente e la prima redenta. Basta ricordare la prima beatitudine del Vangelo che troviamo in Luca, è Elisabetta che esalta la fede di Maria proclamandola Beata perché ha creduto alle parole del Signore[21]; la fede è la nota più caratteristica di Maria che l’ha portata a “dare totalmente il suo Cuore al Suo Signore” e potremmo dire tutta la sua vita tanto che Ella è stata pronta ad accogliere il Verbo fatto carne dentro di Lei. Cristo infatti è il frutto della fede eroica di Maria.

Anche noi possiamo essere “eroi” e “beati” se accogliamo la Parola di Dio in noi stessi cioè, se sappiamo pronunciare sempre e in ogni circostanza il nostro SI incondizionato a Cristo che viene nella nostra vita senza chiedere di vedere e essere nel numero di coloro che il Risorto definisce: “Beati quelli che senza aver visto crederanno in me”.[22]

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PROFESSORE SALVATORE CELENTANO

La virtù della fede del PERUGINO


[1] Cfr. Gv. 1,1-14

[2] Gv. 1,18

[3] Gv. 3,1-18

[4] Cfr. Rom. 8,15-16

[5] Gv. 17,3

[6] Cfr. Rom. 1,5

[7] Gc. 3,17

[8] Cfr. Mt. 25

[9] Cfr. Mc. 4,1-9

[10] Cfr. Gen. 12; 22

[11] Cfr. Mc. 5,34-36; Mt. 8,13; Lc. 17,19

[12] Cfr. Mc. 2,5

[13] Cfr. Mt. 17,19

[14] Cfr. Gv. 6,56

[15] Cfr. Eb. 13,8

[16] Cfr. Paolo VI, Omelia nella Solennità di San Pietro e Paolo, 29/06/1978

[17] Giovanni Paolo I, udienza generale di mercoledì 13/09/1978

[18] Cfr. Mt. 5,13-16

[19] Bruno Forte, Piccola introduzione alla fede, Jesus Società San Paolo 1992 pag.18

[20] ibi

[21] Cfr. Lc. 1,45

[22] Gv. 20,29

Per fede, Luigi Maria di Montfort

Per fede, Luigi Maria di Montfort:

Un Santo vive di fede Tutta la vita di Montfort è stata guidata unicamente dalla fede. Non si trova nulla che lui abbia fatto per la ricchezza né tanto meno per apparire, per fare carriera, per essere qualcuno, per essere applaudito. L’esempio luminoso della sua fede ha lasciato il suo piccolo[…]

Vieni Signore Gesù !

Vieni, Signore Gesù, vieni a salvarci, ad accendere in noi la fiamma della fede perché

possiamo attraversare quella porta che ci fa entrare 
nella piena comunione con te e con il Padre, animati dallo Spirito.
Insegnaci ad ascoltare: ascoltare le tue parole 
che si fanno conoscere l’amore del Padre e
ascoltare i nostri fratelli e sorelle in cui ti
manifesti e ci sei vicino ogni giorno

( Dal Web)

Le quattro dimensioni

Dal blog “Incontro all’ Infinito” 

La vita di fede possiede quattro dimensioni su cui si snoda, si spiega e trae nutrimento. È come una pianticella bisognosa di cure, che va alimentata affinché non perda quella linfa vitale che la solleva e la innalza. La pianticella cerca la luce del sole che l’aiuta a respirare, ad assorbire l’ossigeno che le riempie i suoi piccoli polmoni; cerca l’acqua viva per essere tonificata, rinfrescata; cerca materiale organico, il suo humus, dal quale trae il suo nutrimento. Anche la vita di fede possiede varie diramazioni e sfaccettature: possiamo rilevarne almeno quattro, anche se tutte sono alimentate dal rapporto personale dell’anima con Dio. Fin dalle origini, la nascente Chiesa si è basata su un’ossatura comunitaria: Gesù ha chiamato in particolare 12 uomini che imparassero, vivendo insieme con Lui, ad essere come Lui. Insegnava loro come ammaestrare le folle che correvano a Lui bisognose di un nutrimento materiale e spirituale. Spesso cozzava nella loro incomprensione, nella loro durezza di cuore, nella loro incapacità di vivere il suo messaggio, di assorbirlo completamente per poter essere segno per la gente. Nella sua parola, però, tutto si trasformava: le opere diventavano straordinarie, le reti si colmavano di pesci fino a rompersi dopo aver faticato invano una notte intera, i demoni fuggivano… Semplicemente perché la parola di Gesù dava loro potere di compiere opere straordinarie, nel SUO NOME, cioè dopo aver “assorbito” interamente il messaggio di Cristo, aver assimilato le sue parole, averle fatte carne, parole diventate atti concreti. Ed in questa ragione che s’innesta il “mistero/segno” più importante e straordinario dell’intera umanità: l’Eucaristia: quelle parole pronunciate da Gesù, il gesto supremo di donazione sulla croce, hanno preso corpo nel mistero dell’Eucaristia.  Mistero inteso come segno, segno efficace, che ha una conseguenza concreta, tangibile nella vita dell’uomo.
Da questo tessuto dalla trama complessa cerchiamo di estrapolare almeno queste quattro dimensioni che sono manifestazioni concrete della vita di fede:

1) la fede si manifesta nell’azione liturgica della santa messa e nelle preghiere comunitarie della liturgia delle ore: la preghiera diventa espressione della fede comunitaria: il rapporto con Dio assume quindi due dimensioni: verticale ed orizzontale.

2) L’azione liturgica comunitaria perderebbe significato e forza se non fosse accompagnata dalla preghiera personale, anticamera di quella comunitaria: ogni chiamata è singola e si sviluppa comunque in ambito comunitario, un gruppo di persone che non devono perdere lo scopo principale di concretizzare ed impegnarsi nella crescita del regno di Dio.
3) Il bastone orizzontale della croce sul quale sono inchiodate le mani di Gesù simboleggia la fraternità, sacramento, segno efficace dell’amore di Dio tra i fratelli e spiega la dimensione trinitaria della vita divina incarnata nell’uomo.

4) Adorare Dio nei propri cuori: con il Battesimo diventiamo partecipi della vita divina trinitaria e c’immette nel favoloso mistero dell’inabitazione nel nostro cuore della Trinità.
Non bisogna sottovalutare questa dimensione dalla quale prendono corpo le altre.
L’incontro personale con Dio induce poi all’adorazione di Dio nel proprio cuore: è la chiave che immette nell’incontro comunitario con il divino. Senza questa dimensione quella comunitaria perderebbe valore in modo assoluto.

Possiamo prendere nuovamente ad esempio un albero. Possiede infinite radici che s’immergono nel terreno: ogni diramazione succhia il suo nutrimento dalla terra e questo confluisce nel tronco che dà vita a tutto l’albero. Il seccarsi di una di queste diramazioni genererebbe in tutto l’albero un processo di necrosi che lo avvizzirebbe lentamente. Dapprima il processo di necrosi non salterebbe all’occhio, ma esso procede inesorabile, con una lentezza omicida. La medicina che arresterebbe questo processo, dovrebbe agire sulla diramazione particolare che non trae più nutrimento dal suo adorare Dio nel proprio cuore.

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