Archivio mensile:novembre 2013

Ho trovato il mio ideale



“Ho trovato il mio ideale. So dove voglio, dove posso, dove devo arrivare. 
Prima io camminavo senza conoscere lo scopo, e le difficoltà della strada mi affaticavano e mi scoraggiavano: ora so e nulla più mi fermerà. Non avrò più riposo finché non avrò trovato Dio nel profondo del mio cuore. “Trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò…” (Cant. 3,4).
L’amore mi darà le ali: “Forte come la morte è l’amore” (Cant. 8,6). Non temerò più le difficoltà perché: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Fil. 4,13).
Se lancio uno sguardo sulla vita passata e se cerco di essere sincero con me stesso, devo confessare che la mia vita spirituale è stata priva d’ideale e che questo è stato il motivo profondo dei pochi progressi fatti.
Io non avevo capito come Nostro Signore desidera le anime e le cerca: le anime che si danno a Lui affinché Lui stesso si possa dare alle anime. Il grado d’intimità al quale Egli ci invita, sarà raggiunto nella misura in cui risponderemo generosamente alla grazia.
Egli non vuole porre limiti al suo amore e cerca solo di darsi interamente. Ha sete di possedere completamente le anime.
Ma le anime hanno paura di Lui a causa delle conseguenze di quest’intimità, che esige da parte dell’uomo dei grandi sacrifici.
D’ora in poi, sarò franco con me stesso.
So dunque, da un lato, che Dio vuole invadere il mio essere interamente e definitivamente, che Egli mi ha predestinato a diventare conforme all’immagine di Gesù. Vuole che io divenga suo figlio adottivo.
Ma so anche, d’altro canto, che Egli non si ferma davanti alla mia indegnità.
E chi si potrebbe credere degno di un tale favore? “Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di Lui un bugiardo, e la sua parola non è in noi”. (1 Gv 1,10).
E c’è di più: Dio non solo ci cerca ”nonostante” la nostra indegnità, ma è proprio ”a causa” della nostra indegnità che Egli vuole gloriarsi di noi.
Più la materia è povera e più l’artista ne riceve gloria se riesce a farne un capolavoro. È questa verità che Nostro Signore ci ha fatto comprendere nel suo Vangelo, nelle parabole del figliol prodigo e della pecorella smarrita.
C’è più allegrezza in cielo per un solo peccatore convertito che per la perseveranza di una folla di giusti.
Se dunque io sono deciso a seguire ora quest’ideale, sono obbligato, in tutte le mie azioni, a confessare, da un lato che io non sono nulla e che nulla posso da me stesso; e dall’altro che Dio è tutto, che Egli può tutto e vuol far tutto per me, affinché io Gli faccia dono totale del mio essere”


Dom Jean Baptiste Porion

Messaggio di medjugorie del 25 novembre 2013




“Cari figli! Oggi vi invito tutti alla preghiera. Aprite profondamente la porta del cuore, figlioli, alla preghiera, preghiera del cuore e allora l’Altissimo potrà operare nella vostra libertà e inizierà la vostra conversione. La fede diventerà forte così che potrete dire con tutto il cuore: ‘Mio Dio e mio tutto’. Comprenderete, figlioli, che qui sulla Terra tutto è passeggero. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

LA PREGHIERA DEL CORISTA

Preghiera del corista

O Padre,
Creatore dell’universo,

Tu hai posto in ogni cosa il segno del tuo infinito amore

e hai donato alle creature l’impronta della tua bellezza.

Rendimi autentico cantore del tuo amore,
fa’ che con il mio canto sappia esprimere
un poco di quell’armonia sublime 
che Tu hai posto in tutte le cose
e che muove il cielo e la terra 
in quell’accordo mirabile che tutto abbraccia.

Fa’ che il mio canto sia sempre a servizio della tua lode,
che non mi vanti mai di questo dono,
che offra il mio servizio alla Chiesa senza alcuna vanità e superbia,
sapendo di assolvere un dovere d’amore verso Dio e i fratelli.

Metti nel mio cuore il canto nuovo
che sgorga dal cuore del Risorto,
e fa’ che, animato dal tuo Santo Spirito,
possa lodarti e farti lodare per la tua unica gloria,
vivendo nel servizio liturgico l’anticipo della liturgia celeste.

Te lo chiedo per Cristo Salvatore nostro,
causa e modello del nostro canto.

Amen.


Mons. Marco Frisina

Santa Cecilia

Preghiera a Santa Cecilia

O Santa Cecilia,
che  sei venerata nella Chiesa,
quale patrona della musica e del canto,
aiutaci a testimoniare,
con la nostra voce e con la voce dei nostri strumenti,
quella gioia del cuore
che viene dal fare sempre la volontà di Dio
e dal vivere con coerenza il nostro ideale cristiano.

Aiutaci ad animare in modo degno la santa Liturgia,
da cui sgorga la vita della Chiesa,
consapevoli dell’importanza del nostro servizio.

Ti doniamo le fatiche ed anche le gioie del nostro impegno,
perché tu le ponga nelle mani di Maria Santissima,
come canto armonioso di amore per Suo Figlio Gesù.
Amen.

.

La musica Sacra è molto più di un armonioso accompagnamento della Celebrazione Liturgica.
Il canto Sacro (la voce umana è il più degno strumento per innalzare le lodi a Dio), è parte integrante della Liturgia, esprime la supplica e il rendimento di grazie che i fedeli innalzano a Dio, seguendo l’esortazione del sacerdote
Il canto ci introduce al Mistero.
L’uomo non può rivolgersi a Dio parlando come farebbe nella dimensione quotidiana, feriale: in questa sfera c’è posto solo per il canto e la salmodia, a sottolineare in ogni aspetto del rito la bellezza, la trasfigurazione della vita umana e dell’universo di cui la Liturgia è anticipo
Nella liturgia non c’è spazio per il vacuo parlare umano: le preghiere e gli inni Sacri di cui essa è intessuta costituiscono un distillato dei testi più ricchi e pregnanti della Tradizione (Scrittura, Padri della Chiesa), esprimono il dialogo d’Amore tra il Creatore e la sua creatura e lo stupore e l’esultanza dell’uomo al cospetto del Mistero che crea e sostiene l’essere in ogni istante del tempo”
(G. Parravicini)

 

Tre tratti della personalità spirituale di Pina Suriano.

Il primo tratto è certamente il suo amore appassionato al Signore Gesù. Sperimentò un legame diretto e, direi, frontale col Signore. Si rapportò a Lui con una semplicità e un’immediatezza che stupiscono. Gli parlava con una confidenza totale. Sentiva vivissima la Sua presenza. Non sapeva stare senza la comunione quotidiana. Appena poteva, correva ai piedi del tabernacolo. Per lei Gesù fu lo sposo divino amato fino alla follia, l’amico fedele, il confidente unico. Il suo diario e i suoi appunti su piccoli pezzetti di carta testimoniano ancora oggi la crescente passione d’amore di questa modestissima ragazza di paese per il Cristo. Ad appena 18 anni, il 21 novembre del 1933, scriveva nel suo diario:”La tua presenza mi solleva al di sopra di ogni cosa, il mio amore per te aumenta sempre, sempre, sempre. Come questo giorno vorrei passare tutti gli altri della mia vita, voglio amarti soffrendo, voglio soffrire cantando”. E infatti sperimentò la sofferenza: quella legata alle prove purificatrici di un cammino di interiore spogliamento per una donazione sempre più radicale di sé stessa a Dio, ma anche quella causata da una salute malferma, specialmente negli ultimi anni della sua vita, e dalle difficoltà che incontrò nella realizzazione del suo desiderio di darsi al suo sposo Gesù nella consacrazione dapprima in un cenacolo intitolato al Santo Cuore –una sorta di Istituto secolare- e, poi, quando quel sogno che coltivava con alcune amiche del paese si dissolse definitivamente, in un qualche convento o Istituto religioso. Con semplicità scrisse di essere “contenta di soffrire per amore”. Ella sentiva di non poter rispondere all’amore del Suo Signore che con il medesimo metro: un interezza di donazione che comprendeva l’offerta della vita stessa, cioè fino alla morte. IL Figlio di Dio era morto sulla croce per lei, e lei rispondeva dandogli la Sua vita. Più precisamente: unendo la sua vita all’offerta che il Cristo fa di se stesso al Padre per la salvezza del mondo nel sacrificio della croce, reso presente e attuale in ogni celebrazione eucaristica. Era infatti la quotidiana partecipazione all’Eucarestia che plasmava giorno dopo giorno i sentimenti di Pina e sempre più esistenzialmente la faceva aderire all’offerta di Gesù-ostia-sulla croce. Ha notato finemente don Antonino Raspanti che c’è negli scritti della beata Suriano degli ultimi anni ’40 una sorta di passaggio da Gesù-ostia a Pina-ostia, dalla concentrazione su Gesù vittima per gli uomini alla consapevolezza della stessa Suriano di doversi offrire insieme a Gesù. Mentre prima, attingendo alla letteratura spirituale del tempo, Ella insisteva sull’unità di tre amori: l’amre dell’Eucarestia, l’amore della Croce e l’amore delle anime, poi scrisse semplicemente di sé stessa come di un’ostia in un sentimento assorbente di immedesimazione vittimale al Cristo. Era davvero compiuto il percorso di unione al Suo Sposo e di lì a poco la mattina del 19 maggio 1950 (…) morì.
Con questo suo evidentissimo rapporto personale con il Signore, la beata Pina Suriano ci dice che il cristianesimo non è propriamente una dottrina spirituale, per quanto profonda, e non è neanche semplicemente un insegnamento morale, per quanto alto, ma è una persona con cui incontrarsi e da amare, è Cristo Signore. Tutto il resto –l’impegno morale, l’operosità apostolica, il servizio al prossimo- viene di conseguenza. Lei che ebbe la fortuna e la gioia di vivere un così straordinario rapporto d’amore con il Signore –che ora continua nell’Eternità- ci ottenga dallo stesso Signore di crescere nella nostra fede e di sperimentare anche noi almeno un po’ del suo amore.

Il secondo tratto della Sua spiritualità è il rapporto sereno e gioioso che seppe avere con tutti e, particolarmente, con le amiche della Parrocchia. Pina Suriano non fu una solitaria nella sua avventura cristiana. Non andò al Signore da sola, non lo incontrò facendo a meno degli altri. Si fece aiutare dagli altri e cercò di aiutare gli altri. Si va al Signore in compagnia, lo si incontra nella Chiesa, si vive il rapporto con Lui nella celebrazione dell’Eucarestia. Si cammina con la Fede col sostegno degli amici del Signore. Desiderò ardentemente che si formasse veramente quel cenacolo del Santo Cuore che avrebbe reso più stabile, col riconoscimento ecclesiastico, il legame tra le aderenti, le “sorelline”, come ella chiamava nelle sue lettere queste sue amiche del cuore che riconoscevano la loro guida nella “mammina” Maria Addano, insegnante di lettere e poi Preside di Liceo. Insomma, la beata non disdegnava ed anzi ricercava la compagnia della fede, l’amiciza cristiana, il sostegno di chi lei riteneva più avanti nella conoscenza del Signore. Ed anche nnell’Azione Cattolica visse il camminare insieme, il sostenersi vicendevolmente, l’attenzione a far tesoro dell’aporto di ciascuno come un tratto fondamentale della sua esperienza credente.

Anche in questo suo camminare sempre in compagnia la nuova beata ci da un insegnamento di straordinario valore per noi tutti ancora oggi. Ho appena finito di consegnare al Clero e ai fedeli della nostra diocesi una lettera pastorale in cui, riprendendo una linea di riflessione dell’Episcopato italiano in una recente nota pastorale sulla parrocchia, scrivo di pastorale “integrata” e “integrale” e dell’esigenza di superare ogni spirito di auto-sufficienza delle singole persone, delle singole parrocchie e delle singole aggregazioni laicali nella nostra chiesa diocesana per riuscire a sostenersi vicendevolmente, anche con iniziative comuni. La beata Suriano ci aiuti con la sua intercessione in questa nostra attuale ricerca di forme di reciproco aiuto e di leale e generoso camminare insieme.
Il terzo tratto della spiritualità di Pina Suriano, che può esserci di lezione, mi sembra, infine, la sua straordinaria capacità di sopportazione delle tensioni, dei contrasti e delle contraddizioni in cui si trovò immersa nel piccolo ambiente in cui la Provvidenza la pose a vivere. Dovette subire l’opposizione dei genitori, specialmente della madre, al suo desiderio di farsi suora, e prima ancora, a una partecipazione regolarmente assidua alla vita dell’Azione Cattolica. Avvertì forte il dolore per la travagliata vicenda che sconvolse la comunità ecclesiale di Partitico per l’allontanamento dal suo Ufficio dell’Ariciprete del tempo, che era anche il suo direttore spirituale. Si sentì particolarmente ferita nell’animo per l’abbandono del ministero da parte di un altro sacerdote. Trepidava per la salvezza eterna delle persone che conosceva, cominciando dai suoi genitori. Nella sua finissima sensibilità di tutto risentiva di ogni distanza del suo ambiente dal Signore Gesù e dal Suo Vangelo. Soffriva immensamente. Eppure non fu travolta dall’angustia psicologica e dalla pochezza intellettuale e talvolta anche morale del suo ambiente, che comportò inevitabilmente un’incomprensione del suo singolare percorso spirituale ed anche, in taluni casi, un’insofferenza per le sue parole e per il suo modo di porsi. Non si ritrasse sdegnata o impaurita in un suo guscio interiore. Visse intensamente e coraggiosamente “dentro” il suo mondo, facendosene carico nella preghiera e non esitando a fare la sua parte per contribuire ad elevarlo con l’intessere costruttivi rapporti di amicizia e di pace con tutti e con il prendere parte, spesso con funzioni di guida, alle iniziative formative ed assistenziali delle Associazioni cui appartenne, in primo luogo l’Azione Cattolica. Il suo straordinario amore al Signore la portò a vivere ed agire nel suo ambiente come avrebbe fatto lo stesso Gesù, a guardare il suo mondo con lo sguardo di Dio, cioè con misericordia e pazienza. Ci ottenga dal Signore la nuova beata di vivere anche noi, con fedele impegno cristiano, la nostra parte nell’ambiente in cui Dio ci ha posto senza alcun risentito elitarismo ma con umile operosità e cordiale pazienza.

ACCETTATI

Non disprezzarti: il Signore ti stima.

Non abbatterti: Lui ti sostiene con la destra vittoriosa.

Non scoraggiarti: Lui è la roccia eterna su cui poggiare i tuoi piedi.

Non rattristarti: Lui è la gioia eterna.

Non fidarti di te: Lui solo è la soluzione ad ogni perché.

Non allontanarti: Lui solo ti può salvare.

Accettati, fa entrare il Suo Amore nel tuo cuore e

scoprirai di essere un prodigio nelle Sue mani.

Lui ti ha creato e Lui non fa scarti: tu sei prezioso ai suo occhi.
Guardati come Lui ti guarda e ti vedrai risplendente della Sua presenza.
Ascoltalo, Lui ti dice: “Io ti stimo, Io ti amo: sei il mio figlio prediletto”.

Don Salvatore Tumino – dal Libro AMARE E’……