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Tre tratti della personalità spirituale di Pina Suriano.

Il primo tratto è certamente il suo amore appassionato al Signore Gesù. Sperimentò un legame diretto e, direi, frontale col Signore. Si rapportò a Lui con una semplicità e un’immediatezza che stupiscono. Gli parlava con una confidenza totale. Sentiva vivissima la Sua presenza. Non sapeva stare senza la comunione quotidiana. Appena poteva, correva ai piedi del tabernacolo. Per lei Gesù fu lo sposo divino amato fino alla follia, l’amico fedele, il confidente unico. Il suo diario e i suoi appunti su piccoli pezzetti di carta testimoniano ancora oggi la crescente passione d’amore di questa modestissima ragazza di paese per il Cristo. Ad appena 18 anni, il 21 novembre del 1933, scriveva nel suo diario:”La tua presenza mi solleva al di sopra di ogni cosa, il mio amore per te aumenta sempre, sempre, sempre. Come questo giorno vorrei passare tutti gli altri della mia vita, voglio amarti soffrendo, voglio soffrire cantando”. E infatti sperimentò la sofferenza: quella legata alle prove purificatrici di un cammino di interiore spogliamento per una donazione sempre più radicale di sé stessa a Dio, ma anche quella causata da una salute malferma, specialmente negli ultimi anni della sua vita, e dalle difficoltà che incontrò nella realizzazione del suo desiderio di darsi al suo sposo Gesù nella consacrazione dapprima in un cenacolo intitolato al Santo Cuore –una sorta di Istituto secolare- e, poi, quando quel sogno che coltivava con alcune amiche del paese si dissolse definitivamente, in un qualche convento o Istituto religioso. Con semplicità scrisse di essere “contenta di soffrire per amore”. Ella sentiva di non poter rispondere all’amore del Suo Signore che con il medesimo metro: un interezza di donazione che comprendeva l’offerta della vita stessa, cioè fino alla morte. IL Figlio di Dio era morto sulla croce per lei, e lei rispondeva dandogli la Sua vita. Più precisamente: unendo la sua vita all’offerta che il Cristo fa di se stesso al Padre per la salvezza del mondo nel sacrificio della croce, reso presente e attuale in ogni celebrazione eucaristica. Era infatti la quotidiana partecipazione all’Eucarestia che plasmava giorno dopo giorno i sentimenti di Pina e sempre più esistenzialmente la faceva aderire all’offerta di Gesù-ostia-sulla croce. Ha notato finemente don Antonino Raspanti che c’è negli scritti della beata Suriano degli ultimi anni ’40 una sorta di passaggio da Gesù-ostia a Pina-ostia, dalla concentrazione su Gesù vittima per gli uomini alla consapevolezza della stessa Suriano di doversi offrire insieme a Gesù. Mentre prima, attingendo alla letteratura spirituale del tempo, Ella insisteva sull’unità di tre amori: l’amre dell’Eucarestia, l’amore della Croce e l’amore delle anime, poi scrisse semplicemente di sé stessa come di un’ostia in un sentimento assorbente di immedesimazione vittimale al Cristo. Era davvero compiuto il percorso di unione al Suo Sposo e di lì a poco la mattina del 19 maggio 1950 (…) morì.
Con questo suo evidentissimo rapporto personale con il Signore, la beata Pina Suriano ci dice che il cristianesimo non è propriamente una dottrina spirituale, per quanto profonda, e non è neanche semplicemente un insegnamento morale, per quanto alto, ma è una persona con cui incontrarsi e da amare, è Cristo Signore. Tutto il resto –l’impegno morale, l’operosità apostolica, il servizio al prossimo- viene di conseguenza. Lei che ebbe la fortuna e la gioia di vivere un così straordinario rapporto d’amore con il Signore –che ora continua nell’Eternità- ci ottenga dallo stesso Signore di crescere nella nostra fede e di sperimentare anche noi almeno un po’ del suo amore.

Il secondo tratto della Sua spiritualità è il rapporto sereno e gioioso che seppe avere con tutti e, particolarmente, con le amiche della Parrocchia. Pina Suriano non fu una solitaria nella sua avventura cristiana. Non andò al Signore da sola, non lo incontrò facendo a meno degli altri. Si fece aiutare dagli altri e cercò di aiutare gli altri. Si va al Signore in compagnia, lo si incontra nella Chiesa, si vive il rapporto con Lui nella celebrazione dell’Eucarestia. Si cammina con la Fede col sostegno degli amici del Signore. Desiderò ardentemente che si formasse veramente quel cenacolo del Santo Cuore che avrebbe reso più stabile, col riconoscimento ecclesiastico, il legame tra le aderenti, le “sorelline”, come ella chiamava nelle sue lettere queste sue amiche del cuore che riconoscevano la loro guida nella “mammina” Maria Addano, insegnante di lettere e poi Preside di Liceo. Insomma, la beata non disdegnava ed anzi ricercava la compagnia della fede, l’amiciza cristiana, il sostegno di chi lei riteneva più avanti nella conoscenza del Signore. Ed anche nnell’Azione Cattolica visse il camminare insieme, il sostenersi vicendevolmente, l’attenzione a far tesoro dell’aporto di ciascuno come un tratto fondamentale della sua esperienza credente.

Anche in questo suo camminare sempre in compagnia la nuova beata ci da un insegnamento di straordinario valore per noi tutti ancora oggi. Ho appena finito di consegnare al Clero e ai fedeli della nostra diocesi una lettera pastorale in cui, riprendendo una linea di riflessione dell’Episcopato italiano in una recente nota pastorale sulla parrocchia, scrivo di pastorale “integrata” e “integrale” e dell’esigenza di superare ogni spirito di auto-sufficienza delle singole persone, delle singole parrocchie e delle singole aggregazioni laicali nella nostra chiesa diocesana per riuscire a sostenersi vicendevolmente, anche con iniziative comuni. La beata Suriano ci aiuti con la sua intercessione in questa nostra attuale ricerca di forme di reciproco aiuto e di leale e generoso camminare insieme.
Il terzo tratto della spiritualità di Pina Suriano, che può esserci di lezione, mi sembra, infine, la sua straordinaria capacità di sopportazione delle tensioni, dei contrasti e delle contraddizioni in cui si trovò immersa nel piccolo ambiente in cui la Provvidenza la pose a vivere. Dovette subire l’opposizione dei genitori, specialmente della madre, al suo desiderio di farsi suora, e prima ancora, a una partecipazione regolarmente assidua alla vita dell’Azione Cattolica. Avvertì forte il dolore per la travagliata vicenda che sconvolse la comunità ecclesiale di Partitico per l’allontanamento dal suo Ufficio dell’Ariciprete del tempo, che era anche il suo direttore spirituale. Si sentì particolarmente ferita nell’animo per l’abbandono del ministero da parte di un altro sacerdote. Trepidava per la salvezza eterna delle persone che conosceva, cominciando dai suoi genitori. Nella sua finissima sensibilità di tutto risentiva di ogni distanza del suo ambiente dal Signore Gesù e dal Suo Vangelo. Soffriva immensamente. Eppure non fu travolta dall’angustia psicologica e dalla pochezza intellettuale e talvolta anche morale del suo ambiente, che comportò inevitabilmente un’incomprensione del suo singolare percorso spirituale ed anche, in taluni casi, un’insofferenza per le sue parole e per il suo modo di porsi. Non si ritrasse sdegnata o impaurita in un suo guscio interiore. Visse intensamente e coraggiosamente “dentro” il suo mondo, facendosene carico nella preghiera e non esitando a fare la sua parte per contribuire ad elevarlo con l’intessere costruttivi rapporti di amicizia e di pace con tutti e con il prendere parte, spesso con funzioni di guida, alle iniziative formative ed assistenziali delle Associazioni cui appartenne, in primo luogo l’Azione Cattolica. Il suo straordinario amore al Signore la portò a vivere ed agire nel suo ambiente come avrebbe fatto lo stesso Gesù, a guardare il suo mondo con lo sguardo di Dio, cioè con misericordia e pazienza. Ci ottenga dal Signore la nuova beata di vivere anche noi, con fedele impegno cristiano, la nostra parte nell’ambiente in cui Dio ci ha posto senza alcun risentito elitarismo ma con umile operosità e cordiale pazienza.

Claudia Koll ai giovani: cercare Dio per trovare l’amore

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POMPEI (NA) – La Divina Misericordia, la devozione per la Madonna di Pompei, la conversione, i giovani e il mondo di oggi. Claudia Koll è serena, vuole testimoniarlo ai giovani del meeting e anche a Korazym.org. “Bisogna cercare la libertà nella verità”, dice. E ai giovani lontani dalla Chiesa, l’invito a seguire Cristo: “Vogliate un’altra gamba per camminare, per incontrare l’amore e il Signore, amare in maniera disinteressata e fare piccoli gesti d’amore gratuiti, non aspettandovi niente in cambio”. I giovani di Pompei si incontrano per riflettere su un ideale e una prospettiva comune. Qual è il messaggio di Claudia Koll?
“Il messaggio che porto è quello della fiducia in Dio. Un Dio che è amore, che è infinitamente buono, dolcissimo. La vita acquista un senso diverso se lo si incontra. Quindi bisogna fare di tutto per conoscerlo. Se si conosce Gesù, lo si ama con forza e più lo si ama più lui si fa conoscere”.
Tutti i giovani vivono in una società non sempre ospitale, piena di insidie. Molte volte però le difficoltà formano e aiutano ad arrivare a Dio…
“Santa Faustina Kowalska, che ha ricevuto le rivelazioni da Gesù sulla Divina Misericordia, diceva che la sofferenza è una grazia. In effetti questo è successo anche a me. Io sono ritornata a Dio quando ero nella difficoltà. In quei momenti, cadono un po’ le nostre sicurezze, la nostra onnipotenza, si comprende che si è infinitamente deboli e desiderosi di colui che ci ha creati”. Siamo a Pompei, città mariana per eccellenza. Conosciamo il suo grande legame alla Madonna del Rosario… “Quando sono nata mia mamma è stata molto male e i medici non le avevano dato molte speranze. In questo momento di sconforto ha deciso di affidarmi alla Madonna. La mia famiglia era molto devota alla Madonna del Rosario e io fui affidata proprio alla Vergine di Pompei. Al Battesimo, mi fu dato il secondo nome di Maria Rosaria, in segno di riconoscenza. So che la Madonna mi è stata vicina fin dall’inizio e ha fatto in modo che io tornassi a Dio con tutto il cuore. Sicuramente è stata fondamentale la testimonianza di una nonna con la quale sono cresciuta, che credeva e aveva una grande devozione al rosario e alla Madonna di Pompei”. Un esempio importante… “È questa la grande testimonianza che offre una persona di famiglia che prega, che si rivolge al Signore con semplicità. Tutto ciò ha gettato il seme nella mia vita che, al momento opportuno, ha portato il suo frutto. Da piccola sono stata affidata a persone molto adulte, ho avuto grandi problemi in famiglia. La Madonna è sempre stato un punto di riferimento per me, una mamma ideale. Un giorno, tornata da scuola, dopo aver visto un film della Madonna di Fatima, Le ho chiesto di andare in cielo, perché non volevo vivere, volevo stare con lei. La Madonna non ha ascoltato, il Signore non mi ha preso con sé in cielo quando ero bambina, ma ha permesso che io mi allontanassi e mi perdessi. Dopodiché sono ritornata a lui con tutto il cuore”.
Nel tempo, ci sono stati altri segnali importanti?

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“In tutti questi anni in cui non ho frequentato la Chiesa, ho mantenuto una nostalgia di Maria, soprattutto di quello che è: purezza, bellezza, armonia, pace, dolcezza, maternità. È l’emblema di colei che ama incondizionatamente. Un giorno, quando ancora ero lontana, chiesi ad un sacerdote una foto della Madonna, perché mi mancava. Era un po’ questo filo rosso che mi legava a Lei, e il sacerdote mi portò un quadro della Madonna del Rosario. Inizialmente, proprio perché ero nel peccato e nelle tenebre, non capii che era una risposta del Signore e della Madonna stessa. Lo presi semplicemente con me ed oggi è ancora con me, a casa mia. Fu un sollievo averlo in camerino prima di andare in scena. Quando poi si è nella fede si cominciano a capire tutti i segnali di Dio in ogni piccola cosa, in ogni incontro, in ogni avvenimento della giornata. Il Signore non ci fa più sentire soli quando ci dona la fede”.
La solitudine – una condizione percepita da tanti, soprattutto dai giovani – spesso va a sfociare nella voglia di cercare altro, qualcosa di più…
“Questo è insito nel cuore dell’uomo. Anche nella Genesi l’uomo creato non era soddisfatto e aveva bisogno di una compagna a fianco, e quindi il Signore gliel’ha data. Credo che questo grido sia proprio nel cuore dell’uomo. Giovanni Paolo II diceva che quando i giovani cercano l’amore cercano Gesù Cristo. Io ho fatto esperienza di questo. Desideravo tanto l’amore, l’ho cercato per strade sbagliate, consumandolo: non riuscivo ad essere appagata da quello che incontravo. Oggi che ho incontrato Dio, è cresciuto in me un senso profondo di pace, un amore diverso, che mi appaga, che mi fa riposare, che mi svuota e poi mi riempie, per poi donarmi agli altri. Questo, poi, è il grido di Dio: ‘amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato'”.
La sua è una splendida esperienza di conversione legata alla Divina Misericordia. Cosa direbbe ai tanti giovani che non sono presenti al meeting di Pompei, perché distanti dalla Chiesa o per presa di posizione? “Di cercare sempre la libertà nella verità. La libertà fine a sé stessa non basta, perché si rimane chiusi nel proprio egoismo, si soffre ad appagare i propri bisogni per dare gioia agli altri, per amarli e per donarci a loro. Bisogna cercare la verità, perché il Signore non sopporta la menzogna. Cominciate a fare una scelta profonda, a dire che non accettate questo mondo fatto di compromessi, di ipocrisie, dove nessuno si mostra veramente com’è. Dite che avete voglia di essere veri e sinceri. Vogliate un’altra gamba per camminare e per incontrare l’amore e il Signore, per amare in maniera disinteressata e fare piccoli gesti d’amore gratuiti, non aspettandovi niente in cambio. Piccoli gesti e piccoli fiori da presentare a Dio e poi il Signore si mostrerà, perché il Signore vuole farsi conoscere da tutti perché vuole essere amato da tutti”.

[Fonte: Missione in Web, 02/05/2007]

Claudia Koll: “La Vergine Maria mi aiuta ad essere pienamente donna”

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La testimonianza dell’attrice Claudia Koll all’Umbria International Film Fest
di Luca Marcolivio
TERNI, martedì, 22 novembre 2011 (ZENIT.org) – La seconda giornata dell’Umbria International Film Fest si è chiusa ieri sera sul tema della devozione mariana. Presso il Cityplex Politeama è stato infatti proiettato il film Lourdes di Jessica Hausner, preceduto dalla testimonianza di Claudia Koll.
L’attrice ha spiegato che, alla base della sua conversione, avvenuta una decina di anni fa, c’è proprio la Vergine Maria. Lourdes e Fatima, in particolare, hanno giocato un ruolo decisivo nella vita spirituale della Koll che è cresciuta in una famiglia particolarmente devota alla Madonna.
L’infanzia di Claudia Koll non è stata una delle più facili: l’attrice ha raccontato di essere stata cresciuta da una nonna non vedente ma fervente cattolica che, per non perdere mai il contatto con la nipotina, era solita legarla al polso da un filo di lana.
“Mia nonna è stata il più grande esempio di fede nella mia famiglia – ha raccontato la Koll al pubblico dell’Umbria Film Fest -. La vedevo recitare quotidianamente il Rosario e parlare direttamente con Dio. La sua testimonianza mi ha segnata in modo indelebile”.
La madre di Claudia, nei primi anni di vita della bambina, trascorse molto poco tempo con lei, per motivi di salute. “Dopo che mi ebbe partorito ricevette una trasfusione di sangue infetto e rimase per sei mesi tra la vita e la morte”, ha proseguito la Koll.
“Quando poi mamma fu finalmente guarita – ha aggiunto l’attrice – andammo con tutta la famiglia a rendere grazie alla Madonna di Pompei. Sempre come ringraziamento alla Madonna sono stata battezzata con il nome completo di Claudia Maria Rosaria”.
“Recentemente ho riaperto i bauli con le foto della mia vita – ha proseguito la Koll -. In mezzo agli scatti del mio periodo adolescenziale ho trovato un’immagine del Gesù della Divina Misericordia: mi ha fatto pensare che, già allora, il Signore mi stava parlando ma io non lo ascoltavo, anzi, iniziai ad andare in tutt’altra direzione”.
L’attrice ha poi raccontato di aver vissuto le proprie aspirazioni artistiche – inizialmente ostacolate dalla famiglia – come un mezzo per appagare il proprio bisogno di libertà e di autenticità, salvo accorgersi, specie dopo essere diventata famosa, che quel tipo di libertà era assai poco autentica.
Dopo il successo del film erotico Così fan tutte (1992) di Tinto Brass, la Koll rimase per qualche tempo intrappolata nel cliché dei ruoli sexy, tuttavia, ha raccontato, “non era quello che veramente volevo. Questo mi procurò una crisi di identità che, se già avessi avuto la fede, avrei saputo affrontare meglio”.
Verso la metà degli anni ’90, la carriera cinematografica della Koll incontrò una fase di stallo, durante la quale, l’attrice meditò di abbandonare le scene e riprendere gli studi.
Nella seconda metà dello stesso decennio tuttavia la sua carriera prese definitivamente quota con la conduzione del Festival di Sanremo del 1995, della trasmissione L’angelo su Canale 5, dedicata all’arte, e della celebre fiction Linda e il brigadiere, con Nino Manfredi.
Claudia Koll si rivelò artista duttile, talentuosa e raffinata ma, nella vita privata, si scoprì profondamente inquieta ed infelice. “In particolare la mia vita sentimentale era assai problematica: molte storie brevi, nessuna veramente ‘importante’, molti tradimenti, poche certezze”.
Questa inquietudine ebbe ripercussioni negative anche sulla vita artistica della Koll. “Un giorno stavo interpretando la parte di una donna che doveva piangere: a differenza del solito le lacrime proprio non mi uscivano; qualcosa mi bloccava, non entravo proprio nella parte”, ha raccontato.
“Fu allora – ha proseguito – che Geraldine, la mia assistente di scena, mi rivolse parole molto schiette ed esplicite: Claudia, come puoi pretendere di essere credibile in scena, se nella tua vita privata c’è così poca autenticità?”.
Da quel momento inizia il graduale cambiamento interiore e spirituale di Claudia Koll. “Sono una figlia del Grande Giubileo – ha detto -. Nel 2000 un’amica americana mi chiese di accompagnarla a varcare la Porta Santa a San Pietro ed io lo feci come cortesia personale. Dopo quell’esperienza, però, non fui più la stessa”.
“Il Signore stava sgretolando tutti i miei piani e le mie ambizioni personali – ha raccontato la Koll -. Avevo davvero toccato il fondo”.
Nei successivi dieci anni, l’attrice ha vissuto la propria crescita spirituale, attraverso l’esperienza concreta dell’amore come mezzo di perseveranza, in particolare nella vicinanza ai poveri e ai malati. E ha spiegato che “qualsiasi esperienza pratica d’amore che mi abbia particolarmente segnata, l’ho sempre poi riscontrata nelle Sacre Scritture”.
A conclusione della propria testimonianza, la Koll è tornata sull’importanza della devozione mariana nella propria vita, accennando alle emozioni provate dopo i pellegrinaggi a Medjugorie e a Lourdes. “Da bambina rimasi colpita dalla storia della Madonna di Fatima e di come la Vergine avesse potuto affidare a tre bambini così piccoli, dei compiti così enormi”.
“Pensando in particolare a Giacinta e Francesco, da piccola pregai la Madonna di portarmi in cielo con Lei. Ciò non è successo, però, Maria mi ha insegnato a scoprire il bello dell’essere donna, di esprimere al meglio tutte le mie qualità femminili: la dolcezza, lo spirito materno. Grazie a Lei sono diventata anche meno aggressiva”.
“Ho inoltre capito quanto sia bella la diversità e la complementarità tra uomo e donna – ha aggiunto -. In un certo senso il Signore mi ha ‘corretta’ nel mio femminismo”.
“Ho scoperto che Dio è fedele e mantiene le promesse: la più grande di queste promesse è quella di amarci”, ha poi concluso la Koll.
Terminata la testimonianza è stato proiettato ed illustrato un filmato delle attività della onlus Le Opere del Padre, fondata dalla stessa Claudia Koll, da alcuni anni impegnata in opere di misericordia e di formazione cristiana.

(Fonte: Zenit, 22 Novembre 2011) © Innovative Media Inc.

Intervista a Nando Bonini, l’ex chitarrista di Vasco “trasformato da Dio”

di Federico Cenci ASI 
 “Liberi liberi siamo noi”, cantava Vasco Rossi. Per poi chiedersi, “ma liberi da che cosa, chissà cos’è?”. A questa domanda che scruta l’intimità più profonda, una risposta l’ha data Nando Bonini. Con Vasco Rossi, lui, chitarrista assai affermato in Italia e nel mondo, ha condiviso la realizzazione di canzoni e tournée per più di dieci anni. Fino al 1995, quando una proposta di lavoro all’inizio accolta con sarcasmo lo induce presto a cambiare radicalmente prospettive. Abbandona la sua “vita spericolata” per “lasciarsi trasformare da Dio”, scende dal palco per intraprendere un percorso di conversione cristiana ancora in atto. Oggi Nando è membro dell’Ordine francescano secolare, continua a suonare e a produrre musica, ma lo fa per annunciare il Vangelo.
Abbiamo ascoltato dalla sua viva voce la testimonianza diretta di un uomo coraggioso; un’ex rockstar capace di sfidare il dileggio di molti, di privarsi degli encomi dei fans e della vanagloria del successo. Tutto questo, per raggiungere la meta più alta. 

ESPERIMENTI SULLA PREGHIERA

Esperimenti sugli effetti della preghiera

preghiera 12Scritto da Franco Libero Manco

Il premio Nobel Prof. Med. Alexis Carrel ha denominato la preghiera come la più potente forma di energia… Un ricercatore di fama, lo scienziato americano Dr. N.J. Stowel, ha misurato l’effetto della preghiera. Ecco cosa ci racconta.

Ero un cinico, un ateo e credevo che Dio fosse solo un’immaginazione della mente umana. Un giorno lavoravo in un grande laboratorio patologico di una clinica. Ero occupato a misurare la lunghezza d’onda e l’intensità di irradiamento dei cervelli umani. Con i miei collaboratori decidemmo di studiare quello che succede nel cervello umano durante il passaggio dalla vita alla morte. A tale scopo avevamo scelto una donna che soffriva di un tumore maligno al cervello. La donna era perfettamente normale fisicamente e mentalmente. La sua serenità ci colpiva tutti. Sapevamo che doveva morire, e anche lei lo sapeva. Poco prima della sua morte mettemmo nella sua stanza un apparecchio di registrazione ultrasensibile che doveva indicarci quello che sarebbe accaduto nel suo cervello negli ultimi minuti di vita. Sopra al letto aggiungemmo un piccolo microfono nel caso avesse detto qualcosa negli ultimi momenti. Nell’intervallo ci recammo nella stanza accanto.

Carrel,AlexisEravamo 5 scienziati ed io ero quello più insensibile. Nell’attesa restammo in piedi davanti ai nostri strumenti. L’ago era sullo zero e poteva oscillare a 500 gradi a destra nei valori positivi e 500 gradi a sinistra in quelli negativi.
Qualche tempo prima, con l’aiuto dello stesso apparecchio, avevamo misurato una stazione radio il cui programma si irradiava nell’etere con una potenza di 50 kilowat, doveva essere una notizia che doveva essere trasmessa in tutto il pianeta. Durante questa prova constatammo una misura positiva di 9 gradi.

L’ultimo istante dell’ammalata sembrava avvicinarsi. Ad un tratto sentimmo che si mise a pregare e a lodare Dio. Gli domandò di perdonare tutte le persone che le avevano fatto dei torti nella vita e poi disse:

So che tu sei l’unica sorgente di vita degna di fiducia per tutte le tue creature”.

Lo ringraziò per la sua forza, con la quale l’aveva guidata in tutta la sua esistenza. Affermava che il suo amore non era diminuito malgrado tutte le sue sofferenze. E nella prospettiva del perdono dei suoi peccati per mezzo di Gesù emanava una gioia inesprimibile. Frementi restammo intorno ai nostri apparecchi senza vergognarci delle nostre lacrime. Improvvisamente mentre la donna continuava a pregare sentimmo un tintinnio sul nostro apparecchio: l’ago si era posizionato a 500 gradi a destra e si agitava a più riprese contro l’ostacolo. Avevamo fatto una scoperta prodigiosa: il cervello di una morente in contatto con Dio sviluppava una potenza 55 volte più forte di tutto l’irradiamento universale della radio diffusione.

onde energetichePer verificare le nostre osservazioni decidemmo di fare un altro esperimento. Chiedemmo all’infermiera di stimolare in tal senso un ammalato. L’uomo reagì con delle ingiurie e delle imprecazioni e si rivolse a Dio in maniera blasfema. Vi furono dei tintinnii sul nostro apparecchio. Eravamo sbalorditi: l’ago battendo contro l’ostacolo si era rotto al di sotto dei 500 negativi a sinistra.  Eravamo riusciti incontestabilmente a dimostrare in modo scientifico la potenza positiva di Dio ma anche la forza negativa dell’avversario. Da quel momento la mia concezione atea cominciò a crollare.

In un ospedale furono fatti esperimenti per verificare l’efficacia della preghiera nella guarigione degli ammalati. Un gruppo di persone si rese disponibile a pregare per alcuni degenti scelti a caso. Il risultato fu che questi guarivano prima di altri. Furono fatte altre prove, ma questa volta si associarono dei numeri alle persone ammalate in modo che non si sapesse per chi si stava pregando. Anche in questo caso i risultati furono sorprendenti. Le persone abbinate, a loro stessa insaputa, a dei numeri guarirono prima delle altre.

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Negli Stati uniti e in Giappone sono stati effettuati esperimenti sugli effetti della meditazione profonda. Questa faceva diminuire i livelli di ansia, colesterolo e adrenalina mentre faceva aumentare i livelli di serotonina. Inoltre i benefici dimostrati erano: riduzione della pressione sanguigna, del mal di testa, benefici legati a disturbi al colon irritabile, riduzione della produzione del cortisolo (ormone dello stress), aumento notturno della melatonina, riduzione della noradrenalina, (neurotrasmettitore prodotto dallo stress); aumento del Dhea (ormone che agisce sul sistema immunitario), aumento di testosterone; aumento della coerenza cerebrale tra emisfero destro e sinistro. Ma la preghiera non fa bene solo al “destinatario”, fa bene soprattutto a se stessi perché consente il rilassamento neuromuscolare, favorisce la calma, la serenità, la pace interiore.

All’inizio degli anni Novanta, l’Accademia delle Scienze di Mosca riferì una stupefacente relazione tra il DNA e le qualità della luce, misurata in fotoni. In una relazione su questi studi iniziali, il dott. Vladimir Poponin ha descritto una serie di esperimenti secondi cui il DNA umano influenza direttamente il mondo fisico. Il dott. Poponin, leader riconosciuto nel campo della biologia quantistica, era ospite di una istituzione di ricerca americana quando questa serie di esperimenti venne svolta. Gli esperimenti erano iniziati con la misurazione di strutture di campo della luce nel vuoto, all’interno di un ambiente controllato. Dopo aver rimosso tutta l’aria da una capsula appositamente predisposta, la struttura di campo e la distanza fra le particelle di luce prendevano una distribuzione casuale, come ci si attendeva. Le strutture di campo furono controllate e registrate due volte, per essere usate come riferimento nella sezione successiva dell’esperimento. La prima sorpresa si verificò quando dei campioni di DNA vennero posti all’interno della capsula. In presenza di materiale genetico, distanza e struttura di campo delle particelle di luce cambiarono.

esperimenti198-Oct.-24-08.53Anziché assumere la struttura diffusa che i ricercatori avevano rilevato in precedenza, le particelle di luce cominciarono ad acquisirne una nuova, che rassomigliava agli avvallamenti di una forma ondulatoria. Il DNA stava chiaramente influenzando i fotoni, dando loro la forma regolare di una struttura ondulatoria attraverso una forza invisibile. La sorpresa successiva si verificò quando i ricercatori tolsero il DNA dalla capsula. Poiché erano fermamente convinti che le particelle di luce sarebbero ritornate al loro stato originario di distribuzione arbitraria, osservarono con sorpresa il verificarsi di qualcosa di molto inatteso: i modelli erano molto diversi da quelli osservati prima dell’inserimento del DNA. Poponin affermò che la luce si comportava “in modo sorprendente e contro-intuitivamente”.
Dopo aver ricontrollato la strumentazione e avere rifatto gli esperimenti, i ricercatori si trovarono a dover fornire una spiegazione su ciò che avevano osservato. In assenza di DNA, cosa influenzava le particelle di luce? Il DNA si era forse lasciato dietro qualcosa, una sorta di forza residua che permaneva anche dopo che il materiale biologico era scomparso?
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Poponin scrive che lui e gli altri ricercatori furono “costretti ad accettare l’ipotesi che venga eccitata una specie di nuova struttura di campo…” Per sottolineare che l’effetto era collegato alla molecola fisica di DNA, il nuovo fenomeno fu denominato “effetto fantasma del DNA“. La “nuova struttura di campo” di Poponin suona sorprendentemente simile alla “matrice” della forza citata da Max Planck, e agli effetti a cui accennano le antiche tradizioni.
Questa serie di esperimenti è importante perché dimostra chiaramente, forse per la prima volta in condizioni di laboratorio, l’effetto della preghiera sul mondo fisico. Il DNA usato nell’esperimento era un agglomerato passivo di molecole non collegate al cervello di un essere vivente cosciente. Anche in assenza di sentimenti diretti che pulsassero attraverso l’antenna della doppia elica del DNA, si rilevavano una forza e un effetto misurabile nelle sue immediate vicinanze.
Se ogni cellula dell’organismo di una persona di taglia, peso ed altezza medi, cioè ogni antenna di sentimenti ed emozioni, ha la stessa proprietà di influire sul mondo circostante, allora quanto viene amplificato l’effetto? Quindi, che cosa succede se, anziché parlare di sentimenti che passano attraverso le cellule di una singola persona, parliamo di un sentimento che risulta da una forma specifica di pensiero ed emozione, regolati dalla preghiera di un singolo individuo, e li moltiplichiamo anche solo per una frazione dei sei miliardi di persone viventi oggi sulla terra, cominciamo a percepire il potere che la nostra volontà collettiva rappresenta. Si tratta del potere di porre fine a tutta la sofferenza e di allontanare il dolore che ha caratterizzato il ventesimo secolo. La chiave sta nel lavorare insieme per raggiungere quell’obbiettivo. Questa potrebbe rivelarsi la più grande sfida del terzo millennio.
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La lingua che parliamo ci fornisce le parole per descrivere il rapporto dimenticato degli esseri umani con le forze del mondo, con l’intelligenza del cosmo e col prossimo. Usando alcuni dei più sensibili strumenti oggi disponibili per misurare dei campi di energia che cinquant’anni fa non erano neppure conosciuti, la scienza ha convalidato un rapporto che gli antichi conoscevano già duemila anni fa. Abbiamo accesso diretto alle forze del nostro mondo, e siamo ritornati al punto di partenza. Questo è il linguaggio che fa muovere le montagne. E’ lo stesso linguaggio che ci permette di scegliere la vita anziché tumori maligni, e di creare la pace in situazioni in cui crediamo che non esista. Quando leggiamo di guarigioni miracolose avvenute in passato, perché non credere che gli stessi miracoli possano avvenire anche oggi?
La preghiera mi ha mostrato che alcune cose esistono, a prescindere dalla nostra capacità di fornire le prove. So che siamo capaci di grandi possibilità e di un’inespressa e profonda capacità di amare. Cosa forse più importante, so che esiste la possibilità di porre fine alla sofferenza di tutte le creature, rendendo onore alla sacralità della vita. Questo scenario è già con noi qui e ora. So che queste cose sono vere, perché le ho viste. Il momento in cui ammettiamo queste possibilità su una scala di massa, diventa una nuova grande speranza.
(Franco Libero Manco)
FONTE: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=27079

 Maria Regina dell’universo ✞ ☧ (Biscobreak gusto paradiso).