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Claudia Koll ai giovani: cercare Dio per trovare l’amore

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POMPEI (NA) – La Divina Misericordia, la devozione per la Madonna di Pompei, la conversione, i giovani e il mondo di oggi. Claudia Koll è serena, vuole testimoniarlo ai giovani del meeting e anche a Korazym.org. “Bisogna cercare la libertà nella verità”, dice. E ai giovani lontani dalla Chiesa, l’invito a seguire Cristo: “Vogliate un’altra gamba per camminare, per incontrare l’amore e il Signore, amare in maniera disinteressata e fare piccoli gesti d’amore gratuiti, non aspettandovi niente in cambio”. I giovani di Pompei si incontrano per riflettere su un ideale e una prospettiva comune. Qual è il messaggio di Claudia Koll?
“Il messaggio che porto è quello della fiducia in Dio. Un Dio che è amore, che è infinitamente buono, dolcissimo. La vita acquista un senso diverso se lo si incontra. Quindi bisogna fare di tutto per conoscerlo. Se si conosce Gesù, lo si ama con forza e più lo si ama più lui si fa conoscere”.
Tutti i giovani vivono in una società non sempre ospitale, piena di insidie. Molte volte però le difficoltà formano e aiutano ad arrivare a Dio…
“Santa Faustina Kowalska, che ha ricevuto le rivelazioni da Gesù sulla Divina Misericordia, diceva che la sofferenza è una grazia. In effetti questo è successo anche a me. Io sono ritornata a Dio quando ero nella difficoltà. In quei momenti, cadono un po’ le nostre sicurezze, la nostra onnipotenza, si comprende che si è infinitamente deboli e desiderosi di colui che ci ha creati”. Siamo a Pompei, città mariana per eccellenza. Conosciamo il suo grande legame alla Madonna del Rosario… “Quando sono nata mia mamma è stata molto male e i medici non le avevano dato molte speranze. In questo momento di sconforto ha deciso di affidarmi alla Madonna. La mia famiglia era molto devota alla Madonna del Rosario e io fui affidata proprio alla Vergine di Pompei. Al Battesimo, mi fu dato il secondo nome di Maria Rosaria, in segno di riconoscenza. So che la Madonna mi è stata vicina fin dall’inizio e ha fatto in modo che io tornassi a Dio con tutto il cuore. Sicuramente è stata fondamentale la testimonianza di una nonna con la quale sono cresciuta, che credeva e aveva una grande devozione al rosario e alla Madonna di Pompei”. Un esempio importante… “È questa la grande testimonianza che offre una persona di famiglia che prega, che si rivolge al Signore con semplicità. Tutto ciò ha gettato il seme nella mia vita che, al momento opportuno, ha portato il suo frutto. Da piccola sono stata affidata a persone molto adulte, ho avuto grandi problemi in famiglia. La Madonna è sempre stato un punto di riferimento per me, una mamma ideale. Un giorno, tornata da scuola, dopo aver visto un film della Madonna di Fatima, Le ho chiesto di andare in cielo, perché non volevo vivere, volevo stare con lei. La Madonna non ha ascoltato, il Signore non mi ha preso con sé in cielo quando ero bambina, ma ha permesso che io mi allontanassi e mi perdessi. Dopodiché sono ritornata a lui con tutto il cuore”.
Nel tempo, ci sono stati altri segnali importanti?

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“In tutti questi anni in cui non ho frequentato la Chiesa, ho mantenuto una nostalgia di Maria, soprattutto di quello che è: purezza, bellezza, armonia, pace, dolcezza, maternità. È l’emblema di colei che ama incondizionatamente. Un giorno, quando ancora ero lontana, chiesi ad un sacerdote una foto della Madonna, perché mi mancava. Era un po’ questo filo rosso che mi legava a Lei, e il sacerdote mi portò un quadro della Madonna del Rosario. Inizialmente, proprio perché ero nel peccato e nelle tenebre, non capii che era una risposta del Signore e della Madonna stessa. Lo presi semplicemente con me ed oggi è ancora con me, a casa mia. Fu un sollievo averlo in camerino prima di andare in scena. Quando poi si è nella fede si cominciano a capire tutti i segnali di Dio in ogni piccola cosa, in ogni incontro, in ogni avvenimento della giornata. Il Signore non ci fa più sentire soli quando ci dona la fede”.
La solitudine – una condizione percepita da tanti, soprattutto dai giovani – spesso va a sfociare nella voglia di cercare altro, qualcosa di più…
“Questo è insito nel cuore dell’uomo. Anche nella Genesi l’uomo creato non era soddisfatto e aveva bisogno di una compagna a fianco, e quindi il Signore gliel’ha data. Credo che questo grido sia proprio nel cuore dell’uomo. Giovanni Paolo II diceva che quando i giovani cercano l’amore cercano Gesù Cristo. Io ho fatto esperienza di questo. Desideravo tanto l’amore, l’ho cercato per strade sbagliate, consumandolo: non riuscivo ad essere appagata da quello che incontravo. Oggi che ho incontrato Dio, è cresciuto in me un senso profondo di pace, un amore diverso, che mi appaga, che mi fa riposare, che mi svuota e poi mi riempie, per poi donarmi agli altri. Questo, poi, è il grido di Dio: ‘amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato'”.
La sua è una splendida esperienza di conversione legata alla Divina Misericordia. Cosa direbbe ai tanti giovani che non sono presenti al meeting di Pompei, perché distanti dalla Chiesa o per presa di posizione? “Di cercare sempre la libertà nella verità. La libertà fine a sé stessa non basta, perché si rimane chiusi nel proprio egoismo, si soffre ad appagare i propri bisogni per dare gioia agli altri, per amarli e per donarci a loro. Bisogna cercare la verità, perché il Signore non sopporta la menzogna. Cominciate a fare una scelta profonda, a dire che non accettate questo mondo fatto di compromessi, di ipocrisie, dove nessuno si mostra veramente com’è. Dite che avete voglia di essere veri e sinceri. Vogliate un’altra gamba per camminare e per incontrare l’amore e il Signore, per amare in maniera disinteressata e fare piccoli gesti d’amore gratuiti, non aspettandovi niente in cambio. Piccoli gesti e piccoli fiori da presentare a Dio e poi il Signore si mostrerà, perché il Signore vuole farsi conoscere da tutti perché vuole essere amato da tutti”.

[Fonte: Missione in Web, 02/05/2007]

Claudia Koll: “La Vergine Maria mi aiuta ad essere pienamente donna”

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La testimonianza dell’attrice Claudia Koll all’Umbria International Film Fest
di Luca Marcolivio
TERNI, martedì, 22 novembre 2011 (ZENIT.org) – La seconda giornata dell’Umbria International Film Fest si è chiusa ieri sera sul tema della devozione mariana. Presso il Cityplex Politeama è stato infatti proiettato il film Lourdes di Jessica Hausner, preceduto dalla testimonianza di Claudia Koll.
L’attrice ha spiegato che, alla base della sua conversione, avvenuta una decina di anni fa, c’è proprio la Vergine Maria. Lourdes e Fatima, in particolare, hanno giocato un ruolo decisivo nella vita spirituale della Koll che è cresciuta in una famiglia particolarmente devota alla Madonna.
L’infanzia di Claudia Koll non è stata una delle più facili: l’attrice ha raccontato di essere stata cresciuta da una nonna non vedente ma fervente cattolica che, per non perdere mai il contatto con la nipotina, era solita legarla al polso da un filo di lana.
“Mia nonna è stata il più grande esempio di fede nella mia famiglia – ha raccontato la Koll al pubblico dell’Umbria Film Fest -. La vedevo recitare quotidianamente il Rosario e parlare direttamente con Dio. La sua testimonianza mi ha segnata in modo indelebile”.
La madre di Claudia, nei primi anni di vita della bambina, trascorse molto poco tempo con lei, per motivi di salute. “Dopo che mi ebbe partorito ricevette una trasfusione di sangue infetto e rimase per sei mesi tra la vita e la morte”, ha proseguito la Koll.
“Quando poi mamma fu finalmente guarita – ha aggiunto l’attrice – andammo con tutta la famiglia a rendere grazie alla Madonna di Pompei. Sempre come ringraziamento alla Madonna sono stata battezzata con il nome completo di Claudia Maria Rosaria”.
“Recentemente ho riaperto i bauli con le foto della mia vita – ha proseguito la Koll -. In mezzo agli scatti del mio periodo adolescenziale ho trovato un’immagine del Gesù della Divina Misericordia: mi ha fatto pensare che, già allora, il Signore mi stava parlando ma io non lo ascoltavo, anzi, iniziai ad andare in tutt’altra direzione”.
L’attrice ha poi raccontato di aver vissuto le proprie aspirazioni artistiche – inizialmente ostacolate dalla famiglia – come un mezzo per appagare il proprio bisogno di libertà e di autenticità, salvo accorgersi, specie dopo essere diventata famosa, che quel tipo di libertà era assai poco autentica.
Dopo il successo del film erotico Così fan tutte (1992) di Tinto Brass, la Koll rimase per qualche tempo intrappolata nel cliché dei ruoli sexy, tuttavia, ha raccontato, “non era quello che veramente volevo. Questo mi procurò una crisi di identità che, se già avessi avuto la fede, avrei saputo affrontare meglio”.
Verso la metà degli anni ’90, la carriera cinematografica della Koll incontrò una fase di stallo, durante la quale, l’attrice meditò di abbandonare le scene e riprendere gli studi.
Nella seconda metà dello stesso decennio tuttavia la sua carriera prese definitivamente quota con la conduzione del Festival di Sanremo del 1995, della trasmissione L’angelo su Canale 5, dedicata all’arte, e della celebre fiction Linda e il brigadiere, con Nino Manfredi.
Claudia Koll si rivelò artista duttile, talentuosa e raffinata ma, nella vita privata, si scoprì profondamente inquieta ed infelice. “In particolare la mia vita sentimentale era assai problematica: molte storie brevi, nessuna veramente ‘importante’, molti tradimenti, poche certezze”.
Questa inquietudine ebbe ripercussioni negative anche sulla vita artistica della Koll. “Un giorno stavo interpretando la parte di una donna che doveva piangere: a differenza del solito le lacrime proprio non mi uscivano; qualcosa mi bloccava, non entravo proprio nella parte”, ha raccontato.
“Fu allora – ha proseguito – che Geraldine, la mia assistente di scena, mi rivolse parole molto schiette ed esplicite: Claudia, come puoi pretendere di essere credibile in scena, se nella tua vita privata c’è così poca autenticità?”.
Da quel momento inizia il graduale cambiamento interiore e spirituale di Claudia Koll. “Sono una figlia del Grande Giubileo – ha detto -. Nel 2000 un’amica americana mi chiese di accompagnarla a varcare la Porta Santa a San Pietro ed io lo feci come cortesia personale. Dopo quell’esperienza, però, non fui più la stessa”.
“Il Signore stava sgretolando tutti i miei piani e le mie ambizioni personali – ha raccontato la Koll -. Avevo davvero toccato il fondo”.
Nei successivi dieci anni, l’attrice ha vissuto la propria crescita spirituale, attraverso l’esperienza concreta dell’amore come mezzo di perseveranza, in particolare nella vicinanza ai poveri e ai malati. E ha spiegato che “qualsiasi esperienza pratica d’amore che mi abbia particolarmente segnata, l’ho sempre poi riscontrata nelle Sacre Scritture”.
A conclusione della propria testimonianza, la Koll è tornata sull’importanza della devozione mariana nella propria vita, accennando alle emozioni provate dopo i pellegrinaggi a Medjugorie e a Lourdes. “Da bambina rimasi colpita dalla storia della Madonna di Fatima e di come la Vergine avesse potuto affidare a tre bambini così piccoli, dei compiti così enormi”.
“Pensando in particolare a Giacinta e Francesco, da piccola pregai la Madonna di portarmi in cielo con Lei. Ciò non è successo, però, Maria mi ha insegnato a scoprire il bello dell’essere donna, di esprimere al meglio tutte le mie qualità femminili: la dolcezza, lo spirito materno. Grazie a Lei sono diventata anche meno aggressiva”.
“Ho inoltre capito quanto sia bella la diversità e la complementarità tra uomo e donna – ha aggiunto -. In un certo senso il Signore mi ha ‘corretta’ nel mio femminismo”.
“Ho scoperto che Dio è fedele e mantiene le promesse: la più grande di queste promesse è quella di amarci”, ha poi concluso la Koll.
Terminata la testimonianza è stato proiettato ed illustrato un filmato delle attività della onlus Le Opere del Padre, fondata dalla stessa Claudia Koll, da alcuni anni impegnata in opere di misericordia e di formazione cristiana.

(Fonte: Zenit, 22 Novembre 2011) © Innovative Media Inc.

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