Archivi categoria: opere di misericordia corporale.

Significato della sofferenza e della malattia

Coloro che si accostano alla sofferenza con una visione meramente umana, non possono comprendere il suo significato e facilmente possono cadere nello sconforto: tutt’al più possono giungere ad accettarla con una triste rassegnazione di fronte all’inevitabile.
Noi cristiani, al contrario, istruiti nella fede, sappiamo che la sofferenza può trasformarsi – se l’offriamo a Dio – in uno strumento di salvezza, e in cammino di santità, che ci aiuta a raggiungere il cielo. Per un cristiano, il dolore non è motivo di tristezza, ma di gioia: la gioia di sapere che sulla Croce di Cristo ogni sofferenza ha un valore redentore.
Anche oggi il Signore ci invita dicendo: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28). Rivolgete, pertanto, a Lui il vostro sguardo, con la sicura speranza che egli vi darà sollievo, che il Lui troverete consolazione. Non abbiate timore di manifestarGli le vostre sofferenze, e talvolta anche la vostra solitudine; offriteGli quest’insieme di piccole, e spesso, grandi croci di ogni giorno, e così – anche se tante volte vi possono sembrare insopportabili – non vi peseranno, poiché sarà lo stesso Cristo che le porterà per voi: “Eppure Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4).
Seguendo Cristo in questo cammino, sentirete la gioia intima di compiere la volontà di Dio. Una gioia che è compatibile con il dolore; perché è la gioia dei figli di Dio, che si sanno chiamati a seguire molto da vicino Gesù nel suo cammino verso il Golgota.
Chi segue Cristo, chi accetta la teologia del dolore di san Paolo, sa che alla sofferenza è legata una grazia preziosa, un favore divino, anche se si tratta di una grazia che rimane per noi un mistero, perché si nasconde sotto le apparenze di un destino doloroso. Certo non è facile scoprire nella sofferenza l’autentico amore divino, che vuole, mediante la sofferenza accettata, elevare la vita umana al livello dell’amore salvifico di Cristo. La fede, però, ci fa aderire a questo mistero e mette nell’anima di chi soffre, malgrado tutto, pace e gioia: a volte si giunge a dire, con san Paolo: “Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione” (2Cor 7,4).
È nella prospettiva della fede, che la malattia assume una nobiltà superiore e rivela una particolare efficacia come aiuto al ministero apostolico. In questo senso la Chiesa non esita a dichiarare di aver bisogno dei malati e della loro oblazione al Signore per ottenere grazie più abbondanti per l’intera comunità. Se alla luce del Vangelo la malattia può essere un tempo di grazia, un tempo in cui l’amore divino penetra più profondamente in coloro che soffrono, non c’è dubbio che, con la loro offerta, i malati e gli infermi santificano se stessi e contribuiscono alla santificazione degli altri.
Ciò vale, in particolare, per coloro che si dedicano al servizio dei malati e degli infermi. Tale servizio è una via di santificazione come la malattia stessa. Nel corso dei secoli, esso è stato una manifestazione della carità di Cristo, che è appunto la sorgente della santità.
È un servizio che richiede dedizione, pazienza e delicatezza, unite a una grande capacità di compassione e di comprensione, tanto più che, oltre alla cura sotto l’aspetto strettamente sanitario, occorre portare ai malati anche il conforto morale, come suggerisce Gesù: “Ero malato… e mi avete visitato”.

(tratto da: Giovanni Paolo II, Il progetto di Dio. Decalogo per il terzo millennio, Piemme, 1994, pp. 125-127)
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UN SORRISO, UN GESTO GENTILE FANNO MERAVIGLIE


Sì, sei stato scelto da Dio, e ormai sei tra i Suoi fedeli e prediletti, così devi imperativamente rivestire il tuo cuore “di tenerezza e di bontà, di umiltà, di dolcezza, di pazienza” (2 Col 3,12). 
Devi agire come Lui; Egli ti ha perdonato e tu ne sei ben cosciente, allora fa’ lo stesso. 
La tua vita, ormai, è una lode a Dio, il tuo cuore trabocca di gioia e di azioni di grazie. 
LodaLo con la preghiera, con le azioni, applicando alla lettera le parole di Gesù: “Non giudicate, e non verrete giudicati, non condannate, e non verrete condannati, perdonate, e vi sarà perdonato... “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Mt 19,19). 
Quale prossimo? Ogni uomo è il tuo prossimo, il tuo vicino, il tuo collega di lavoro, l’immigrato, la commessa, gli occupanti della macchina che ti precede, i viaggiatori del tuo scompartimento, la persona che incroci per la strada, il mendicante che ti tende la mano, il giovane che ti spinge. 
Un sorriso, un gesto gentile fanno meraviglie. Sono anch’essi usciti dal seno della loro madre e tutti ritorneranno alla terra. Hanno tutti un’anima immortale; aiutali, non fosse che per un brevissimo istante, a salvare la loro anima.

Da: http://tracceinfinito.blogspot.it/2012/09/un-sorriso-un-gesto-gentile-fanno.html

5°- OPERA DI MISERICORDIA CORPORALE – Visitare gli infermi

 
VISITARE GLI INFERMI
La quinta Opera di Misericordia Corporale: Visitare gli infermi. C’è sempre qualche malato o anziano nella cerchia dei nostri parenti e amici. Il nostro interessamento per loro è, volere o no, rivolto al Signore nostro Gesù Cristo, perché è lui che ha detto: Ero malato e mi avete visitato. Trascurarli o peggio ancora maltrattarli è sempre una opposizione a Gesù. Il vero amore ci costringe a cambiare radicalmente il nostro modo di pensare e di agire e ci sospinge a costruire la nostra vita sul fondamento della nuova vita in Cristo.
Quando ti avvicini a un infermo o a un anziano incontri sempre Gesù.
Ero malato e mi avete visitato.
– “Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il premio preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ero malato e mi avete visitato.
– “Signore, quando ti abbiamo visto ammalato e siamo venuti a visitarti?
– “In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto questo a uno di questi più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25).
Caro Gesù, tu vuoi che ci interessiamo degli infermi, di coloro che sono deboli nel corpo e nello spirito, e che andiamo a visitarli. Se vogliamo, dunque, fare cosa gradita a te dobbiamo occuparci in modo concreto e abituale di coloro che si trovano sotto il peso della malferma salute per malattia o vecchiaia.
Tu ci insegni ad avere sempre fiducia in te, caro Gesù, ci dici che dobbiamo seminare fiducia in tutti i cuori e portare consolazione ai più disperati, usando poche parole, ma mostrando molta comprensione e ascolto, senza far pesare la nostra fretta.
Quando visito un infermo visito te, che preghi senza consolazioni, abbandonato da tutti, condannato a portare da solo la tua croce fino al Calvario, affaticato e logoro. Così ti facciamo coraggio, Gesù.
Sono tante le cose che possiamo fare presso un malato: riassettare la casa, fare la spesa, cucinare, lavare e stirare, e tante altre piccole cose.
O buon Gesù, mi sono sempre reso conto che quando mi interesso praticamente dei malati, non sono io colui che dà ma colui che riceve.
L’esempio di Gesù.
Entrato in Cafarnao, venne incontro a Gesù un centurione che lo scongiurava: “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”. Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”. Ma il centurione rispose: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio detto, di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito” (Mt 8,5-10).
Signore Gesù, durante la tua vita terrena ti sei sempre interessato dei malati. Tu passavi per le strade della Palestina beneficando e risanando tutti e al Centurione che ti supplicava hai detto “Io verrò e lo curerò”. Trascorrendo le pagine del Vangelo mi rendo conto quanto sia grande la tua misericordia e la compassione e addirittura la tenerezza verso i peccatori e i malati.
“I ciechi ricuperavano la vista, gli storpi camminavano, i lebbrosi venivano guariti, ai poveri veniva predicata la buona novella” (Mt 11,3-6).
Caro Gesù, io so che tu continui a passare per le nostre strade, a entrare nelle nostre case, a venire incontro alle nostre necessità, e asciugare le nostre lacrime, e guarire i nostri corpi. E tutto questo lo vuoi operare oggi per mezzo dei tuoi fedeli. E per questo tu ci chiedi una fede viva e così tu potrai operare miracoli.
Quando poi facciamo visita a malati ammalati e moribondi non credenti, tu ci suggerisci di comportarci come Madre Teresa, la quale non cercava di convertirli, ma metteva nel loro cuore un grande amore che li rendeva abili di entrare nel tuo Paradiso.
Il Sacramento dell’Unzione degli infermi.
“Chi è malato, scrive San Giacomo, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc 5,14-15).
Caro Gesù, questo sacramento che tu hai istituito è il segno tangibile del tuo grande amore per noi peccatori quando veniamo a trovarci in stato di malattia. La preghiera fatta con fede salverà il malato, ci ha lasciato scritto il tuo Apostolo Giacomo. Tu stesso ci rialzerai e se abbiamo commesso dei peccati tu ci perdonerai. Nel sacramento dell’Unzione degli infermi si manifesta la potenza e la santità del tuo Santo Spirito. Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di lui, egli è lo Spirito Creatore, e quando lui riversa su di noi la sua rugiada benefica, noi riceviamo vigore e sostegno per far fronte alle esigenze della nostra vita, per compiere bene tutto il nostro dovere di creature umane.
Ti prego, Gesù caro, metti nei mio cuore una grande stima per questo sacramento e un sincero desiderio di riceverlo quando il male mi colpisce. E’ cosa buona e giusta suggerire, ai malati e ai loro parenti, di chiamare il prete quando uno sta molto male e viene ricoverato in ospedale. Non dobbiamo aver paura di farlo. Se abbiamo le idee chiare il malato non si spaventerà. Questo sacramento è stato istituito per venire incontro ai malati, è fatto per la guarigione del corpo e dell’anima.
                                                                           
TIMOTEO MUNARI SDB