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Così pregava Dolindo Ruotolo


O Gesù, dammi la tua vita!
Mente di Gesù, illumina la mia mente e dammi equilibrio.
Volontà divina di Gesù, fortifica la mia volontà.
Serenità di Gesù, domina i miei turbamenti.
Dolcezza di Gesù, fammi dolce con tutti: per amor tuo.
Pazienza di Gesù, fammi umile e paziente: sempre.
Amore del mio Gesù, dammi la tua carità.
Mani di Gesù, datemi la vostra attività per operare il bene.
Piedi del mio Gesù, datemi i vostri passi per portare a tutti la consolazione e la gioia.
Occhi di Gesù, guardate voi per i miei occhi….
Orecchi del mio Gesù, ascoltate voi quello che voi volete che ascolti.
Bocca del mio Gesù, parla tu per la mia bocca.
O Croce del mio Gesù, che io ti abbracci nel sacrificio.
O Gesù, fammi degna di patire con te e per te!
Eccomi sul tuo Cuore, Gesù; sono un nulla e ti ho tanto addolorato: trasformami in te.
E conservami nel cuore la tua pace.
Amen.

Come fare la volontà di Dio



Vivendo di noi ci prefiggiamo, con la nostra iniziativa umana, un programma di vita, quasi sempre lontano dalle disposizioni della divina volontà, giudichiamo col nostro criterio oscuro ed errato ciò che dobbiamo fare, ci formiamo una dottrina tutta personale, cercando di trovare nella nostra ragione la giustificazione dei nostri capricci e della nostra volontà, e ci alimentiamo dei… surrogati della grazia soprannaturale, nutrendoci di devozioni che appagano i sensi più che l’anima, e fioriscono come erbe selvatiche che il Signore non ha seminate. È questa, dolorosamente, la pietà e la devozione delle anime che sono tutte prese dalle loro aspirazioni, dai loro criteri, dal loro giudizio, dalla loro volontà, e che, più che donarsi a Dio, desiderano adattare Dio a se stesse. Dimenticano che l’abnegazione è il fondamento di ogni cammino spirituale, dimenticano che la volontà di Dio deve esser l’unica luce intellettuale, l’unica ragione soprannaturale, dimenticano che la vera vita è Gesù Cristo, e si sforzano di formare in loro non la sua vita, ma un vano simulacro della sua vita.
(Padre Dolindo)



PAPA Francesco
REGINA COELI
Piazza San Pietro
Domenica, 18 maggio 2014
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
oggi la Lettura degli Atti degli Apostoli ci fa vedere che anche nella Chiesa delle origini emergono le prime tensioni e i primi dissensi. Nella vita, i conflitti ci sono, il problema è come si affrontano. Fino a quel momento l’unità della comunità cristiana era stata favorita dall’appartenenza ad un’unica etnia, e ad un’unica cultura, quella giudaica. Ma quando il cristianesimo, che per volere di Gesù è destinato a tutti i popoli, si apre all’ambito culturale greco, viene a mancare questa omogeneità e sorgono le prime difficoltà. In quel momento serpeggia il malcontento, ci sono lamentele, corrono voci di favoritismi e disparità di trattamento. Questo succede anche nelle nostre parrocchie! L’aiuto della comunità alle persone disagiate – vedove, orfani e poveri in genere –, sembra privilegiare i cristiani di estrazione ebraica rispetto agli altri.
Allora, davanti a questo conflitto, gli Apostoli prendono in mano la situazione: convocano una riunione allargata anche ai discepoli, discutono insieme la questione. Tutti. I problemi infatti non si risolvono facendo finta che non esistano! Ed è bello questo confronto schietto tra i pastori e gli altri fedeli. Si arriva dunque ad una suddivisione dei compiti. Gli Apostoli fanno una proposta che viene accolta da tutti: loro si dedicheranno alla preghiera e al ministero della Parola, mentre sette uomini, i diaconi, provvederanno al servizio delle mense per i poveri. Questi sette non vengono scelti perché esperti in affari, ma in quanto uomini onesti e di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di sapienza; e sono costituiti nel loro servizio mediante l’imposizione delle mani da parte degli Apostoli. E così da quel malcontento, da quella lamentela, da quelle voci di favoritismo e disparità di trattamento, si arriva ad una soluzione. Confrontandoci, discutendo e pregando, così si risolvono i conflitti nella Chiesa. Confrontandoci, discutendo e pregando. Con la certezza che le chiacchiere, le invidie, le gelosie non potranno mai portarci alla concordia, all’armonia o alla pace. Anche lì è stato lo Spirito Santo a coronare questa intesa e questo ci fa capire che quando noi lasciamo allo Spirito Santo la guida, Egli ci porta all’armonia, alla unità e al rispetto dei diversi doni e talenti. Avete capito bene? Niente chiacchiere, niente invidie, niente gelosie! Capito?
La Vergine Maria ci aiuti ad essere docili allo Spirito Santo, perché sappiamo stimarci a vicenda e convergere sempre più profondamente nella fede e nella carità, tenendo il cuore aperto alle necessità dei fratelli. 

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L’importanza di chiedere al Signore la Fede, la sapienza celeste – ascoltiamo don Dolindo



È penoso il constatare come la massa degli uomini preghi: domanda una buona vista, uno stomaco buono, dei buoni visceri, domanda il denaro, il cibo, la bevanda, il vestito, la gloria, ossia tutto ciò che il Signore stesso vuole che non si domandi neppure, o che si domandi secondariamente; e non chiede al Signore la Fede, la sapienza celeste che è fondamento di ogni bene. Eppure se domandassimo prima il regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto ci sarebbe dato per sovrappiù; è promessa infallibile di Dio che non può mai venir meno.
(Padre Dolindo)

Le anime che si consacrano a Dio

Ascoltiamo don Dolindo
Le anime che si consacrano a Dio

La Chiesa ha nel suo seno come templi viventi le anime consacrate alla verginità, alla preghiera, all’apostolato. In esse abita il Signore, e le loro mani levate in alto nella preghiera e nelle opere di gloria per Dio sono per la Chiesa voci di riparazione e d’impetrazione continua: esse sacrificano al Signore la loro volontà, i loro desideri, le loro passioni e tutto quello che offre il mondo.
La clausura non è una schiavitù, ma è l’angelica tutela delle spose del Signore per impedire loro di essere profanate o molestate dagli occhi tristi del mondo. Le anime consacrate a Dio non hanno nel loro pellegrinaggio che la loro regola e di conseguenza l’obbedienza, sintesi meravigliosa di ogni perfezione e di ogni santità.
La gloria di Dio riempie queste anime privilegiate che non desiderano altro nella loro vita. Esse hanno le mani levate in alto nella preghiera, benedicono Dio, ne implorano la misericordia per il mondo, ne implorano il perdono nelle pubbliche calamità, la vittoria negli aspri combattimenti della Chiesa, e le grazie per quelli che ne hanno bisogno.
La casa che esse abitano è santa, e Dio la riguarda con una speciale bontà, a patto però che rimangano fedeli allo Sposo divino, alla sua legge, alla loro regola. Solo allora le case religiose sono come la Casa di Dio e la sua reggia.
Le case religiose sono il Tempio vivo eretto nella Chiesa di Dio, ne rappresentano come lo spirito e la perfezione; è quindi su di loro che si fa sentire la giustizia di Dio nei periodi di rilassamento della pietà cristiana.
Le anime consacrate a Dio debbono combattere per la sua gloria, debbono esser ministre della sua bontà e regine di amore innanzi al suo trono.
Le anime consacrate al Signore debbono rendere tributarie della gloria di Dio la natura ribelle, il timore vano degli uomini, le forze spirituali disperse nelle aspirazioni umane, l’iniquità delle proprie colpe, e l’orgoglio che vorrebbe tutto sprezzare. L’anima consacrata a Dio deve rafforzare i suoi santi propositi nella meditazione, deve fortificarsi per cantare le lodi di Dio, dev’essere sposa fedele soggetta al suo Signore, dev’essere palma della vittoria del Re divino e tempio vivo del suo amore.
L’anima consacrata a Dio deve offrire se stessa e le sue preghiere, in modo tutto particolare nelle maggiori solennità del ciclo liturgico della Chiesa. L’anima religiosa non può credere di avere compiuto il suo spirituale edificio semplicemente per essersi consacrata a Dio, ma deve continuamente perfezionarsi per abbellire sempre più il suo cuore delle più elette virtù.
L’anima consacrata a Dio, conquista l’infinita grandezza di Dio, e del suo amore, con forti risoluzioni, e separandosi dal mondo; allora porta con sé l’oro della carità soprannaturale che tutta la infiamma. v

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Distacco dagli affetti

Quando il Signore ha un disegno speciale su di un’anima, la distacca prima di tutto dall’ambiente nel quale essa vive. Non è infatti possibile seguire i divini disegni rimanendo inceppati negli affetti umani e nelle umane vedute. Le persone familiari che ci hanno visto nascere e che conoscono tutta la nostra vita, ci considerano sempre come fanciulli, e credendo assurdo un disegno di Dio in noi, vi si oppongono con tutte le loro forze. Noi stessi ci sentiamo sempre adolescenti nella casa che ci vide nascere, e stentiamo a credere al disegno che Dio ha sopra di noi. Il primo fondamento dunque di un’anima eletta dal Signore, è il distacco dal proprio ambiente, affinché essa senta la sua personalità, e si dia a Lui senza ostacoli e più liberamente. Non sempre Dio distacca le anime materialmente dal loro ambiente; il più delle volte le distacca spiritualmente, rendendole come estranee nella loro stessa casa. Egli permette le contraddizioni per costringerle al silenzio su tutto quello che Egli opera. Poiché le vie del Signore sono misteriose, e le può intendere solo chi ne ha familiarità, l’ambiente della propria casa diventa un ambiente di svalutazione di tutto quello che viene da Dio, perciò nessuno è Profeta nella sua patria.

(Padre Dolindo)

Le gioie del mondo e le gioie di Dio

È inutile illudersi: il mondo è inconciliabile con Dio; non gli si può concedere nulla per nessuna ragione. Pretendere di andare al mattino da Gesù Sacramentato, e poi ritornare nei divertimenti, nelle mode, nella dissipazione del mondo è lo stesso che andare dal Re divino per abbandonarlo alla Passione e alla Morte. Non vale dire che un sollievo, un divertimento, una convenienza mondana è pur necessaria, perché è utopia credere di poter trattare col mondo senza macchiarsi.

Siamo pellegrini, la vita è breve, andiamo verso il Cielo, e non ci sono per noi gioie e sollievi più belli quanto quelli dello spirito. Possiamo fare a Dio l’ingiuria di dirgli che ci conforta di più una scena di teatro, dove la vita è stravolta che una scena del suo amore, dove la vita è sublimata? 
Possiamo dirgli che ci solleva più una conversazione vacua che essicca lo spirito che la conversazione con Lui che è per noi pienezza di gioia, e consolazione profonda?

Tutte le persone mondane testimoniano che la vita e i divertimenti del mondo le annoiano, e come potremmo noi dire “necessario sollievo” quello che annoia, turba, sconvolge, e porta la rovina nella vita?

Non ci sono innumerevoli persone che fanno a meno dei bagordi del mondo per le stesse necessità della vita materiale, del lavoro, dell’impiego, e nessuno osa dirle anormali, esagerate e squilibrate, e perché dovrebbe esserlo un cristiano che non ha gioie più belle di quelle che gli offre la stessa vita cristiana?

Ti attrae la scena dell’amore fittizio di una creatura, e non ti attrae la scena mirabile dell’amore di Dio? Ti entusiasma la lotta per un premio mortale, e non ti rapisce la lotta per il premio eterno? 


Le gioie del mondo passano sul cuore come acido corrosivo, le gioie di Dio vi passano come rugiada vivificante, e chi può essere così stolto da credere una necessità corrodersi e gettarsi nella pena dell’insaziabilità che è come quella di Tantalo?

Don Dolindo Ruotolo