Archivio mensile:ottobre 2012

Percorsi di felicità

Grazie a Marco di “Innamorati di Maria ” per l’immagine.
( Per conoscere la vita di questi santi e testimoni del vangelo, leggere a piè di pagina in fondo al post. )

Oggi la chiesa celebra la festa di Tutti i Santi. Ci sono i Santi che tutti ricordiamo: Padre Pio, Madre Teresa, Papa Giovanni XXIII, Massimiliano Kolbe, Francesco d’Assisi, Antonio da Padova, ecc. Ma c’è anche una schiera sconosciuta di uomini e donne che hanno vissuto in maniera “santa” e che hanno rivestito una grande importanza per ciascuno di noi. Uomini e donne che magari non saranno in nessun calendario liturgico se non nel calendario del nostro cuore.

La festa di oggi ti dice: “Ringrazia i tuoi santi; ringrazia i tuoi angeli. Ringrazia tutte quelle persone che si sono avvicinate nel tuo cammino, che si sono affiancate con amore e ti hanno aiutato, ti hanno sostenuto, ti hanno dato una mano, ti hanno salvato la vita, ti hanno aperto visioni e finestre di vita diverse”.

Quando oggi siete tornati a casa, vi prendete un attimo di tempo, foglio e carta, scrivete i numeri da 1 a 31, i giorni di un mese, e per ogni giorno scrivete il nome di una persona importante per voi, una di quelle il cui aiuto, presenza, vicinanza, ci hanno fatto bene o sono state fondamentali, porti di salvezza. Poi ve lo mettete come un calendario vicino al comodino del letto e ogni mattina leggete il vostro santo. Vi sentirete in compagnia e sostenuti.

Santo, kadosh in ebraico, vuol dire “altro”. Dio è Santo perché è l’Altro, Colui che non puoi mai prendere, controllare, conoscere. Dio è troppo grande.
E’ attribuito a Sant’Agostino questo fatto: Agostino stava passeggiando lungo il mare e rifletteva sul mistero di Dio, mistero immenso e inesauribile. Ad un certo punto incontra un ragazzino che lungo la riva del mare aveva fatto una piccola buca. Poi con una piccola ciottola andava in acqua e metteva l’acqua del mare nella sua piccola buca; questo per molte volte. Il santo gli chiede: “Ma cosa stai facendo, bambino mio?”. E il bambino: “Sto mettendo l’acqua del mare tutta dentro la buca!”. “Ma non si può – rispose il santo – il mare è troppo grande per questa piccola buca”. E il bambino, dice la leggenda, rispose: “E tu come pensi di mettere e di comprendere Dio, che è immenso, nella tua piccola mente?”.
Dio è troppo grande, Dio ci sfugge, ci scappa. Quando le persone dicono: “Io, tutto sommato, conosco Dio”, dicono una grande falsità ed eresia. Dio è oltre, più in là. Ogni valico che raggiungi ti apre nuove e sempre più vaste strade e orizzonti.
Chi intraprende la strada della conoscenza di Dio, della Vita, del Mistero dell’essere, farà delle scoperte incredibili ma quante volte dovrà cambiare visione e quanto lontano andrà dai suoi iniziali punti di partenza! Questo, perché Lui è Troppo Grande!
Per questo si dice che Dio è un mistero: non lo puoi mai catturare, afferrare o possedere. Dio si può amare, cantare, seguire, pregare, invocare, ma non comprendere. Comprendere, nel senso letterale della parola, vuol dire abbracciare, afferrare, prendere-con la mia mente. Sì, abbiamo bisogno di capire chi è Dio e la mente e la riflessione ci servono, ma Dio non si può comprendere nel senso di possederlo, di saperlo del tutto. Per questo le persone razionali, fredde, mentali, fanno fatica ad accedere al mondo divino: perché Lui è l’incomprensibile, Colui che sfugge sempre.

Nella nostra testa santo uguale a perfetto. Ma la perfezione (per-ficere, fare per un motivo, per uno scopo) non è la santità. La perfezione è il tentativo di uscire dall’umanità. Siamo imperfetti per origine, quindi tentare di essere perfetti è impossibile a priori. Essere perfetti è il tentativo di essere superiori, più in alto degli altri. Ma se fossimo perfetti, che ce ne faremo degli altri? Basteremo a noi stessi!
La perfezione nasce dal bisogno insoddisfatto di quando eravamo piccoli. Quando un bambino non riesce ad essere amato e accolto per quello che è, che fa? Sviluppa quello che coglie può essere accolto e accettato, sviluppa quello che viene premiato. Vede che se fa “il bravo bambino”, che se si prende cura dei fratellini papà e mamma sono contenti di lui? Allora lui lo fa e diventa la baby-sitter dei suoi fratelli (il problema è che facendo l’adulto non fa il bambino e si crea un buco dentro di sé, come costruire un palazzo senza il primo piano! E’ solo questione di tempo: quel palazzo non può reggere).
Vede che se non piange, che se non canta, che se non urla, che se non da fastidio ai genitori, questi sono contenti di lui? Allora non canta, non urla e non piange più. Si tiene dentro tutto (e sappiamo bene che disastro è questa cosa).
Vede che se va benissimo a scuola i suoi genitori lo apprezzano? Allora cercherà di essere il migliore, il più bravo; si sentirà qualcuno e baserà la stima di sé solo nel risultato scolastico (ma la vita è ben più grande della scuola).
La perfezione è così: faccio una cosa (-ficere) così da avere (per-) qualcos’altro (amore, accoglienza, approvazione, stima, ecc).
I farisei rispettavano tutte le 613 leggi della Legge: erano perfetti. Erano perfetti per ottenere stima e riconoscimento dagli altri: “Ma che bravi! Quelli sì che sono santi! Quelli sono da imitare!”. Ma quei “perfetti” uccisero Gesù.
Erano “santi” perché avevano paura di vivere, avevano paura di esporsi, avevano paura di seguire la propria strada, avevano paura di individuarsi cioè di trovare il proprio unico sentiero da percorrere e per questo si conformavano. Erano senza identità, senza personalità: dietro la maschera non c’era niente. Perché più un uomo è senza personalità e più cercherà di conformarsi.
Quand’ero piccolo era stimatissima una coppia che andava a messa tutti i giorni, remissivi, disponibili fino all’esaurimento per tutti. Da tutti venivano stimati ed elogiati. Noi ragazzi li chiamavamo gli “zombi (i morti che vivono)” e nella nostra ingenuità forse avevamo colto nel segno: non erano capaci di dire di “no”, erano schiavi dal dover accontentare tutti (eccetto se stessi) e nel non poter deludere nessuno (soprattutto le figure religiose); dovevano pregare per paura (altrimenti Dio non li avrebbe più voluti).

Il santo non è questa figura. Basta vedere il vangelo e guardare di chi si circondava Gesù.
Il santo è uno “altro”. Non fa come tutti gli altri perché fare come tutti gli altri vuol dire sprecare la propria esistenza. Il santo è colui che ha la sua strada, che è “altra”, cioè diversa da tutte le altre strade. Lui fa la sua strada che è solo sua e di nessun altro.
Quando ti dicono: “Ma sei proprio diverso da tutti gli altri!”, e tu ti senti sbagliato perché non fai come tutti gli altri mentre così ti viene richiesto, dovresti rispondere: “Per fortuna!”. Per fortuna che sono un pezzo unico, originale, per cui ha senso il mio esserci.
Quando ti dicono: “Ma sei proprio strano, tu!”, come a dire: “Stai sbagliando perché non fai come gli altri”, dovresti rispondere: “Non strano, diverso!; non come tutti gli altri ma secondo il mio modo”.
Io ho un senso per l’universo. Cioè: c’è un senso e una ragione ben precisa per cui esisto in questo tempo e in questo spazio. Non sono qui a caso. Il mio esserci ha uno scopo. Quando faccio come gli altri, quando per paura abdico, rinuncio alla mia strada o copio gli altri per non espormi troppo, allora io rinuncio al motivo per cui ci sono. Faccio come un altro, ma il mio esserci non può essere come nessun altro, altrimenti non ci sarei (c’è già lui!).
L’amore è questo: “Tu non puoi diventare come me! Tu sei “altro” da me, hai una forma, una vita, uno scopo, che non è il mio. Se diventi come me tu rovini la tua vita. Se ti chiedo di diventare come me ti chiedo di sacrificare la tua vita. Ma se ti chiedo di diventare come me, forse, è perché io non sono diventato come me.

L’altra grande caratteristica del santo è la felicità. Quando i preti dicevano a noi ragazzi: “Chi di voi vuole diventare santo?”. Tutti noi dicevamo, in silenzio dentro di noi: “Io no, io no! Fa’ che non mi guardi, fa’ che non mi veda, che non lo chieda a me!”. E se il prete non te l’aveva chiesto, si diceva: “Uau!, scampato pericolo!”. Ci fa ridere, ma chiediamoci: cosa c’è dietro a questo rifiuto?
Nel nostro immaginario il santo è uno che deve rinunciare ad un sacco di cose. Santo, per noi, vuol dire “no” a questo, “no” a quello, niente divertimenti, niente sesso, niente amore, niente lasciarsi andare, niente slanci, niente emozioni. Se fosse così, speriamo che nessuno diventi santo perché sarebbe patologico! L’idea che abbiamo è che santo voglia dire privazione, sacrificio, rinuncia. Ma non è così. Guardate Gesù!
Santo vuol dire realizzazione di sé. Santo vuol dire: “Vivo per espandermi, per realizzare tutte le mie doti e tutte le mie dimensioni”. L’affettività, la spiritualità, il progetto di vita, la comunione, l’ascolto, il dialogo, l’amore, che tutto si espanda al massimo delle mie possibilità.
Santo vuol dire la vita scorre in me, che mi sento vivo e che si sente che sono vivo.
Santo vuol dire che sono felice di ciò che sono, di ciò che faccio, di come sono e di come lo faccio.
Santo vuol dire che ciò che faccio/sono lo faccio perché lo voglio, perché mi sento libero di farlo.
Santo vuol dire che questo è il miglior modo per realizzarmi ed essere me stesso.
Santo vuol dire che ho un fuoco dentro, una motivazione forte, e che per nessuna cosa al mondo lascerei la mia strada per farne un’altra: piuttosto la morte. Meglio una morte da vivi che una vita da morti.
Santo vuol dire che mi sento vivo, fecondo, centrato su di me, vibrante, realizzato.
Santo vuol dire che rido, scherzo, gioco, mi diverto, sorrido, perché se sei felice si vede e traspare.
Nella “Vita della beata Umiliana de’ Cerchi”, di fra Vito da Cortona, si racconta: “Mentre la santa giaceva nel suo letto, dentro la sua cella nella torre, ecco un bambino di quattro anni o poco più, dal volto bellissimo: giocava nella sua cella davanti a lei. Quando lo vide provò una grande gioia e gli disse: «O amore dolcissimo, o carissimo bambino, non sai fare altro che giocare?». E il bambino rispose: «Che volete che faccia?». E la benedetta Umiliana disse: «Voglio che tu mi dica qualcosa di bello su Dio». E il bambino disse: «Credi che sia bene che uno parli di se stesso». E disparve”.

Brano tratto dall’ Omelia di  don Marco Pedron

http://www.lachiesa.it

I santi dell’immagine, in ordine da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso:

Beata Chiara “Luce” Badano:  http://www.chiaraluce.orghttp://www.chiaralucebadano.itUno splendido disegno Io ho tutto: i 18 anni di Chiara Luce

Giulia Gabrieli: 
http://www.congiulia.comBiografiaUna sua bellissima testimonianza Il sorriso senza fine di Giulia


Chiara Corbella:  http://www.chiaracorbella.it/BiografiaTestimonianzaFuneraleHo bisogno di te


Giovanna Rita Di Maria (Kiri): http://giovannadimaria.altervista.orgGiovanna Rita Di María, Kiri: L’angelo che ha visitato la terra

Servo di Dio Carlo Acutis: http://www.carloacutis.com/“L’Eucaristia é la mia autostrada per il Cielo”

Serva di Dio Alexia Gonzáles-Barros: http://www.alexiagb.org/Biografia

Sonia Cutrona: Biografia

Servo di Dio Alberto Michelotti: http://www.albertoecarlo.it/Biografia di Alberto –  Insieme possiamo! Documentario su Alberto Michelotti e Carlo Grisolia

Servo di Dio Carlo Grisolia:  http://www.albertoecarlo.it/Biografia di CarloInsieme possiamo! Documentario su Alberto Michelotti e Carlo Grisolia

Santa Gemma Galgani: http://www.santagemma.orgDiario di Santa Gemma Galgani

Beato Piergiorgio Frassati: http://www.piergiorgiofrassati.org



"LA SANTITÀ A PORTATA DI TUTTI"



Il primo novembre si celebra anche la festa dei santi sconosciuti
di padre Luigi Borriello, ocd
ROMA, martedì, 30 ottobre 2012 (ZENIT.org) – All’Angelus de 1° novembre 2007, il Papa ricordava che «la santità non è una condizione di privilegio, in realtà diventare santo è il compito di ogni cristiano, anzi di ogni uomo!». 
Forse alcuni provano un certo disagio di fronte alla parola ‘santità’, anche se i cristiani sono ‘santi’ in virtù del battesimo.
Per rispondere alla vocazione universale alla santità, quindi, non occorre compiere azioni e opere straordinarie, né possedere carismi eccezionali;  è necessario innanzitutto ascoltare Gesù e poi seguirlo senza alcuna riserva. 
«Se uno mi vuol servire – afferma il Maestro – mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà» (Gv 12, 26). Chi lo ama con sincerità, come il chicco di grano sepolto nella terra, accetta di morire a sé stesso. Egli infatti sa che «chi ama la sua vita la perde, e, chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12, 25).
L’esperienza della Chiesa dimostra che ogni forma di santità, pur seguendo tracciati differenti, passa sempre per la via della croce, la via della rinuncia a se stesso. I Santi hanno perseverato nel loro impegno, «sono passati attraverso la grande tribolazione – si legge nell’Apocalisse – e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello» (Ap 7, 14).
La santità esige uno sforzo costante, a tutti possibile perché, più che opera dell’uomo, è anzitutto dono di Dio, tre volte Santo (cf Is 6, 3). È Dio, dunque, che per primo ci ha amati e in Gesù ci ha resi suoi figli adottivi.
Nella nostra vita tutto è dono del suo amore. Pertanto, quanto più imitiamo Gesù e Gli restiamo uniti, tanto più entriamo nel mistero della santità divina. Scopriamo di essere amati da Lui in modo infinito, e questo ci spinge, a nostra volta, ad amare i fratelli. Amare implica sempre un atto di rinuncia a se stessi, il “perdere se stessi”, e proprio così ci rende felici.
Le Beatitudini, che costituiscono la santità concreta dettataci dal Maestro, forniscono la fisionomia spirituale di Gesù, esprimendo il suo mistero di morte e risurrezione. Tale mistero, che è mistero della vera beatitudine, invita alla sequela di Gesù, quindi al cammino verso di essa. Nella misura in cui accogliamo la sua proposta e ci poniamo alla sua sequela – ognuno nelle sue circostanze – anche noi possiamo partecipare della sua “beatitudine”. Nel novero delle beatitudini ci siamo tutti: fra quelle nove ce n’è una proclamata e scritta per ciascuno di noi che deve indivi­duare e realizzare la propria missione nel mondo.
La santità si riceve da Cristo, come si diceva sopra, non è di produzione propria! Nell’Antico Testamento essere santi voleva dire “essere separati” da tutto ciò che è impuro; nell’accezione cristiana vuol dire piuttosto il contrario e cioè “essere uniti” a Cristo e separati dal peccato.
I santi, cioè i salvati, però, – va ricordato – non sono soltanto quelli elencati nel calendario o nell’albo dei santi. Vi sono anche i “santi sconosciuti”: quelli che hanno rischiato la vita per i fratelli, i martiri della giustizia e della libertà, o del dovere; i “santi laici”, come li ha chiamati qualcuno. Senza saperlo anche le loro vesti sono state lavate nel sangue dell’Agnello, se hanno vissuto secondo coscienza e hanno avuto a cuore il bene dei fratelli.
Un’ultima considerazione va tenuta presente e spiegata: la Chiesa è santa e peccatrice. Nella professione di fede della Chiesa preghiamo: “Credo nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica”. Santa vuol dire che, in quello che viene da Dio, è santa, poiché è unita a Cristo, il Santo, che, con il Padre e lo Spirito, l’ha amata e si è donato per essa per santificarla. La Chiesa è il popolo santo di Dio e i suoi membri sono chiamati santi (Catechismo n. 823).
Dove esiste la pratica dell’amore, della giustizia e del bene, lì è presente la Chiesa santa, ovunque,  anche in  coloro che non udirono mai il messaggio del Vangelo, anche  lì sussiste la Chiesa santa.  Coloro che vivono così sono santi. Tutto il popolo di Dio è santo nella sua costituzione.
La santità delle persone, però, non è qualcosa al di fuori della realtà: accade giorno per giorno attraverso l’amore che è l’anima della santità. Teresa di Lisieux scriveva: «Compresi che la Chiesa aveva un corpo, composto di differenti membri… compresi che la Chiesa aveva un cuore, e che questo cuore ardeva di amore” (Autobiografia B 3v). L’amore vissuto da ogni membro, e da parte di tutti, realizzala santità. Tutti sono chiamati a vivere questa santità che non viene  offuscata dalla fragilità dei suoi membri.
Ma ritorna spontanea la domanda: «Come una Chiesa può essere santa avendo errori e difetti?» Da parte di Dio essa è santa, da parte delle persone che la compongono, c’è il cammino di santificazione. Per questo preghiamo: «Chiesa santa e peccatrice» (Preghiera Eucaristica V). Nella terra, la Chiesa è rivestita di una vera, anche se imperfetta, santità (Catechismo n. 825).
Il corpo di Cristo santo e immacolato, è composto di peccatori che camminano nella ricerca della santità.  Sapere che ci sono difetti e che si deve migliorare è una delle grandi forze della Chiesa. Se la si giudicasse perfetta non potrebbe crescere né scoprire i mali che potrebbero corromperla. E per questo è sempre pronta a purificarsi e convertirsi. Se fosse solo umana, la Chiesa sarebbe già scomparsa. Anche con i fallimenti, essa cammina, avendo bisogno di convertirsi sempre più al vangelo.  
La Chiesa è composta di peccatori e santi. Fu costituita da Cristo proprio così per essere un faro per l’umanità, pellegrina sulla terra. Attraverso i secoli ha dato e continua a donare il suo contributo per il bene delle persone, come si può osservare nelle molteplici attività in cui prende parte nel sociale, a tutti i livelli.  La più grande opera della Chiesa è stata quella di aprire al mondo i tesori della redenzione che Cristo gli ha affidato inviando gli apostoli a continuare la sua presenza e missione. Così essa  è promotrice di santità fra gli uomini. Le fragilità umane assunte dal Verbo incarnato mostrano che c’è posto per tutti nella Chiesa che accoglie tutti come ha fatto Gesù stesso.

Descrizione dettagliata di come appare la Regina della Pace a Medjugorje


“Nei primi delle apparizioni della Madonna a Medjugorje, una signora scattò un intero rullino nel punto dove guardavano i sei veggenti durante l’estasi dell’apparizione. Quando poi fece sviluppare il rullino fotografico constatò che tutte le foto erano bruciate tranne questa bellissima immagine dove si vede bene il volto della Madonna”

Descrizione dettagliata di come appare la Regina della Pace a Medjugorje


In molti, ed in molti modi, hanno interrogato i veggenti sull’aspetto della Vergine e su quanto in generale accade nella parrocchia di Medjugorje. In tutto questo è riuscito particolarmente bene Fra Janko Bubalo appartenente ai francescani dell’Erzegovina e letterato. Ha seguito fin dall’inizio le apparizioni a Medjugorje. Per anni è venuto a Medjugorje a confessare ed ha quindi acquisito esperienza sulla spiritualità di Medjugorje, come testimonia la pubblicazione del suo libro “Mille incontri con la Vergine a Medjugorje” (1985). Ha riscosso successi e premi a livello mondiale. Nel libro la veggente Vicka parla delle sue esperienze. In aggiunta a questa conversazione, Fra Janko ha parlato degli stessi argomenti anche con gli altri veggenti. Alla fine ha pubblicato solo il colloquio con Vicka poiché gli è sembrato che lei avesse risposto in maniera più esauriente alle sue domande. Le opinioni di tutti gli altri veggenti non si discostavano dalle sue. Come già detto, ha parlato più volte con i veggenti dell’aspetto della Madonna e nulla è stato pubblicato che essi non avessero preventivamente approvato.

E’ trascorso del tempo e si sono moltiplicati i tentativi di rappresentare l’immagine della Vergine. Numerosi tentativi sono risultati in contrasto con quello che i veggenti avevano detto. Per far ordine in tutto questo Fra Janko, nonostante la sua età (è nato nel 1913), ha deciso di fare un altro tentativo. Ha consegnato a tutti i veggenti un elenco di domande che riguardano l’immagine della Vergine. La maggior parte dei veggenti ha accettato il tentativo di Fra Janko (Ivan Dragićević, Vicka Ivanković, Marija Pavlović, Ivanka Ivanković e Mirjana Dragićević). Tutti hanno controfirmato le proprie risposte il 23 luglio 1992. Jakov Čolo non ha risposto al questionario per giustificati motivi, ma è d’accordo con quello che hanno detto gli altri veggenti e non ha nulla da aggiungere.

Riportiamo di seguito l’elenco di domande ed in breve le risposte dei veggenti.

1. Innanzitutto ditemi: Voi che La vedete di persona quanto ritenete che sia alta la Vergine?
Circa 165 cm – tanto quanto me. (Vicka)

2. Vi sembra slanciata o…?
Sembra slanciata.

3. Quanto potrebbe pesare?
Circa 60 kg.

4. Quanti anni Le dareste?
Da 18 a 20.

5. Quando è insieme al Bambino Gesù sembra più vecchia?
Sembra sempre la stessa, uguale.

6. Quando la Vergine è con voi è sempre presente o …
E’ sempre presente!

7. Dove si trova?
Su una piccola nube.

8. Di che colore è questa nube?
La nube è biancastra.

9. L’avete mai vista in ginocchio?
Mai! (Vicka, Ivan, Ivanka…)

10. Naturalmente la vostra Madonna ha un viso. Com’è? Tondo o allungato – ovale?
E’ piuttosto allungato – ovale – normale.

11. Di che colore è il Suo viso?
Normale – è bianco e roseo sulle gote.

12. Di che colore è la Sua fronte?
Normale – bianca come il Suo viso.

13. Come sono le labbra della Vergine – carnose o sottili?
Normali – belle – piuttosto sottili.

14. Di che colore?
Rosate – un colore naturale.

15. La Vergine ha delle fossette in viso, così come tutti gli altri uomini?
Solitamente non ne ha – forse un po’ quando sorride. (Mirjana)

16. Normalmente si nota un sorriso sul Suo viso?
Forse – si tratta piuttosto di una beatitudine indescrivibile – il sorriso sembra come un qualcosa sotto pelle. (Vicka)

17. Di che colore sono gli occhi della Madonna?
Sono meravigliosi! Spiccatamente azzurri. (tutti)

18. Normali o…?
Normali – forse un po’ più grandi. (Marija)

19. Come sono le Sue ciglia?
Delicate – normali.

20. Di che colore sono le sue ciglia?
Normali – non sono di un colore particolare.

21. Sottili o…
Regolari – normali.

22. Naturalmente la Madonna ha anche un naso. Com’è? Appuntito o …?
Bello, piccolo (Mirjana) – normale, proporzionato al viso. (Marija)

23. E le sopracciglia della Madonna?
Le sopracciglia sono delicate – normali – nere.

24. Com’è vestita la vostra Madonna?
Indossa un semplice abito da donna.

25. Di che colore è il Suo abito?
L’abito è grigio – forse un po’ grigio-azzurro. (Mirjana)

26. L’abito è stretto intorno al corpo o cade liberamente?
Cade liberamente.

27. Fin dove arriva il Suo abito?
Arriva fino alla nuvola su cui si trova – si perde nella nuvola.

28. E fino a che punto attorno al collo?
Normale- fino all’inizio del collo.

29. Si vede una parte del collo della Vergine?
Si vede il collo, ma non si vede nulla del suo busto.

30. Fin dove arrivano le maniche?
Fino alle mani.

31. L’abito della Vergine è orlato?
Non, non lo è.

32. La vita della Madonna è cinta da qualcosa?
No, nulla.

33. Per quello che voi potete vedere, sul corpo della Vergine si scorge la femminilità del Suo corpo?
Naturalmente sì! Ma nulla di particolare. (Vicka)

34. La Vergine ha qualcos’altro oltre all’abito appena descritto?
Ha un velo sul capo.

35. Di che colore è questo velo?
Il velo è bianco.

36. Tutto bianco o….?
Tutto bianco.

37. Cosa le copre il velo?
Il velo Le copre il capo, le spalle e tutto il corpo, la schiena ed i fianchi.

38. Fin dove Le arriva?
Fino alla nuvola, come l’abito.

39. E davanti fin dove La copre?
Le copre la schiena ed i fianchi.

40. Il velo sembra più consistente dell’abito della Vergine?
No – è simile all’abito.

41. Su di esso ci sono gioielli?
No, nessun gioiello.

42. E’ bordato?
Non, non lo è.

43. La Vergine indossa gioielli in generale?
Nessun gioiello.

44. Ad esempio sul capo o attorno al capo?
Sì, sul capo ha una corona di stelle.

45. Ha sempre le stelle attorno al capo?
Normalmente le ha – le ha sempre. (Vicka)

46. Anche quando appare con Gesù?
Anche allora.

47. Quante stelle la circondano?
Dodici.

48. Di che colore sono?
D’oro – dorate.

49. Sono unite tra loro?
Sono unite in qualche modo – come se fossero ferme. (Vicka)

50. Si vedono i capelli della Vergine?
Si vedono un po’ di capelli.

51. Dove si vedono?
Un po’ sopra la fronte – sotto il velo – sul lato sinistro.

52. Di che colore sono?
Neri.

53. Si vedono le Sue orecchie?
No, non si vedono mai.

54. Come mai?
Il velo Le copre le orecchie.

55. Cosa guarda di solito la Madonna durante le apparizioni?
Solitamente guarda noi – talvolta qualcos’altro, quello che indica.

56. Come tiene le mani?
Sono libere, liberamente aperte.

57. Quando tiene le mani giunte?
Quasi mai – forse qualche volta durante il “Gloria al Padre”.

58. Le muove o gesticola durante le apparizioni?
Non gesticola, a meno che non indichi qualcosa.

59. Quando le Sue mani sono aperte, com’è rivolto il palmo?
I palmi solitamente sono rivolti verso l’alto – anche le dita sono distese.

60. Si vedono anche le unghia?
Si vedono in parte.

61. Come sono – di che colore?
Un colore naturale – bianche candide.

62. Avete mai visto i piedi della Madonna?
No – mai – sono nascosti dall’abito.

63. Ed infine, la Vergine è davvero bella come dite?
In realtà non ti abbiamo detto niente a riguardo- la Sua bellezza è indescrivibile – non è una bellezza come la nostra – è qualcosa di paradisiaco – qualcosa di celeste – qualcosa che vedremo solo in Paradiso – e questa è una descrizione molto limitata.


Grazie ad Enzo per la segnalazione