Archivi categoria: Catechesi R.n.S.

Quando vi radunate …spesso, le forze di Satana sono annientate



Procurate di riunirvi più frequentemente per il rendimento di grazie e per la lode a Dio. Quando vi radunate …spesso, le forze di Satana sono annientate e il male da lui prodotto viene distrutto nella concordia della vostra fede. Nulla è più prezioso della pace, che disarma ogni nemico terrestre e spirituale.
Nessuna di queste verità vi rimarrà nascosta se saranno perfetti la vostra fede e il vostro amore per Gesù Cristo. Queste due virtù sono il principio e il fine della vita: la fede è il principio, l’amore il fine. L’unione di tutte e due è Dio stesso, e le altre virtù che conducono l’uomo alla perfezione ne sono una conseguenza.

Chi professa la fede non commette il peccato e chi possiede l’amore non può odiare. «Dal frutto si conosce l’albero» (Mt 12, 33): così quelli che fanno professione di appartenere a Cristo si riconosceranno dalle loro opere. Ora non si tratta di fare una professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede fino alla fine.

E’ meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo. E’ cosa buona insegnare, se chi parla pratica ciò che insegna. Uno solo è il maestro, il quale «parla e tutto è fatto» (Sal 32, 9), e anche le opere che egli fece nel silenzio sono degne del Padre. Chi possiede veramente la parola di Gesù è in grado di capire anche il suo silenzio e di giungere così alla perfezione. Egli con la sua parola opererà e con il suo silenzio si farà conoscere.

Nulla è nascosto al Signore; anche i nostri segreti sono davanti al suo sguardo. Facciamo dunque ogni cosa nella consapevolezza che egli abita in noi, perché possiamo essere suo tempio e perché egli in noi sia il nostro Dio. Così è di fatto e lo vedremo con i nostri occhi se giustamente lo amiamo.

Non illudetevi, fratelli miei; coloro che corrompono le famiglie non erediteranno il regno di Dio (cfr. 1 Cor 6, 9-10). Se coloro che così fecero secondo la carne furono puniti con la morte, quanto più non dovrà essere punito colui che con perversa dottrina corrompe la fede divina, per la quale Gesù Cristo è stato crocifisso? Un uomo macchiatosi di un tale delitto andrà nel fuoco inestinguibile, e così pure chi lo ascolta.

Il Signore ha ricevuto sul suo corpo un’unzione preziosa, perché si diffondesse nella sua Chiesa il profumo dell’immortalità. Guardatevi dunque dalle pestifere esalazioni del principe di questo mondo, cioè dai suoi errori, perché non vi trascini in schiavitù, lontano dalla vita che vi aspetta. Perché non diventiamo tutti saggi, ricevendo la conoscenza di Dio, che è Gesù Cristo? Perché corriamo stoltamente alla rovina, per l’ignoranza del dono che il Signore ci ha benignamente concesso?
Il mio spirito non è che un nulla, ma è associato alla croce, la quale se è scandalo per gli increduli, per noi invece è salvezza e virtù eterna (cfr. 1 Cor 1, 20-23).

(Dalla «Lettera agli Efesini» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire)
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Che cos’è l’effusione dello Spirito Santo? di Padre Raniero Cantalamessa

 

di Padre Raniero Cantalamessa
Padre Raniero CantalamessaL’effusione dello Spirito non è un sacramento, ma si dice in rapporto ad un sacramento, anzi a più sacramenti: ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. L’effusione attualizza e, per così dire, rinnova l’iniziazione cristiana. Il rapporto fondamentale è però, con il sacramento del Battesimo. La designazione «battesimo dello Spirito» con cui l’effusione veniva chiamata fino a poco fa e con cui è ancora chiamata dai nostri fratelli americani, non voleva dire altro che questo, cioè che si tratta di qualcosa che si fonda sul sacramento del battesimo. Noi diciamo che l’effusione dello Spirito attualizza e ravviva il nostro battesimo. Per capire come un sacramento ricevuto tanti anni fa, addirittura agli inizi della vita, possa improvvisamente ritornare a rivivere e a sprigionare tanta energia quanta ne vediamo in occasione dell’effusione, bisogna tenere presente alcuni elementi di teologia sacramentale. La teologia cattolica conosce l’idea di sacramento valido e lecito, ma «legato». Un sacramento si dice legato se il suo frutto rimane vincolato, non usufruito per mancanza di certe condizioni che ne impediscono l’efficacia. Un esempio estremo è il sacramento del matrimonio o dell’ordine sacro ricevuto in stato di peccato mortale. In queste condizioni tali sacramenti non possono conferire nessuna grazia alle persone; rimosso però l’ostacolo del peccato, con la penitenza, si dice che il sacramento «rivivisce» (reviviscit) grazie al carattere indelebile o, detto più biblicamente, grazie alla fedeltà e alla irrevocabilità del dono di Dio: “Dio resta fedele anche se noi siamo infedeli perché egli non può rinnegare se stesso” (2Tm 2,13). Quello del matrimonio o dell’ordine sacro ricevuto in stato di peccato è un caso estremo ma sono possibili altri casi in cui il sacramento, pur non essendo del tutto legato, non è però del tutto sciolto, cioè libero di operare i suoi effetti. Nel caso del battesimo, che cos’è che fa si che il frutto del sacramento resti legato? Bisogna richiamare qui la dottrina classica dei sacramenti. I sacramenti non sono riti magici che agiscono meccanicamente, all’insaputa dell’uomo, o prescindendo da ogni sua collaborazione. La loro efficacia è frutto di una sinergia o collaborazione tra l’onnipotenza divina (in concreto: la grazia di Cristo o lo Spirito Santo) e la libertà umana, perché ha detto S. Agostino: “Chi ti ha creato senza il tuo concorso non ti salva senza il tuo concorso“. Ancora più precisamente, il frutto del sacramento dipende tutto dalla grazia divina; solo che questa grazia divina non agisce senza il «sì», cioè il consenso e l’apporto della creatura, che è più una conditio sine qua non che non una concausa. Dio si comporta come lo sposo che non impone il suo amore per forza, ma attende il «sì» libero della sposa.
L’opera di Dio e l’opera dell’uomo nel Battesimo
Tutto ciò che dipende dalla grazia divina e dalla volontà di Cristo, nel sacramento si chiama Opus Operatum, che possiamo tradurre: opera già realizzata, frutto oggettivo e immancabile del sacramento, quando è amministrato validamente. Tutto ciò che invece dipende dalla libertà e dalle disposizioni del soggetto si chiama Opus Operantis cioè: opera da realizzare, apporto dell’uomo. L’Opus Operantum del battesimo, cioè la parte di Dio o la grazia, è molteplice e ricchissima: remissione dei peccati, dono delle virtù teologali della fede, speranza e carità (queste sono in germe), figliolanza divina; il tutto operato mediante l’efficace azione dello Spirito Santo. “Battezzati, noi siamo illuminati; illuminati, siamo resi perfetti; resi perfetti riceviamo l’immortalità… Questa operazione del battesimo ha nomi diversi: grazia, illuminazione (fotismos), perfezione, bagno. Bagno per cui siamo purificati dai nostri peccati; grazia per la quale i castighi meritati per i nostri peccati sono tolti; illuminazione nella quale noi contempliamo la bella e santa luce della salvezza, cioè per la quale penetriamo con lo sguardo divino; perfezione perché nulla manca“(Clemente Alessandrino, Pedagogo 1,6,26). Il battesimo è davvero un ricchissimo pacco-dono che abbiamo ricevuto al momento della nostra nascita in Dio. Ma è un pacco dono ancora non svolto, sigillato. Noi siamo ricchi perché possediamo quel pacco (e perciò possiamo compiere tutti quegli atti necessari alla vita cristiana), ma non sappiamo cosa possediamo; parafrasando una parola di Giovanni, potremmo dire: “…noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che siamo non è stato ancora rivelato“(1Gv 3,2). Ecco perché diciamo che, nella maggioranza dei cristiani, il battesimo è un sacramento «legato». Fin qui l’Opus Operatum. Ma in che consiste nel battesimo l’Opus Operantis, cioè la parte dell’uomo? Consiste nella «fede!».”Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo“(Mc 16,16). Accanto al battesimo c’è dunque un altro elemento: la fede dell’uomo. Ci ricorda il prologo del Vangelo di Giovanni: “A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome“(Gv 1,12). Possiamo anche ricordare quel bel testo degli Atti degli Apostoli che narra del battesimo di un eunuco, funzionario della regina Candàce: “Proseguendo lungo la strada, giunsero ad un luogo dove c’era acqua e l’eunuco disse:«Ecco qui c’è acqua; che cosa mi impedisce di essere battezzato?» Filippo dice: «Se credi con tutto il cuore è permesso…»“(At 8,36-37). Il battesimo è come il sigillo divino posto sulla fede dell’uomo: “…dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto (si intende nel battesimo) il suggello dello Spirito Santo“(Ef 1,13). Scrive San Basilio:”In verità la fede e il battesimo, questi due modi della salvezza, sono legati l’uno all’altro e indivisibili, poiché se la fede riceve dal battesimo la sua perfezione, il battesimo si fonda sulla fede“(Sullo Spirito Santo,12,5, C. 17, P. 157). Lo stesso Santo chiama il battesimo: “sigillo della fede“(Contro Eunomio III, 5, P.G. 29,655). L’opera dell’uomo, cioè la fede, non ha la stessa importanza e autonomia dell’opera di Dio, perché nell’atto stesso di fede c’è una parte di Dio; è esso stesso opera della grazia che lo suscita. Tuttavia l’atto di fede comprende come elemento essenziale anche la risposta, il «credo» dell’uomo, e in questo senso noi lo chiamiamo opus operantis, cioè opera dell’uomo.
Il Battesimo alle origini della Chiesa e oggi
Si capisce, adesso, perché nei primi tempi della Chiesa il battesimo era un evento così potente e ricco di grazia e perché non c’era bisogno, normalmente di una nuova effusione dello Spirito, come quella che facciamo oggi. Il battesimo veniva amministrato ad adulti che si convertivano dal paganesimo e che, convenientemente istruiti, erano in grado di fare, in occasione del battesimo, un atto di fede e una scelta esistenziale libera e matura; basta leggere la Catechesi mistagogica sul battesimo, attribuita a Cirillo di Gerusalemme, per rendersi conto della profondità di fede cui erano condotti i battezzandi. Al battesimo insomma si arrivava attraverso una vera e propria conversione: per essi il battesimo era davvero un lavacro di rinnovamento personale, oltreché di “…rigenerazione e rinnovamento nello Spirito Santo“(Tt 3,5b). Mi ha impressionato un testo di San Basilio: a uno che gli aveva chiesto di scrivere un trattato sul battesimo, San Basilio risponde che non può spiegare cosa significa il battesimo senza aver spiegato prima cosa significa essere discepoli di Gesù poiché il comando del Signore dice: “Andate, e fate discepole tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato“(Mt 28,19-20). Perché il battesimo operi in tutta la sua forza bisogna che chi si accosta ad esso sia un discepolo, o sia intenzionato a diventarlo seriamente: “Discepolo è, come apprendiamo dal Signore stesso, chiunque si accosta al Signore per seguirlo, cioè per ascoltare le sue parole, credere e ubbidire a lui come a padrone e re e medico e maestro di verità… ora colui che crede nel Signore e si presenta come pronto al discepolato deve prima allontanarsi da ogni peccato, e poi anche da tutte le cose che distolgono dall’ubbidienza, per molte ragioni dovuta al Signore, anche se sembrino all’apparenza ragionevoli“(San Basilio, Sul battesimo I, 1 p. 121 SG.). La condizione favorevole che permetteva al battesimo, alle origini della Chiesa, di operare con tanta potenza era dunque questa: che l’opera di Dio e l’opera dell’uomo si incontravano contemporaneamente, c’era un sincronismo perfetto; avveniva come quando due poli si toccano e così fanno sprigionare la luce. Ora questo sincronismo si è rotto; ricevendo il battesimo da bambini venne a mancare a poco a poco un atto di fede libero e personale. Esso veniva supplito, ed emesso, per così dire, per interposta persona (genitori, padrini). Di fatto, una volta, quando tutto l’ambiente che circondava il bambino era cristiano e impregnato di fede, questa fede poteva sbocciare anche se più lentamente. Ma ora non è più così; la nostra condizione è venuta ad essere peggiore ancora di quella del Medio Evo: l’ambiente infatti in cui il bambino cresce non è tale da aiutarlo a sbocciare nella fede: non lo è spesso la famiglia, non lo è ancora più spesso la scuola e non lo è, meno che meno, la società e la cultura. Questo non significa affermare che non c’è, in questa situazione, una vita cristiana normale, né che sia mancata la santità e i carismi che l’accompagnano; solo che anziché un fatto normale, ciò è divenuto sempre più, agli occhi dei cristiani, un’eccezione. In questa situazione raramente, o mai, il battezzato arriva a proclamare “in Spirito Santo”: Gesù è il Signore!…e finché non si arriva a questo punto, tutto nella vita cristiana è sfuocato immaturo. Non avvengono più i miracoli; si ripete ciò che avvenne per i nazaretani: “Gesù non poté fare molti miracoli a causa della loro incredulità, della loro mancanza di fede“(Mt 13,58).
Il significato dell’effusione dello Spirito
Ecco allora il senso dell’effusione dello Spirito: Essa è una risposta di Dio alla disfunzione in cui è venuta a trovarsi la vita cristiana. In questi ultimi anni si sa che anche la Chiesa, i Vescovi hanno cominciato a preoccuparsi del fatto che i sacramenti cristiani, specialmente il battesimo, vengono amministrati a persone che poi non ne faranno alcun uso nella vita, e hanno prospettato la possibilità di non dare il battesimo quando manchino le garanzie minime che esso sia coltivato e valorizzato dal bambino. «Non si possono gettare le perle ai porci» come diceva Gesù, e il battesimo è una perla preziosa perché esso è il frutto del sangue di Cristo. Ma si direbbe che il Signore si è preoccupato, prima ancora della Chiesa, di questa disfunzione e ha suscitato qua e la nella Chiesa movimenti tendenti a rinnovare negli adulti l’iniziazione cristiana. Il Rinnovamento nello Spirito è uno di questi movimenti e in esso la grazia principale è senza dubbio legata all’effusione dello Spirito e a ciò che la precede. La sua efficacia nel “riattivare” il battesimo consiste in questo: che finalmente l’uomo reca la sua parte, cioè faccia una scelta di fede, preparata nel pentimento, che permetta all’opera di Dio di «liberarsi» e di sprigionare tutta la sua forza. Come se la mano tesa di Dio finalmente incontrasse quella dell’uomo e, nella stretta, potesse far passare tutta la sua forza creatrice che è lo Spirito Santo. Come se, per usare un’immagine tratta dal mondo fisico, la spina venisse inserita nella presa e la luce finalmente si accendesse. Il dono di Dio viene finalmente «slegato» e lo Spirito si espande come profumo sulla vita cristiana Nell’adulto che ha già alle spalle una lunga vita cristiana, questa scelta di fede ha necessariamente il carattere di una «conversione». Potremmo descrivere l’effusione dello Spirito, per quanto riguarda la parte dell’uomo, sia come un rinnovamento del battesimo, che come una seconda conversione. Possiamo capire qualche cosa di più dell’effusione, vedendola in rapporto anche con la Confermazione (Cresima), almeno nella prassi attuale, in cui questo sacramento è staccato dal battesimo e amministrato in età avanzata. Oltre che un rinnovamento della grazia del battesimo, l’effusione è anche una «conferma» del proprio battesimo, un «sì» cosciente detto ad esso, ai suoi frutti  e ai suoi impegni, e come tale si affianca (almeno per l’aspetto soggettivo di esso) a quello che opera, sul piano oggettivo e sacramentale, la confermazione: questa infatti è vista come un sacramento che sviluppa , conferma e porta a compimento l’opera del battesimo. L’effusione è una confermazione soggettiva e spontanea non sacramentale in cui lo Spirito Santo agisce non in forza dell’istituzione (sacramento), ma in forza della libera iniziativa dello Spirito e della disponibilità del soggetto. Dal riferimento alla confermazione, viene anche quello speciale senso di un maggiore coinvolgimento nella dimensione apostolica e missionaria della Chiesa che di solito si nota  in chi riceve l’effusione dello Spirito. Ci si sente spinti a collaborare di più all’edificazione della Chiesa, al mettersi al sevizio di essa nei vari ministeri sia clericali che laicali, a dare testimonianza a Cristo; tutte cose, queste, che richiamano l’evento della Pentecoste e sono attualizzate nel sacramento della Cresima.
Amore fraterno, preghiera e imposizione delle mani nell’effusione dello Spirito
L’effusione dello Spirito non è l’unica occasione che si conosca nella Chiesa per questa riviviscenza dei sacramenti dell’iniziazione e in particolare dello Spirito Santo nell’anima in occasione del battesimo. C’è, per esempio, il rinnovamento delle promesse battesimali nella veglia pasquale, ci sono gli esercizi spirituali, c’è la professione religiosa, chiamata un “secondo battesimo” e, a livello sacramentale, abbiamo detto la Confermazione. Non è difficile poi scoprire spesso nella vita dei santi la presenza di una effusione spontanea, specialmente in occasione della loro conversione. Ecco per esempio cosa si legge di san Francesco al momento della sua conversione: “Terminato il banchetto, uscirono di casa. Gli amici gli camminavano innanzi; lui, tenendo in mano una specie di scettro, veniva per ultimo; ma invece di cantare, era assorto nelle sue riflessioni. D’improvviso, il Signore lo visitò e ne ebbe il cuore riboccante di tanta dolcezza, che non poteva muoversi né parlare, non percependo se non quella soavità, che lo estraniava da ogni sensazione…Gli amici, voltandosi e scorgendolo rimasto così lontano, lo raggiunsero e restarono trasecolati nel vederlo mutato quasi in un altro uomo. Lo interrogarono: «A cosa stai pensando, che non ci hai seguiti? Almanaccavi forse di prendere moglie?» Rispose con slancio: «E’ vero! Stavo pensando di prendermi in sposa la ragazza più nobile, ricca e bella che mai abbiate visto.» I compagni si misero a ridere. Francesco disse questo non di sua iniziativa, ma ispirato da Dio“(Leggenda dei tre compagni, 3,7). Dicevo che l’effusione dello Spirito non è l’unica occasione di rinnovamento della grazia battesimale. Essa però occupa un posto del tutto particolare per il fatto di essere aperta a tutto il popolo di Dio, piccoli e grandi, e non soltanto ad alcuni privilegiati che fanno gli esercizi spirituali ignaziani o che emettono la professione religiosa. Da dove proviene questa straordinaria forza che abbiamo sperimentato in occasione dell’effusione? Noi infatti non stiamo parlando di una teoria, ma di qualcosa che abbiamo sperimentato noi stessi, per cui possiamo dire come Giovanni: “…ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi,…ciò che le nostre mani hanno toccato,…questo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi“(1Gv 1,1.3). La spiegazione di questa forza è nella volontà di Dio: perché è piaciuto a Dio oggi rinnovare la Chiesa per questo mezzo e basta! Ci sono certamente dei precedenti biblici come quello narrato in Atti 8,14-17, quando Pietro e Giovanni, saputo che la Samaria aveva accolto la parola di Dio, vi discesero, pregarono per loro, e imposero loro le mani perché ricevessero lo Spirito Santo. Ma questi precedenti biblici, per altro rari e non univoci nel significato, non bastano a spiegare la vastità e la profondità del fenomeno odierno legata all’effusione dello Spirito. La spiegazione dunque è nel disegno di Dio. Potremmo dire, parafrasando un detto famoso dell’Apostolo: “Poiché i cristiani, con tutta la loro organizzazione, non hanno saputo trasmettere la potenza dello Spirito, è piaciuto a Dio rinnovare i credenti mediante la stoltezza dell’effusione. I teologi infatti cercano spiegazione e le persone responsabili cercano moderazione, ma i semplici toccano con mano la potenza di Cristo nell’effusione“(cfr 1Cor 1,21-24). Noi uomini e in particolare noi uomini di Chiesa, tendiamo a lesinare a Dio la sua libertà; tendiamo a tracciargli dei percorsi obbligati (i cosiddetti canali della grazia), dimenticando che Dio è un torrente che straripa e si crea da solo il proprio letto e che lo Spirito soffia dove e come vuole. In che consiste l’effusione e come agisce? Nell’effusione c’è una parte segreta, misteriosa di Dio ed è il suo modo di farsi presente, di agire che è diverso per ognuno perché lui solo ci conosce nell’intimo e può agire e valorizzare la nostra inconfondibile personalità; e c’è una parte palese, della comunità, che è uguale per tutti e che costituisce una specie di segno, con una certa analogia rispetto a quello che sono i segni dei sacramenti. La parte visibile o della comunità, consiste soprattutto in tre cose: amore fraterno, imposizione delle mani e preghiera. Sono elementi non sacramentali, ma semplicemente ecclesiali. L’imposizione delle mani può avere due significati: un significato di invocazione e un significato di consacrazione. Vediamo, per esempio, presenti entrambi questi tipi di imposizione delle mani nella Messa: c’è una imposizione delle mani di carattere invocatorio (almeno per noi latini) ed è quella che il sacerdote fa sulle offerte al momento dell’epiclesi, quando prega dicendo: “Lo Spirito Santo santifichi questi doni perché diventino il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo“; e c’è una imposizione delle mani consacratoria ed è quella che fanno i celebranti sulle offerte al momento della consacrazione. Nel rito stesso della cresima, come si svolgono oggigiorno, vi sono due imposizioni delle mani: una di carattere invocatorio e un’altra consacratoria che accompagna il gesto dell’unzione sulla fronte, nella quale si realizza il sacramento vero e proprio. Nell’effusione dello Spirito l’imposizione delle mani ha un carattere soltanto invocatorio (sulla linea di ciò che incontriamo in Gen. 48,14; Lev. 9,22; Mc.10 13-16; Mt.19 13-15). Ha anche un valore altamente simbolico: richiama l’immagine dello “Spirito Santo che copre con la sua ombra“(Lc 1,35); ricorda anche “lo Spirito Santo che aleggiava sulle acque“(Gen 1,2c). Questo simbolismo del gesto dell’imposizione delle mani è messo in luce da Tertulliano quando parla dell’imposizione delle mani sui battezzati: “La carne è adombrata dall’imposizione delle mani perché l’anima sia illuminata dallo Spirito“(Sulla risurrezione dei morti, 8,3). C’è un paradosso, come in tutte le cose di Dio: l’imposizione delle mani illumina adombrando, come la nube che seguiva il popolo eletto nell’Esodo e come la nube che avvolse i discepoli sul Tabor (cfr. Mt 17,5). Gli altri due elementi sono, abbiamo detto, la preghiera e l’amore fraterno; potremo dire: l’amore fraterno che si esprime in preghiera. L’amore fraterno è segno e veicolo dello Spirito Santo; lo Spirito Santo che è l’Amore, trova nell’amore fraterno il suo ambiente naturale, il suo segno per eccellenza. Non si esagera mai abbastanza l’importanza di un clima di vero amore intorno al fratello che deve ricevere l’effusione. Anche la preghiera è messa in rapporto stretto, nel Nuovo Testamento, con l’effusione dello Spirito Santo. Del battesimo di Gesù si dice che: “mentre stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo“(Lc 3,21-22). Fu la preghiera di Gesù, si direbbe, a far aprire i cieli e a far scendere su di lui lo Spirito Santo. Anche l’effusione della Pentecoste avvenne così: “Mentre tutti costoro erano perseveranti nella preghiera, …venne dal cielo un rombo come di tuono e apparvero lingue di fuoco…”(cfr. At 1,14-2,1ss). Del resto Gesù stesso aveva detto: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore“(Gv 14,16). Ogni volta l’effusione dello Spirito è messa in rapporto con la preghiera. Questi segni: l’imposizione delle mani, la preghiera e l’amore fraterno parlano tutti di semplicità, sono strumenti semplici. Proprio in questo essi recano il marchio delle azioni di Dio:”non c’è nulla – scrive Tertulliano a proposito del battesimo – che lascia così attonite le menti degli uomini come la semplicità delle azioni divine che si vedono in atto e la magnificenza degli effetti che vengono conseguiti…le proprietà di Dio sono: semplicità e potenza“(Sul battesimo, 2,1 ss). Il contrario di ciò che fa il mondo: nel mondo più sono grandi gli obbiettivi da conseguire più l’apporto dei mezzi è complicato; quando poi si vuole arrivare sulla luna questo apparato diventa gigantesco. Se la semplicità è il marchio dell’agire divino, bisogna preservare assolutamente questo marchio nel conferire l’effusione dello spirito. Per questo la semplicità deve risplendere in tutto: nella preghiera e nei gesti; niente cose teatrali, gesti eccitati, multiloquio ecc…..La Bibbia fa notare, a proposito del sacrificio del Carmelo, il contrasto stridente tra l’agire dei sacerdoti di Baal che gridano, danzano da scalmanati e si fanno incisioni a sangue, e l’agire di Elia che prega invece semplicemente così: “Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe…rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!“( 1Re 18,25-38). Il fuoco del Signore calò sul sacrificio di Elia e non su quello dei sacerdoti di Baal. Elia stesso, poco dopo, fece l’esperienza che Dio non era nel vento impetuoso, non era nel terremoto, non era nel fuoco, ma era nel mormorio di un vento leggero (cfr.1 Re 19,11-13). Da dove viene la grazia che si sperimenta nell’effusione? Dagli astanti?…No!…Dal soggetto che la riceve?…No!…Viene da Dio!Non ha senso chiedersi se viene da dentro il soggetto o da fuori: Dio è dentro e fuori. Possiamo solo dire che tale grazia ha rapporto con il battesimo perché Dio agisce sempre con coerenza e con fedeltà, non fa e disfà. Egli fa onore all’impegno e all’istituzione di Cristo. Una cosa è certa: non sono i fratelli a conferire lo Spirito Santo; essi non danno lo Spirito Santo al fratello, ma invocano lo Spirito Santo sul fratello. Lo Spirito non può essere dato da nessun uomo, neppure dal Papa o dal vescovo, perché nessun uomo possiede in proprio lo Spirito Santo. Solo Gesù può dare in senso proprio lo Spirito Santo; gli altri non possiedono lo Spirito Santo, ma piuttosto sono posseduti da lui. Quanto al modo di questa grazia possiamo parlare di una nuova venuta dello Spirito Santo, di una nuova missione da parte del Padre attraverso Gesù Cristo o di una nuova unzione corrispondente al nuovo grado di grazia. In questo senso, l’effusione, se non è un sacramento, è però un evento spirituale: questa potrebbe essere la definizione che più si avvicina alla realtà. Un evento, dunque qualcosa che avviene, che lascia il segno, che crea una novità in una vita; ma un «evento spirituale» (non storico). Spirituale perché avviene nello spirito, cioè nell’interiore dell’uomo e gli altri possono benissimo non accorgersi di nulla; spirituale, soprattutto perché esso è opera dello Spirito Santo. Concludo questo insegnamento con un bel testo dell’apostolo Paolo che parla proprio della riviviscenza del dono di Dio, Ascoltiamolo come un invito a ciascuno di noi:

Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te
per l’imposizione delle mani.
Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza,
ma di forza, di amore, di saggezza. (2Tm 1,6-7).

L’attività dei demoni e degli spiriti maligni nella vita quotidiana di ogni persona

Molti dei problemi per i quali si incolpano fattori fisici, ormonali, psicologici e ambientali, sono in realtà l’opera di spiriti maligni, ossia demoni e anime dannate.
Lo stratagemma chiave di queste presenze del male è mimetizzarsi, esse effettuano la loro costante opera in modo tale da far pensare agli uomini che la devastazione che causano ai singoli individui non sia altro che lo svolgimento naturale della vita.
E’ solo per mezzo di un esame accurato e del discernimento spirituale che si possono snidare le presenze demoniache dal loro nascondiglio “naturale”.
Per afferrare meglio come operano i demoni e gli spiriti maligni nella vita di tutti i giorni con ogni persona sia cristiana, sia atea procediamo in 2 stadi di attività.
La Tentazione:
La tentazione demoniaca può avere luogo a vari livelli. Il livello più elementare è l’allettamento improvviso e di una sola volta, che eventualmente passa, o perchè si resiste con successo, o perchè si cede.
A livello più profondo la tentazione satanica può risultare come soggezione al peccato che esercita su di una persona una forma di tirannia invincibile e totale. La tentazione demoniaca si estende da avvenimenti semplici, quotidiani ad espressioni e pensieri bizzarri e comprende tutto: dalle piccole bugie di poca importanza all’assasinio e all’adulterio.
Lo scopo principale della tentazione demoniaca è di sedurre gli uomini al peccato e di tenerli disattenti nei confronti del pericolo spirituale. Come le truppe d’assalto militari, gli spiriti maligni fanno veloci incursioni nelle aree vulnerabili della vita, cercando l’occasione per utilizzare le debolezze degli uomini a loro proprio vantaggio; sanno come presentare la “giusta” tentazione, fatta a misura di ogni persona e riescono ad entrare nella vita delle persone sotto l’apparenza di debolezza della carne.
Gli spiriti maligni cercano i punti deboli di tipo spirituale, fisico, emozionale e mentale e vegliando attentamente su queste aree, aspettano l’occasione per colpire ed infliggere il maggior danno possibile, infatti molti stimoli che sembrano provenire da noi stessi allettati da un piacere di tipo sessuale o verso un qualsiasi atto verbale o fisico che crea uno stato di peccato, in realtà è l’opera spirituale dei demoni che ogni giorno, ogni momento, senza sosta, cercano di creare una separazione tra gli uomini e Dio.
Molto erroneamente si crede che solo i posseduti siano colpiti da Satana, dai demoni e dalle anime dannate, in realtà la presenza di questi spiriti maligni è costante nella vita di tutti i giorni per ogni persona di qualsiasi religione o totalmente atea.
Lo scopo di questi esseri spirituali malvagi e perversi è di portare le persone a vivere nel continuo peccato ben consapevoli a differenza degli uomini, del giudizio di Dio per ogni anima subito dopo morta e la loro costante attività mira a spingere subdolamente all’eterna dannazione delle persone.
Quindi quando si sente parlare di possessioni sataniche si pensa “non è capitato a me” ma la possessione è solo uno stadio avanzato dell’attività di Satana, dei demoni e delle anime dannate che a volte è permesso da Dio per la loro conversione e la stessa possessione nulla ha a che vedere con la dannazione perchè gli spiriti maligni possono possedere il corpo mai l’anima, quello che la stragrande maggioranza delle persone non sa o si rifiuta di credere è che queste presenze maligne invadono la vita e le scelte di ognuno di noi ogni giorno e solo una robusta fede vissuta vicino a Cristo ci tiene lontano dall’attuare quotidianamente atti contro Dio mascherati a noi stessi da semplici capricci.
Finchè le persone non prenderanno coscenza della gravità del peccato non capiranno come Satana e i demoni agiscono astutamente per portare gli uomini alla dannazione loro primario obbiettivo.
Quindi tutte le forme di possessione, vessazione, ossessione sono solo il culmine dell’attività satanica ma non precludono l’eterna salvezza dell’anima, mentre invece tutte le forme di tentazione quotidiana che non fanno scalpore e non fanno rumore sono ancor più pericolose perchè con i peccati ci attiriamo non la Misericordia di Dio ma la sua Giustizia e quindi l’eterna dannazione.
L’Opposizione:
La forma di tormento demoniaco che viene identificato come opposizione riguarda gli sforzi di Satana per impedire che accada qualcosa di bene. Il “bene” può essere qualunque cosa che ci metta in grado di essere più produttivi ed efficaci nella nostra vita cristiana.
Il bene può essere qualcosa di palesemente spirituale, come la predicazione del Vangelo e l’esercizio dei doni spirituali come semplici preghiere quotidiane, oppure il “bene” può essere qualcosa di più ordinario come i buoni rapporti con il prossimo.
Nella stessa maniera della tentazione e del peccato personale, l’influenza demoniaca non costituisce sempre la ragione per cui le cose vanno male. Ma quando questa è la causa, le cose non andranno bene finchè non affronteremo direttamente gli spiriti maligni, ad esempio gli spiriti maligni cercano spesso di mettere a soqquadro i momenti in cui i cristiani si riuniscono per pregare.
Gli spiriti maligni cercano anche di impedire alla gente di avere un rapporto e un progresso più approfondito con Dio.
Nelle preghiere di liberazione personali o nei gruppi dei Carismatici guidati spesso da sacerdoti esorcisti si usa fare il discernimento degli spiriti mentre per mezzo della preghiera li si caccia, tale discernimento è nominarli per nome uno per uno o i più importanti.
Molto utile è anche fare le preghiere di rinuncia ai singoli spiriti e questo aiuta a spezzare i legami che con i vari peccati  si sono contratti, per capirci oltre a Satana, ai demoni e alle anime dannate ci sono spiriti maligni specifici per vari peccati o stati d’animo, esempio lo spirito impuro, lo spirito di bestemmia, di odio, di rancore, di orgoglio, di ateismo, di vendetta, ma anche di paura, di depressione, di infermità.
Il discernimento degli spiriti è fondamentale per la liberazione personale o da parte dei responsabili dei gruppi di preghiera e la rinuncia ad essi porta un immediato sollievo e benessere psico-fisico da subito avvertito dalla persona che vi rinuncia.
E’ più facile fare la preghiera di liberazione se sappiamo in che modo gli spiriti maligni sono entrati.
Le tre vie principali per cui entrano sono:
Ferite emotive
Peccato
Attività occulte
1 – La maggior parte degli spiriti maligni si aggancia ad una persona attraverso ferite emozionali purulente quali quelle della paura, dell’ira, della colpa, del risentimento, che vengono lasciate dietro da profondi traumi emotivi.
Queste ferite emotive possono essere come porte aperte per l’attività degli spiriti maligni, a meno che non intervenga una guarigione interiore per mezzo dei Sacramenti (Confessione e Comunione), del Santo Rosario che è potentissimo per allontanare ogni spirito maligno, dell’Adorazione Eucaristica e delle preghiere di liberazione e di rinuncia.
La guarigione interiore, per mezzo di Gesù che ci ama e ci aiuta a perdonare coloro che ci hanno ferito, fa sì che le ferite guarite impediscano al maligno di tormentarci nuovamente in quelle aree.
Quando si tratta ad esempio di uno spirito d’ira, bisognerebbe trovare quale trauma emotivo profondo abbia causato questa reazione di ira e come Gesù voglia entrare nella scena di quella ferita, per aiutarci ad amare e a perdonare.
La strada della guarigione e della liberazione passa sempre attraverso il perdono, il perdono che noi riceviamo nella Confessione e le preghiere di perdono verso coloro che ci hanno fatto del male.
Ricorrere a Gesù guarisce queste sensazioni dolorose, la ferita viene guarita, e lo spirito maligno che sfruttava questa ferita, è costretto ad andarsene. La guarigione della ferita chiude così la porta ed impedisce il ritorno dello spirito immondo.
2 – La seconda porta che invita gli spiriti maligni ad entrare si chiama “peccato”.
Ad esempio, se noi mentiamo in continuazione, perdiamo la forza di volontà di dire la verità, e questo permette un successivo attacco da parte di uno spirito di menzogna. Se viviamo in condizioni di masturbazione e lussuria continuata, siamo esposti all’attacco di spiriti di impurità; se commettiamo adulterio, siamo esposti all’attacco di spiriti di adulterio, ancora peggio!
Sono situazioni di peccato continuate, che sono diverse dal peccato in cui uno inciampa una volta, e poi è così pentito che si guarda dal rifarlo.
3 – Accanto alle ferite emotive e al peccato c’è un’altra porta che invita gli spiriti maligni ad entrare, e questa porta è l’attività occulta.
Per attività occulta si intende la ricerca di potere o di guida, da fonti che si oppongono a Gesù Cristo, come le sedute spiritiche, il piattino, la meditazione trascendentale, la divinazione per mezzo delle carte, dei fondi di caffè o l’uso del pendolino, fino alla vera e propria magia.
Abbiamo avuto parecchi casi di persone le cui madri frequentavano i maghi e che stavano male. Si sono liberati quando si sono messi davanti a Gesù Eucarestia a fare la rinuncia in questi termini: “Nel nome di Gesù Cristo io rinuncio ad ogni legame occulto con mia madre”. Dopo aver fatto questa rinuncia per varie volte, sono riuscite ad eliminare il legame che veniva dalla generazione precedente.
Può anche succedere di rimanere vittima di una maledizione, di una fattura o di un legame occulto, invocato su di noi dalla strega o dallo stregone.
Noi possiamo spezzare la schiavitù che ci lega all’occultismo, in 2 fasi successive.
1 – Nella prima bisogna guarire ogni ferita che può averci spinto a cercare il potere occulto, quindi nuovamente con le preghiere di rinuncia a ogni singola pratica magica e peccato chiamandolo nella preghiera di rinuncia con il nome stesso con cui abbiamo contratto la colpa ad esempio:
“Rinuncio in Nome di Gesù Cristo mio unico Dio ad ogni legame diretto e indiretto con ogni spirito maligno di magia, spiritismo, divinazione, cartomanzia, superstizione, ecc.”.
Poi fare anche preghiere di rinuncia agli spiriti maligni dei peccati nei quali cadiamo più spesso, ad esempio:
“Rinuncio in Nome di Gesù Cristo mio unico Dio ad ogni legame diretto e indiretto con ogni spirito maligno di bestemmia, lussuria, masturbazione, menzogna, odio, rabbia, rancore, invidia, mancanza di perdono, ecc.”.
Imparare a fare il discernimento dei singoli spiriti maligni per poi rinunciarvi vuol dire auto liberarsi e vivere con se stessi e con gli altri ma soprattutto con Dio in maggior comunione e benessere.
2 – Nella seconda fase bisogna confessarsi e ricevere il perdono per ogni forma di coinvolgimento in pratiche occulte. Anche andare da una cartomante è peccato, tanto è vero che molto spesso il manuale che usa la cartomante non si chiama “Manuale del cartomante” ma si chiama “Bibbia del diavolo”. Lì dentro c’è tutta la cerimonia di consacrazione delle carte a Satana, che dura quindici giorni, prima di poter essere usate. Questo rituale è stato composto da un Prete spretato del 17° secolo.
Abbiamo ora in mano abbastanza elementi per capire che l’innocente cartomante del piano di sopra, non è poi così innocente!
Il Sacramento della Confessione, l’arma più forte:
Il peccato pone gli uomini su di un terreno precario, il peccato è la base di tutti i legami satanici gravi e meno gravi, ma soprattutto il peccato è l’adesione volontaria a Satana e il rifiuto di Dio, infatti il Sacramento della Confessione è più potente di un esorcismo che è solo un sacramentale, perchè toglie dall’anima il peccato, slega da Satana e ci ottiene una liberazione e guarigione spirituale e a volte anche fisica quando alcuni mali sono prodotti dagli spiriti maligni che ci hanno colpiti per mezzo degli stessi continui peccati.
Il Sacramento della Confessione ha un grande potere sia per l’eterna salvezza dell’anima per il perdono che riceviamo da Gesù sia sotto il profilo di benessere spirituale, emozionale e fisico.
Satana è molto più consapevole degli effetti del peccato rispetto all’uomo, questo perchè le sue forze sono costantemente rivolte a sedurre e ammaliare ogni area mentale, sessuale, fisica delle persone per portarle con le loro scelte e peccati lontano da Dio e contro Dio.
Satana è odio allo stato puro, è la personificazione dell’odio più estremo, odio contro Dio e odio contro gli uomini amati da Dio, più Satana riesce a far allontanare gli uomini con i peccati da Dio e dalla salvezza più ne è soddisfatto, più la sua vendetta contro Dio si attua e per tale scopo sono in movimento e azione intorno a noi, ai nostri occhi invisibili, miliardi di demoni e anime dannate che insieme a Satana stesso ci corrompono principalmente e astutamente le facoltà psichiche fonte delle scelte individuali di peccato e il Sacramento della Confessione è l’arma principale con cui gli uomini vengono strappati e resi più forti davanti alla continua attività di Satana e delle sue demoniache gerarchie spirituali.
E’ molto importante nel Sacramento della Confessione imparare a confessare ogni singolo peccato commesso che non deve essere espresso solo sulla base dei 10 Comandamenti ma anche dei sotto peccati di comandamento in comandamento che per la loro natura ci hanno creato anche il legame e l’intrusione degli spiriti maligni che ce li hanno suscitati.
Quindi in parole povere oltre i 10 Comandamenti bisogna confessare se si è stati invidiosi, orgogliosi, superbi, se abbiamo odiato qualcuno, se abbiamo avuto pensieri di vendetta, di rabbia, se non abbiamo perdonato chi ci ha offeso o fatto del male, quindi se abbiamo avuto rancore e ogni altro tipo di comportamento a danno nostro e soprattutto altrui, perchè ogni spirito maligno ci stimola a determinati atteggiamenti di vita per poi creare non solo un singolo peccato, ma una catena di peccati che hanno sempre origine da uno o più stadi alterati del nostro vivere quotidiano da questi esseri malvagi messo a soqquadro.
Più spesso ci si confessa e più peccati e sotto peccati si dicono più ci si libera e più si guarisce.
Gruppi Carismatici di Liberazione:
Tra i gruppi Carismatici che fanno preghiere di liberazione dagli spiriti maligni e da Satana con appunto il discernimento degli spiriti, segnaliamo il gruppo “Gesù Risorto” e “Comunità Maria” presenti in molte città italiane i cui siti web sono presenti nella Home di questo sito alla voce “Gruppi di Liberazione”, questi due gruppi in particolare sono molto potenti perchè durante gli incontri di preghiera ordinano con l’autorità di Gesù Cristo e con l’effusione dello Spirito Santo che hanno ricevuto a tutte le presenze del Maligno di andarsene con ottimi risultati di liberazione.
L’altro gruppo il “Rinnovamento nello Spirito Santo” con più sedi in tutte le città italiane, fanno canti di lode e adorazione e il “Canto in Lingue” (come anche i due gruppi precedenti) avendo benefici per i partecipanti soprattutto di guarigioni e secondariamente di liberazione.
Vi consigliamo di partecipare ai loro incontri di preghiera

e di beneficiare delle loro preghiere di guarigione e liberazione!

IL MINISTERO PASTORALE

UN MINISTERO D’AMORE E DI COMUNIONE 

Giovannella Giummarra


AGAPE = Amore, quale Amore?

Fra i diversi significati ( accezioni ) del termine amore la chiesa delle origini ha scelto il termine Agape, in latino Caritas per esprimere l’amore stesso di Dio, partecipando a noi – il che significa “amare col cuore di Gesù.
In Gv. 15,9 -“Come il Padre ha amato me così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”
Attraverso la fede e la bontà.

In Rm.5,5 – ” La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio ( che parte da Dio Padre ) è stato effuso ( riversato ) nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. “

Si ha la certezza di avere lo Spirito Santo quando si ama con affetto, cioè con Caritas e Agape, quando vedo nell’altro il volto di Gesù che va restaurato, ma non buttato fuori, maltrattato.

Dobbiamo diventare portatori di vita e di amore agapico, con quali mezzi?
Come possiamo riflettere, imitare e testimoniare questa vita divina, per poi comunicare, per poi vivere una vita comunitaria?

Ci facciamo aiutare dal testo di Atti 2,42: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”

Il R.n.S. ci ha resi amici, fratelli. L’amore di dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato donato.
Gesù ha detto non vi chiamo più servi, ma amici, perché vi ho aperto il cuore e vi ho rivelato quello che il Padre mi ha detto.
L’amicizia è un dono di Dio, necessario al nostro perfezionamento, perché, non si cresce senza gli altri, senza confronto.
L’Agape, poi, è la condizione indispensabile per farci sviluppare con armonia.
Gesù ci chiama ad amare tutti anche gli amici.
E’ il progetto basato sull’Agape.

Per alcuni l’amicizia è un fatto spontaneo, ma per noi non è un fatto casuale, punto di partenza è Gesù il Suo progetto, è Gesù, la comunione nella fede e nella speranza.

Non c’è amicizia se non cerchiamo di lavorare insieme, ma non basterà scambiarci le idee, progetti, preoccupazioni, condivisioni etc…. se non partiamo dalla dimensione di fede alimentata dalla Parola di Dio, ——–> dalle preghiere ————> dall’Eucaristia.-

Questa visione comporta: distacco da noi stessi;
Attenzione sincera agli altri;
Disponibilità;
Umiltà;
Spirito di povertà, per accogliere e capire insieme:
La conversione nel R.n.S. è collegiale, tanto più, che è stato un movimento senza fondatore.
·         Collegialità: significa sapere ascoltare per poi, discernere e portare avanti il progetto.
·         L’incontro esige la reciprocità, il dono dell’altro: richiama = accoglienza;
·         Al bando i pregiudizi;
·         La diffidenza e la distrazione perché la loro presenza esclude l’amicizia.
Rom. 15,7 ci dà la misura della reciprocità: “Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo accolse voi per la gloria di Dio”

L’amicizia esige rispetto e proclamare il Signore a viso aperto.
Noi dobbiamo gridare che abbiamo incontrato Gesù nella nostra vita, e ci ha donato la gioia e la Pace, parole che nessuno può donarci, se non Gesù il nostro Signore, il nostro vero amico che non ci tradisce mai.
Abbiamo avuto la grazia di conoscere Gesù e la Gioia di essere fratelli. I chiamati sono i diletti di Dio.

Se vogliamo ritrovare l’entusiasmo dobbiamo cogliere lo stupore che si presenta a noi quando lo Spirito Santo agisce per rinnovare la Chiesa secondo un progetto di amore e di sapienza: ha scelto il R.n.S., quindi noi, perché, si sappia quanto Dio ci ama.
Il R.n.S. è questo atto d’amore e di comunione, “Dobbiamo entrare nella verità di questa chiamata avvenuta dalla Croce di Cristo, abbiamo bisogna di fare un discepolato di amore e di comunione, per essere testimoni dell’amore.

E’ necessario che la Chiesa sia la casa e la scuola di comunione, così anche i nostri comitati regionali e diocesani, i gruppi, potranno diventare casa e scuola di comunione, ncessari per farci passare dall’uomo psichico a quello spirituale.
La pastoralità dei Comitati diocesani e regionali consiste nel promuovere e garantire la spiritualità del R.n.S. secondo le linee regionali e nazionali.
Infatti, è importante che ci sia sinergia tra il livello diocesano e quello regionale per una visione pastorale sia dei contenuti formativi, sia della visione pastorale condivisa e realizzata a livello regionale.

Possiamo dire a questo punto che: il Comitato regionale e i Comitati diocesani sono organi pastorali a servizio della crescita spirituale, carismatica ed ecclesiale dei gruppi.
Ma se i comitati si ripiegano in se stessi, se diventano semplici organizzatori o ripetitori di iniziative regionali e nazionale; se non si preoccupano di vigilare paternamente nei confronti dei gruppi, sicuramente vengono meno al compito a loro affidato.

Pastoralità vuol dire avere tempo per:
·         Condividere insieme;
·         Pregare e intercedere;
·         Ascoltare;
·         Condividere la Parola di Dio;
·         Conoscere i bisogni dei fratelli;
·         Partecipare agli appuntamenti formativi specifici;
·         Meditare e riflettere sulla esperienza carismatica;
·         Incontrare i Gruppi;
·         Esercitare collegialmente, il discernimento spirituale.

S. Paolo ci aiuta con la 2 Cor.6,6-7 definendo i ministri di Dio coloro che vivono il mandato ricevuto con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero, con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama.”

E’ determinante, poi, all’interno dei Comitati la comunicazione fraterna da cui dipende l’impronta che diamo ai nostri gruppi – l’identità e la visione pastorale.
Ma un buon comunicatore deve essere un buon ascoltatore.
Un membro di Comitato diocesano non può essere mai un semplice riferitore di ciò che è stato deliberato a livello regionale, ma, si fa garante della visione regionale, secondo le modalità che si richiedono.

·         Ascoltare vuol dire comprendere, prendere-con, cioè fare proprio ciò che si ascolta, senza, però, snaturare il significato oggettivo di ciò che si è ascoltato.
A questo punto, possiamo dire che “Condizione necessaria” per un ascolto autentico è la “comunione.”

1Cor. 1,10 – “Siate unanimi nel parlare, in perfetta unione di pensiero e di intenti”
Fil.2,2 seg.- “Rendete piena la mia gioia ( la nostra e di tutto il Comitato ) con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.”

Comunque la comunione non può derivare
·         Dal non ascolto, da compromessi che condizionano la nostra pastoralità;
·         Dalla mancanza di formazione e informazione;
·         Dall’arroganza con cui esprimiamo l’autorità carismatica;
·         Dalle preferenze che abbiamo per alcuni fratelli emarginando altri.

Anche quando non dialoghiamo, non condividiamo con i fratellli e non accettiamo alcuna verifica o un altro modo di intendere.

La vera comunicazione si esprime quando ci riconosciamo umili e consapevoli che senza l’aiuto, la presenza, la saggezza, il carisma, l’amore verso l’altro, non possiamo esercitare alcun ruolo nella comunità.

Comunicare vuol dire crescere nella reciprocità del dare e del ricevere e nel “gareggiare nello stimarsi a vicenda” Rm.12,10; certamente non esercitando autorità e potere verso gli altri.
L’autorità carismatica ed evangelica è per la crescita degli altri e mai per la propria affermazione.

Un esempio è ciò che Giovanni Battista dice in Gv.3,30 “Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire”

·         Esercita autorità vera chi è capace di chinarsi a lavare i piedi ai fratelli (Gv.13);
·         Ogni forma di autorità che diventa potere contro l’altro, non è opera di Dio;
·         Evangelicamente vissuta l’autorità invece promuove la comunicazione, la condivisione fraterna, non teme il dialogo, o, il confronto leale con i fratelli soprattutto per ciò che riguarda con i fratelli soprattutto per ciò che riguarda la vita e il bene della comunità.

La sola cosa necessaria è: Cercare Cristo; – Amare Cristo; – Vivere Cristo; – Obbedire a Cristo;
La sola cosa che conta è essere in comunione con Gesù, una comunione viva vivificante.
Noi siamo sua proprietà, tralci inseriti nella vite.

Grazie Signore Gesù perché ci hai dato una comunità da servire e con cui camminare. E se questa comunità è povera ed ha difficoltà a decollare, se ci sono anche problemi di relazione fra noi ed è proprio qui che bisogna rimanere; è qui che dobbiamo esprimere l’obbedienza a Dio è qui che dobbiamo realizzare con l’aiuto dello Spirito il Corpo di Cristo.
Così si costruisce l’amore fraterno, siamo poveri, ma a questi poveri Gesù si è rivolto, di cui si fida; questi poveri Gesù vuole salvare e li vuole salvare tutti insieme e ci riuscira!!!
Da una relazione alla 3 Giorni formazione animatori 2001 Sicilia – Capaci 30 marzo- 1aprile

36.ma Conv. RNS Relatore: P. RANIERO CANTALAMESSA O.F.M. CAP

Relazione sul tema: “Nell’Anno della Fede gridiamo: ‘Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita’ (dal Credo Niceno Costantinopolitano)
SEQUENZA ALLO SANTO SPIRITO

Vieni, Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto; ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

27 aprile 2013

36.ma Conv. RNS: Roveto Ardente d’intercessione per la consolazione, la liberazione, la guarigione


Roveto A rdente d’intercessione per la consolazione, la liberazione, la guarigione:

“Tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete” (Mt 21, 22)

pomeriggio del 26 aprile 2013

36.ma Conv. RNS: Preghiera allo Spirito sui giovani, sulle famiglie, sulle persone sole, sui …

Preghiera d’invocazione dello Spirito sui giovani, sulle famiglie, sulle persone sole, sui sacerdoti:
“Gli apostoli dissero al Signore: ‘Accresci in noi la fede’” (cf Lc 17, 5-6a)

26 aprile 2013