Archivi categoria: I Re Magi

La festività dell`Epifania: il motivo profondo della sua solennità

20150J

L`Epifania, il cui nome deriva dalla lingua greca, in latino può essere chiamata manifestazione.

Oggi, si è rivelato il Redentore di tutte le genti e a tutte le genti chiede solennità.

E, per questo, abbiamo celebrato la sua nascita, pochissimi giorni fa, e oggi celebriamo la sua stessa manifestazione.

Il Signore nostro Gesù Cristo, nato da tredici giorni, si dice sia stato adorato oggi dai Magi.Poiché avvenne che la verità del Vangelo parla: ma in quale giorno sia avvenuto dovunque l`importanza di questa solennità così gloriosa, lo dichiara.Sembrò giusto, infatti, e veramente è giusto, che poiché, primi fra i Gentili, i Magi conobbero il Signore Gesù, e, non ancora impressionati dalla sua parola, seguirono la stella apparsa loro che parlò loro visibilmente in luogo del Verbo incarnato, come lingua del Cielo (Mt 11,1-12), affinché i Gentili conoscessero, per grazia, il giorno della salvezza delle sue primizie, e lo dedicassero al Cristo Signore con solenne ossequio ed azione di grazie.Le primizie, certo, dei Giudei per la fede e la rivelazione del Cristo, esistettero in quei pastori, qui nello stesso giorno in cui egli nacque, lo videro col venire da molto vicino.Gli angeli annunziarono a quelli, la stessa a questi.A quelli fu detto: Gloria a Dio dal sommo dei Cieli (Lc 2,14): in questi si compì: I cieli cantano la gloria di Dio (Sal 18,2).

Gli uni e gli altri, senza dubbio, come gli inizi delle due pareti che provenivano da condizione diversa: dalla circoncisione e dal prepuzio accorsero alla pietra principale: per la loro pace, che l`una e l`altra cosa rendeva una sola (Ef 2,11-12).Nei Giudei fu prima la grazia, nei Gentili più abbondante l`umiltà.Veramente quelli lodarono Dio, perché avevano visto il Cristo: ma questi adorarono anche il Cristo che avevano visto.In quelli fu prima la grazia, in questi, più abbondante l`umiltà.

Forse quelli pastori di poca importanza, esultavano più fervidamente per la loro salvezza: ma questi Magi ricoperti di molti peccati chiedevano più umilmente il perdono.Questa è quella umiltà, che la Divina Scrittura esalta più in quelli che provenivano dai Gentili che nei Giudei.Dai Gentili, infatti, proveniva quel centurione che, avendo ricevuto il Signore con tutto il cuore, tuttavia si ritenne indegno, che egli esitasse nella sua casa, né volle che il suo ammalato fosse visto da lui, ma (volle) che si comandasse al salvo (cf. Mt 7,5-10).Così più intimamente lo considerava presente nel cuore, la cui presenza egli, nobilmente, teneva lontano dalla sua casa.Finalmente il Signore disse: «Non ho trovato in Israele una fede così grande».Anche quella donna Cananea viveva tra i Gentili e, quando si sentì chiamare dal Signore cane, e giudicata indegna che il pane dei figli fosse dato a lei, come un cane si accontentò delle briciole: e perciò non meritò di esserlo, poiché non rifiutò quello che non era stata.Infatti, in persona ascoltò queste parole dal Signore: O donna grande è la tua fede (ibid., 15, 21-28).L`umiltà in lei aveva reso grande la fede; perché essa stessa si era fatta piccola.I pastori dunque vengono da vicino a vedere, e i Magi vengono da lontano ad adorare.Questa è l`umiltà con la quale meritò di essere innestata sull`olivo selvaticamente, e di portare l`olivo contro natura (cf. Rm 11,17)…Celebriamo, dunque, con molta devozione questo giorno, e adoriamo presente nel Cielo, il Signore Gesù che quelle nostre primizie adorarono giacente nella mangiatoia.In lui, certo, essi veneravano ciò che accadrebbe, che noi veneriamo già adempiuto.Le primizie dei Gentili, lo adorarono raccolto sul seno materno: i Gentili lo adorarono seduto alla destra di Dio Padre.

(Agostino, Sermo 203, 1)

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Il dono più grande


In una classe, dopo le vacanze natalizie, il professore vuole saggiare il grado di conoscenza religiosa dei suoi alunni. Come è solito fare, pensa opportuno dare loro un tema da svolgere nel corso della settimana dopo la festa dell’Epifania: “I tre Re Magi hanno portato a Gesù tre doni: oro, incenso e mirra. Secondo voi, quale dei tre è il dono più prezioso? E perché?”.

Dopo una settimana i temi sono consegnati e le risposte, come si poteva supporre, sono le più varie e disparate. Chi dice che la mirra è il dono più prezioso perché sottolinea come la sofferenza e la morte in croce di Gesù siano il segno più grande del suo amore per ogni uomo. Chi invece sostiene che il dono dell’incenso mette molto bene in risalto la funzione sacerdotale di Gesù, quale ponte tra cielo e terra che ha unito Dio agli uomini e gli uomini a Dio. Altri studenti invece – la maggior parte – decisamente scelgono il dono dell’oro come segno di colui che, Re del cielo e della terra, è proprietario di tutte le ricchezze che sono state, sono e saranno.

Il professore, dopo essersi congratulato con gli alunni e per il tema svolto, e per la saggezza delle argomentazioni che hanno motivato le diverse scelte e le varie preferenze dei doni, non può però non constatare: “Devo rammaricarmi con lo studente ritenuto il più bravo, che ha consegnato il quaderno, senza scrivere una riga sul tema proposto. Perché?”.

Roberto, stranamente sereno e sicuro di sé, si aspettava il rimprovero o almeno una richiesta di giustificazione, e risponde semplicemente che, a suo giudizio, nessuno dei tre doni è importante. “Secondo me, signor professore, il dono più grande che i tre Re Magi hanno fatto a Gesù è stato il loro prostrarsi per adorarlo. Mi pare – continuò il saggio studente – che Gesù abbia gradito dai Magi più l’offerta che hanno fatto di se stessi, che non quanto essi avevano in mano”.

Hanno adorato Gesù. Adorare è annientarsi per amore. E’ proprio il dono più grande: donare la vita per gli altri. Hanno visto in Gesù un Dio che si annienta per amore dell’uomo. E l’uomo, per rispondere a un Dio che gli si dona, non poteva rispondere meglio che con la propria adorazione, che è il suo sì di ogni momento al prossimo, dono che Gesù ritiene fatto a sé.
L’ammalato gradisce la medicina che l’infermiere o il medico gli porge, ma preferisce il sorriso e l’amore con cui gli viene somministrata. La preziosità del dono non si misura da quello che si dà o da quanto si dà, ma dal cuore con cui lo si dà. Il sorriso che accompagna il dono, vale più del dono stesso.
Nulla è piccolo di ciò che è dato per amore. Il mio, il tuo dono, piccolo o grande, vale quando coinvolge noi stessi.



(fonte non specificata)

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>Preghiera ai Santi Magi

>

O Santi Magi che viveste in continua attesa della stella di Giacobbe che
doveva ammirare la nascita del vero Sole di giustizia, otteneteci la grazia
di vivere sempre nella speranza di veder spuntare su di noi il giorno della
verità, la beatitudine dei Paradiso.

O Santi Magi che al primo brillare della stella miracolosa abbandonaste i
vostri paesi per andare in cerca dei Re dei Giudei appena nato, otteneteci
la grazia di corrispondere prontamente come voi a tutte le ispirazioni
divine.

O Santi Magi che non temeste i rigori delle stagioni, la scomodità dei
viaggio per trovare il Messia appena nato, otteneteci la grazia di non
lasciarci mai intimorire dalle difficoltà che incontreremo sulla via della
Salvezza.

O Santi Magi che abbandonati dalla stella nella città di Gerusalemme,
ricorreste con umiltà a chiunque potesse darvi notizie certe del luogo ove
si trovava l’oggetto delle vostre ricerche, otteneteci dal Signore la grazia
che in tutti i dubbi, in tutte le incertezze, noi ricorriamo umilmente a Lui
con fiducia.

O Santi Magi che inaspettatamente foste consolati dalla ricomparsa della
stella, vostra guida, otteneteci dal Signore la grazia che rimanendo fedeli
a Dio in tutte le prove, dispiaceri, dolori, meritiamo di essere consolati
in questa vita e salvati nell’eternità.

O Santi Magi che entrati pieni di fede nella stalla di Betlemme vi
prostraste a terra in adorazione dei Bambino Gesù, anche se circondato da
povertà e debolezza, otteneteci dal Signore la grazia di ravvivare sempre la
nostra fede quando entriamo nella sua casa, al fine di presentarci a Dio con
il rispetto dovuto alla grandezza della sua Maestà.

O Santi Magi che offrendo a Gesù Cristo oro, incenso e mirra, lo
riconosceste come Re, come Dio e come uomo, otteneteci dal Signore la grazia
di non presentarci con le mani vuote davanti a Lui, ma che anzi possiamo
offrire l’oro della carità, l’incenso della preghiera e la mirra della
penitenza, perché anche noi possiamo degnamente adorarlo.

O Santi Magi che avvisati in sogno di non ritornare da Erode vi avviaste
subito per un’altra strada verso la vostra patria, otteneteci dal Signore la
grazia che dopo esserci riconciliati con Lui nei Santi Sacramenti viviamo
lontani da tutto quello che potrebbe essere per noi occasione di peccato.

O Santi Magi che attratti a Betlemme dallo splendore della stella giungeste
da lontano guidati dalla fede, siate simbolo per tutti gli uomini, affinché
scelgano la luce di Cristo rinunciando ai miraggi dei mondo, alle lusinghe
dei piaceri della carne, al demonio ed alle sue suggestioni e possano così
meritare la visione beatifica di Dio.

“Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore
brilla sopra di te” (Is 60,1).

Dal Web

Santa Epifania nella Pace, nella Luce, nella Gioia del Signore

>I Re Magi adorarono L’Emmanuele

>

 
 I Re Magi adorarono L’Emmanuele
Essi lo adorarono e gli offrirono doni: offriamo noi pure, dietro l’esempio dei Re Magi, i doni a Gesù, e questi doni siano splendidi. Offriamo a profusione a Gesù, con quei santi Re l’oro ed i profumi più squisiti, cioè l’incenso e la mirra.
L’oro che dobbiamo offrire a Gesù Cristo è un amore puro, una carità ardente, quell’oro chiamato l’oro provato e passato dal fuoco che dobbiamo comperare da Gesù Cristo (Apocalisse 3:18).

Come si compra l’amore? Con l’amore stesso; più si ama, più s’impara ad amare; amando il prossimo, facendogli del bene, s’impara ad amare Iddio, ed a tal prezzo si acquista il suo amore. Aggiungetevi l’incenso. L’incenso è qualche cosa che si esala, che ha il suo effetto soltanto nel disperdersi. Colui che rinunzia, che dimentica se stesso, che si consuma dinanzi a Dio, che fa salire verso di Lui le sue pie preghiere, viene ad offrirgli il gradito profumo dell’incenso. Ma è cosa ben da poco se non vi aggiungiamo la mirra, cioè il dolce ricordo della Passione e Morte del Salvatore.
 
 
E che cosa daremo ancora a Gesù Cristo? Il disprezzo per i beni terreni. Com’erano contenti, al loro ritorno, i Re Magi per aver offerto le loro ricchezze a Gesù. Offriamogli tutto nei suoi poveri; la parte che diamo loro dei nostri beni è la sola che ci resti, ed a questa a cui rinunciamo, dobbiamo imparare a disgustarci e distaccarci dall’altra.

Preghiera per l’Epifania

O Dio, che oggi conducete con una Stella i Gentili a conoscere l’Unigenito vostro Figliolo, fate di grazia che noi, che già vi conosciamo per lume di fede, veniamo condotti a contemplare il volto della Maestà vostra.
Così sia.

Dal Web